Le zitelle, la menta e il lago di Andrea Vitali

Nei romanzi di Andrea Vitali mi ci accomodo come in una vecchia poltrona, ne riconosco gli odori, il chiacchiericcio, mi confondo per le vie di Bellano e mi lascio cullare dal racconto come dalla più perfetta delle favole della buonanotte.

Dopo pochi giorni la trama dissolve come la nebbia del lago su cui si affaccia il paesello ma raramente ho chiuso l’ultima pagina storcendo la bocca, giacché quello che mi aspetto, con le gradazioni del caso, è quello che trovo.
Con gli ultimi sfioro ormai la decina ed ogni volta gli eccentrici abitanti di Bellano mi riaprono le loro case e mi accolgono alla loro tavola senza che la pagina pretenda la mia massima attenzione.

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Vitali è un narratore abile e scaltro che mette al servizio del lettore una grande facilità di scrittura ed uno sguardo curioso sulla realtà, appassionando a vicende di banale quotidianità e supportando l’illusione di sentirsi parte di una comunità, nell’insieme piuttosto chiusa, da osservatori privilegiati.
Qualche anno fa lo ascoltai durante una serata di letture, accompagnato dal gruppo musicale dei Sulutumana, scoprendo in lui anche un piacevole intrattenitore col gusto dell’aneddoto.

Le storie che racconta affondano le radici nella provincia italiana di qualche decennio fa, quando la quotidianità gravitava intorno agli uffici comunali, al bar, alla sede del partito, giacché spesso -ma non solo- l’ambientazione abbraccia il ventennio fascista.
Viene descritta una realtà d’altri tempi, chiusa nella propria identità territoriale, in cui le notizie correvano veloci e la figura del parroco e del medico di famiglia -attività che Vitali svolge in quel di Bellano, ridente paesino del lecchese- avevano un ruolo centrale nel risolvere le piccole grandi problematiche della comunità.

Romanzi corposi o brevissimi, con un approccio quasi sempre corale dove i personaggi hanno nomi non convenzionali che vestono le loro personalità e si esprimono con il linguaggio colorito del popolo.
Trame articolate come in “Almeno il cappello” in cui l’intera comunità è alle prese con la costituzione della banda musicale o esilissime come in “Zia Antonia sapeva di menta” dove l’intreccio si esaurisce intorno alla figura di un’anziana ospite della casa di riposo e del suo misterioso conto in banca.
Non tutti i romanzi sono ugualmente trascinanti -dei tre appena letti il più debole è, a mio avviso, “Il meccanico Landru”- e la prolificità dell’autore non sempre depone a favore, ma la bravura di Vitali sta nella indiscutibile capacità di dare colore anche a racconti di estrema semplicità, sorridendo delle debolezze, dei vizi e delle virtù dei suoi personaggi, anche quando si tratta di figure di mero contorno, come nel caso della “perpetua” che vigila sulla canonica e accoglie ogni scampanio come un’intrusione inopportuna, con l’unica preoccupazione che il pranzo non si freddi.
Non aspettiamoci il classico lieto fine ma piuttosto una chiusura che, spesso ironicamente, con una sorta di giustizia trasversale, mette ordine nelle piccole meschinità di ciascuno.

Qualche giorno fa lessi una frase in cui si citavano i libri di Vitali come perfetta alternanza alla verbosità di Philip Roth. Ne ho sorriso perché è esattamente quello che è capitato a me nelle ultime settimane.

Viv

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29 pensieri riguardo “Le zitelle, la menta e il lago di Andrea Vitali

  1. Concordo. E aggiungo che i nomi non convenzionali sono a volte un colpo di genio, secondo me. La perpetua si chiama Scudiscia! Direi che il prevosto si e’ guadagnato il Paradiso automaticamente…

  2. Anche per me Vitali è un ottimo passatempo. I suoi libri lasciano poco, sono volatili ma alcuni molto divertenti, altri piuttosto ripetitivi. E poi la realtà di quella provincia la conosco molto bene. Pensa che quando ho prestato uno dei suoi primi libri a un’amica di famiglia che vive sul lago di Como pensando che le potesse piacere, mi ha reso il libro dicendo: “mi sembra di leggere di casa mia, del mio paese. con la lettura voglio evadere non restare sempre nello stesso posto 🙂

  3. Bello ritrovare le proprie considerazioni espresse da altri, vero? Mi riferisco a Roth e all’alternanza con questo autore, ovviamente.
    Non lo conosco, sembra una lettura accogliente e piacevole, uno di quegli autori che offrono scenari dove è bello passeggiare, anche se manca il classico lieto fine come tu dici l’ambientazione sembra interessante.
    Lo terrò presente per le letture estive, grazie Viv, le tue recensioni sono sempre insolite.
    Un bacione!

    1. Il lieto fine a suo modo c’è… ma non è il solito happy end da commedia romantica.
      Io penso che quest’estate mi regalerò “Una finestra vistalago” voci pressoché unanimi mi dicono che sia uno dei migliori…
      Bacioni 🙂

  4. Non ho mai letto Vitali perche’ ne avevo sentito parlare male dalla mia vicina d’ombrellone… Ma lei legge sempre libri Einaudi, che considero sinonimo di pesantezza e cerebralita’, con quei caratteri piccoli piccoli e quelle pagine che non si aprono mai del tutto… Ora lo leggero’! Grazie, Viv!

    1. Io lo trovo perfetto per trascorrere serate piacevoli con una lettura di evasione intelligente ed arguta che coglie miserie e virtù con un pizzico di ironia. Lo stile divide ma mi saprai dire… Io penso che potrebbe piacerti.

  5. Non l’ho mai letto ,ma domani vado in libreria e uno lo prendo ,mi hai incuriosita!
    Poi ti dirò se mi ha appassionato oppure no.
    Adesso sto leggendo l’ultimo di Camilla Lackberg “Il bambino segreto”
    Un bacione ♥
    liù
    Ps: mi suggeriresti un titolo di Vitali?

    1. Coram populo direi “Una finestra vista lago” (anche se io non l’ho ancora letto). Sono tutti carini…”Il segreto di Ortelia”, “Un amore di zitella”. A me è piaciuto molto anche “Dopo una lunga e penosa malattia” che è l’unico un po’ diverso dagli altri. In generale le trame sono quasi banali, con ambientazioni che spaziano dal ventennio fascista agli anni ’50/’60, in uno stile colloquiale che si odia o si ama. Buona giornata e un grande abbraccio! 🙂

  6. Con Vitali sfondi una porta aperta…l’ho conosciuto casualmente,perchè avevo un libriccino suo,capitato in casa non so come (Un amore di zitella) e da lì ho cominciato a leggermeli uno dopo l’altro…qualche titolo mi manca ancora come il Meccanico Landru:Manca anche a me La finestra vistalago.
    Quello che ho trovato un po’ diverso nella trama è La leggenda del morto contento.Comunque sì mi piace lo stile colloquiale che ha,mi ricorda un po’ il narrare di piero Chiara e volendo, anche qualche tratto del Cassola.
    Serena giornata 🙂

  7. Eccoti, e stavolta però ti devo dire, sarà che i laghi non mi fan narrativa se non sono “Grandi” laghi, ho mollato subito “almeno il cappello”, mi noiava come mi noia sempre un po’ il Piero Chiara cui dicono Vitali somigli. Non so.

  8. non lo conosco ma incuriosita ne prenderò uno, grazie del consiglio! proverò a leggerlo sempre che Mia permetta, quando apro libro o agenda per scrivere lei zac arriva e si spalma davanti tra me, libro & co… lo fa sempre regolarmente, devo nascondermi o stare in piedi pensa te! ciao buon weeee

  9. Ho letto parecchi libri di Vitali, ma dopo “Almeno il cappello” ho smesso di acquistarlo. Per me è il suo “romanzo perfetto”. Dopo di questo ogni sua nuova opera, a mio parere, sarebbe stata una stanca ripetizione di aneddoti di provincia. Ho preferito ricordarlo al suo meglio.
    Nicola

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