Liz da sera

Quando ho cominciato a cucire le clic clac bags pensavo che la difficoltà maggiore consistesse nel disegnare modelli perfetti per ogni chiusura ma in realtà mi sbagliavo:
il vero scoglio è riuscire a reperire in tempi utili le chiusure visto che le consegne hanno tempi lunghissimi e spesso, ahimè, i pacchi vanno persi durante il trasporto.
Mentre la saga delle chiusure disperse continua vi presento un nuovo modello: Liz.

Qui siamo nel regno delle occasioni eleganti, quando al pari dei Royals ci concediamo le clutch a mano e qualche eccentricità in più.  In ogni caso non manca la catenella, se mai volessimo avere le mani libere per un ballo cheek to cheek o, più prosaicamente, per il buffet.

Ho utilizzato il tulle ricamato che avete già visto in versione rossa e color castagna ma questa volta il tessuto base è blu scuro con un effetto cangiante di grande eleganza che si sposa con il blu scuro, con il nero e persino con gli abiti fantasia come dimostra l’ultima foto.

Piccolina ma non troppo perché, ormai lo sapete, per me conta anche la praticità e non mi piace dover fare la conta per decidere cosa posso o non posso infilare in borsa quando devo uscire.

Viv

Greta Garbo in pizzo

Ho rivisto un tantino il modello e sono approdata ad una versione, più capiente e sinuosa, che mi convince maggiormente rispetto al prototipo iniziale. Da usare con o senza catenella secondo l’estro del momento.

L’esterno è in tulle ricamato, doppiato con del tessuto color castagna, e l’interno è nero.

Il dettaglio con il fiore richiama il disegno del tessuto e la chiusura sagomata le conferiscono un aspetto elegante e ricercato senza mortificare le esigenze di spazio.
Insomma una borsa da sera come piace a me.

Viv

Fanalini di coda

Ormai avrete capito che funziono per categorie. Quelli di oggi sono gli ultimi gli orecchini… almeno per ora. Da domani si passa ad altro.

Agata dai colori lattiginosi con anello centrale in ottone dorato e perla di fiume.
Ho faticato a fotografarli perché le pietre cambiano molto a seconda che siano o meno attraversate dalla luce.
Vi metto entrambe le foto che a mio avviso rendono meglio quello che intendo.

Questa invece è una monachella che utilizzo per la prima volta e con quell’anello a mezzaluna ha una leggerezza tutta particolare. I pendenti sono realizzati con perla di fiume e una goccia di giada. Tutti i perni sono, come sempre, nickel free.

Viv

Figlie di una nuova era

Carmen Korn, Figlie di una nuova era, Fazi

Fatico a trovare il tempo per parlare di libri in questo periodo ma il romanzo di Caren Korn merita un piccolo sforzo da parte mia.
Primo di tre romanzi, due dei quali già disponibili nel catalogo Fazi, “Figlie di una nuova era” è ambientato ad Amburgo durante gli anni più controversi della storia tedesca, con uno stile asciutto che riverbera l’esperienza giornalistica dell’autrice.

Quattro giovani donne incrociano le loro vite da un dopo guerra all’altro respirando i cambiamenti politici di un trentennio cruciale e incarnando nel quotidiano i grandi eventi storici.
Sono figure molto diverse, due di loro sono ostetriche, una è insegnante, l’ultima è la figlia viziata di un borghese benestante ma non si tratta di un romanzo squisitamente al femminile perché nonostante lo sguardo sia centrato sulle donne, sul loro desiderio di emancipazione e autonomia, alcuni tra i personaggi chiave sono uomini.

Kurt Landmann si stupiva di come tutti, intorno a li, fossero impegnati a fare finta di niente. Aveva un grande talento per prendere la vita con allegria o sarcasmo, ma non si era mai rifiutato di riconoscere la verità. Perché facevano tutti così? Si sentiva come uno che lancia allarmi in mezzo a un deserto. 

Attraverso le dinamiche del romanzo il cambiamento si fa strada per piccoli passi spostando gradualmente il livello di tolleranza ai soprusi, circoscrivendo la libertà di chi non è ben accetto al regime -siano ebrei, stranieri, omosessuali o antifascisti- mutando le abitudini in circospezione, trasformando la frustrazione in delazione.
In un mondo in cui la radio non era appannaggio di tutti, le notizie arrivano filtrate, in ritardo, e spesso tra la gente comune la realtà bussa alla porta nei panni di un amico in pericolo, di un professionista ostracizzato, di un commerciante costretto ad abbassare la testa prima e la saracinesca poi.

Non ci sono gerarchi nazisti in primo piano ma un popolo variegato che si affaccia sui pianerottoli, si mescola per le strade confondendo simpatizzanti e oppositori, abbracciando trasversalmente chi tenta di conservare la propria umanità, chi sfrontatamente esibisce la propria ribellione, chi si nasconde dietro un’indifferenza colpevole, chi tradisce per pusillanimità o per ideologia.
Il romanzo offre uno spaccato dalla parte di chi può solo limitarsi a gestire situazioni che travalicano l’intervento del singolo ma, come sempre, sono i singoli atti eroici a fare la differenza anche quando si viene trascinati verso un baratro che non abbiamo scelto o che non siamo stati abbastanza lungimiranti da evitare.
In tutto questo, le donne sostengono il peso di una nazione in guerra, una guerra che non tutte condividono, in un momento storico che le vede ancora subalterne, impegnate a rivendicare il diritto a non dover scegliere tra lavoro e famiglia, per non parlare dell’avere o meno dei figli.

Grazie ad un espediente che anticipa le sorti di uno dei personaggi principali il lettore è traghettato senza se e senza ma verso il secondo volume che attraversa gli anni del dopoguerra, del baby boom e della guerra fredda.
Il ritorno alla normalità si fa strada tra lutti e rovine, insieme alla libertà ritrovata e alle nuove conquiste sociali.
Ritroviamo i protagonisti ma lo scenario ci è più familiare, la modernità irrompe nel quotidiano e sulla pagina nascono i nostri coetanei.

A livello stilistico entrambi i romanzi a tratti soffrono di un’eccessiva frammentazione dei paragrafi ma l’autrice tiene ben salde le fila di un racconto corale che si arricchisce via via di nuovi personaggi e, pur utilizzando una prosa che non indulge in sentimentalismi e speculazioni psicologiche, riesce a restituire l’emotività dei personaggi attraverso piccoli cenni asciutti.
Se vi aspettavate qualche parallelismo con la saga dei Cazalet  a cui, per lo meno in fase di lancio editoriale è stata avvicinata questa trilogia, aggiungo a margine che dei libri di Carmen Korn, soprattutto del primo, ho amato l’ambientazione, ma se siete sensibili alla prosa elegante e sofisticata Elizabeth Jane Howard vi soddisferà maggiormente.
Restiamo in attesa del capitolo finale.

Viv

Perle di fiume e madreperla

Piccole perle di fiume, acquamarina e agata. I toni morbidi e azzurrati di questi orecchini li rendono perfetti in abbinamento coi grigi, blu e celesti.
Per le donne dalla carnagione chiara e luminosa, quelle che in armocromia rientrano nelle categorie summer. 
Monachella semplice nickel free.

Sfumature di verde e viola per la tormalina, la perla di fiume aggiunge luminosità insieme all’elemento centrale in ottone dorato.
Perfetto per bionde, rosse e castano ramate.

Tormalina rosata con sfumature calde,  elemento in ottone dorato con intagli e madreperla piatta.

Perno in ottone lavorato, agata sfaccettata e madreperla piatta.
Semplicissimi e molto eleganti.

Gli abiti sono riproduzioni fotografiche tratte dal catalogo dell’esposizione che il Victoria & Albert Museum ha dedicato alla Maison Dior nei mesi scorsi.
Ma volete sapere una cosa bella? Questi orecchini vi staranno una favola anche senza questi abiti strepitosi.

Viv

Dettagli in rosa

Sarà la tormalina rosa antico, sarà la lucentezza della perla di fiume o forse la trasparenza del quarzo con le sue delicate venature rosate, fatto sta che non riesco ad immaginare nessuna delle mie amiche a cui questi orecchini non starebbero bene.

Due paia di orecchini gemelli, con perni importanti in ottone dorato, perle di fiume, pietre dure e nodi da orefice per un effetto elegante e curato.

Viv

Pettirosso natalizio

Archiviati Halloween e il ponte dei morti siamo ufficialmente pronti per cominciare a pensare ai regali e al panettone.
Non mi sembra possibile che tra meno di un mese sarà già ora di tirar fuori gli addobbi dalla cantina ma d’altro canto so per certo che è sicuramente tempo di mettere mano ai ricami natalizi.

E così tornano le palline con l’anima in polistirolo, le stesse palline che proprio non sopporto in versione patchwork anni Novanta e che invece mi piacciono tanto in questa veste minimalista a spicchi con il ricamo a punto croce.

Questa volta il protagonista è un piccolo pettirosso avvolto in una sciarpina.

Viv