C’era una fiaba! Il topo di campagna e il topo di città #2

I topini in grigio perla sono gli ultimi a presentarsi e chiudono l’avventura di “C’era una fiaba!”, almeno per quel che concerne le due tranche che avevamo previsto Silvia ed io quando abbiamo iniziato questa collaborazione.

In questo primissimo post -sembra passato un secolo- Silvia racconta come sia nata l’idea di collaborare: una mail, sua, scritta di getto a una semi-sconosciuta e una risposta, mia, scritta altrettanto d’impulso.
Dovete sapere che io non sono un animale sociale a tutto tondo, ho poche amiche vere e un misurato numero di contatti virtuali eppure quando Silvia mi ha scritto quella mail di poche righe per “buttare là” l’ipotesi di una collaborazione ho accettato con entusiasmo e senza riserve in poco meno di un istante. Felice intuizione, non c’è che dire!
Ed è stato davvero bello collaborare e veder nascere questi set: ogni volta che ne veniva pronto uno nuovo, l’ultimo ci sembrava sempre il preferito.

Ma bando ai sentimentalismi, è il momento di occuparci dei topini.
Erano belli in beige e sono belli in grigio chiaro.

Questi con i topini sono i set che si somigliano di più ma la foto che segue, opera di Silvia, rende maggiore giustizia ai toni freddi della fantasia.

“C’era una fiaba!” per ora vi saluta. Se desiderate rivedere tutti i set in sequenza potete sbirciare sui nostri profili Instagram, cliccando sulle storie in evidenza, o leggere il post che Silvia ha dedicato a questi ultimi quattro set. Sul suo post scoprirete anche qualcosina in più del nostro bellissimo incontro. Ma ci credereste che in quest’epoca di selfie tante erano le cose da dirsi che ci siamo dimenticate completamente di farci una foto insieme per immortalare il momento?

Viv

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Il cestino vintage

In principio c’era il cestino.
Era un cestino intrecciato a due colori destinato a un fiorista e per questo motivo l’interno era stato rivestito in plastica affinché trattenesse l’umidità e conservasse al meglio le composizioni floreali.
Ai primi di aprile giunse il suo momento e si riempì di profumi e colori.
Venne consegnato ad una coppia innamorata che festeggiava il matrimonio e fu accolto con gioia: furono ammirati i fiori che custodiva ma fu apprezzato anche il contenitore e quando l’ultimo petalo cadde fu svuotato e ripulito con cura.
La sposina, una sposina attenta all’ecologia e per nulla sprecona, a quel punto cominciò  a pensare in che modo si potesse dar nuova vita al cestino.

Il resto è storia, ovvero un veloce passaggio dal laboratorio di Stravagaria e la trasformazione in cestino porta-qualcosa.

Tolta la plastica è stato aggiunto un fondo foderato e un coperchio a misura.
Due bottoni, ovviamente vintage, per trattenere due asole in elastico e un bel tessuto a pois giallo chiaro che si intona agli intrecci del cestino e gli dona quell’aria un po’ retrò.

Enjoy your second chance.

Viv

C’era una fiaba! Il corvo e la volpe #2

Di tutti gli animaletti disegnati da Silvia, il corvo è sicuramente il più vanitoso e austero.
Il suo camera look incute un pizzico di soggezione, non trovate?
Forse per questo la volpe dal canto suo si mostra di spalle, quasi non avesse ancora deciso se concedersi o meno al clamore degli applausi.

Come avrete ormai intuito, abbiamo cercato, ove possibile, di mantenere le stesse fantasie cambiando il colore e in questo caso siamo passate dall’ azzurro petrolio al giallo senape.

Non male il contrasto con il nero della base e della fodera, vero? Ancora un primo piano alla volpe e poi torniamo all’aria aperta, perché è lì che entrambi preferiscono stare.

Se avete voglia di scoprirne di più potete seguire la genesi di questa collaborazione sui nostri blog -digitando “C’era una fiaba!” sul search- e sulle storie in evidenza dei nostri profili Instagram.

Viv

C’era una fiaba! La lepre e la tartaruga #2

Li abbiamo lasciati in questo post vestiti di verde menta e li ritroviamo con un look nuovo nuovo, inseriti in una cornice sempre geometrica ma dai contrasti un po’ più decisi. Sono sempre loro: la lepre e la tartaruga disegnati da Silvia del Fancyhollow e cuciti da me per il nostro progetto “C’era una fiaba!”.

Nel frattempo si sono fatti degli amici e si sono presentati sul set fotografico in loro compagnia.

Viv

C’era una fiaba! Il brutto anatroccolo #2

Siete pronti per la seconda parte di “C’era una fiaba!”?

Se il titolo non vi dice nulla provate a  inserirlo nel search e troverete ben cinque post dedicati a questo progetto. La stessa cosa potete farla sul blog di Fancyhollow: è dalla sua matita che sono nati i disegni che hanno trovato casa sui quattro set -shopper e pochette- che vi abbiamo mostrato un mesetto fa.

                                

Nel frattempo, dopo decine di mail, un paio di telefonate e millemila messaggini, Silvia ed io ci siamo finalmente conosciute e ora uno degli animalini buffi di Silvia occhieggia da un acquerello sopra la mia macchina da cucire e mi riempie di pensieri allegri ogni volta che alzo lo sguardo.

Ma qui c’è qualcuno che scalpita per presentarsi e visto che il motto recita “prima le donne e i bambini” l’onore tocca proprio a lui, l’unico cucciolo della nostra collezione.

Lo ricordate nella prima versione, quella con le palmette beige? Aveva voglia di cambiare e così ha scelto i toni dell’azzurro. Dice che gli donano sia da paperotto che da cigno.

Eccoli qui in versione tempo libero.

Oggi vi mostro anche i cartellini che accompagnano i nostri set, opera di Silvia come tutti gli altri aspetti relativi alla grafica.
il primo cartellino riproduce le illustrazioni della fiaba corrispondente con un piccolo ritaglio di tessuto, il secondo riporta le istruzioni per il lavaggio e una breve presentazione del progetto.

L’avventura come sempre continua anche sui nostri profili Instagram.

Viv

La paziente silenziosa

Alex Michaelides, La paziente silenziosa, Einaudi

Alcuni l’hanno definito un noir, altri un thriller ma io credo non sia né l’uno né l’altro: del noir mancano le atmosfere cupe e avvolgenti, del thriller le tinte forti e la suspance. Lo definirei piuttosto un giallo d’autore che dissimula la vocazione al romanzo giallo con la cadenza noncurante di un resoconto quotidiano e diluisce la tensione in una narrazione senza grandi colpi di scena tranne uno, l’ultimo, che arriva quasi in sordina e costringe il lettore a rivedere tutti piani temporali del racconto.

Ora é chiaro che il nocciolo non posso raccontarvelo ma le premesse hanno origine da un delitto apparentemente inspiegabile.

La pittrice Alicia Berenson viene ritrovata accanto al cadavere del marito. Gli ha sparato al volto sfigurandolo e da quel momento si é chiusa in un mutismo inaccessibile. Da sei anni è ricoverata sotto sedativi in un ospedale psichiatrico e il suo unico tentativo di comunicare risale ormai all’epoca del processo: un autoritratto su tela intitolato Alcesti che la ritrae nuda nell’atto di dipingere su una tela bianca con un pennello rosso sangue. Di lei sappiamo ciò che lei stessa ci racconta in un diario che fotografa la sua realtà coniugale nelle settimane precedenti al delitto.
Theo Faber -nomen omen- psicologo forense di nuova assunzione presso la struttura in cui si trova Alicia è determinato a scalfirne il silenzio. Per farlo dovrà conquistarne la fiducia, vestire i panni dell’investigatore e mettersi in gioco come terapista, in una relazione a doppio senso che lo obbligherà a riconoscere in lei traumi affini ai suoi: un’infanzia povera di affetti e un matrimonio solo apparentemente perfetto.
Gradualmente i piani del racconto si avvicinano e il disvelamento arriva come un ingranaggio ben oliato che ritrova la sua sede, un’epifania che chiarisce  repentinamente i nodi di uno schema solo apparentemente complesso. Del resto, per come ci viene raccontata la storia, non potrebbe essere altrimenti.

Cosa c’entri Alcesti, l’eroina del mito greco che sacrifica la sua vita in cambio di quella dell’amato, lo si scoprirà alla fine quando sarà ormai chiaro che al di là delle intenzioni, le nostre azioni ci sfuggono di mano appena le consegniamo al mondo.

Viv

Tè con Tilda

I tessuti Tilda sono ben noti a chi bazzica il cucito creativo. Più spesso fiorati, talvolta con dei grandi pois, vestono i pupazzi e gli accessori del brand norvegese Tilda, creato dalla designer Tone Finnanger.
Qualcuno di quei pupazzi lo trovate anche sul mio blog nella categoria “Tilda”.

Il cotone di oggi fa parte di una collezione Tilda e la fantasia di tazze da tè su sfondo celeste dà un che di nostalgico al tris di pochette. Sono tre perché ognuna copre esigenze diverse unendo pragmatismo ed eleganza in parti uguali.
Un’idea regalo per la festa della mamma o per l’amica romantica che non vuole rinunciare alla praticità.

Viv