L’estate… finalmente!

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L’estate sa di sabbia e salsedine, di conchiglie, di erba tagliata, di sassi roventi e di temporali.
L’estate in campagna sa di fiori, di profumi e… di insetti.
Questi ultimi solitamente non sono molto amati ma chissà com’è, quando si tratta di coccinelle siamo tutti disposti a fare un’eccezione.

Piccolo portafortuna estivo per chi l’estate -e la fortuna- ama portarsele addosso tutto l’anno.

Viv

I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura

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Mark Haddon, I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura, Einaudi

Non amo visceralmente i racconti, il mio entusiasmo per le narrazioni brevi è tutto per le fiabe, per tutto il resto devo superare una certa ritrosia iniziale. A volte mi ricredo, a volte pur riconoscendo il valore della scrittura non riesco a trarne un autentico piacere, come in questo caso.

Ho preferito premettere la mia scarsa propensione verso il genere per rendere giustizia all’autore de “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” ma il motivo per cui questi racconti non mi sono entrati nel cuore è probabilmente lo stesso per cui critici più accreditati spenderanno note positive.

Surreali, avventurosi, realistici. Se dovessi cercare un filo conduttore direi che questi nove racconti ruotano intorno alla caducità, ai sottili equilibri psicologici ai quali ci aggrappiamo per leggere -e reggere- la realtà nei momenti in cui la vita cambia repentinamente le carte in tavola e ci costringe ad imparare giochi per i quali non siamo tagliati. In ciascuno sembra di camminare lungo una linea di confine, affacciati ad un baratro poco rassicurante in cui ciò che è reale scivola rapidamente verso il mistero e l’assenza di certezze.

Nel primo racconto un pontile crolla trascinando sott’acqua decine di vite: una tragedia che si consuma in pochi istanti di panico cui seguono l’attivita febbrile dei soccorritori, il salvataggio dei superstiti e l’indifferenza di chi già dal giorno successivo cambia itinerari ed evita di appuntare lo sguardo sul luogo della tragedia. Un bambino appena ripescato dai flutti si ostinerà a raccontare una storia fantasiosa per mitigare l’orrore e, in fondo, ciò che accade nei successivi racconti mi pare ricalchi in qualche misura la medesima necessità di trovare consolazione in realtà alternative a ciò che ci sconvolge e non riusciamo a piegare al nostro bisogno di comprensione, abbandonando la mente a derive surreali, oniriche o depressive.

La bambina ha visto morire i genitori ed è inconsolabile. Il bambino invece ha messo insieme una storia in cui i genitori sono caduti in mare e sono stati raccolti da un peschereccio, una storia così dettagliata e raccontata con una serietà tale che la vecchia a cui la sta raccontando si rende conto che qualcosa non quadra solo quando lui le spiega che adesso vivono in Francia. 

In ogni racconto la morte allunga la sua ombra e i personaggi trovano pace fuggendo in quei meandri che la mente controlla pagando prezzi altissimi, meandri in cui il lettore si infila con reticenza e senza una definitiva comprensione.
Mi fermo qui, ci sono momenti in cui a ciascuno basta la sua angoscia.

Viv

Dal parrucchiere

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Fausto Brizzi, Ho sposato una vegana, Einaudi
Fausto Brizzi, Se prima eravamo in due, Einaudi


Il mio parrucchiere, dal quale per altro mi reco assai di rado e sempre con una certa riluttanza, da qualche tempo ha affiancato alle irrinunciabili riviste di gossip un angolino dedicato ai libri o, per essere fastidiosamente fiscali, a quei quaderni cartacei, sui quali vengono stampati minuti caratteri alfabetici che si traducono in parole, seppure non altrettanto conseguentemente in letteratura.

Venendo a Brizzi, cavalcando il noto adagio potremmo dire che, se non gliel’ha espressamente ordinato il dottore di scrivere libri, il commercialista potrebbe averglielo caldamente consigliato visto che una minima notorietà assicura a personaggi vari ed eventuali del vippaio italiota la possibilità di veder pubblicate da case editrici come Einaudi le loro biografie in itinere e alla Murgia l’opportunità di stroncarle nei suoi memorabili mercoledì (penso al libro della signora Bruni Tedeschi madre di Carla e Valeria o all’ultimo libro di Luca Barbareschi).
Ecco, io non sono Michela Murgia -che non mi risulta si sia occupata di Fausto Brizzi e neppure so che opinione ne abbia- ma mi prendo la libertà di fare uscire il post di mercoledì in suo omaggio.

Brizzi è scrittore e regista ormai sulla cinquantina e si è dilettato a raccontare l’incontro e le sue vicende personali accanto alla moglie -l’attrice Claudia Zanella- in “Ho sposato una vegana” e i mesi che hanno preceduto la nascita della figlia Penelope Nina, senza virgola, in “Se prima eravamo in due”.

Brizzi per lo più gioca sulle ossessioni, alimentari e non, della moglie e la dipinge come una maniaca del controllo, dalle teorie piuttosto estremiste a cui è evidentemente impossibile opporsi.
Per quanto sia inevitabile sottintendere che lei sia complice in questa operazione che vuole essere ironica e disimpegnata -e dal punto di vista letterario disimpegnata lo è senza dubbio- il ritratto compiaciuto che ne esce, singolarmente e di coppia, è insopportabile al punto da inficiarne anche la lettura.
La copertina -tre ciabattine da spiaggia che senza merito campeggiano nelle vetrine della grande distribuzione- strizza l’occhio all’estate ma non lasciatevi adescare e, se di vacanza vi vien voglia, dirottate soldi e aspettative su un paio di infradito e un bel telo da mare.

Due le considerazioni positive, perchè alla fine qualcosa di positivo si trova sempre: la brevità -intorno al centinaio di pagine in entrambi i casi- e la consolazione di non aver speso neppure un ghello nè per l’uno nè per l’altro.

Viv