È in arrivo l’onda #Blu

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Oggi si apre la settimana #blu dedicata alla consapevolezza sull’autismo e anche a casa Stravagaria la creatività si veste di blu.

Esistono tantissime tonalità di blu così come sono infinite le combinazioni con cui si manifesta il disturbo autistico.
Per questo ho scelto di moltiplicarne le sfumature.

Nove trousse con piccole varianti ma tutte rigorosamente blu.

Buona settimana #blu a tutti e, come dice Milena che mi ha coinvolto in questa iniziativa, se vi va vestite di blu le vostre finestre social sul mondo.

Viv

Papaveri fuori stagione

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Per rivedere i loro fragili petali che macchiano di rosso i prati come piccole pennellate impressioniste bisognerà aspettare ancora qualche mese.
Io mi porto avanti con questo ricamo tratto da una pagina del libro “Le petit Chaperon rouge” di Hélène Le Berre.

Un piccolo incanto fuori stagione.
Caducità e bellezza.

Tela jeans e ricamo a punto croce, nell’insieme meno romantica di come l’avevo pensata inizialmente, unica concessione la fodera a piccoli pois.

Viv

Nuove shopper

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La primavera è arrivata e, secondo tradizione, ho cominciato a fare ordine negli armadi.
Inutile dire che il più temibile resta a tutti gli effetti quello della craft room e non perché io sia particolarmente disordinata, anzi. Il fatto è che appena varco la soglia del mio laboratorio sento distintamente l’entropia che mi sbeffeggia riproponendomi le immagini patinate di quegli spazi creativi da rivista che qualche creativa ogni tanto riesce a postare.

Ecco, io nemmeno per la foto ricordo da mettere sul blog riesco ad avere una scrivania sgombra e un armadio ben organizzato.

Su tutto, il problema maggiore è sempre quello dell’accumulo e quindi sono passata all’azione riassortendo le shopper e smaltendo in via definitiva alcuni tessuti.

Leggere e pratiche da portare in gita, lavabili in lavatrice.
L’amica insegnante ci metterà i libri di testo, quella musicista gli spartiti, la neo mamma i giocattoli e la merenda da portare ai giardinetti ma, credetemi, non si offenderanno neppure di fronte a frutta e verdura.

Da quando l’ho proposto, il tutorial per cucire le emergency shopper è sempre tra i più gettonati e in effetti queste borse rappresentano il progetto ideale per chi vuole imparare a cucire.

Per chi volesse cimentarsi trovate i miei tutorial per le shopper richiudibili qui e qui.

Se la direzione della stampa del vostro tessuto non può essere capovolta senza risultare sottosopra -come nel caso della stoffa con le erbe aromatiche- ricordatevi di tagliare separatamente davanti e dietro, aggiungendo alla lunghezza di ciascun rettangolo un centimetro abbondante per le cuciture, e unite i due rettangoli alla base, prima di procedere come da tutorial, utilizzando quella stessa cucitura francese che userete per i lati (prima diritto contro diritto e poi a rovescio, pizzicando la cucitura fatta sul diritto in modo che resti all’interno). Digitando cucitura francese trovate immagini del procedimento anche in rete.

Viv

Astuccio con jeans di riciclo

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In questi giorni mi è tornata la voglia di borse, merito della hobo bag di Fancyhollow e della sua tracolla in corda-no-cilicio che avevo pensato di copiare a mani basse utilizzando a mia volta del jeans di riciclo ma, rovistando nell’armadio, ho scoperto di non avere tessuto a sufficienza.

Da un jeans quasi nuovo che si era strappato malamente all’altezza delle tasche posteriori ho però ricavato un rettangolo sufficiente per un bell’astuccio porta-pennarelli di medie dimensioni.

Ho rinforzato il fondo doppiando la parte inferiore con una striscia di jeans più scuro e ho aggiunto un pizzico di colore con una bordura a pois rossi che anticipa la fodera interna.

E per rallegrare l’insieme, ci sono anche le casette e le perle di legno, che ho acquistato in sacchetti misti per colore e dimensioni da Tiger.

Viv

L’isola di Alice

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Daniel Sánchez Arévalo, L’isola di Alice, Editrice Nord

Questo è un libro a cui sono arrivata del tutto casualmente, attraverso un gruppo di lettura a cui neppure partecipo. Ma tant’è, ormai avete capito che pesco ovunque.

Una telefonata notturna precipita la protagonista nell’incubo della vedovanza e del sospetto: il marito infatti non si trovava dove avrebbe dovuto.
Una scia di piccoli indizi porta Alice a Robin Island, un isolotto tra Martha’s Vineyard e Nantucket, che si difende dai turisti con una studiata politica immobiliare contraria agli affitti.
Inseguendo la sua ossessione Alice decide quindi di trasferirsi in pianta stabile insieme alle due figliolette inserendosi nella comunità locale.

Finalista del Premio Planeta 2015, “L’isola di Alice ha varcato rapidamente i confini spagnoli.
Che sia diventato un bestseller internazionale non stupisce, gli ingredienti ci sono tutti: una giovane vedova, l’isola nel New England, le bugie, lo spionaggio informatico e tecnologico e la parentesi romantica. Non un vero thriller e neppure un chick lit a pieno titolo: una trama gialla con una vena romantica e un pizzico di delirio maniacale.

Si legge in un soffio perché, una volta entrati nella storia, al pari di Alice vogliamo scoprire cosa ci facesse Chris in quell’isola fuori dalla pazza folla e cosa nascondessero i suoi viaggi. Il punto di vista unico è quello della protagonista ma l’autore utilizza qualche piccolo espediente allo scopo, se non proprio di fuorviare, di mantenere viva la curiosità del lettore.

Pur in assenza di veri e propri colpi di scena la lettura scorre rapida e senza flessioni per i tre quarti del romanzo -e considerando che si tratta di un romanzo di cinquecento pagine non è cosa da poco- poi la verità viene a galla e il ritmo si affloscia. È fisiologico che allo scioglimento del nodo narrativo segua un crollo della tensione ma in questo caso l’autore rovescia un intero barattolo di tempera rosa sulla trama.
Altro dato fastidioso, l’uso insistito delle parentesi utilizzate talora per imprimere ritmo colloquiale ai pensieri della protagonista o, molto meno comprensibilmente, per spiegare dettagli ovvi a lettori che evidentemente si suppongono cerebrolesi.
L’ultima ventina di pagine è la metafora letteraria di un guasto ai freni davanti a uno stop.
Riassumendo, qualche taglio avrebbe giovato alla trama e allo stile.

Malgrado un’apparente stroncatura -non vogliatemene, dentro di me si annida una editor mancata o, più banalmente, lo spirito di una maestra elementare- non posso dimenticare di aver letto le prime quattrocento pagine in stato di trans impedendomi di sbirciare le pagine finali per non rovinarmi il viaggio.

In definitiva è un romanzo di quelli da comprare in aeroporto e leggere durante il volo intercontinentale, promosso con piena sufficienza nel campo della fruizione commestibile, soprattutto femminile.
Lasciate a casa la matita rossa e blu e tenete d’occhio Coming Soon perché sicuramente ci faranno un film.

Viv