Grace in gobelin #2

Mi piacciono i pezzi unici, per questo ho un debole per i piccoli scampoli di tessuto che non assecondano la tentazione alla ripetizione.

Tutte diverse dentro e fuori, con colori e fantasie differenti, queste Grace in gobelin mi hanno conquistato da subito. Le prime due le avete viste qui.

Viv

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Portachiavi con iniziale

Il proverbio recita che “chi si somiglia si piglia” e, mutatis mutandis, vale anche per le community sui social: gruppi di persone affini che orbitano le une intorno alle altre, naturalmente attratte da interessi comuni o da un comune modo di essere e di accogliere l’altro.
Alcune di queste persone le ho incontrate, con altre è nata un’amicizia a distanza.
Con tutte è rimasta la voglia di rivedersi.

Questi portachiavi sono nati per ringraziare Ivana e Ale de I gioielli di Ale che ieri mattina sono venute a conoscermi. Grazie per i vostri sorrisi, per il vostro entusiasmo, per la gioia che mi avete trasmesso… tutto moltiplicato per due!

E, tra una chiacchiera e l’altra, ci siamo dimenticate di immortalare l’incontro, ma per me non è una novità perchè ci casco tutte le volte.

Viv

Tisana mon amour

Credo di essere una mosca bianca ma la verità è che non smetto di bere le mie tazze di tè nemmeno in piena estate, le alterno con gelati e ghiaccioli in modo del tutto anarchico ma non le pensiono nemmeno con 30 gradi.
Ad ogni modo, appena comincia a rinfrescare, infusi e tisane tornano in auge anche tra chi non ha una dipendenza come la mia -per altro compensata da una totale indifferenza per il caffè- e dalla craft room mi preparo per tempo rimpinguando la mia scorta di porta-bustine da passeggio.
Qualcuna sfugge alle maglie del blog ma ogni tanto mi ricordo di fotografarle.

Questi porta-tisane sono perfetti per i pensierini alle amiche, meno ingombranti di una piantina o di un mazzo di fiori, più durevoli di una scatola di biscotti. E se volete un insieme meno minimalista potete impreziosirli abbinandoli ad una tazza o ad una confezione di filtri da tè.

Viv

Pochon da cerimonia

Antesignano della borsa quale la intendiamo oggi, il sacchettino a coulisse ha origine antichissima e tra il tardo Medioevo e il Rinascimento è entrato a buon diritto nel novero degli accessori legati alla moda femminile.

Lo usava Caroline Ingalls ne “La casa nella Prateria”, li ricamavano le sorelle Bennet di “Orgoglio e pregiudizio”, li esibiva con sfrontatezza Becky Sharp ne “La fiera delle vanità” e ci nascondeva il fazzoletto di pizzo Anna Karenina.

Chi siamo noi per non possederne almeno uno?
E infatti negli ultimi anni i pochon coi laccetti sono tornati a far capolino soprattutto come borsine da cerimonia, sempre più spesso handmade, un’alternativa rispetto alle clutch delle grandi firme e alle alternative low cost incrostate di brillantini.

Quando ho visto questo rosa cipria intenso ho pensato a un paio di scarpe col tacco a stiletto che hanno sostenuto il peso leggero di una sposa nel mese di aprile e piano piano ha preso forma questo pochon che, così com’è, mi pare perfetto per dimensioni e proporzioni.

Raso lavorato e seta lavata. E non dimentichiamo il manichetto con grandi perle in plastica improvvisato lì per lì con materiali che non sapevo più nemmeno di avere.

Per un effetto “sobrietà” il manico può essere staccato e può essere sostituito direttamente dai laccetti di chiusura.

Viv

Grace in gobelin

Gli acquisti online son ciambelle e non sempre riescono col buco.
Nel mio caso, le chiusure che avevo ordinato sono arrivate, quattro su otto, della misura sbagliata e io mi ritrovo con un piccolo esercito di Grace in gobelin già belle che cucite che mi osserva a “bocca” spalancata dal piano dello scrittoio.

Mentre cerco soluzioni vi mostro le prime due.

Rose su fondo panna e interno bordeaux.

Fiori su fondo nero e fodera corallo.

Queste borse, così come le vedete fotografate, misurano circa 22 centimetri in larghezza per 18 centimetri in altezza e sono costruite intorno a una chiusura da cm 18. La catenella è lunga circa da circa cm 105.       .

Viv

 

 

 

Only for knitters

A Monza oggi è week end di Gran Premio ma è anche il primo week end con le temperature in picchiata, quindi il rombo dei motori della F1 mi arriverà attutito dalle finestre chiuse.

Come i personaggi dei romanzi vittoriani, che facevano recapitare il loro biglietto da visita ai conoscenti al solo scopo di avvertirli della loro presenza nella capitale, anche l’autunno ha tenuto a ricordarci che, prima o poi, ci toccherà organizzare un incontro.
Mentre controllo le scorte di tè e dolcetti, nel laboratorio di Stravagaria diamo il benvenuto alla stagione della lana con un post che, a dispetto del titolo, ha poco a che fare con il lavoro a maglia.

Per abituarmi gradualmente all’idea del maglione riparto da una pochette -non pensavate mica che me le fossi dimenticate, vero?- e dai gomitoli del ricamo all’interno dell’oblò, un dettaglio tratto dal pannello “Sewing room” di Soda Stitch.

So che in molti mal sopportano il caldo ma la prima scarpa chiusa dopo mesi di sandali mi fa sempre sentire bisognosa di un certo qual indennizzo. E no, non può essere una cioccolata calda, per quella non sono davvero pronta.

Viv

Ensemble

Prima di mostravi le nuove clic-clac bags vi regalo una foto di gruppo di quelle che avete visto finora.

Audrey, Grace e Greta, quella col manichetto, finalmente a confronto. Qui si vede meglio la differenza tra le Audrey e le Grace, le prime borse da giorno e da sera, le seconde dedicate alle cerimonie e alle occasioni mondane.

Viv