Gattini e portachiavi

Approfittando di una richiesta, nei giorni scorsi ho ricamato tre nuovi portachiavi.
Schemi piccoli e piuttosto semplici, adattabili a un progetto che, per spazi e costi, deve necessariamente restare contenuto.

Già mi sembra di sentirvi: “E coi cagnolini, non c ‘è nulla?”.
E avete ragione, ma dovete prendervela con i produttori di stoffe che privilegiano alla grande il tema felino e non hanno lo stesso meraviglioso assortimento per i cagnolini.
Comunque io non mi do per vinta e continuo a cercare! 

Viv

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Berretto fragola

L’anno è cominciato in salita.
Cattive notizie da amici cari e impegni straordinari legati all’accudimento dei genitori mi fanno desiderare di saltare a piè pari questi mesi che già per loro natura mi paiono da sempre i meno amichevoli dell’anno.

Nei ritagli di tempo continuo a dedicarmi alla maglia, questa volta con i ferri circolari. Era da così tanto che non li adoperavo che ci ho messo un po’ a ritrovare la confidenza e ci sono un paio di cosucce che mi riservo di chiedere a @ivana_curlyhaired che ormai è il mio faro per quanto riguarda la maglia.

Al link qui sotto trovate le spiegazioni di questo berretto per bambino.

Il progetto originale de “La maglia di Marica” non prevedeva un topper ma per dare un tocco personale ho aggiunto una sorta di fiocchetto realizzato con il tricotin e un bottone a forma di fragola.

Per il rigore ci sarà tempo.

Viv

Tutorial berretto lana con trecce

Come promesso ecco il mio regalino per la Befana!
Piccola doverosa premessa: non sono una tecnica della maglia perciò le mie spiegazioni sono casalinghe e forse fin troppo dettagliate ma ho ricevuto moltissime domande sul tutorial del “berretto a coste” e per questo motivo ho cercato di non tralasciare nulla, anche quel che mi sembrava superfluo.
Ricordatevi tuttavia che non c’é nulla come provare per capire dove si sta andando.
Questo berretto somiglia al modello che ho pubblicato giorni fa ma ho fatto delle piccole modifiche allo schema delle trecce.

Ho utilizzato ferri numero 4 1/2 e lana adeguata e ho montato 97 maglie.
Lavorare la prima riga distribuendo le maglie secondo lo schema seguente:

1D (1R – 1D – 1R – 2D) -1D
Le maglie fuori parentesi sono quelle di margine e vanno SEMPRE lavorate a diritto, le maglie in parentesi vanno ripetute per 19 volte.
(5 x 19 = 95 + 2 maglie di margine = 97 maglie in totale)
Lavorare la seconda riga e tutte le righe del rovescio del lavoro così come si presentano, tranne ovviamente le due maglie di margine che vanno sempre lavorate al diritto.
Dalla terza riga in poi fino alla fine del bordo, ogni volta che siete sul diritto del lavoro, lavorate le due maglie diritte facendo una treccia 1×1

1D (1R – 1D – 1R – TR 1×1)- 1D

Quando il bordo è abbastanza alto (il mio è di cm 7), lavorate una riga tutta a diritto sul rovescio del lavoro aumentando un punto e arrivando a un totale di 98 maglie.
Questa riga servirà a piegare più agevolmente il bordo. Dovreste avere il filo di inizio lavoro sulla destra, vicino alla punta del ferro. 

Importante! Da qui in poi il diritto del lavoro (cioè quello su cui eseguirete le trecce del prossimo schema) è il vostro vecchio rovescio. Sul diritto quindi avrete il rovescio del bordo e il corpo del cappellino sul diritto.
Lavorate così la riga seguente:

1D (2D – 4R – 2D – 1R – 2D – 2R – 2D – 1R) 1D
Questa sequenza in parentesi a ripetuta per 6 volte (16 x 6 = 96 + 2 maglie di margine, totale 98 maglie).
Nelle righe di ritorno le maglie si lavorano come si presentano.
Ora iniziamo il nuovo schema di trecce (il filo di inizio si trova a sinistra! Rispetto alla punta del ferro).
La nuova sequenza in parentesi qui sotto va ripetuta uguale per 6 volte (16 x 6 = 96 + 2 maglie di margine, totale 98 maglie).

1a riga:  1D (1D – 2R – TR 1×1 – 2R – 1D – 2R – TR 2×2 – 2R ) 1D

3a riga 1D (1D – 2R – TR 1×1 – 2R – 1D – 2R – 4D – 2R) 1D

5a riga = 1a riga

7a riga = 3a riga

Continuate con questa alternanza fino a quando raggiungerete un totale di 18 cm misurati escludendo il bordo cioè partendo dalla riga a diritto. Potete misurarlo direttamente ripiegando il bordo.

Iniziamo i calati sul ferro di ritorno: calare 24 maglie con questo schema:

1a riga calati, siamo sul rovescio del lavoro: 1D ( 2d lavorati insieme – 4R – 2d lav. ins. – 1R – 2d lav. ins. – 2R – 2d lav. ins. – 1R ) 1D

2a riga: siamo sul diritto del lavoro, continuare a lavorare le maglie come si presentano continuando le trecce secondo lo schema solito.

3a riga calati, siamo sul rovescio del lavoro: 1D ( 1D – 1R, 2R insieme, 1R – 1D – 1R – 1D – 2R insieme – 1D -1R ) 1D

4a riga, sul diritto del lavoro: lavorare le maglie come si presentano salvo per la treccia, che ora è di 3 maglie e va ridotta a due maglie. Per farlo mettete in sospeso la prima delle tre maglia, lavorate insieme a diritto le due successive e poi la maglia in sospeso.

5a riga sul rovescio del lavoro. Lavorare la riga successiva come si presenta tranne le coppie residue di 2R che vanno lavorate insieme.

A questo punto avete 50 maglie (48 + 2 di margine) e siete sul diritto del lavoro.

6a riga: calare 24 maglie 1D ( 2 maglie insieme a diritto) 1 D

7a riga (restano 26 maglie in totale, 24 m + 2 di margine): lavorare tutte le maglie a rovescio, tranne i due diritti di margine.

8a riga: 1D (lavorare 2m. insieme a diritto) 1D (restano 14 m. totali)

9a riga: 1D (lavorare tutte le maglie a rovescio) 1D

10a riga: chiudere le maglie restanti con l’ago.

Cucire il corpo del berretto sul rovescio. Fate attenzione che anche Il bordo va cucito sul rovescio e quindi la cucitura va spostata sull’altro lato in modo che, una volta ripiegato il bordo, la cucitura resti nascosta.

Fate un bel pom pom e cucitelo al cappellino!

Viv

NB: Per realizzare un tutorial occorrono tempo e pazienza. Se utilizzi questo tutorial metti il link al mio blog in segno di apprezzamento per il mio lavoro.
Grazie

Auguri agli empatici!

Le giornate che seguono il Natale sono lente, profumate di quella pigrizia che accompagna il recupero delle energie. Quasi sorprende che in questo tempo rarefatto osi insinuarsi il Veglione di Capodanno, tra tutte la festa più intrinsecamente inelegante dell’anno. Va detto che se la gioca ai punti con il sempre infausto Ferragosto: entrambi precipitano il tempo lieto della vacanza nella malinconia leopardiana del Sabato ma, tra i due, la notte di San Silvestro ha l’aggravante dell’aggressione acustica prolungata e fuori contesto.

Dobbiamo tuttavia rendere merito a questo 2023 che, sin dal principio, si presenta con una piccola deroga: l’Epifania cade infatti di venerdì e regala ben due giorni per aprire le dita e far scivolare via senza strappi le festività.

Speriamo sia il primo di molti doni ma il primissimo fatevelo da soli e questa sera rinunciate ai botti.
Non inquinate l’ambiente con fumi tossici e non condannate uccellini ed animali selvatici a una morte per crepacuore. A voi piacerebbe trovarvi improvvisamente sotto i bombardamenti? Che triste divertimento è mai questo?

Quest’anno i miei auguri sono per le persone empatiche che festeggeranno senza provocare danni all’ambiente, alle altre creature e al buon gusto. 

Viv

La linea del colore

Igiaba Scego, La linea del colore, Bompiani

Ecco, io vorrei un mondo dove noi africani avessimo la possibilità di spostarci. C’è chi vuole studiare, vedere il mondo, cambiare vita. E poi sì, insieme a questo vorrei che nessuno qui in Africa (…) dovesse essere costretto a partire perché non ha lavoro e prospettive. C’è anche da rivendicare il diritto a restare.

La linea del colore, come sottolinea l’autrice nella postfazione, è una storia afroitaliana, come lo è Igiaba Scego, che ha origini somale ma è nata e cresciuta a Roma. Questa premessa, a mio avviso, è importante per comprendere lo spirito con cui l’autrice affronta il tema dell’inclusione e del diritto alla mobilità dei popoli.

Il titolo, una citazione dello studioso afroamericano W. E. B. Du Bois, fa riferimento a quella linea che in base al colore della pelle attribuisce privilegi ai bianchi e nega diritti ai neri, ma, nello stesso tempo, il colore è quello dei pennelli di Lafanu Brown, protagonista del romanzo, che attraverso la sua arte si riappropria di un’identità che le era stata strappata con la violenza e compie un cammino di emancipazione dal Massachusetts alla città di Roma, che l’accoglierà dandole la possibilità di diventare pittrice.

Ambientato principalmente nell’Ottocento il romanzo procede in parallelo con la storia di Lafanu, giovane nativa americana afro discendente che, sotto la protezione di una benefattrice bianca, ottiene il privilegio di potersi accostare alla studio e alla pittura, e quella di Leila che dal secolo attuale cura una retrospettiva delle sue opere.

Il personaggio di Lafanu è letterario, seppure ispirato alla vita di due donne di discendenza africana realmente esistite, scultrice l’una e attivista l’altra, ma la forza espressiva con cui è descritto ci fa stupire di non ritrovare prove documentali delle sue opere digitandone i titoli in rete.

Ed è sempre attraverso l’arte -la Fontana dei Mori a Marino e il Monumento ai Quattro Mori di Livorno- che si crea un collegamento tra Lafanu, Leila e i loro antenati oppressi.

Il romanzo torna più volte, sia nel passato che nel presente, al tema dei passaporti forti contrapposti ai passaporti deboli rivendicando il diritto al movimento per tutti i popoli.

L’esperienza traumatica della cugina somala di Leila, che tentando di raggiungere l’Europa finisce in mano ai trafficanti del deserto, si contrappone con impatto ancora maggiore a ciò che accadeva solo cinquant’anni fa in Italia. Riporto qui di seguito la parte finale di un’intervista in cui l’autrice torna su questo tema fondamentale.  

In “Appunti per un’Orestiade africana”, si vede Pasolini che intrattiene un dialogo fantastico con una serie di studenti africani elegantissimi che si trovano a Roma. Ecco, quei ragazzi non è che ci fossero arrivati coi barconi in Italia, potevano viaggiare in aereo. E mi ricordo anche di come tanti membri della mia famiglia andassero avanti e indietro dalla Somalia quando ero bambina. Viaggiare, muoversi, andare e tornare era una scelta, com’è giusto che sia per tutti, non solo per chi ha la fortuna di ritrovarsi in mano il passaporto giusto. Le nostre politiche migratorie si arrogano il potere di trasformare questo diritto in un privilegio inaccessibile a interi popoli. Ma dobbiamo stare molto attenti, perché a furia di chiudere fuori gli altri, prima o poi qualcuno chiuderà fuori noi.

Viv