Belgravia

Tag

, , , ,

Julian Fellowes, Belgravia, Neri Pozza

IMG_7007_Fotor

Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale con Gosford Park, Emmy Award per Downton Abbey.
Devo aggiungere altro o è sufficiente a motivare il fatto che Fellowes, sarebbe arrivato sugli scaffali della mia libreria anche se avesse pubblicato le liste della spesa in età vittoriana?

Con “Belgravia”, suo terzo romanzo, ha scelto di ricalcare lo stile editoriale dickensiano dei feuilleton ad uscite settimanali e da aprile a giugno si è consumata in formato elettronico la saga dei Trenchard e dei Brockenhurst, ora disponibile in volume unico anche in versione cartacea.

La sera della vigilia della battaglia di Waterloo si incrociano ad una festa danzante i destini di due giovani, Sofia Trenchard, figlia del principale approvvigionatore dell’esercito inglese di stanza a Bruxelles e Lord Edmund Bellasis, erede dell’illustre famiglia aristocratica dei Brockenhurst. Lo spettro della battaglia imminente di per sè non basta ad azzerare le distanze sociali ma certamente apre varchi attraverso i quali gioventù e bellezza non faticano a lasciare il passo all’amore.
Nel secondo capitolo ritroviamo le loro famiglie un quarto di secolo dopo a Londra dove il padre di Sofia, abbandonate le forniture militari, è un affermato costruttore edile. A lui si devono i bianchi colonnati che hanno trasformato l’elegante quartiere di Belgravia in quella che i suoi detrattori amano definire una “torta nuziale” ed è qui che i Brockenhurst hanno la loro residenza londinese.

Finora non vi ho detto nulla della trama e nulla aggiungerò.
Vi basti sapere che l’intreccio si fonda su un tragico equivoco e che occorreranno undici capitoli perchè verità e giustizia possano trionfare.
Ciascuno si conclude lasciando il lettore sospeso tra un malinteso e l’altro e tuttavia intimamente fiducioso nel lieto fine, in ossequio alla formula “falli ridere, falli piangere, falli aspettare” che Wilkie Collins aveva teorizzato con Dickens e messo in pratica ne “La donna in bianco” che, a mio avviso, resta una delle vette più alte di questo genere letterario.

“Belgravia” d’altro canto è da considerarsi un intrattenimento raffinato per estimatori del romanzo in costume.
La prevedibilità dell’intreccio è parte del gioco, come la stigmatizzazione dei buoni e dei cattivi. Il lettore in questo senso può lasciarsi trasportare senza tema di essere ingannato dal narratore che non rinuncia ad inserire chiavi di lettura esplicite sottolineando di volta in volta gli stati d’animo dei suoi personaggi.
L’ambientazione anticipa di un secolo quella del set di Downton Abbey ma vi ritroviamo le medesime dinamiche tra i piani nobili e la servitù così come le istanze di modernità incarnate in un ceto di imprenditori che, in virtù del loro denaro, tentano di conquistare una posizione sociale, culturalmente ancora lontana a venire, grazie al matrimonio.

La lettura scorre velocissima -personalmente avrei mal sopportato di dover attendere una settimana tra un capitolo e l’altro- e si adatta come un guanto ai pomeriggi indolenti che impone la calura estiva.

Viv

Raggi di luna

Tag

, , ,

Edith Wharton, Raggi di luna, Bollati Boringhieri

IMG_7003_Fotor

Ho letto due romanzi della Wharton, l’altro è “L’età dell’innocenza”, e devo ammettere con un certo candore che neppure questa volta, pur nella generale piacevolezza della lettura, ne sono uscita con una sensazione di perfetta sintonia. Non ho dati sufficienti per esprimere un parere trasversale sulla sua opera ma al momento, volessi approfondire, mi orienterei sui racconti, non foss’altro che per verificare se siano tutti arguti come “Xingu” che ho già avuto occasione di consigliare qualche tempo fa.

“Raggi di luna” è certamente più debole rispetto al romanzo che valse alla Wharton il Pulitzer ma vi si respira, questa volta in uno scenario europeo, la medesima atmosfera di frivolezza e ipocrisia cui si abbandonava l’alta società americana degli anni Venti.

Nick e Susy, senza averne titolo in proprio, gravitano da sempre nell’orbita di amici generosi cui si rendono graditi ospiti in cambio di piccoli servigi e obblighi sottaciuti. Sono entrambi parassiti di quell’aristocrazia del denaro che si muove tra l’America e l’Europa con sublime indifferenza della moralità e persino del pettegolezzo; maestri nell’arte di arrangiarsi guardano al presente cogliendo l’attimo e le occasioni propizie.
Per sfuggire al giogo dei loro mecenati decidono di unire le loro sorti con un matrimonio a tempo determinato ovvero finchè dureranno i regali di nozze, assegni beninteso, o uno dei due troverà una sistemazione sentimentale più conveniente.
Tra un chiaro di luna sulle rive del lago di Como e una passeggiata tra le calli veneziane tuttavia la tenerezza coniugale si insinua al di sotto del cinismo e se il legame amoroso li nobilita al contempo rende intollerabile accettare nell’altro gli inevitabili compromessi morali cui li espone il debito nei confronti dei loro benefattori.

“La tragedia del loro rapporto era stata che amarla aveva suscitato in lui ideali che lei non avrebbe mai potuto soddisfare. Si era innamorato di lei perché, come lui stesso, era divertita, priva di pregiudizi e disincantata; ma purtroppo, se non avesse cessato di essere tutte queste cose, non avrebbe potuto continuare ad amarla. Era un circolo vizioso in cui ruotava senza speranza.” 

Un romanzo per certi aspetti estremamente moderno, dall’infedeltà esibita, al divorzio, al pragmatismo nei rapporti, per non parlare della lista nozze a suon di assegni che fa a buon diritto impallidire la disinvoltura delle ultime generazioni.

Detto questo, resta un romanzo di secondo piano con personaggi e trama al di sotto delle aspettative.

Viv

 

Mio fratello rincorre i dinosauri

Tag

, ,

Giacomo Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri, Einaudi

IMG_6995_Fotor

Volumetto agile, scorrevole, con un linguaggio accessibile ai ragazzi e un approccio ironico e positivo verso la disabilità in senso lato, aspetto che in tempi oscuri di intolleranza e bullismo non guasta.
Chissà se qualche insegnante di scuola media ha pensato di inserire questo libro nelle famigerate liste di letture per l’estate.

Il fratello che rincorre i dinosauri è Giovanni, quartogenito con un cromosoma in più di una bella famiglia solida e solidale. Il narratore è Giacomo, secondogenito diciottenne, di cui forse ricorderete un video amatoriale che li vede entrambi protagonisti di un finto colloquio di lavoro che attraverso brevi immagini del quotidiano di Giovanni mette in luce le sue potenzialità di interazione sociale ed affettiva con una prospettiva allegra e affatto pietistica.

Il libro racconta l’arrivo in famiglia di Giovanni attraverso gli occhi di un fratello maggiore di sei anni che impara a vincere l’imbarazzo del mondo e a convivere con la diversità fino a coglierne e ad apprezzarne l’unicità.
L’handicap è l’occasione per guardare il mondo con gli occhi di Giovanni in un continuo “viaggio tra gli opposti.”

“Gio che si butta a terra fingendo di cadere per sbaglio. Gio che scrive ogni azione prima di farla. Gio che salva una lumaca dalla nonna che la vuole cucinare. Gio che, se gli chiedi se quello che ha in mano è un pupazzo o  un lupo vero, risponde:”Pupazzo vero”.”

Gio -aggiungo io- che per descrivere la guerra disegna una ragazza che mangia un gelato su una panchina e si guadagna un meritatissimo 10. E non perchè ai disabili i voti si regalino ma perché la sua spiegazione insegue un pensiero trasversale che va dritto al cuore del problema.
O, più semplicemente, va diritto al cuore.

Viv

Porta documenti per animali

Tag

, ,

Riprendo l’idea del Pet Document Holder che ricorderete di aver già visto qui.

Questo porta documenti multiplo è apprezzatissimo da chi ha più di un animale domestico perchè nelle sue taschine trovano rifugio sia i libretti sanitari che le ricette veterinarie che abbiamo necessità di conservare.

Collage_Fotor 09_Fotor

Cotoni americani, entrambi allegri ed estivi ma la stoffa con i gelatini parla da sola: irresistibile!

Viv

Il Piccolo Regno

Tag

, , ,

Wu Ming 4, {Il Piccolo Regno} una storia d’estate, Bompiani

IMG_6978_Fotor

 

“Oggi che sono tutti bianchi, quei capelli, e tanto più radi, la presbiopia della memoria seleziona con maggior nitidezza il passato remoto che non quello prossimo, il secolo scorso piuttosto che quello appena cominciato. Si finisce dunque col ricordare meglio gli eventi della propria infanzia che quelli della vita adulta. Si torna all’origine prima di diventare noi i ricordi di qualcuno, una fotografia nell’album di famiglia. Il presentimento è che per elaborare l’ultimo lutto, il nostro, dobbiamo essere capaci di fare la pace con i bambini che lasciammo nel giardino d’infanzia senza voltarci indietro.”

La Premessa per la Gente Alta, da cui ho stralciato queste righe, è scritta da uno dei quattro protagonisti, l’unico di cui conosceremo solo il soprannome, e apre un varco immediato verso il Piccolo Regno segnando il passo di un racconto dall’atmosfera agrodolce sulla perdita dell’innocenza.

Quattro cugini nell’età spensierata che precede l’ingresso nella vita adulta, le scorribande nella campagna inglese negli anni a ridosso del secondo conflitto mondiale, l’inevitabile distanza generazionale che la vita impone tra chi è già stato segnato e chi lo sarà presto.

Ogni pagina evoca ricordi sospesi, è uno scostar le frasche di accesso al nascondiglio segreto dietro al quale ciascuno di noi ha seppellito la propria fanciullezza, un’immersione negli anni in cui parlare con gli animali, raccogliere tesori da custodire nell’albero cavo e sfuggire al controllo dei grandi, sia pure dentro il cespuglio di un giardino, aveva il sapore di un’avventura meravigliosamente comprensibile.

L’estate di cui si racconta è quella che per i protagonisti segna il primo passo verso la consapevolezza, quella in cui l’età adulta comincia a reclamare il prezzo per ogni centimetro di statura. Le loro acquisizioni hanno ancora l’ambiguità delle fiabe e si nutrono di realtà e fantasia in egual misura.
La suggestione del racconto sta proprio nel suo collocarsi al limite di una soglia che non è ancora stata varcata, in un territorio di paure irrazionali, di misteri insoluti, di aneliti temerari in cui i Grandi non sono sempre i benvenuti e dove i bambini, ancora per poco, sentono di possedere una sorta di pensiero magico che pochi adulti riescono a conservare intatto.

Lettura su più piani che porta l’orologio indietro nel tempo e possiede una intensità nostalgica e pulita in cui anche il Male e la Morte sembrano affacciarsi con reticenza.

Romanzo in solitaria di uno degli autori del collettivo Wu Ming, Federico Guglielmi.

Viv