Due in uno

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Approfittando degli ultimi strascichi d’inverno continuo a parlare di scaldacolli.
Protagonista di questi ultimi inverni è, nelle sue molteplici versioni, irrinunciabile nella stagione fredda ma quest’anno si è diffusa anche la moda delle fasce in lana.
Un look simil-turbante che a noi cinquantenni ricorda un po’ i copricapo delle nostre nonne ma che le ventenni trovano di grande attualità.

Quest’ultimo veloce lavoretto rappresenta il meglio dei due mondi e ha il vantaggio di essere rapidissimo da realizzare visto che grazie ai ferri circolari si “saltano” anche le cuciture finali.

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Viv

E blu sia

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Credevo di aver esaurito i gomitoli blu con questo set ma mi sbagliavo, così ho raddoppiato con un altro completo scaldacollo-mezziguanti, questa volta con un bottone rosso.
Bellissimo con jeans e maglione per un look sportivo.

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Sempre in blu -sembra la stessa lana ma no, non lo è- ho realizzato un paio di guantini con una piccola variante nel modello: niente buchetti ma coste due per due alle estremità.

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Viv

Collo unisex a punto incrociato

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Non sto tenendo a bada i Proci ma in questo periodo faccio e disfo che sembro Penelope.
Dal momento che sto cercando di acquisire un punto dalla tensione omogenea anche con i ferri circolari l’esercizio è tutt’altro che inutile, anche quando non produce risultati tangibili.
I superstiti di tanta moria in ogni caso sono doppiamente preziosi: riempiono come goccia tenace lo scatolone per i prossimi mercatini del Gruppo Romania e mi aiutano a smaltire i millemila gomitolini ereditati dal trasloco della suocera.

Ma veniamo a noi.
I colli a maglia stanno conquistando anche il pubblico maschile perciò ho deciso di realizzare un modello che possa essere usato indifferentemente da Lui e da Lei.
Il punto incrociato è un’idea “rubata” a Paola che lo spiega dettagliatamente in questo post.
Avendo scelto di lavorarlo con i ferri circolari, ho modificato le istruzioni eliminando i due diritti di margine e ovviamente sostituendo tutti i ferri a rovescio con un giro a diritto.

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Viv

Quando il dettaglio diventa protagonista

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Torno ad un classico di questo blog: il completo mezziguanti e scaldacollo.

Il nero, si sa, non passa mai di moda ma per regalare un pizzico di luce e personalità ad un classico del bon ton ho scelto una spilla realizzata con una rosa in lino beige e qualche ritaglio di pizzo.

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A volte sono proprio i dettagli che fanno la differenza indirizzandoci verso uno stile romantico, sportivo o ricercato.

E tutto solo cambiando una spilla.

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Qui potete vedere delle alternative in feltro e all’uncinetto.

Viv

Il retaggio

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Sybille Bedford, Il retaggio, Adelphi

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Tre famiglie tedesche, legate da vincoli matrimoniali, intrecciano vicende e interessi a cavallo tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento.
Gustavus e Jules, figli del barone von Felden e discendenti di un’antica e sonnolenta famiglia di proprietari terrieri, sposano rispettivamente le sorti dei Bernin, una delle grandi famiglie della Germania meridionale con una spiccata vocazione politica e mire di egemonia cattolica e dei Merz, ricchi berlinesi di origini isaraelite.

Come in molti romanzi corali in cui nelle prime decine di pagine nomi e riferimenti si affastellano numerosi, confesso che non avrei disdegnato la classica paginetta riassuntiva con le ramificazioni genealogiche.

Il romanzo si apre su un affresco generale in cui, attraverso la voce narrante della figlia di secondo letto di Jules, si anticipano come acquisiti alcuni dati che verranno ripresi nei capitoli successivi, in cui la narrazione riprende ab origine.
Il racconto prosegue senza un vero protagonista e si sposta tra Germania, Francia e Spagna inseguendo il dettaglio delle vicende personali in modo talora frammentario e la lettura risulta penalizzata dall’inserimento di dialoghi in francese di cui non è riportata la traduzione nelle note.

Le pagine dedicate ai preparativi dei due matrimoni di Jules -in cui i protagonisti si ostinano a dirimere gli obblighi formali connessi alle unioni miste pur non essendo minimamente praticanti- sono in assoluto le più efficaci, insieme all’atmosfera di smarrimento che si respira nelle ultime pagine che, in un cerchio simbolico, si chiudono riprendendo le vicende del figlio cadetto dei Felden, che nei primi capitoli avevamo abbandonato alla vita militare.
Lo scandalo che lo riguarda ha radici nella brutalità dell’Accademia prussiana tanto quanto nella burocrazia del potere di cui le famiglie si sono rese complici. Quest’ultima tragedia segnerà le famiglie trasversalmente, indebolendo la loro posizione politica e mettendo in luce la fragilità del loro status.

L’intento dell’autrice è dichiaratamente quello di tracciare il ritratto di tre famiglie lontanissime tra loro se non per l’anacronismo con cui si aggrappano ai propri privilegi, sottolineando il retaggio che diede origine alle drammatiche vicende successive, ma in generale manca un approfondimento adeguato delle relazioni interpersonali e le vicende restano fin troppo private per abbracciare contestualmente il periodo storico.
Alla fin fine non è un libro che mi verrebbe voglia di regalare.

Viv