Fatine di Natale

Cercare il ricamo adatto per dimensioni e soggetto è uno dei momenti centrali del processo creativo di queste palline.

Colori, abbinamenti, dettagli, ogni particolare fa la differenza eppure quando, superato ogni bivio, rigiro tra le mani il frutto di quelle scelte la domanda è sempre la stessa.
Piacerà? Riusciranno a vederci quello che ci ho visto io, che ho fatto mille accostamenti per trovare il tessuto adatto, che ho sostituito il nastrino perché non mi convinceva, che ho messo a soqquadro la craft room per trovare il bottone giusto?

Questo è un regalo per un’amica speciale e per la sua nipotina.

Lo schemino della fatina é di Lucie Heaton con una piccola modifica da parte mia.

Viv

Collana lunga e leggera

Questa è una collana adatta a tutte le stagioni. Facile da indossare grazie alle tonalità polverose che si sposano agli elementi dorati.

Semplice ed elegante sulla camicetta bianca, sul maglioncino grigio e persino con i toni caramello per via di quelle sfumature dell’agata che fondono i blu e i nocciola.

Acquamarina, quarzo, agata ed elementi dorati in ottone, collegati con nodi da orefice.

Viv

Saluti (poco) cordiali

Christophe Carlier, Saluti (poco) cordiali, Guanda

Quanto è facile dubitare dell’integrità del nostro vicino? Quanto velocemente un’allusione o peggio una calunnia può minare l’immagine di persone che conosciamo, in fondo, solo superficialmente? Quale grado di compiacimento si può trarre anche dalla sola supposizione di una debolezza altrui?

I “Saluti (poco) cordiali” cui allude il titolo, sono quelli che cominciano ad arrivare per posta ai residenti di un’isola affacciata sulle coste bretoni, rivelando piccoli segreti scomodi o dando semplicemente voce a supposizioni senza fondamento. Poche frasi, cesellate ad arte in forma anonima, che finiscono col creare un vero e proprio dissesto in una piccola comunità in cui tutti si conoscono da sempre e i turisti sono accolti senza troppo entusiasmo.

Gli isolani sono diventati persone che si osservano. Hanno rotto il felice patto di indifferenza che li teneva uniti attraverso legami allentati. 

Sia chiaro, nulla che possa configurarsi come reato: si tratta più che altro di domande allusive che spingono a guardarsi le spalle, che seminano insicurezza e sfiducia. In fondo anche l’indelicatezza è una forma di intimidazione. 
Il mandante, il “corvo”, deve necessariamente celarsi dietro un volto noto, qualcuno con cui ci siamo attardati a scambiare due parole, che ci osserva dietro le tendine di pizzo, che ascolta le conversazioni al bar del porto. La sua maldicenza è subdola, preferisce le zone grigie in cui si accumulano piccole  corruzioni, infime deviazioni. Quel purgatorio in cui la coscienza, a metà tra voluttà della colpa e ricerca del perdono, geme. 

Il romanzo è breve ma, per come é strutturato il racconto, sarebbe stato auspicabile asciugarlo ulteriormente, non tanto perché l’atmosfera non sia resa adeguatamente, quanto per la ripetitività dello schema che si dilunga orizzontalmente e non cambia registro nemmeno quando viene rivelata l’identità del “corvo”. I personaggi sono tutti sullo stesso piano, in una coralità democratica che è funzionale ma priva di accenti.
Tutto considerato resta una lettura veloce e a suo modo non spiacevole (sempre che non dobbiate commisurare il vostro gradimento ai 17 euro del prezzo di copertina, nel tal caso ne uscireste inevitabilmente in perdita).

Allusioni e calunnie hanno grande efficacia proprio perché basta loro annidarsi in quella zona d’ombra che ciascuno riconosce senza troppa fatica dentro di sé, anche in forma di pura potenzialità.
La fiducia è quanto di più labile esista e difatti, integralmente, la si concede a pochissimi.

Viv

Figlie sagge

Angela Carter, Figlie sagge, Fazi

Cosa hanno di saggio le due gemelle Chance, figlie naturali e mai riconosciute di Melchior Hazard, attore shakespeariano ormai centenario? Certamente la capacità di adattarsi ai rovesci della sorte, di accettare quel che non può essere cambiato, l’autonomia di pensiero e la noncuranza del giudizio del mondo.

E proprio in virtù di questa sovrana indifferenza Dora e Nora si presentano alla grandiosa festa per il compleanno del loro padre naturale strizzate in due minigonne scintillanti che rendono giustizia all’unico attributo fisico di cui possono ancora andare fiere all’alba dei loro settantacinque anni: due gambe mozzafiato su cui hanno costruito la loro carriera nel teatro di avanspettacolo.
Nate sotto i bombardamenti dello Zeppelin, nella parte sbagliata di Londra, quella che i turisti di solito non vedono, la sponda bastarda del Vecchio Padre Tamigi, sono state cresciute da una nonna acquisita -vegana, femminista d’antan, nudista, amante della crème de menthe- con la protezione e l’affetto dello zio Peregrine, fratello gemello di Melchior.

Grottesco, irriverente, dal ritmo effervescente e dalla prosa arguta, questo romanzo rimbalza in settantacinque anni di ricordi attraverso un racconto solo apparentemente caotico che mette d’accordo serio e faceto, utilizzando un linguaggio diretto che non si cura del politically correct né nella forma né nella sostanza.

Delle due è Dora la voce narrante e sin da subito dialoga con il lettore elevandolo ad interlocutore attivo.

Ecco la mia camera. Ne abbiamo una a testa: ci abbiamo sempre tenuto alla privacy. Identiche come due gocce d’acqua, siamesi no. Scusate il disordine e la sporcizia. 

In men che non si dica ci ritroviamo a mettere in ordine ricordi, aneddoti, protagonisti e comprimari come se ci avessero rovesciato in grembo centinaia di foto di famiglia da cui occhieggiano volti sconosciuti che dobbiamo imparare a collocare, compito in cui il lettore, seppure in modo anarchico, viene adeguatamente supportato.

Comuni prese singolarmente, le gemelle Chance hanno costruito la loro carriera e il loro sodalizio sulla magia del doppio, mosse da un amore per il palcoscenico che attraversa senza soluzione di continuità la loro esistenza fin dalle prime lezioni di danza con Miss Worthington.
Facevamo gli esercizi alla sbarra. Il sedere di Nora, in quei calzoncini blu oltremare, sculettava davanti a me come un paio di uova sode avvolte in un fazzoletto.

Una lunga parentesi centrale -a mio parere un po’ ridondante- è dedicata al grottesco set hollywoodiano per la messa in scena di una pièce shakespeariana, né mancano gli amori dietro le quinte a cui il racconto si approccia con una leggerezza disinvolta che non riesce mai a trasformarsi in cinismo.

Gli diedi tutto ciò che una ragazza può dare : un po’ di piacere, qualche dolore, un carillon di risate e un fazzoletto pieno di lacrime. Lui invece, be’, è stato lui a darmi la possibilità di comporre una frase come la precedente. Non c’è niente da ridere. Questo è lirismo. 

Dora e Nora sono donne estremamente moderne che hanno vissuto e amato intensamente e portano sulla pagina la malinconia nostalgica e l’arguzia spiazzante dell’irriverenza. Intorno a loro un carosello variopinto di personaggi e di aneddoti, di letti sfatti e di desideri frustrati affrontati col sorriso resiliente di chi sa che la vita è una commedia e la commedia è la tragedia che capita agli altri. 

Lettura godibilissima soprattutto in virtù della scrittura che crea immagini vivide con lapidaria sinteticità. Avrei voluto scegliere molte citazioni per darvi modo di assaggiare la scrittura di Angela Carter ma decontestualizzate perdono la loro squisita efficacia.

Da giovane volevo essere effimera, volevo cogliere l’attimo, vivere solo l’istante della gloria, dell’estasi, dell’applauso. Carpe diem. Mangia la pesca. Il domani non viene mai. E invece sì che viene il domani, e quando arriva sembra non finire più, ve lo giuro.

Viv

 

Grace in gobelin #3

Le mie chiusure metalliche attraversano l’oceano con un’odissea di perigliosi ritardi ma finalmente sono riuscita a montare anche questa piccolina in Gobelin che aspettava pazientemente da fine agosto.

Le due foto si riferiscono alla stessa borsa, fronte e retro, che sono ovviamente diversi visto che lo sviluppo del disegno è molto più esteso. Si tratta di una Grace  con chiusura da 18 centimetri, per chi vuole viaggiare leggero e distinguersi dalla massa.

Del resto un accessorio fatto a mano è spesso sinonimo di pezzo unico e nelle occasioni speciali è bello sapere che nessuno esibirà i tuoi stessi accessori o indosserà il tuo stesso vestito. Chiedetelo a Brenda e Kelly (*) se al Ballo di Primavera non avrebbero preferito non ritrovarsi con lo stesso tubino nero col fioccone bianco…

Ad ogni modo con le mie Grace in gobelin questo rischio non lo correte.

Viv

(*) Beverly Hills 90210

Gobelin a piccoli fiori

Disegni minuti, quasi stilizzati, che si allontanano dai classici fiori da tappezzeria.

Con l’ultimo scampolo ho realizzato una nuova Greta -delle due è quella col manico- e una graziosa borsina intermedia senza manico che avete già visto in versione bouclè blu.

Focus su Greta e solo foto di insieme per la sorella ma in questi giorni di pioggia e buio cupo è già un miracolo riuscire a far un paio di foto appena appena decenti.

Come al solito sono pezzi unici.

Viv

Liz da sera

Quando ho cominciato a cucire le clic clac bags pensavo che la difficoltà maggiore consistesse nel disegnare modelli perfetti per ogni chiusura ma in realtà mi sbagliavo:
il vero scoglio è riuscire a reperire in tempi utili le chiusure visto che le consegne hanno tempi lunghissimi e spesso, ahimè, i pacchi vanno persi durante il trasporto.
Mentre la saga delle chiusure disperse continua vi presento un nuovo modello: Liz.

Qui siamo nel regno delle occasioni eleganti, quando al pari dei Royals ci concediamo le clutch a mano e qualche eccentricità in più.  In ogni caso non manca la catenella, se mai volessimo avere le mani libere per un ballo cheek to cheek o, più prosaicamente, per il buffet.

Ho utilizzato il tulle ricamato che avete già visto in versione rossa e color castagna ma questa volta il tessuto base è blu scuro con un effetto cangiante di grande eleganza che si sposa con il blu scuro, con il nero e persino con gli abiti fantasia come dimostra l’ultima foto.

Piccolina ma non troppo perché, ormai lo sapete, per me conta anche la praticità e non mi piace dover fare la conta per decidere cosa posso o non posso infilare in borsa quando devo uscire.

Viv