Il risveglio della signorina Prim

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Natalia Sanmartin Fenollera, Il risveglio della signorina Prim, Mondadori

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Cercasi spirito muliebre assolutamente non sottomesso al mondo. In grado di fare la bibliotecaria per un gentiluomo e i suoi libri. Attitudine alla convivenza con cani e bambini. Meglio senza esperienza lavorativa. Astenersi se in possesso di laurea e diplomi post lauream.

Giovane, graziosa e, a dispetto delle richieste, con un discreto numero di titoli accademici la signorina Prim aveva sempre vissuto con la costante sensazione di essere nata nel tempo e nel luogo sbagliati.
In fuga dal modernismo caotico e spersonalizzante della grande città, Prudencia approda a Sant’Ireneo di Arnois e scopre una realtà anacronistica in cui si coltivano i principi di autosufficienza dell’antico borgo medievale e una cortese ospitalità d’altri tempi.

A poco a poco viene assorbita dalle abitudini locali: i tè pomeridiani, l’educazione dei fanciulli affidata all’intera comunità, gli orari di lavoro a misura d’uomo ma soprattutto a misura di donna poiché, data la necessità di conciliare i tanti impegni e i diversi ruoli a Sant’Ireneo le donne in particolar modo beneficiano di orari flessibili.

Nel suo ruolo di bibliotecaria Prudencia comincia una garbata schermaglia con il suo coltissimo e irreprensibile principale -una sorta di Mister Darcy di memoria austeniana, che per tutto il romanzo non sarà altri che l’uomo dello scranno- e, cammin facendo, scopriamo che Sant’Ireneo è la rivisitazione consapevole del paradiso terrestre, una sorta di enclave in cui trovano pace e rifugio coloro che hanno scelto di ripudiare il frastuono del mondo, all’ombra di un’Abbazia cui fanno capo le tensioni escatologiche del principale di Prudencia.

Un plot in discesa, verrebbe da dire. Del resto chi non desidererebbe vivere a Sant’Ireneo?
Soprattutto se a pochi chilometri di distanza una grande metropoli supplisce a tutte le necessità di ordine secolare.

In equilibrio tra la fiaba e il romanzo di evasione, “Il risveglio della signorina Prim” è un esordio ben riuscito. Ciò che ne costituisce il limite stilistico è la scoperta insistenza pedagogica con cui l’autrice catechizza i lettori.

Quantunque infatti io non sia affatto persuasa che un romanzo debba indottrinare chicchessia è altrettanto improbabile, oltre che non richiesto, che un autore si astenga dal manifestare le sue convinzioni.
Tuttavia trovo che un intento didascalico troppo evidente non sia un buon servizio al testo a prescindere dall’idea veicolata, che dovrebbe trovare spazio sfumando tra le righe, senza interrompere il flusso di lettura come un lampeggiante al neon.

Detto questo il romanzo offre condivisibili spunti di riflessione, gronda buoni sentimenti e quella saggezza popolare che sarebbe piaciuta tanto alle nostre nonne e, in un mondo dove anche il più comune buon senso è merce rarissima, non è spiacevole ricordare che etica, gentilezza e buon comportamento dovrebbero essere alla base del vivere civile.
E qui mi fermo, ciascuno sceglierà se abbracciare la visione immanentista che sconvolge prima e conquista poi la giovane protagonista.

Viv

Portapenne da borsetta e pochette portachiavi

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Non a tutti piace essere protagonisti ma neppure i più defilati accettano di restare sempre nell’ombra.
E così, dopo qualche indecisione, anche le mie stoffe hanno risolto di alternarsi nel ruolo principale ed è nato questo praticissimo set da borsetta nei toni del prugna.

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Il portachiavi è il Dumpling di Michelle patterns a cui ho aggiunto un bindello interno per fissare l’anello per le chiavi mentre il portapenne è una mia derivazione a partire dal modello base.

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Viv

Il Terzo Reich

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Roberto Bolaño, Il Terzo Reich, Adelphi

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La stesura de “Il Terzo Reich” risale al 1989, si tratta pertanto di uno dei primi lavori di Bolaño.
L’autore lo giudicò inadatto alla pubblicazione e, coerentemente con questo giudizio, lo abbandonò in un cassetto rimettendovi mano tardivamente senza riuscire a completarne la revisione. Da qui la pubblicazione postuma.

Tutte queste informazioni le ho apprese a lettura ultimata e ammetto che forse mi avrebbero spinto ad approcciare Bolaño scegliendo un’altra opera perché nel rispetto dell’autore non prediligo gli scritti sui quali non abbia posto il suo insindacabile imprimatur.

Detto questo, da un punto di vista squisitamente formale, la censura dell’autore fu fin troppo severa e ci troviamo subito immersi in una scrittura consapevole, ad ampio respiro, che disegna uno scenario in cui ogni dettaglio contribuisce alla rarefazione.
Ossimoro letterario? Forse. Sta di fatto che è proprio la cifra stilistica quella che rende davvero interessante questo romanzo.

Udo Berger trascorre una vacanza estiva nel paese sulla costa catalana in cui si recava da bambino con la famiglia. Stesso albergo, stessa locandiera per la quale da adolescente aveva avvertito i primi aneliti sentimentali.
Con lui l’eterea fidanzata Ingeborg e l’inseparabile Gioco di cui è campione – il Terzo Reich, per l’appunto- che lo impegna, tra le pareti della sua camera, nello studio di strategie e nella scrittura di articoli per riviste specializzate.
La scomparsa in mare di un compatriota con cui avevano stretto un’amicizia balneare offusca le tinte di questa vacanza straniante.

Di ciò che accade non racconto anche perché nel finale la trama perde più di qualche maglia ma vale la pena soffermarsi sull’architettura interiore cui dà vita la penna dell’autore.

Il racconto procede attraverso il diario quotidiano del protagonista e si attarda nella descrizione capillare e sonnolenta delle sue giornate. Udo è un solitario, un teorico, l’immobilità e la calura lo cullano in uno stato di alienazione in cui si fatica a tracciare una linea di confine tra realtà e percezione maniacale. Tanto più la narrazione si fa metodica, tanto più ne avvertiamo l’inconsistenza e in breve ci ritroviamo a navigare a vista guidati da un narratore inattendibile.

Sotto la lente del suo sguardo, anche i personaggi che ruotano intorno alla coppia appaiono per lo più ambigui, faccendieri, violenti, forse addirittura stupratori.

L’estate volge al termine, le ombre si allungano e l’atmosfera scivola gradualmente in un’ostilità generalizzata. Alla percezione di pericolo il protagonista risponde con un’atteggiamento di fatalismo e di passiva rassegnazione impegnando le sue energie residue in una lunga partita al Terzo Reich con una figura oscura dal corpo martoriato dalle bruciature col quale ingaggia una lotta che va ben oltre le finalità del gioco stesso.

Un finale che resta prigioniero del non detto e dell’immobilismo ottuso del protagonista che rientra in patria sconfitto senza aver sciolto i nodi del mistero.

Viv

Scampoli di primavera

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Il riciclo è ciclico. Come le stagioni.

E visto che la primavera bussa e in primavera io metto mano al disordine e cerco di domarlo, guidata dai profumo dei giacinti e dal desiderio di colore, ho pescato dalla mia scatola dei ritagli quelli piccoli e quelli piccolissimi.

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Berlingots che diventano portachiavi, non sono i primi e probabilmente non saranno nemmeno gli ultimi.

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Viv