C’era una fiaba! La lepre e la tartaruga

Continua la presentazione di “C’era una fiaba!” e dei set coordinati che hanno preso vita in queste settimane.
Se avete letto i post precedenti sapete già che sono frutto di una collaborazione con Silvia del Fancyhollow e avete già compreso quanta cura e quanto entusiasmo umano e professionale siano finiti in questi accessori. Ve li siete persi? Niente paura, cliccate qui e qui per leggerli.

Abbiamo rotto il ghiaccio con  “Il brutto anatroccolo”, oggi è la volta di una favola di Esopo e precisamente de “La lepre e la tartaruga”.

Dottamente, in un post sulla sua pagina Instagram, Silvia sottolineava che trattasi di testuggine in quanto il nostro esemplare vive esclusivamente sulla terraferma, ma forse i primi traduttori di Esopo non erano dei naturalisti e non han guardato troppo per il sottile per cui continueremo a chiamarla tartaruga.
La matita l’ha immortalata mentre si attarda mangiucchiando un filo d’erba ma noi sappiamo bene che vincerà comunque la gara con la lepre.

La morale del chi va piano va sano e va lontano la conosciamo tutti fin dall’infanzia e, per restare in tema, Silvia ed io siam state un po’ lepri e un po’ tartarughe nell’approccio al nostro progetto: meticolose e lente nel pianificare e curare i dettagli, rapidissime operativamente parlando.
Sì, sto tessendo le nostre lodi e non si dovrebbe fare ma abbiamo collaborato così bene che è un peccato non sottolinearlo.

Ecco qui la shopper con la lepre in primo piano.

Per questo set abbiamo scelto una fantasia geometrica sui toni del verde menta che si sposa alla perfezione con la base e con l’interno nero.

A prestissimo con il terzo set, intanto l’avventura continua sul blog di Silvia con la sua presentazione.

Viv

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C’era una fiaba! Il brutto anatroccolo

Se avete letto il post precedente sapete che è in atto una collaborazione con il Fancyhollow.
I disegni di Silvia hanno incontrato la mia macchina da cucire e sono nati quattro set di accessori composti da una shopper e una pochette coordinata.

Leit motiv, come recita con licenza il titolo, sono tre favolette di Esopo e una fiaba di Andersen.
Oggi apriamo le danze proprio con “Il brutto anatroccolo”.

Il nostro è un papero felice, ignaro delle brutture del mondo e della cattiveria.
Eccolo qui che corre a rotta di collo verso lo stagno!
Ci piace immaginarlo così, prima che cominci ad essere bullizzato e a soffrire per la sua diversità e, se avete visto il cartone della Disney, sapete di che parlo.

Io mi sono letteralmente innamorata di questo paperotto, solo a guardarlo mi mette allegria.
Non è un compagno di avventure perfetto?

La fiaba recita che l’anatroccolo divenuto adulto si scopre cigno maestoso, et voilà, ecco qui il nostro nobile esemplare sulla pochette coordinata, sorpreso mentre apre le ali e scrolla via le goccioline d’acqua dopo una bella nuotata.

Ma veniamo anche ai dettagli di cucito. Per il nostro anatroccolo abbiamo scelto una fantasia che ricorda sia la vegetazione palustre che le impronte delle zampette palmate.
Il fondo della shopper è sagomato per aumentare la capienza e la pochette ostenta con orgoglio una bella cerniera in metallo color bronzo.
L’interno è in cotone nero tinta unita per tutti i set, così come la fascia orizzontale che incornicia il disegno e prosegue per simmetria sul retro.

Ed eccoli qui insieme!

Che ne dite?
Abbiamo fatto centro?

L’appuntamento è tra un paio di giorni con il prossimo set ispirato alla favola de “La lepre e la tartaruga” e, se avete visto l’anteprima dei disegni di Silvia, scommetto che avete già indovinato anche le altre tre favole.

Ovviamente potete rincorrere il nostro anatroccolo anche sul blog di Silvia cliccando qui.

Viv

C’era una fiaba! Progetto a quattro mani con Fancyhollow

In questo blog di recente si è parlato spesso di fiabe ma “C’era una fiaba!” è un progetto tutto nuovo e tutto diverso. Un progetto a cui tengo moltissimo proprio per come è nato e si è sviluppato.

Oggi vi racconto la storia di una collaborazione che ha preso vita tra Monza e Firenze a suon di mail e messaggini, tantissime mail e tantissimi messaggini.

A Monza ci sono io, a Firenze c’è Silvia del Fancyhollow.
Conoscete, vero, la sua creatività multiforme e la sua predilezione per tutto quello che è “natura”?
Suoi sono i bellissimi disegni a china che abbiamo fatto stampare su tessuto, suo il lavoro relativo alla grafica sulla stoffa e sui cartoncini che abbiamo pensato per accompagnare i nostri accessori. Sua è l’icona di “C’era una fiaba!” che ritroverete anche su Instagram.
Da parte mia ho realizzato il progetto e cucito ogni singolo punto con la massima cura e una certa segreta apprensione.

Quel che ancora non vi ho detto è che Silvia ed io non ci siamo mai incontrate -ma rimedieremo prestissimo, eh!- il che rende ancora più speciale questa collaborazione così ben riuscita.

“C’era una fiaba!” si ispira a tre favole di Esopo e ad una famosa fiaba di Andersen.
A ciascuna di esse abbiamo abbinato una shopper e una pochette coordinata con i personaggi di queste storie.

Sono passati poco meno di tre mesi dalla primissima mail di Silvia e finalmente è arrivato il momento di alzare il sipario sulle nostre creazioni!
Per oggi  le vedrete  solo di spalle ma dal prossimo post ve le presenteremo una per una con dovizia di particolari e qualche piccolo retroscena.

Sul blog di Silvia potete seguire il racconto in parallelo anche attraverso le parole di chi ha dato vita ai protagonisti delle nostre fiabe.
Stay tuned!

Viv

Penelope Poirot fa la cosa giusta

Becky Sharp, Penelope Poirot fa la cosa giusta, Marcos y Marcos

Da tempo tenevo d’occhio questo volumetto attendendo che Marcos y Marcos capitolasse alla versione digitale. Le loro edizioni cartacee sono belle e molto curate ma, anche se si tratta di una lettura gradevole, a conti fatti avrei rimpianto i 17 euro del prezzo di copertina.

Sotto lo pseudonimo di Becky Sharp -omaggio alla seducente manipolatrice di Thackeray- si cela un’autrice italiana e italiana è anche l’ambientazione sulle colline del Chianti, in una di quelle cliniche salutistiche a cinque stelle che si prefiggono di restituire l’equilibrio mentale e fisico dei loro ospiti a prezzi tutt’altro che ragionevoli.

Ed è proprio a ridurre lo stress e il colesterolo accumulato con il suo lavoro di critica gastronomica che punta Penelope Poirot, una donnina a forma di krapfen dall’eccentrica chioma fiammeggiante nelle cui vene scorre il sangue del ben più celebre investigatore belga. Solo il sangue beninteso, perché le cellule grigie di cotanta discendente non hanno alcuna predisposizione investigativa e Penelope si lascia facilmente abbindolare dalle apparenze traendo conclusioni fantasiose e melodrammatiche.
A far da contraltare alla sua straripante e dispotica personalità è la segretaria fresca di nomina, Velma Hamilton, trentacinquenne inglese che coltiva con piccoli cedimenti uno spirito da zitella e che, in grazia della sua ottima conoscenza della lingua italiana, è stata scelta come accompagnatrice in questa vacanza.

Vessata dalla prosopopea di una datrice di lavoro che non si fa scrupolo ad esprimere giudizi taglienti su tutto e tutti, Velma impara rapidamente l’arte del sottoposto: tace di fronte alle provocazioni e finge di ignorare le debolezze di colei che la paga e che si picca, per esempio, di negare il vizio del fumo stigmatizzando con supponenza chi ne è vittima.

“Hamilton, si vede che lei è vissuta nella bambagia: non conosce il mondo, non conosce, l’ulcera, non sa cos’è lo stress”.
Seduta alla toilette della sua suite, tra broccati rosa antico e mobili tardo Ottocento, Penelope si aggiustava l’ardito chignon e si studiava dallo specchio.
Dietro le lenti, i miei occhi restarono inespressivi. Non sono un’ipocrita, ma quando l’ipocrisia diventa questione di sopravvivenza, due lenti da miope possono rivelarsi una risorsa preziosa.

Se la trama investigativa non si ispira alla logica più stringente e non crea dipendenza vanno però segnalati positivamente degli aspetti relativi alla stesura: un certo movimento della narrazione che è affidata inizialmente a Velma e che ci consente di conoscere attraverso i suoi occhi l’esuberanza di Penelope e alcune pagine di raccordo tra i vari capitoli che colgono i vari personaggi in momenti privati e trasformano, per così dire, il lettore in un osservatore che spia dal buco della serratura.

Sono propensa a credere che, così come in altre serie che sposano l’intreccio giallo alla commedia- mi viene in mente il personaggio di Agatha Raisin– i romanzi successivi aumentino il gradimento fidelizzando il lettore ai protagonisti e alle loro piccole idiosincrasie.

In questo caso non sarà difficile verificarlo, dal momento che Penelope Poirot è già disponibile con due nuove avventure sempre edite da Marcos y Marcos.

“Soffre di adenoidi, Velma?” “No, madam”. “E allora perché se ne sta con la bocca spalancata, come un’inglese di mezza età? È sconveniente mostrare un’aria tanto stupita. Fa molto provinciali all’estero”.

Da mettere in valigia nel primo week end in fuga dalla città.

Viv

Big shopper

Da alcune settimane tutto il mio tempo in craft room è assorbito da un progetto a quattro mani con Silvia del Fancyhollow. Manca davvero poco per alzare il sipario ma, visto che fino a stamattina mancavano anche alcuni tessuti, mentre aspettavo l’arrivo del corriere, a tempo perso, mi sono dedicata a un paio di lavoretti veloci e poco impegnativi, di quelli che si finiscono da sé, per così dire.
Ho idea che diventeranno dei regalini per le amiche che in questa stagione cominciano a vagheggiare i week end al mare.

Questa è a tutti gli effetti una big shopper perché è un po’ più grande rispetto allo standard di una shopper tradizionale. E’ una di quelle borse belle grandi in cui finisce dentro di tutto.
A me piace proprio perché ha le dimensioni di una borsa da spiaggia e quando si arriva a parlare di borse da mare vuol dire che non manca poi molto all’estate.

Rispetto alla shopper del tutorial questa borsa non è richiudibile -quindi niente bottone- ed è foderata -quindi niente cuciture francesi- ma ha un fondo sagomato che ne aumenta la capienza.
Per il resto è semplicissima, robusta ma leggerissima, e se mai doveste prendere un aereo per raggiungere spiagge esotiche, sarebbe la borsa perfetta da infilare in valigia senza rubare spazio ai vestiti.

Ne ho fatte due con varianti davvero piccole: il colore delle impunture, il tessuto interno -grigio chiaro o color panna- le taschine (in una ci sono, nell’altra no).

La stoffa è la medesima ma nella seconda versione, quella con l’interno grigio, il taglio del tessuto ha privilegiato una nota rossa che nella prima shopper è del tutto assente.

Per tutte e due ho previsto una bustina coordinata per i piccoli accessori, sapete che non mi piace lasciare degli scampoli inutilizzati e una pochette in più fa sempre comodo.

Se anche voi cominciate ad aver voglia di vacanze direi di cominciare da qui.

Viv

Il sospettato X

Keigo Higashino, Il Sospettato X, Giunti

E’ più difficile trovare la soluzione di un problema o stabilire se la risposta di qualcun altro allo stesso problema sia corretta?
Per dirla in termini matematici, si parla di P=NP ma, se su questo enigma verte la soluzione di questo giallo, non occorrono competenze specifiche per la lettura del libro di Keigo Igashino.
Scritto da un ingegnere di Osaka nel 2005, “Il sospetto X” è disponibile dal 2012 sul catalogo Giunti. In Italia l’autore è poco conosciuto ma in Giappone il romanzo è stato un vero e proprio caso editoriale.
Ambientato nei quartieri di Tokio, è un giallo che si gioca sul duello tra due grandi menti logiche: l’una elabora l’alibi perfetto, l’altra si adopera per smascherare l’inganno.

Come negli immortali gialli televisivi del tenente Colombo, il delitto si consuma sotto ai nostri occhi nelle prime pagine, dunque sappiamo fin dall’inizio chi siano colpevole e vittima.
Quel che invece non sappiamo è come il complice abbia deciso di sbarazzarsi del cadavere e quali espedienti abbia escogitato per depistare le indagini di polizia.

Chi ordisce questa trama è Tetsuya Ishigami, genio matematico di grande intuito e disciplina, il suo movente è l’affetto che nutre per la vicina di casa, Yasuko Hanaoke, che desidera proteggere.
Suo contraltare non è, come sarebbe lecito aspettarsi, l’ispettore che conduce le indagini ma, per così dire, un collega, laureato in fisico ed ex studente dell’Università Imperiale come Ishigami.
Manabu Yukawa è un’altra eccellenza logica ed è già stato chiamato in passato a far da consulente per la polizia.
Inizialmente incuriosito dal fatto che una sua vecchia conoscenza sia vicino di casa della vedova della vittima, Yukawa avvicina Ighiguro e gradualmente tra i due si instaura una partita a scacchi fatta di strategie e piste false.

Per scovare l’inganno di una mente razionale ne occorre un’altra altrettanto brillante e questo è esattamente lo scenario in cui si muovono i due studiosi.
Niente colpi bassi, la lotta è tutta intellettuale e i due avversari si fronteggiano con rispetto e una certa qual benevolenza, tanto che anche il lettore si ritrova a simpatizzare trasversalmente tanto con i colpevoli quanto con chi cerca di scoprire la verità. La cosa risulta ancora più inevitabile perché non ci sono “cattivi” in senso stretto, se si sorvola su un uso colpevolmente strumentale della vita altrui che riesce a passare quasi inosservato grazie al comportamento misurato e quasi impersonale del protagonista.

L’ambientazione è sicuramente uno degli aspetti meno scontati di questo giallo che apre una finestra su alcune consuetudini nipponiche: l’abitudine ancora diffusa, sebbene in calo, di non legare le biciclette, i locali notturni per soli uomini in cui è possibile essere intrattenuti senza secondi fini da ragazze nubili e madri di famiglia, come è il caso della protagonista femminile, o l’uso di elettrodomestici a noi sconosciuti come le tovaglie termiche, utilizzate per scaldare le gambe di chi siede al tavolo.
Se le descrizioni della toponomastica cittadina risultano talvolta poco comprensibili bisogna riconoscere che l’esiguità dei personaggi aiuta a memorizzare nomi che ad un europeo risultano inevitabilmente ostici mancando la consuetudine a riconoscerli secondo un genere maschile o femminile.

Nell’insieme una scrittura dalle maglie larghe, che non ha nulla dei ritmi serrati dei polizieschi americani e in cui anche i personaggi riflettono il riserbo della cultura giapponese e si concedono con grande riservatezza.

Viv

Altri gattini

Sembra che io mi stia trastullando a suon di astucci, tutti diversi e tutti uguali, ma in realtà nella craft room c’è gran fermento. Infatti sto lavorando ad un progetto che mi entusiasma tantissimo e che nasce da una collaborazione a distanza con Silvia del Fancyhollow.

Non vedo l’ora di mostrarvi qualcosa anche se una piccola anteprima è già arrivata sulle storie di Instagram e prometto di farvi dare una sbirciatina dentro il laboratorio. Se la curiosità vi divora, sulla pagina Instagram di Silvia potete provare a indovinare quali saranno i protagonisti del nostro progetto. Per ora vi tocca la solita bustina impunturata.

Continuo a guardare ai più piccoli con un astuccio con disegnati dei buffi micetti sui toni dell’arancio e del grigio. All’interno una fantasia geometrica che sfata una volta per tutte l’idea che fantasie molto diverse non possano convivere armoniosamente.

Viv