Il business delle mascherine fai da te

Viviamo tempi difficili e urge una piccola riflessione sul boom delle mascherine handmade in rete. A Milano e provincia le mascherine chirurgiche, per non parlare delle famigerate ffp2 e ffp3, sono risultate introvabili sin da subito e da settimane spopolano ovunque i tutorial.

La maggior parte delle creative che seguo hanno messo a disposizione gratuitamente i pattern, hanno realizzato video per spiegare il procedimento, hanno cucito e regalato mascherine.
Altre, fortunatamente una minoranza, hanno colto l’occasione di un nuovo business e hanno messo in vendita mascherine a € 10 l’una più spese di spedizione.
Un prezzo che, in un momento di grave emergenza come questo ha un solo nome: sciacallaggio.

Persino se parte del ricavato venisse devoluto a sostegno dell’emergenza -intenzione che, per trasparenza, andrebbe dichiarata ab origine- sarebbe più etico mantenere un prezzo simbolico accessibile a tutti, lasciando a chi compra facoltà di donare secondo coscienza e portafoglio.
E non venitemi a dire che la beneficenza si fa con discrezione: chi, in piena emergenza coronavirus, chiede 10 euro per pochi centimetri quadrati di stoffa e quattro cuciture, ha l’obbligo di giustificare un prezzo così esoso.
La dura legge della domanda e dell’offerta la lascerei agli speculatori, se permettete.

Ah, so benissimo che le MASCHERINE DI STOFFA NON SONO UN PRESIDIO MEDICO-CHIRURGICO e NON COSTITUISCONO UNA VALIDA PROTEZIONE CONTRO IL CORONAVIRUS, tuttavia in alcuni uffici pubblici o ambulatori medici si accede solo con mascherina e, per fare un esempio che mi tocca da vicino avendo la mamma ricoverata in una struttura geriatrica da gennaio, per procedere alla dimissione sono richiesti guanti e mascherina.
Posto che non se ne trovano, sarà necessariamente mascherina fai da te.
Una di queste.

Un abbraccio a tutte le creative -e sono tante- che si sono messe a disposizione con generosità, alle altre per quel che vale ho tolto il follow senza se e senza ma.

Viv

Regali handmade solidali. Riflessioni sull’arte del dono

C’è chi ci ragiona con largo anticipo e chi si riduce all’ultimo minuto ma, rassegniamoci, a breve tutti cominceremo a pensare ai regali di Natale.
Pochi o tanti che siano, ci rende felici condividere “almeno un pensierino” con le amiche, le colleghe, la vicina di casa o le maestre di scuola.

Sembra superfluo dirlo ma ciò che rende davvero speciale un dono è tutto quello che non si vede. A renderlo unico infatti è la riflessione che lo ha preceduto non certo il valore monetario puro e semplice.
Per questo motivo, soprattutto quando si tratta di regali che non vogliono avere grandi pretese economiche, l’importante è non scivolare nella banalità degli oggetti in serie che, spesso per contenere i costi riescono ad essere anche straordinariamente brutti ed inutili.

L’handmade è sempre più la scelta di chi nel dono cerca l’originalitá di un prodotto unico, pensato e curato nei dettagli che si possa personalizzare e adattare a chi lo riceve.

Dunque se in aggiunta a tutto questo scegliamo un prodotto handmade solidale, regaliamo un doppio sorriso: a chi riceverà il nostro dono e a chi beneficerà del nostro supporto.

Nel mio caso il sorriso è quello dei bambini di Iasi, in Romania.
Lì c’è un centro diurno che segue i minori di famiglie numerose con difficoltà economiche, garantisce loro un luogo in cui ritrovarsi, giocare e crescere, in cui sia possibile ricevere un supporto psicologico, un aiuto per proseguire gli studi, un ambiente riscaldato d’inverno dove fare i compiti e la merenda.
E nel mese di agosto i volontari italiani, che durante l’anno raccolgono fondi per sostenere economicamente il centro, raggiungono Iasi e trascorrono le vacanze con i bambini, organizzando insieme a loro attività ricreative.

Se volete saperne di più, seguiteli su FB. Li trovate come Associazione Gruppo Romania.

Viv

Un’onda blu per l’Autismo

Sapevate che il 2 aprile è la Giornata di consapevolezza sull’Autismo?
Io l’ho scoperto grazie a Milena che mi ha invitato ad aderire alla settimana per l’autismo pubblicando qualcosa di #blu tra il 27 marzo e il 3 aprile.

Di autismo mi è già capitato di parlare sul blog consigliando il romanzo di Matthew Dicks “L’amico immaginario” ma non ne ho una conoscenza diretta e approfondita anche perché è un disturbo piuttosto complesso che si manifesta con infinite combinazioni che coinvolgono la sfera verbale, le relazioni interpersonali e la capacità di interazione con gli stimoli esterni.

Curiosando in rete ho scoperto che alcune catene di supermercati inglesi stanno sperimentando un programma autism friendly, che prevede un’ora a bassi stimoli sensoriali per agevolare gli acquisti delle famiglie con bambini autistici che sono sopraffatti dal sovraccarico sensoriale prodotto da luci, rumori e affollamento.
La settimana dell’autismo è un invito a creare informazione poiché la conoscenza e la familiarità abbattono i muri, generano empatia e semplificano i problemi.

Faccio mio l’invito di Milena e ve lo giro.
Mi piacerebbe che durante quella settimana la rete si riempisse di post #blu -una foto, una ricetta, una creazione handmade- con un piccolo richiamo all’idea a cui fa capo la scelta di quel colore.
Accendiamo i nostri riflettori e aiutiamo a diffondere la cultura dell’inclusione partendo dalla conoscenza di ciò che ci disorienta perché fuori dal nostro ordinario.

Segnatevi la data sul calendario: aspetto le vostre idee blu nella settimana tra il 27 marzo e il 3 aprile e comincio a preparare le mie.

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Viv

In via d’estinzione

Non mi corrispondono molto i bilanci annuali ma approfitto volentieri del mio terzo compleanno virtuale per tracciare una sorta di cerchio magico.

Ringrazio chi mi ha chiesto informazioni, consigli, spiegazioni, schemi di lavoro e ha mostrato gratitudine con due semplici righe di risposta.
Stupirà sapere che sono pochissimi ma qualcuno l’ha fatto.

Ringrazio chi continua a mantenere i contatti o a lasciare un commento malgrado abbia chiuso il suo blog o l’abbia abbandonato da tempo, perché se è vero che ci muoviamo in un mondo virtuale le persone non lo sono mai.

Ringrazio chi ha avuto il desiderio di conoscermi e di condividere la possibilità di un’amicizia.

Ringrazio per le piccole gentilezze inaspettate, per il libro che desideravo leggere, per la ricetta del dolce natalizio, per il pacchetto inaspettato, per le attenzioni non dovute e per questo ancora più gradite.

Grazie a tutti voi che scegliete di mantenere in vita parole e gesti in via d’estinzione.

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Viviana