La collina

Andrea Delogu, Andrea Cedrola, La collina, Fandango

Confesso che prima di vedere il documentario Netflix SanPa, non ero a conoscenza del fatto che Andrea Delogu -che ricordavo del tutto superficialmente come conduttrice televisiva- avesse trascorso la sua prima infanzia nella comunità di San Patrignano e tanto meno sapevo che il padre fosse stato autista e braccio destro di Vincenzo Muccioli.

Dalla visione della serie tv è nata la curiosità verso questo libro che, come dichiarato nella prefazione, pur non essendo un’autobiografia vera e propria è fortemente ispirato alla vita dei genitori della Delogu. A tal punto ispirato, che la finzione letteraria ha lo spessore della carta velina ed è del tutto impossibile per il lettore non sovrapporre ai nomi di fantasia i volti delle persone reali.  

Sia la serie che il romanzo affrontano con onestà intellettuale e senza partigianerie la figura di Muccioli, padre e padrone di San Patrignano e delle migliaia di anime che sono transitate da lì per disperazione propria o dei loro genitori.

Io che sono stata bambina a Milano negli anni Settanta, con più libertà di movimento di quanta ne abbiano avuta i bambini delle generazioni successive, ricordo che l’educazione alla sopravvivenza passava attraverso rigide raccomandazioni: r
ispettare i semafori, non dare confidenza agli sconosciuti tanto per dirne un paio, ma non raccogliere le siringhe da terra era praticamente un mantra. Nei giardini più vicini a casa mia si trovava la famigerata Palazzina Liberty (la stessa che anni dopo venne bonificata da Dario Fo e trasformata in un teatro d’avanguardia) e a noi bambini era fatto divieto assoluto di avvicinarci a quell’edificio abbandonato intorno al quale si aggregavano i tossici.
Di Muccioli avevo sentito parlare già allora, qualche articolo di giornale, voci sussurrate sul figlio di quel tale che era entrato in Comunità. In quegli anni già scoprire di conoscere qualcuno i cui figli avevano problemi di droga era un fatto sconvolgente (quasi quanto quella volta in cui la figlia sedicenne di un cugino dei miei rimase incinta).
Non ho acquisito in quegli anni la mia idea attuale su Muccioli ma certamente ricordo che c’è stato un tempo in cui l’opinione pubblica e le istituzioni erano ben contente che la sua comunità si facesse carico di ripulire le strade da “quei giovani perduti pronti a scippare le nostre mamme per poche lire”. 

Le testimonianze eterogenee raccolte nel docu-film di Netflix restituiscono la figura di un uomo controverso. Idealista, leader carismatico, megalomane, narcisista, capace di catalizzare grandi energie, grandi sogni e grandi somme di denaro.
La serie documenta con accuratezza uno spaccato di quegli anni e contribuisce con onestà intellettuale alla ricostruzione della vicenda, dando spazio a tutte le voci coinvolte ma il merito maggiore sta nel fatto che non cede alla tentazione di sedurre lo spettatore. Le immagini raccontano la realtà cruda, senza abbellimenti e senza sconti dall’utopia alla caduta. 
Il libro, in tal senso, è un utile compendio ma, in sé e per sé non ha un grande valore letterario e, maneggiando una realtà romanzata, prescinde per forza di cose dal dato documentale. 

Ognuno di noi, attingendo di prima mano alla grande quantità di fonti e testimonianze processuali, può trarre conclusioni autonome. 
Per parte mia non ho mai avuto simpatia per le organizzazioni gerarchiche fuori controllo (già sappiamo quanto sia facile scadere in abusi persino quando il controllo sarebbe previsto, vedi caserme, ospedali psichiatrici, RSA, asili per l’infanzia) non amo la disciplina esasperata e le aggregazioni comunitarie, dagli scout ai gruppi di preghiera organizzati. 

Da genitori si impara presto che il confine tra buone intenzioni e manipolazione è sottile. Bisogna restare vigili per non prevaricare, soprattutto se il nostro contraltare, per età, gerarchia o condizione, si trova in posizione subalterna.
In ogni caso non è mai lecito utilizzare metodi disumani per piegare la volontà altrui, persino se si tratta di una volontà malata. 
Riporto le parole del pubblico ministero Roberto Sapio durante il famoso ”processo delle catene”: “E va bene la teoria dello schiaffo come simbolo della liberazione dalla schiavitù della droga. Ma la merda, signor Muccioli, le coperte sudicie, il freddo, le percosse, che cosa stavano a simboleggiare? “

Viv 

 

 

 

 

9 pensieri riguardo “La collina

  1. Buongiorno, sono d’accordo con ciò che dice, la possibilità di cure i drogati e farli uscire dal tunnel era solo utopia che illudeva le famiglie dei malati. Muccioli è stato l’alternativa che garantiva la riuscita del miracolo, lo Stato ha permesso tutto ciò che si vede nel docufilm. Il fine per tante famiglie ha giustificato il mezzo….

    1. Buongiorno Elisabetta, grazie per il commento. Forse nel tentativo di sintetizzare ho espresso male il mio pensiero ma in realtà, parlando di utopia, io non mi riferivo all’impossibilità di aiutare i drogati. Quando parlo di utopia mi riferisco alle premesse iniziali, quelle che hanno fatto nascere San Patrignano. Utopia era credere di poter mantenere logiche fondate sul carisma personale aumentando i numeri da qualche decina di persone ad alcune migliaia. La realtà di S.P.colmava un vuoto dello Stato ma non poteva reggere l’urto dei grandi numeri. Questo al netto della megalomania e del narcisismo del suo fondatore. E certamente dissento fortemente dagli abusi e dagli estremismi fuori controllo. Grazie per avermi dato modo di chiarire il mio pensiero.

  2. Anche io ricordo bene quegli anni, pur avendoli vissuti in una diversa città, ricordo anche la nascita di questa realtà. Non ho visto la serie, come sai, sul libro sono un po’ perplessa perché mi sembra arduo mescolare realtà e fantasia su fatti così attuali e recenti, tuttavia mi hai incuriosito. Perfetta e sincera come sempre la tua recensione. brava cara!

    1. Confesso due cose: se non avessi già visto il docu-film su Netflix non avrei letto questo libro, allo stesso modo non l’avrei letto se non fosse stato gratuito con l’applicazione KindleUnlimited. In buona sostanza il contesto è quello (hanno cambiato tutti i nomi e probabilmente hanno spalmato alcuni aneddoti realmente accaduti seguendo una logica funzionale al romanzo). La serie è imperdibile per chi voglia approfondire quegli anni il romanzo è accessorio. Buona giornata cara!

  3. Ricordo quella libertà e il parchetto di periferia con qualche sasso messo come palo e i drogati che si bucavano discretamente dietro il pino.
    Ho visto SanPa e l’ho trovato interessante anche se un po’ troppo pruriginoso. Non mi ha dato l’impressione di essere un documentario neanche quando lo era. (Un limite mio, probabilmente).
    Invece ho assistito alla presentazione del libro di Andrea Delogu (libro che poi non ho letto). Ma la serenità con cui racconta la sua infanzia in un posto così mi hanno fatto valutare il suo spessore. E mi è diventata simpatica.

    1. Il romanzo coglie bene l’atmosfera della comunità ma il fatto che sia estremamente puntuale pur cambiando tutti i nomi l’ho trovato un po’ straniante. Ho appena letto il libro di Cantelli e direi che tra libri e serie tv la quadratura del cerchio si completa piuttosto bene.

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