Lacci

Domenico Starnone, Lacci, Einaudi

Questo di Starnone è stato uno dei libri che mi hanno fatto compagnia un anno fa nel primo storico lockdown, uno dei pochi di cui mi rammaricavo di non aver lasciato traccia sul blog. 
Recupero oggi, dopo una veloce rilettura. Non ricordavo fosse così breve -mi è bastato il pomeriggio della domenica per terminarlo- che avesse un’intensità quasi teatrale invece sì, quello lo ricordavo. 

Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie. Lo so che questo una volta ti piaceva e adesso, all’improvviso, ti dà fastidio. Lo so che fai finta che non esisto e che non sono mai esistita perché non vuoi fare brutta figura con la gente molto colta che frequenti. Lo so che (…) Ma che tu lo voglia o no il dato di fatto è questo: io sono tua moglie e tu sei mio marito, siamo sposati da dodici anni -dodici anni a ottobre- e abbiamo due figli (…)

Chi scrive è Vanda, moglie di Aldo e madre di Sandro e Anna. Aldo li ha lasciati dall’oggi al domani per una diciannovenne solare e piena di vita e lei, preda di una furia disperata, rovescia sul marito una serie di missive al vetriolo che lungi dal riportarlo sulla retta via neppure vengono lette. 

La parte centrale del romanzo è affidata al marito e da lui apprendiamo che marito e moglie,  ormai ultra settantenni, hanno trovato il modo di ricomporre la frattura e convivono da anni in un’intimità distante che ha danneggiato loro ma soprattutto i figli.
E sono proprio i figli che chiudono il cerchio, anche dal punto di vista narrativo, con un colpo di coda che ha il sapore di una vendetta tardiva. 

Aldo e Vanda sono figli degli anni Sessanta. Si sono sposati poco più che ventenni per emanciparsi dai genitori salvo poi ritrovarsi un decennio più tardi chiusi in una prigione borghese mentre il mondo al di fuori sperimentava le libertà sessuali post sessantottine. 
La giovane amante per Aldo rappresenta la fuga dalla routine, la freschezza della novità ma soprattutto la libertà dai vincoli della famiglia e dalle responsabilità morali (quelle quotidiane erano già per lo più a carico della moglie, così come volevano i dettami dell’epoca). 
La rabbia e la frustrazione di Vanda sono quelle di una donna che, dopo aver sacrificato gran parte delle sue ambizioni alla famiglia, viene tradita e messa da parte. Il suo grido di dolore rasenta il nichilismo suicida e attraversa tutte le fasi: dallo sconcerto, alla furia, passando per il disprezzo, fino al risentimento più cupo. 
Dal canto suo Aldo, del tutto preso dal suo innamoramento, per un lungo periodo non riesce minimamente ad empatizzate con il dolore della moglie e dei figli.

Mi terrorizzò ma non mi sconvolse, il suo tormento non mi entrò mai nel petto come se fosse il mio. Ero in uno stato d’ebbrezza che mi avvolgeva come una tuta ignifuga.

Come si possa tornare a vivere con una donna così profondamente ferita, che non riesce a superare l’umiliazione, la diffidenza e il bisogno di conferme lo spiega bene Aldo nella parte centrale del romanzo.
Molto ha a che vedere con i lacci emotivi -come quelli delle scarpe che il padre e il figlio annodano nello stesso identico modo- lacci che incarnano il patrimonio comune, del tutto unico, che ciascuna famiglia condivide.
Penso ai ricordi, al vissuto comune, ad alcune parole prive di significato al di fuori di quello specifico gruppo familiare, che costituiscono invece la grammatica dei sentimenti condivisi dai membri di quello stesso nucleo. 
Tuttavia, i lacci che consentono ad Aldo e Vanda di riprendere la loro vita coniugale somigliano più ai bracciali elettronici dei detenuti e sono costruiti su meccanismi di manipolazione, sui sensi di colpa, sull’accettazione di ruoli non sindacabili e soprattutto sulla distanza emotiva.

Dalla crisi di tanti anni fa abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto ci taciamo. 

“Lacci” è un romanzo che condensa in poco più di un centinaio di pagine la sofferenza della separazione e del ricongiungimento, con accenti di sconcertante normalità. Trova il suo pubblico naturale tra persone adulte che abbiano sperimentato la dolcezza e l’asprezza della vita a due, persone che conoscono per esperienza diretta la forza di quelle radici inestricabili che ogni coppia intreccia sotto la superficie visibile al punto che diviene di fatto impossibile recidere il legame senza danneggiarsi l’un l’altro. 

C’è una distanza che conta più dei chilometri e forse degli anni luce, èla distanza dei cambiamenti. 

A volte ci si ritrova, a volte ci si lascia, a volte ci si condanna ad una reciproca prigionia in un inutile gioco al massacro. 

Viv 

 

 

3 pensieri riguardo “Lacci

  1. Hai fatto molto bene a presentarlo perché mi sembra una lettura interessante su dinamiche attuali, poi mi piacciono molto i brani che hai scelto che svelano una scrittura molto gradevole! Grazie cara, un bacione.

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