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Jeffrey Eugenides, Middlesex, Mondadori

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Premio Pulitzer 2003, Middlesex è forse il romanzo più celebrato di Eugenides.

“Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1970 in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan.”

Alla voce onnisciente di questo insolito narratore sono affidate tre generazioni di Stephanides in una epopea lunga seicento pagine che ha inizio negli anni Venti durante l’assedio di Smirne. Emigranti alla volta degli Stati Uniti, Lefty e Desdemona hanno rinnegato i panni fraterni durante il viaggio in nave e sono sbarcati sul suolo americano come marito e moglie.
Alla promiscuità dei loro rapporti e di quelli dei loro antenati viene fatta risalire l’anomalia genetica che colpirà, saltando una generazione, il nipote Cal, nato e vissuto come Calliope fino all’adolescenza.
In lei coesistono due nature biologiche, una femminile, apparente, secondo cui è stata cresciuta e una nascosta, maschile, che prenderà il sopravvento con la maturità a dispetto del condizionamento culturale.
In realtà, dopo quell’incipit così sconcertante, la sua vicenda personale resta, salvo rare incursioni nel presente, sospesa fino a romanzo inoltrato, dando spazio ad una saga familiare che abbraccia la storia americana attraversando gli anni del proibizionismo, del contrabbando, del razzismo, dei predicatori fino a lambire il passato più recente.

Attingendo alle storie personali dei suoi antenati Calliope compie un percorso di formazione verso la sua identità maschile, alla ricerca delle radici della sua diversità.
L’ermafroditismo di Cal/Calliope viene attribuito alla mutazione recessiva del quinto cromosoma, causata dai frequenti matrimoni tra consanguinei che caratterizzavano un tempo le piccole comunità isolate. E come una colpa da espiare viene vissuto dalla capostipite Desdemona, da sempre attenta a captare nei figli e nei nipoti un dettaglio “mostruoso” che svelasse il suo segreto incestuoso.

Una lettura alterna, non sempre scorrevole, a tratti ridondante. Uno stile fluido e curato, con alcune pagine molto ben scritte e una parte finale meno appassionante e approfondita di quella iniziale.

Viv