Tag

,

Thomas Harding, Il comandante di Auschwitz, Newton Compton

IMG_6618

Nel corso degli anni ho letto moltissime pubblicazioni sul nazismo, i campi di concentramento, la Shoah: romanzi, saggi, autobiografie, brevi racconti indirizzati ad un pubblico di giovanissimi.

Un libro come “Il comandante di Auschwitz” mi mancava per il taglio documentaristico con cui ricostruisce in parallelo le vite di due uomini che per scelta e per nascita vennero a trovarsi su schieramenti opposti: Rudolf Höss, comandante di campo ad Auschwitz dalla sua edificazione, nel 1939, al suo smantellamento nell’aprile del 1945, e Hanns Alexander, esule politico a Londra, che fu responsabile della sua cattura.

Attraverso il racconto alternato delle vite dei due protagonisti il libro disegna il percorso che portò Höss, da un’iniziale vocazione contadina, alla leadership del campo di sterminio più tristemente famoso della Seconda Guerra Mondiale, e d’altro canto fece di Alexander dapprima un militante nelle truppe ausiliarie dei pionieri, corpo in cui venivano impiegati i rifugiati tedeschi e, a guerra conclusa, un membro del pool investigativo inglese che diede la caccia ai gerarchi nazisti responsabili del genocidio.

Se nel racconto si perdono alcuni particolari relativi agli aspetti più squisitamente storici e alla consequenzialità di alcuni eventi, il focus dell’autore -nipote di Hanns Alexander- illumina senza partigianeria, grazie a numerose testimonianze documentali, le personalità, i conflitti interiori, le debolezze umane di due individui votati a cause contrapposte.

La crudeltà si nutre di debolezza e la giustizia non sempre riesce ad essere adamantina, le zone di luce e ombra si mescolano lungo l’intero racconto e contribuiscono a restituire lo straniamento di fronte a ciò che Hannah Arendt definirà con sensibilità chirurgica la banalità del male.

Höss non è integralmente disumano -la figlia Brigitte ricorderà il padre come uomo sensibile e affettuoso, e gli anni vissuti nelle immediate adiacenze dei campi come piacevoli e felici – e Alexander non è specchiatamente etico.
Ciò che davvero spaventa è quanto sia facile diventare strumenti del Male quando si appalta il pensiero critico ad un ideale.

Viv