Il comandante di Auschwitz

Thomas Harding, Il comandante di Auschwitz, Newton Compton

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Nel corso degli anni ho letto moltissime pubblicazioni sul nazismo, i campi di concentramento, la Shoah: romanzi, saggi, autobiografie, brevi racconti indirizzati ad un pubblico di giovanissimi.

Un libro come “Il comandante di Auschwitz” mi mancava per il taglio documentaristico con cui ricostruisce in parallelo le vite di due uomini che per scelta e per nascita vennero a trovarsi su schieramenti opposti: Rudolf Höss, comandante di campo ad Auschwitz dalla sua edificazione, nel 1939, al suo smantellamento nell’aprile del 1945, e Hanns Alexander, esule politico a Londra, che fu responsabile della sua cattura.

Attraverso il racconto alternato delle vite dei due protagonisti il libro disegna il percorso che portò Höss, da un’iniziale vocazione contadina, alla leadership del campo di sterminio più tristemente famoso della Seconda Guerra Mondiale, e d’altro canto fece di Alexander dapprima un militante nelle truppe ausiliarie dei pionieri, corpo in cui venivano impiegati i rifugiati tedeschi e, a guerra conclusa, un membro del pool investigativo inglese che diede la caccia ai gerarchi nazisti responsabili del genocidio.

Se nel racconto si perdono alcuni particolari relativi agli aspetti più squisitamente storici e alla consequenzialità di alcuni eventi, il focus dell’autore -nipote di Hanns Alexander- illumina senza partigianeria, grazie a numerose testimonianze documentali, le personalità, i conflitti interiori, le debolezze umane di due individui votati a cause contrapposte.

La crudeltà si nutre di debolezza e la giustizia non sempre riesce ad essere adamantina, le zone di luce e ombra si mescolano lungo l’intero racconto e contribuiscono a restituire lo straniamento di fronte a ciò che Hannah Arendt definirà con sensibilità chirurgica la banalità del male.

Höss non è integralmente disumano -la figlia Brigitte ricorderà il padre come uomo sensibile e affettuoso, e gli anni vissuti nelle immediate adiacenze dei campi come piacevoli e felici – e Alexander non è specchiatamente etico.
Ciò che davvero spaventa è quanto sia facile diventare strumenti del Male quando si appalta il pensiero critico ad un ideale.

Viv

15 pensieri riguardo “Il comandante di Auschwitz

  1. Non lo conosco ma la tua presentazione restituisce l’impressione di un libro curato e scritto con la giusta attenzione.
    Anch’io ho letto parecchi libri sul tema, in realtà quasi sempre saggi, riguardo ai romanzi quello che ricordo sempre con commozione è L’amico Ritrovato.
    Questo libro che tu consigli lo terrò presente, penso che lo leggerò! Grazie Viv, un bacione!

    1. Non è curatissimo sul piano editoriale, qualche refuso di troppo almeno nell’edizione elettronica che ho letto io. Mi ha ricordato certi documentali storici di History channel o di Raitre a cura di Gianni Minoli. Buona giornata! 🙂

  2. È una domanda che mi faccio spesso anche io. Come mi sarei comportata in determinate epoche storiche. Sarei riuscita a mantenere una morale? Sarei stata capace di stare dalla parte del giusto? Nessuno di noi, come dici tu, é integralmente disumano o specchiatamente etico.

    1. Secondo me in alcune parti è un po’ frettoloso ma nell’insieme mi è piaciuto il doppio punto di vista, soprattutto perché Harding ha lo stile asciutto del documentarista e non ha ceduto alla tentazione di farne un romanzo. Buona giornata anche a te!

  3. L’ho sempre pensato che tu sei una lettrice coraggiosa: sei ancora intellettualmente pronta ad affrontare libri su un argomento che io ho deciso di ritenere già approfondito e criticato a sufficienza in tutti i suoi dolorosi aspetti. Il male, a un certo punto, deve essere sepolto dal Bene e si deve sperare che non abbia più il sopravvento. So che la realtà dei giorni nostri si scontra con questo mio (sciocco) desiderio, ma la speranza che nutro di un futuro migliore per i miei figli è più forte di tutto ciò che di brutto vedo intorno a me.
    Come al solito, complimenti per le tue stringate ma esaurienti recensioni.
    Un caro saluto.
    Nicola

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