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Margaret Powell, Ai piani bassi, Einaudi

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Ho scoperto solo dopo averne ultimato la lettura che l’editore lo proponeva al pubblico come fonte d’ispirazione della serie tv “Downton Abbey”.
Se non me ne sono accorta durante la lettura è perché -fatta salva l’ambientazione- il libro non ha nessuna attinenza con il serial inglese e, per quanto abbia seguito le prime due stagioni televisive, non so neppure se con questa premessa l’avrei acquistato.

Si tratta di un libro di memorie in cui Margaret Powell racconta i suoi trascorsi a servizio delle famiglie dell’alta e media aristocrazia inglese nella prima metà del secolo scorso.
Dapprima sguattera e ragazza tuttofare nella cucina di una ricca dimora della provincia londinese e successivamente cuoca nella capitale.
Con schietto realismo descrive la dura vita che conduceva la servitù per garantire l’agio e l’ozio di chi viveva ai piani alti,
la scarsa considerazione dei datori di lavoro, gli ambienti squallidi in cui erano relegati i domestici, le umiliazioni gratuite e i vezzi dei padroni.
Sullo sfondo si affacciano le prime rivendicazioni sindacali e i mutamenti storico economici accompagnati da una crescente coscienza di classe.

Una lettura scorrevole e non priva di una certa arguzia in quanto la protagonista si esprime in modo diretto ed irriverente.
Dal punto di vista strettamente letterario la narrazione è penalizzata da uno stile cronachistico che tende ad appiattire gli aneddoti, come se la voce narrante fosse sempre “fuori campo”.
In definitiva un libro di interesse più storico-documentale che letterario in senso stretto.

Viv

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