Patricia Brent, zitella

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Herbert G. Jenkins, Patricia Brent zitella, elliot editore

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Deliziosa commedia degli equivoci che, a distanza di quasi un secolo, mantiene intatta la sua ingenua freschezza grazie ad una prosa garbata da cui fa capolino l’intramontabile umorismo inglese.

Sotto i bombardamenti della prima guerra mondiale, Patricia Brent vive a Londra in un pensionato a gestione familiare, mortificata dal compatimento di un paio di coinquiline pettegole -loro sì, zitelle ormai conclamate- che a soli ventiquattro anni la vorrebbero condannata alla solitudine sentimentale.
Del resto, le giornate di Patricia affondano nella monotonia di un impiego di segretaria presso un politico di scarse risorse, all’ombra di un’anziana e ingombrante zia “unica parente in vita” che non si fa scrupolo ad intromettersi pesantemente nelle sue decisioni.
Niente che faccia sperare in un finale in rosa, se non fosse che l’ennesima maldicenza la spinge ad inventarsi di sana pianta un fidanzato, incastrandola via via in una rete di equivoci sempre più fitta.
La trama è piuttosto prevedibile e ingenua ma beneficia di quella leggerezza e di quell’eleganza d’altri tempi che non mi dispiace praticare di tanto in tanto.

Per non creare false aspettative ribadisco quanto detto in passato per analoghe letture.
Nelle mie abitudini -e senza snobismo alcuno- questi romanzi sostituiscono riviste e settimanali che da decenni non sfoglio nemmeno dal parrucchiere.
Che nessuno se ne abbia a male, il fatto è che non amo le rubriche del cuore, il gossip, le inchieste sulla coppia e le paginate di accessori moda.
Le belle storie, garbate e financo prevedibili, invece mi riportano all’infanzia e a certe commedie degli anni Cinquanta in cui è del tutto legittimo aspettarsi un lieto fine sia pure dopo godibilissimi quanto inverosimili malintesi.

Viv

Seppellitemi dietro il battiscopa

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Pavel Sanaev, Seppellitemi dietro il battiscopa, Nottetempo

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Caso editoriale in Russia a partire dal 2003, con ristampe che hanno portato le vicende tragicomiche del piccolo Saša in tutto il mondo.

Sašenka, nove anni, è un bambino gracile e malaticcio, temporaneamente affidato alle cure della nonna e mai più restituito, per insindacabile giudizio della settantenne Nina Antonovna che ritiene la figlia un’irresponsabile incapace di occuparsi del figlio con l’aggravante di un nuovo compagno cui si riferisce familiarmente con l’eloquente nomignolo di “nano succhiasangue”.
Ostaggio delle minacce, delle attenzioni ossessive, delle proibizioni e delle intemperanze verbali della nonna, Saša impara da subito a muoversi sul terreno minato di un attaccamento che sconfina nel disturbo patologico.

Le sue giornate sono scandite dalle visite mediche e dalle attenzioni meticolose a cui lo sottopone la nonna -la cuffietta con cui deve dormire, la calzamaglia di lana che non può mai togliere, i fazzoletti appuntati con delle spille sotto la camiciola per tergere il sudore- e dai divieti, numerosissimi e dispotici, che fanno di lui un bambino emarginato e solo.
Si fatica a stabilire di quale natura siano i numerosi disturbi che lo affliggono ma la nonna ha le idee chiare: Saša è condannato a marcire entro i sedici anni per mano dello stafilococco e per volontà di Dio che vede tutte le sue malefatte mandandogli ogni genere di malattie.

A dispetto di tutto Sašenka è un bambino ottimista e di buon carattere.
Commuove la cura con cui conserva ogni piccolo oggetto gli venga dato dalla mamma, di cui attende ansiosamente le visite mensili pur sapendo che si concluderanno con liti furibonde, cariche di insulti e di minacce.

La voce narrante di Saša, alternando ingenuità a spietatezza, ci accompagna nel divertente racconto delle traversie di un bambino conteso tra una mamma insicura, ancora succube delle soffocanti aspettative e dell’impietoso giudizio materno, e una nonna afflitta da conclamati disturbi nervosi che usa il nipote per rivendicare le amarezze di un’esistenza segnata dalla sua aridità affettiva.
Persino il turpiloquio -il linguaggio coloritissimo con cui si esprime la nonna- ha le caratteristiche grottesche della commedia dell’arte e dipinge con funzionale efficacia il mondo del piccolo protagonista.

Viv

Atletico Minaccia Football Club

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Marco Marsullo, Atletico Minaccia Football Club, Einaudi

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Il calcio è una passione che ho sempre osservato con il distacco emotivo dell’entomologo, non avendo convissuto da vicino con il mondo della tifoseria calcistica e neppure avendo avuto in sorte figli maschi da accompagnare alla scuola calcio.
Detto questo il romanzo di Marsullo è accessibile anche a chi del calcio capisce poco o nulla, come la sottoscritta.

Vanni Cascione, allenatore dai molti esoneri, viene ingaggiato dal Presidente di una squadra della periferia campana in un Campionato che d’Eccellenza ha solo il nome.
La rosa dei calciatori vanta, tra gli altri, un meccanico, un extracomunitario senza permesso di soggiorno, un portiere con un passato da cocainomane e il secondogenito del Presidente Baffoni, eroe dell’anticalcio con due piedi sinistri.
Se sul piano professionale Cascione insegue dichiaratamente il mito del suo idolo Mourinho, che tenta di emulare con scarso successo, sul fronte familiare si scontra e soccombe con una moglie ormai esasperata che lo vorrebbe sistemato con un impiego sicuro.

Il romanzo oscilla tra commedia e parodia, dipingendo personaggi caricaturali e situazioni sul filo dello stereotipo. La moglie è la regina delle melanzane in funghetto, la figlia è un’adolescente saggia e super partes che soccorre un padre inetto con consigli degni di un provetto grillo parlante, il direttore sportivo è un faccendiere, dedito ai piccoli traffici e alla prostituzione. Sullo sfondo ma non troppo, la mafia e la piccola delinquenza.

Lo stile è ironico e schietto con qualche concessione alle espressioni dialettali partenopee, la lettura ha un buon ritmo e scorre all’insegna del puro intrattenimento fino alla conclusione in agrodolce con una sconfitta sul campo che ha il sapore della vittoria.
Un romanzo adatto ad un momento di svago o -come suggerisce saggiamente l’amica Polimena- ad adolescenti riottosi che attraverso la passione per il calcio potrebbero scoprire anche quella per la lettura.

Viv

Cookies Xmas tree

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Un piccolo esercito di omini pan di zenzero si appresta a lasciare casa per appendersi all’albero di Natale di figlia#2 e visto che non posso davvero rischiare che si sentano soli li raggiungeranno anche i biscottini e le melette.

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Un albero in cui i dolcetti -veri e finti- la fanno da padroni, perfetto per dare sfogo alla fantasia e alla golosità.
Lecca lecca, caramelle, candy canes, e magari qualche coloratissimo marshmallow ma mi raccomando, quelle che non possono mancare sono le lunghe collane di pop-corn da appoggiare ai rami.

Viv

Ipad stand ovvero leggio per Ipad

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Scommetto che se avessi omesso il titolo del post avreste avuto qualche difficoltà ad indovinare la finalità d’uso di questo insolito cucinetto a forma di berlingot.

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L’idea è di Factotum of Arts che ha pubblicato un tutorial per smartphone.
Sono sincera, ho pensato subito che mi sarebbe piaciuto farne uno ma mi frenava il non vederne la reale utilità, almeno nelle mie abitudini quotidiane.
Che ne dite invece se lo spostiamo in una cucina come leggio per un reader sul quale seguire passo passo la ricetta di una bella torta?

Mi sono limitata a ingrandirne le misure e in corso d’opera ho modificato il passaggio con cui viene rinforzata la base di appoggio scegliendo di applicare la tela rigida sul rovescio prima di rivoltare il sacchetto.
Ed eccolo pronto per l’uso.

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Viv