“For a dear friend”

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Una mini chart di Elizabeth’s design che avevo già utilizzato in passato per realizzare delle decorazioni da appendere.
Come la volta scorsa, ho apportato lievi modifiche allo schema ma l’armonia del disegno è la stessa dell’originale.

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Ne ho fatto un porta aghi per un’amica.
Non vi dirò il suo nome ma spero che lo porti con sé a Fontanigorda la prossima estate.

Viv

Ovunque, proteggici

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Elisa Ruotolo, Ovunque proteggici, Nottetempo

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Pensavo fosse finita.
A cinquant’anni suonati, quando il tempo s’è scelto una strada e la vita ha tutta l’aria di far meno rumore, il passato doveva darsi qualche scrupolo a mettere un piede avanti l’altro e rifarsi vivo. Era finita e io, per sempre fuori dalla grazia ma anche dal castigo, avrei portato innanzi ciò che restava col cuore dello scampato. Invece, quella che doveva essere una mattina come tante aveva in bocca il suo veleno.

Ho scelto di riportare le prime righe del romanzo per mettere da subito l’accento sull’aspetto più qualificante del libro, ovvero un linguaggio che non fa concessioni alla banalità e che, se inizialmente può rallentare la lettura, dopo poche pagine cattura con il potere delle immagini e la forza dell’inusuale.

Ciò che di anomalo accade in quella mattina è pretesto per un lungo racconto che di generazione in generazione riporta in vita coloro che hanno vissuto nelle stanze di Villa Girosa, stirpe maledetta da nascite infelici.

La genia dei Girosa attraversa l’ultimo secolo in un paesino campano all’ombra delle superstizioni, delle credenze popolari e del mito americano. I personaggi si moltiplicano, lasciano la casa di famiglia e vi fanno ritorno, fiaccati da un destino che li segna di padre in figlio come un peccato originale. Uomini irresoluti e donne inadatte alla maternità.

Un’atmosfera affine al realismo magico di certi romanzi latino americani in cui l’elemento fantastico si sposa al quotidiano e da una stirpe di erboristi, saltimbanchi e donne dai costumi non irreprensibili si leva dal coro la voce narrante di Lorenzo, il cui solo desiderio è la normalità di una borghesia trasparente anche a costo di rinnegare un padre che teme e di cui si vergogna macchiandosi del desiderio di essere orfano.

Un romanzo in cui i legami di sangue vengono contraddetti dalla casualità, dalle verità taciute, dalle menzogne solo intuite ma anche un romanzo in cui dalla sventura di una nascita all’ombra di un sospetto può venire la scintilla di un lieto fine, la possibilità di un riscatto, di una nuova partenza.

Siamo di fronte ad una saga familiare densa e molto strutturata, in cui si respira l’odore della polvere e della carne ma prima ancora si è conquistati da un linguaggio che colpisce prima l’intuizione e poi la logica, ricco di immagini e di metafore ruvide e seducenti.

Prerequisito per la lettura di questo romanzo è un tempo senza distrazioni e uno spazio da riempire con le suggestioni della pagina scritta.
Di bello c’è che l’estate è lontana e non correte il rischio di farlo scivolare incautamente nella borsa da spiaggia.

Viv

Shopper, il regalo giusto

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I regali devono essere utili, originali e soddisfare entrambe le esigenze con una spesa contenuta.
E allora perché non una shopper per il lavoro e per il tempo libero?

Le ultime nate utilizzano un tessuto Ikea molto robusto in una fantasia stilizzata di rami e foglie nelle tonalità del nero del bianco e del beige.
A grande richiesta hanno i manici lunghi, per essere portate comodamente a spalla e si chiudono a portafoglio come le precedenti.

Sono tre, con piccoli particolari diversificati nell’elastico e nel bottone.

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Viv

Little bear with heart

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Tra le fonti dalle quali ho tratto più spesso i soggetti per i quadretti di nascita figura il libretto di Priscilla Hillman “Priscilla’s Babyland”.
Dopo il cavallino a dondolo è la volta dell’orsetto con un cuore patchwork tra le zampe.

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Montato in verticale con una fascia in piquet di cotone rosa a pois bianchi, rifinito con una passamaneria ecrù e un piccolo charm centrale.

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Per il battesimo di una bimba.

Viv

Morte di un uomo felice

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Giorgio Fontana, Morte di un uomo felice, Sellerio

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Questo è un romanzo che mi piacerebbe mettere sotto l’albero di Natale di ciascuno di voi e ringrazio Polimena per la sua preziosa segnalazione.

La Milano del romanzo di Giorgio Fontana è quella sul finire degli anni di piombo.
Protagonista è un giovane magistrato saronnese che coordina le indagini su un omicidio rivendicato da una cellula terrorista di matrice rossa.
Un uomo perbene, buon padre di famiglia, che crede in Dio e nella Giustizia.
Orfano di un operaio partigiano ucciso dai fascisti, vive un’inquietudine che da sempre lo spinge a tentare di comprendere la figura e le motivazioni di un padre che non hai mai conosciuto.
Allo stesso modo è tormentato dalle ragioni dei terroristi, studia con attenzione il linguaggio dei loro comunicati e insegue una verità che prima ancora di essere giudiziaria è umana e filosofica.

“Non dobbiamo essere gli uomini dell’ira.”
A questo monito Giacomo Colnaghi si aggrappa nei momenti di buio assoluto.
All’atavico desiderio di vendetta che investe le vittime delle stragi egli oppone il libero arbitrio e la pietas del magistrato che persegue l’ordine sociale più che la giustizia privata.
Cosa si risponde ad un ragazzo cui hanno ucciso il padre? Colnaghi sa bene che non esiste indennizzo al dolore, salvo forse l’abnegazione di chi, come lui, sceglie di non distogliere gli occhi, di vivere per lenirlo.
E se la morte, annunciata fin dal titolo, pone fine alla ricerca, la felicità di Giacomo è la stessa di suo padre Ernesto, quella dell’uomo comune che fa tesoro delle piccole gioie di ogni giorno, che vive con dignità e coraggio cercando di non deludere in primo luogo se stesso e i propri ideali.
Anche narrativamente il racconto delle vite di padre e figlio procede su un doppio binario che converge in un destino comune, in cui il sacrificio dell’uno incarna quello dell’altro, entrambe figure morali e appassionanti con i dubbi e le debolezze dell’uomo imperfetto che tende al Bene con naturalezza, come all’unica scelta possibile.

Per quanto attiene all’ambientazione, pur essendo nato nell’81, anno in cui si svolge l’azione del romanzo, Fontana ha saputo far rivivere, con uno stile asciutto di grande immediatezza, la Milano a cui sono più legata, quando la grande città conservava un tessuto urbano che oggi definiremmo provinciale, in cui il dialetto era ancora musica di sottofondo, i piccoli alimentari non erano stati soffocati dai grandi centri commerciali e l’unica movida era quella dei bar alla buona con il biliardo nel retrobottega.
Intatta sulla pagina così come nei miei ricordi, l’ho ritrovata nei luoghi familiari della mia infanzia -come il deposito dell’ATM all’angolo di via Teodosio all’interno del quale buttavo sguardi affascinati ogni volta che andavo a trovare i nonni- e in quello stesso clima di tensione che si respirava dentro e fuori casa.

Meritatissimo Premio Campiello 2014.

Viv