Lili-beth

Tag

Ho un marito anglofilo e Lilibeth è il vezzeggiativo con cui veniva chiamata Elisabetta II da bambina.
Un nome da principessa, dunque, che in questo caso raddoppia perché le principesse, da una che doveva essere, sono diventate due.

foto_Fotorn_Fotor_Collage_Fotor

Le abbiamo conosciute in gattile mentre figlia #1 prendeva informazioni per svolgere attività di volontariato.
Siamo rimasti subito incantati da Lily, che fino a qualche giorno fa si chiamava Camilla, come la veterana di casa.
E’ stato, come si dice, un amore a prima vista.

Priscilla, che abbiamo ribattezzato Beth scivolando quasi subito dal diminutivo al vezzeggiativo, era rimasta inizialmente nell’ombra, sul fondo della gabbia.
Bessie è una squama di tartaruga, uno di quei gattini che o si amano o si disprezzano e in generale, a detta delle volontarie, sono meno ricercati perché vengono loro preferiti mici dall’estetica meno “pasticciata”, come Lily appunto.
Ammetto a mia volta di non essere mai stata un’appassionata delle “squamette” ma ho cambiato idea con sorprendente rapidità e la conclusione è presto detta.
Impossibile immaginarle separate, fuori discussione lasciarne una al gattile.

Questa volta ho mantenuto il silenzio stampa finché non sono stata certa del lieto fine ma finalmente, dopo una serie di test che ci hanno tenuto col fiato sospeso, le abbiamo portate a casa.
Sono due micie dolcissime, piene di curiosità e hanno portato in famiglia una ventata di allegria.
Quanto all’estetica, che dire?
Lily è splendida con quel suo manto tigrato chiarissimo ma sinceramente mi domando come io abbia potuto in passato non amare alla follia le “squame di tartaruga” perché Bessie non solo mi sembra bellissima, Bessie è bellissima.

Ed ecco qui le due sorelline nella loro nuova casa.

foto 3_Fotor

Ed un primo piano dei loro bei musetti.

foto 5_Fotor_Collage_Fotor

Viv

Peyton Place

Tag

,

Grace Metalious, Peyton Place, Einaudi

foto

Alzi la mano chi ricorda almeno una delle trasposizioni televisive che dalla fine degli anni Sessanta hanno portato nelle case di milioni di spettatori l’ipocrisia e i vizi privati della provincia americana, simbolicamente rappresentata dalla cittadina di Peyton Place, New England.

Scritto dopo la metà degli anni Cinquanta e ambientato a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, “Peyton Place” è in fondo un romanzo corale in cui svettano le figure di Selena Cross e Allison MacKenzie.
La penna dell’autrice scruta tra le pieghe della vita dei suoi personaggi, si sofferma su alcuni, sorvola a volo d’aquila su altri e scandaglia vizi e virtù -pochine, queste ultime, a ben guardare- quasi si muovesse con una telecamera.
All’epoca, la critica sociale, che nelle intenzioni della Metalious avrebbe dovuto essere la cifra stilistica del racconto, venne in larga misura offuscata dagli aspetti più pruriginosi e scandalistici della trama.
L’editore prima e più tardi gli sceneggiatori alleggerirono gli aspetti politicamente scorretti e moralmente inaccettabili, mitigando l’incesto in stupro tra non consanguinei e l’aborto in interruzione spontanea di gravidanza ma nel testo persistevano elementi sufficienti a fare di “Peyton Place” un romanzo da censurare nelle biblioteche pubbliche, da leggere di nascosto e di cui spettegolare in privato.
Il successo fu immenso.

Nell’America puritana degli anni Cinquanta, non erano molti gli autori che si sarebbero avventurati a parlare apertamente di pulsioni sessuali, rapporti coniugali non consensuali ed emancipazione femminile.
Le donne sorridevano nelle loro pettinature perfette dietro tendine inamidate, lontanissime dalle disinibite desperate housewives del nuovo millennio, eppure i personaggi della Metalious, malgrado la loro apparenza patinata, hanno una qualità tragica che li rende attori credibili di una pantomima perbenista in cui tutti, nessuno escluso, sono impegnati a nascondere con accuratezza segreti, nefandezze o semplici debolezze umane.

Dal punto di vista letterario “Peyton Place” è un prodotto modesto ma dignitoso. Da contestualizzare, come è ovvio, in un ambito circoscritto ma che nulla ha da invidiare a trilogie che vantano cinquanta sfumature di colori vari, tanto per fare un esempio.
A distanza di qualche decennio gli aspetti che avevano scandalizzato e incuriosito i lettori del tempo hanno smesso di lampeggiare come un’insegna al neon e il risultato è un prodotto più omogeneo in cui anche la critica sociale acquista efficacia.
Tuttavia, oggi come allora, come dimostrano trasmissioni televisive che si attardano morbosamente sulla cronaca nera dei nostri giorni, è ancora intorno al potere del denaro, ai segreti racchiusi tra le pareti domestiche, al sesso e ai suoi tabù reali o presunti che ruota la curiosità del grande pubblico.

Viv

Home #2

Tag

, , , , ,

Due portachiavi in stile “primitive”, perfetti per celebrare l’ingresso in una nuova casa o per non smarrire nella borsa le chiavi di quella di sempre.

foto 2-1_Fotor

Tela da ricamo tinta nel caffè, sporcata con nuove pennellate a tela asciutta, e due ricami egualmente semplici con charms e campanelli per completare la finitura.

foto 5_Fotor_Collage_Fotor

I dettagli e l’alfabeto dei portachiavi sono particolari del pannello “Merry Christmas to Ewe” di Primitive Folk Art.

Viv

Miss Charity

Tag

,

Marie-Aude Murail, Miss Charity, Giunti

foto

Delizioso romanzo di sapore vittoriano “per giovinette” dai 9 ai 99 anni.
Charity Tiddler è una bambina solitaria, intraprendente e curiosa, dotata di una grande immaginazione che mi ha ricordato da subito Flavia de Luce brillante protagonista dei gialli di Alan Bradley.

Il libro ha un andamento piacevole, omaggio all’illustratrice di libri per l’infanzia Beatrix Potter -con cui Charity condivide il talento per gli acquerelli naturalistici- e ai grandi romanzieri anglosassoni che, come vecchi amici, fanno capolino tra le pagine del romanzo.

La piccola Charity, trascorre gran parte del suo tempo nella nursery al terzo piano con una tata psichicamente disturbata che ama raccontare storie orrorofiche e una istitutrice francese che la sprona a coltivare e a mettere a frutto le sue doti grafiche.
Ignorata per lo più dai genitori si circonda di animaletti che salva dalla strada e dalla mensa di casa tra cui Peter, il coniglio prediletto, un’anatra, topini, ghiandaie e ranocchie per i quali nei lunghi pomeriggi di noia mette in scena le opere di Shakespeare, imparate a memoria dai volumi sottratti alla biblioteca paterna.
La rigida educazione vittoriana vorrebbe le bambine impegnate in attività affatto scientifiche come il ricamo, il canto e il pianoforte e Charity che ama studiare al microscopio funghi e muffe per poi riprodurli dettagliatamente sui suoi albi illustrati si scontra ben presto con i dettami educativi dell’epoca che circoscrivono a graziosi cestini di fiori e frutta i soggetti adatti alle fanciulle di buona famiglia.

Charity è un personaggio moderno, dall’intelligenza arguta e dalla sobria eccentricità.
Le sue doti artistiche e il suo carattere volitivo la guideranno verso un percorso di emancipazione in una società in cui le donne faticavano a ritagliarsi lo spazio per una professione gratificante che consentisse loro di mantenersi e la sua indole indipendente la porterà a scegliere l’amore a dispetto delle convenienze sociali.

Il romanzo descrive con fine ironia le abitudini di una società inamidata, fatta di tè pomeridiani e case di campagna, di adulti infastiditi dalle grida chiassose dei bambini, di istitutrici malinconiche, collegi tetri e repressivi, giochi di società e teatro.
I lettori adulti si divertiranno a riconoscere un pizzico di Jane Austen, qualcosa di Dickens e delle sorelle Brontë, di Oscar Wilde e G.B. Shaw, presenti manifestamente nelle intenzioni della Murail per iniziare i suoi piccoli lettori alle opere più corpose di questi grandi autori.

Non fatevi ingannare dalla veste editoriale che indirizza eminentemente ad un pubblico di giovanissimi. Questo romanzo sarà una piacevole scoperta anche per lettori più attempati.

Viv