Peter Nimble e i suoi fantastici occhi

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Jonathan Auxier, Peter Nimble e i suoi fantastici occhi, Salani editore

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Se i libri della Murail -qui e qui le recensioni- sono trasversali e godibilissimi anche per un pubblico adulto “Peter Nimble e i suoi fantastici occhi” è essenzialmente un romanzo per ragazzi, finalista al premio Andersen 2013 nella categoria Miglior Libro 9/12 anni.

Peter è un orfanello cieco che per sopravvivere ha affinato un’abilità senza pari nell’aprire chiavistelli e serrature, un ladruncolo di strada in balia di un protettore malvagio che si muove nei bassifondi di una città dickensiana.
La storia entra nel vivo quando il Professor Cake, deus ex machina della storia, gli fa dono di una scatola che contiene gli occhi magici di cui si fa menzione nel titolo e mette sulla sua strada uno stravagante compagno di viaggio -un gatto con zoccoli ed orecchie equine- sedicente cavaliere vittima di un incantesimo nel tempo in cui la magia ancora abitava il mondo. Ai due verrà affidata una missione di salvataggio che riporti sulle rotte geografiche un Regno Scomparso da cui è stata inviata un’accorata richiesta di aiuto.
Potrei continuare ma il bello delle storie è scoprire come vanno a finire.

Un racconto avventuroso e rocambolesco in cui gli eroi sono i bambini, una favola moderna in cui la scienza quando occorre sa sostituirsi alla magia ma che, nella migliore tradizione, esalta la lealtà, il coraggio e la consapevolezza di sé, persino in quegli aspetti che, ad un primo sguardo, sembrerebbero deprecabili, come la destrezza del mariuolo.

Dalle favole classiche l’autore ha pescato tutti i topoi, non stupitevi dunque che i fantastici occhi siano tre, che siano magici e salvino il nostro eroe in situazioni di pericolo, non meravigliatevi neppure che nel corso del suo viaggio Peter conquisti preziosi alleati grazie ad un atto di gentilezza gratuita e per finire aspettatevi un colpo di scena che sveli le origini dell’umile Peter e lo restituisca al suo antico lignaggio.

Insomma di una favola si tratta e come una favola va letta, magari ad alta voce insieme ai propri bambini, specialmente se non hanno ancora l’età consigliata e non sono lettori disinvolti.

Viv

Psycho love… again

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Forse ricordate questo schema, si tratta di una versione appena appena semplificata dello “Psycho love” di Isabelle Vautier.
Ne ho ricamati tre diverso tempo fa -i primi due li trovate qui e qui- tutti su tela Aida. L’ultimo era ancora in attesa nel famoso cassetto dei lavori incompiuti.
Fino a ieri mattina quando, rigirando tra le mani un ritaglio di cotonina bianca tempestata di impronte nere, è nata questa trousse.

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Viv

Guardaroba a pois

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Con la pioggia battente dei giorni scorsi e le temperature in caduta libera, anche i più riluttanti si saranno ormai dovuti arrendere al cambio armadi.
Per compensare il grigiore dell’inverno che avanza ho realizzato un allegro portalavanda da appendere nel guardaroba per profumare gli abiti leggeri fino alla prossima primavera.

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Uno schemino veloce e grazioso di “Chez Elisa”.

Viv

Oh boy!

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Marie-Aude Murail, Oh boy!, Giunti

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Un incipit accattivante ben dispone il lettore e crea un’immediata sintonia con la pagina scritta. Marie Aude Murail, autrice di cui ho recentemente proposto il delizioso “Miss Charity”, dimostra di esserne pienamente conscia.

Al numero 12 di rue Mercoeur a Parigi da due anni abitava la famiglia Morlevant. Tre bambini e due adulti, il primo anno. Tre bambini e un adulto, il secondo anno. E quel mattino, solo tre bambini: Siméon, Morgane e Venise, quattordici, otto e cinque anni.

I fratelli Morlevant sono rimasti soli in seguito all’abbandono del padre e alla morte della madre e, malgrado il patto di fratellanza che hanno stretto tra loro, rischiano di essere separati.
I servizi sociali cercano per loro un tutore e chiamano in causa un fratellastro ed una sorellastra per parte di padre che, inizialmente poco propensi a farsene carico, finiranno per entrare in competizione tra loro.

Dimenticatevi le atmosfere vittoriane di “Miss Charity” e immaginate un racconto che per grazia e freschezza ricorda i racconti di Roald Dahl e della nostra italianissima Bianca Pitzorno.
Cifra stilistica è la leggerezza, quella leggerezza che nulla ha a che vedere con la superficialità e che consente di affrontare tematiche sociali quali abbandono, suicidio, malattia, omosessualità, violenza coniugale, con il garbo e l’ironia adatta ad un pubblico adolescente.

La Murail dà al racconto i toni leggeri della commedia mantenendo l’attitudine al sorriso anche nei passaggi più drammatici. Non stupisca dunque l’assenza del 13esimo capitolo, che potrebbe portare iella ai Morlevent sui quali la sorte si è già fin troppo accanita, e neppure che il finale sia lieto come le favole richiedono.

E per chi faccia il tifo l’autrice non è un segreto, dal momento che costruisce su Barthélemy, il fratello minore in lizza per la tutela dei Morlevant, il personaggio più riuscito del romanzo. Eccentrico, disarmante e gay.

Viv