Cestini portatutto

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Sono partita con l’idea del cestino portapane e mentre cercavo la misura più adatta mi sono imbattuta nei famosi cestini portaovetti. 

Versatili per carattere -purché alle soglie dell’autunno consentiate loro di riprendere il ruolo nobile per cui si sentono nati- questi cestini saranno ben felici di rendersi utili anche come svuotatasche o come porta-lavette per gli ospiti durante i mesi in cui il cioccolato si conserva solo in frigo, ovvero tra un paio di settimane tutt’al più visto che quest’anno la Pasqua cade alta.

Viv

Etno-chic

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Chi mi conosce personalmente o mi legge da qualche tempo ormai lo sa bene: malgrado mi piaccia pasticciare con la bigiotteria solitamente tendo al minimalismo, che tradotto significa “indosso pochissimi gioielli e in genere sempre gli stessi”.

D’estate però si riaffaccia per tutti la voglia di accessori e di piccoli capricci, quindi insieme allo stecco pralinato alla vaniglia ecco la collana etno-chic.

Collana lunga con perle di vetro ed elementi di raccordo color bronzo.

Viv

Primavera giapponese

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Oggi la primavera irrompe sul blog con dei nuovi orecchini di ispirazione giapponese.

Il punto di fuoco è la perla azzurra dai delicati disegni floreali e ognuna delle tre varianti armonizza un dettaglio differente: cristalli sfaccettati, perle, chips di pietre dure in quarzo citrino, corniola e distanziali color bronzo.
Monachelle nichel free.

Viv

Pastorale americana

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Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

Mi sono avvicinata tardivamente a Roth e ancora più tardivamente a “Pastorale americana”, al punto che non ho potuto fare a meno di chiedermi se la lettrice che ero venti, trent’anni fa ne sarebbe stata diversamente affascinata. Con questo non intendo darne un giudizio ingeneroso, posizione che sarebbe oltremodo scomoda trattandosi di un Pulitzer portato in palmo di mano da pubblico e critica: non si può infatti definirlo datato, nell’accezione negativa che si tende a dare a questa valutazione, ma certamente si tratta di un romanzo che risente fortemente per stile e contenuti del clima in cui venne scritto.

Rappresentativo di una generazione che aveva sperimentato la crescita economica del dopo guerra, incarna, attraverso la ricostruzione fittizia della vita di Seymour Levov, il mito del sogno americano e del suo declino.
L’America della Pastorale è quella che ogni anno si raccoglieva attorno al tacchino del Ringraziamento cercando di comporre le sue contraddizioni, sospendendo per un giorno le differenze culturali, politiche e religiose che la attraversavano.

Una moratoria su ogni doglianza e su ogni risentimento, e non soltanto per i Dwyer e i Levov, ma per tutti coloro che, in America, diffidano l’uno dell’altro. È la pastorale americana per eccellenza e dura ventiquattr’ore.

Roth scava nel privato di una famiglia devastata da una terribile tragedia e solleva le maschere dietro cui si cela tutto ciò che non è politically correct, socialmente accettabile, miserie e limiti personali inclusi.
Romanzo corposo, prolisso, dalla densità fluviale, ha un inizio in salita che si apre come un ventaglio non appena si focalizza sulla vita dello Svedese, nomignolo che il protagonista si conquista al liceo quando era la star dei campi sportivi, prima che sposasse Miss New Jersey, che rilevasse l’azienda di guanti paterna, prima che la vita lo piegasse per mano di una figlia amatissima.

La figlia che lo sbalza dalla tanto desiderata pastorale americana e lo proietta in tutto ciò che è la sua antitesi e il suo nemico, nel furore, nella violenza e nella disperazione della contropastorale: nell’innata rabbia cieca dell’America. 

Neppure per un attimo Seymour smetterà di tormentarsi alla ricerca di risposte e forse il fascino di questo romanzo è proprio nell’ostinato processare domande che restano tali fino al mistero di quel punto interrogativo con cui si chiude l’ultimo capitolo.

Lo Svedese è apparentemente il prototipo dell’uomo retto, di colui che stoicamente compie il suo dovere e occupa il posto che gli è stato assegnato dalla famiglie e dalla comunità eppure vi è in lui l’acquiescenza dell’uomo conformista, senza una personalità dominante, che lascia sia la moglie cattolica a perorare il matrimonio misto con il severo futuro suocero ebreo, che per obbedienza filiale eredita un lavoro per cui non nutre alcuna passione, che per un malinteso senso di rispetto, e per una mitezza di carattere che gli è propria, accetta i capricci e le vessazioni di un’adolescente ribelle fino ad esiti catastrofici.

Seymour si augurerebbe di attraversare la vita con il sorridente ottimismo di quel Giovannino Semedimela che nell’immaginario collettivo americano incarna l’uomo soddisfatto di sé che mette a frutto i suoi talenti coltivando la terra così come coltiva la fratellanza.
La vita lo punirà più severamente di quanto meriti e le ultime pagine racchiudono la solitudine dell’uomo solo tra i suoi simili che prende coscienza dei tradimenti che le maschere occultano ogni giorno dell’anno, Ringraziamento incluso.

Viv

Faccia da gatto

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Allegra e perfetta per la bella stagione questa stoffa con i gatti arancioni su sfondo bianco è venduta da Ikea.
La ditta svedese che tutti amiamo produce una stampa identica in bianco e nero con i musetti più piccoli ma purtroppo non è disponibile a metraggio.
Sono stata a tanto così dal comprare una delle tende confezionate, potete giurarci, ma l’idea di acquistare un prodotto finito per poi smembrarlo non mi andava del tutto a genio.

Con il tessuto arancione, in ogni modo, ho cucito due shopper con manici di lunghezze differenti.

Questa volta ho voluto testarle come borse da spiaggia: asciugamano, creme solari, libro e ci starebbe più che comodamente anche una trousse per gli effetti personali.
Che dite? Credo proprio si meriterebbero uno spazietto in valigia soprattutto nel caso di viaggi aerei dove peso e ingombro non sono fattori secondari.

L’unico problema con una shopper così è fare attenzione che le amiche gattare non ve la sgraffignino tra un complimento e un diversivo.
Tenetela d’occhio.

Viv