Un coniglietto per Teresa

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Dopo il primo coniglietto -che ancora occhieggia dalla testata del blog- continuavo a dirmi che era tempo di farne un altro ma come spesso accade l’occasione me l’ha data una mamma in attesa di una bimba che nascerà a dicembre.
Colori di riferimento rosa polveroso e grigio che sono quelli scelti per la cameretta, una cameretta vintage.

Quando si cerca di provare ad esaudire un desiderio la parte più difficile è senza dubbio la progettazione o, come in questo caso, la scelta delle stoffe.
Sono stata indecisa per un pomeriggio intero, continuando ad accostare tessuti e a immaginare l’effetto finale: un abitino grigio, per quanto di una tonalità tenue, sarebbe risultato un po’ spento sul beige della coniglietta, quanto al rosa non sarebbe stato facile azzeccare la nuance degli arredi, senza contare che tra i tessuti si sprecano i rosa baby e i lilla ma non è altrettanto facile trovare un rosa polveroso che non sia tinta unita.

Una cosa sola mi premeva: non volevo una coniglietta smorta, la volevo luminosa e allegra, che si sposasse bene con un ambiente dai colori eleganti.
Ed eccola qui, la coniglietta per Teresa.

Alla fine il rosa polveroso l’ho utilizzato per le orecchie e il retro del cuoricino su cui ho ricamato il nome della bimba, mentre l’abitino è tutto in sangallo bianco che con il grigio è perfetto ed ha quel tocco retrò che piace alla mamma.

Alla fine ho sistemato il cuoricino a tracollina perché lo preferisco così.

Un tocco di fard ed eccola pronta per conoscere la sua nuova amica.

E quando Teresa farà la nanna avrà due occhi in più a vegliarla.
Il pattern, lo ricordo, è quello di Tone Finnanger.

Viv

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Solo Flora

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Stefania Bertola, Solo Flora, UP Feltrinelli

Vi dicono niente “Streghetta mia” di Bianca Pitzorno o “Streghe” di Rohald Dahl? No?  Però non potete non conoscere Harry Potter, dunque l’atmosfera di questo breve racconto per ragazzi non vi sarà del tutto estranea.

Al posto dei Babbani i Normal People, invece degli abitanti del mondo magico i DS (Different People) e visto che non c’è un binario 9 e 3/4 è la vetrina della Tintoria Ada a dare accesso a San Mirtillo un paesino a pochi chilometri da Chivasso in cui l’adolescente e normalissima Flora dovrà trascorrere un anno ospite della famiglia magica degli zii mentre la mamma è in Australia per un progetto di lavoro.

In questo piccolo racconto c’è quello che conta all’età di Flora: la scuola, la famiglia, gli amici e soprattutto i primi amori ovvero il fidanzatino Leo che la aspetta tutti i fine settimana a Torino e i baci pieni di magia, con e senza incantesimi, di Martin Indigo. E poi ci sono fate, maghi, leprecauni, vampiri, le bacchette che fabbrica lo zio Odoacre, i dispetti delle nuove compagne e un recital musicale che dovrebbe salvare l’autonomia di San Mirtillo. A quanto pare anche i paesi magici hanno problemi di organizzazione territoriale e rischiano l’accorpamento come qualsiasi piccolo comune babbano.
L’idea che mi è piaciuta di più? Il fatto che in questo piccolo mondo di persone superdotate la magia non sia infinita ma si consumi con l’utilizzo, da cui l’invito a non abusarne sconsideratamente. Nel racconto resta giusto un’idea ma è comunque uno spunto interessante.
Qualche parolaccia qua e là -nulla che possa tramortire un adolescente- e la tematica relativa agli approcci tra adolescenti ne fanno un libriccino adatto a ragazzi dai 12 anni in su.
Parliamo comunque di una fiaba da prendere per quello che è: un divertissement che si legge in un paio di ore con quegli stessi ingredienti di ironia e freschezza che la  Bertola mette in tutti i suoi romanzi.

Viv

Into the wild

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Nell’ultimo anno mi sono sbizzarrita creando le jeans mood, una serie di pochette ora lisce, ora guarnite con charms, etichette, nappine o mini bottoncini, tutte simili e tutte diverse ma con un comune denominatore irrinunciabile: la cucitura doppia, tipica del jeans, rigorosamente ortogonale alla cerniera.

Oggi inauguro le pochette wild mood che, come dice il nome, si rivolgono a un pubblico femminile più sportivo e amante dell’avventura. Non possiamo mica essere tutte romantiche e shabby-addicted, giusto?

Ho scelto i colori del bosco e della sabbia -anche se in lavorazione ho già delle bustine in stile coastal- cerniera in metallo e interno sobrio sulle tonalità del verde. La stoffa della fodera è quella che vedete nelle foto.

Non ho saputo resistere all’etichetta di cotone ma sempre privilegiando le tematiche naturali.

Sono due pochette omogenee: hanno qualche piccola differenza che le rende uniche ma funzionano bene anche in coppia.

Viv

Settembre in #jeans mood

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Quando vado a comprare cerniere mi trasformo in un ibrido tra una shopaholic e la donzelletta leopardiana: le colgo a mazzi come fossero fiori di campo e nonostante acquisti più o meno tutti i colori disponibili quando torno a casa scopro sempre che “di quelle avrei dovuto prenderne qualcuna in più”.

Dove finiscano tutte queste cerniere ormai lo sapete bene.

Visto che le pochette #jeans mood continuano a imperversare sul blog e in craft room (grazie Paola per le nuove tirelle!) ho pensato di riunire la produzione di queste ultime settimane e proporvele in un’unica soluzione.

Qualcuna non si è fatta neppure fotografare ed è finita per direttissima nello scatolone destinato al Gruppo Romania -li trovate su fb come Associazione Gruppo Romania- che le venderà, insieme ad altri manufatti, nei banchetti dell’Associazione da qui a Natale.
E’ presto per parlare del Natale ma sui social è già cominciato il count down e i più previdenti dopo l’estate cominciano ad accumulare pensierini per gli amici e i parenti.
Ecco, io spero che in tanti scegliate prodotti artigianali, meglio ancora se realizzati a sostegno di progetti di volontariato, in questo caso in favore di bambini e adolescenti, che vengono aiutati nel loro percorso scolastico e umano.
Ogni bambino che viene salvato dalla miseria e dalla strada sarà innanzitutto un bambino più felice e, si spera, un adulto fiducioso che metterà a frutto l’impegno e il tempo che altri hanno profuso per lui.

Ma veniamo ai nuovi lavori.

Lilla polveroso e rosato. Etichette shabby e interni a fiorellini, foglioline e piccoli pois, gli stessi tessuti che ho inserito nelle singole foto.

I charms sono dei #repertiFossil, veri e propri ciondoli recuperati dal bracciale in acciaio di un orologio degli anni Novanta.

Il bordeaux strizza l’occhio ai colori della nuova stagione ma in questa carrellata mancano le nuance mattone che sono in lavorazione per festeggiare i tappeti di foglie autunnali e le zucche di Halloween.

Viv

Ogni nostra caduta

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Denise Lehane, Ogni nostra caduta, Longanesi

Lehane è autore di bestseller e sceneggiatore televisivo. Da alcuni dei suoi romanzi sono stati tratti film piuttosto noti (Mystic River, Shutter Island, Gone, Baby, Gone) e i diritti di quest’ultimo lavoro sono già stati acquistati dalla Dreamworks.
Su questi precedenti illustri, per lo meno cinematograficamente, punta con tutta evidenza l’editore che non manca di citarli nella fascetta rossa che accompagna il volume millantando “una straordinaria protagonista femminile, ritratto intimo e profondo di una donna in cerca della verità”.

Delle fascette, si sa, non bisogna avere cieca fiducia ma per la verità anche le recensioni che, con criterio del tutto casuale, mi sono data la pena di leggere in rete, si limitano per lo più alla sinossi ufficiale con commenti univocamente positivi che non scendono troppo nel merito, il che mi fa pensare che per la maggior parte si tratti di blogger non indipendenti -le copie omaggio fanno gola a tanti- o di testate giornalistiche che, per ovvi motivi, non hanno interesse a farsi nemiche le case editrici.
Con questo non voglio fare di ogni erba un fascio ma vista l’omertà colpevole di molti,  mi vedo costretta a spendere due parole per un romanzo che non ne varrebbe mezza.
Consideratele un atto di umanità disinteressato in un mare di consensi unanimi e fuorvianti.

Il genere è un melting pot tra noir psicologico, thriller e action movie.
Si parte dal racconto dell’infanzia della protagonista Rachel e dal rapporto con una madre disturbata -bugiarda e manipolatoria, ancorchè psicologa di fama- ci si attarda senza scopo alcuno nella ricerca di un padre assente dall’identità sconosciuta e, dopo una parentesi giornalistica in zone pericolose, che si traduce per Rachel in una grave patologia agorafobica, con un triplo carpiato il lettore si ritrova in un mondo di sospetti, morti violente, loschi figuri senza scrupoli e fughe da tutto e da tutti.
Che dire poi dell’assunto ridicolo che, con un’esperienza più che dilettantesca e senza strumentazioni adeguate, si possa ritrovare a distanza di tempo e a colpo sicuro il punto esatto in cui un cadavere caduto in acqua si sarebbe incagliato sul fondale?

Dal punto di vista formale ho letto di peggio ma la trama sembra frutto di un esperimento di scrittura a più mani in cui gli autori fossero impossibilitati a confrontarsi l’uno con l’altro e l’editor vincolato con clausola vessatoria all’utilizzo della totalità del materiale. Inoltre, le pagine conclusive sono un terribile pasticcio e grondano dialoghi grotteschi.

Tirando le somme: temo il film ma questo romanzo è solo migliorabile.

Viv