Bianco, blu e azzurro

Bianco, blu e azzurro, i colori più iconici degli stabilimenti balneari.

Se penso alle vacanze al mare negli anni Settanta e mi concentro solo sulle strutture degli stabilimenti balneari la prima cosa che ricordo sono gli spazi in ombra dietro le cabine dove, sui muri imbiancati di fresco, facevamo rimbalzare la pallina con grande sfoggio di virtuosismi. Ve le ricordate quelle giravolte e quei batti mani sempre più complicati?
La seconda cosa a cui penso invece ha a che fare con la pulizia della spiaggia.
Recuperavo i mozziconi di sigaretta e i tappi a corona delle bottigliette con il mio bel setaccio in plastica sempre più stinto di anno in anno e pulivo le passerelle in cemento spazzolandole a mani nude.
Mamma e nonna non approvavano, ça va sans dire, ma ancora oggi solo il Covid mi trattiene dal raccattare cartacce e bottigliette di plastica abbandonate nei parchi.
Per altro credo che da questa perversione discenda in linea diretta la passione per tutti quei video su Instagram con le idropulitrici ad alta pressione.
E se fate finta di non guardarli mentite! 

Viv

Come corallo blu

Minimo peso, massima capienza.
Forse è presto per pensare alle passeggiate sul lungomare -o forse no- ma la primavera è ormai alla porte ed è un attimo ritrovarsi a sognare un fine settimana al mare.
E fin qui tutto bene, basta buttare quattro cose in un borsone ed è fatta ma se invece di un semplice week end fuori porta avete in programma una meta più esotica e già vi state arrovellando per ottimizzare volume e peso della valigia, allora direi che avete proprio bisogno di lei: essenziale come una shopper e capiente come una beach bag.

Il tessuto -Ikea di qualche anno fa- mi ricorda gli intrecci dei coralli in un insolito e suggestivo blu e grigio.

Viv

La Russia di Putin

Anna Politkovskaja, La Russia di Putin, Adelphi

Ci sono libri necessari, necessari e terribili.
Libri che, come questo di Anna Politkovkaja, sono un pugno nello stomaco, in ragione dell’assassinio di cui è stata vittima a causa della sua esplicita opposizione al regime e ancor di più alla luce della tragedia che si sta consumando in Ucraina.

Eppure mai come adesso, mentre la politica vetero imperialista di Putin bussa alle porte dell’Europa con una guerra in cui si fronteggiano due opposte visioni del mondo, abbiamo il dovere morale di scegliere le fonti a cui informarci, scegliere se vogliamo stare dalla parte della democrazia, con tutti i suoi limiti, o della dittatura, dalla parte della legalità o dell’abuso.

Faccio questa premessa perché la guerra di oggi è figlia di un abuso – i politologi dell’ultima ora sembrano per lo più essersi dimenticati dell’esistenza dell’accordo di Budapest del 1994 – e discende in linea diretta dall’acquiescenza dell’Occidente verso Putin e dalla progressiva sfiducia del popolo russo nella giustizia e nella possibilità di un cambiamento.

A partire da una serie di episodi Politkovkaja racconta la struttura di un esercito e di un sistema giudiziario corrotti, dà voce ai cadaveri abbandonati, ai morti senza nome, ripercorre dall’interno la strage di stato nel teatro di Dubrovka e nella scuola a Beslan.
Per sua stessa ammissione il suo è un “libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia” (ricordiamo che terminò di scriverlo nel 2004 e che venne assassinata due anni dopo, il giorno del compleanno di Putin) e non vuole essere un trattato di politologia né una biografia di Putin, a cui dedica l’ultimo capitolo, il più breve.

In Italia, dove fascismo e mafia sono la culla di un impoverimento culturale che va avanti da decenni, non si contano i politici che hanno strizzato l’occhio alla grande Madre Russia, politici di estrema destra, sinistra radicale, populisti ed euroscettici che di volta in volta hanno veicolato la necessità di uscire dalla NATO e dall’eurozona a favore di un avvicinamento all’orbita putiniana.

Dal canto loro i russi, che da decenni subiscono la violenza dell’esercito e di un regime iniquo in cui la giustizia è un mantello dell’invisibilità che protegge secondo uno schema feudale gli interessi cinici, economici e personali, dei vassalli di Putin non avrebbero esitazione alcuna nello scegliere per sé quella libertà che qui in Occidente diamo, sbagliando, per scontata.

Non è una lettura di cui ci si libera facilmente ma esiste una responsabilità morale che esige un coinvolgimento superiore alla raccolta di viveri per i profughi ucraini.
Lavorare per la pace significa soprattutto cercare la verità.

Viv

Un paio di manici rossi

Le caselle dei calendari cominciano a riempirsi di gite in corrispondenza dei week end:
fughe dalla città, verso spazi aperti dove dimenticare l’inverno e le mascherine.
E anche qui sul blog scivoliamo nella bella stagione aumentando la quota colore.

In un mare di giallo questi manici rossi sono esattamente quello che fa la differenza tra portarsi in giro un bastimento carico carico di  ottimismo e farlo facendosi notare.

E con l’ultimo scampolo è arrivata anche la bustina coordinata.

Viv