Scaldacollo color bruciato

Dagli ultimi acquisti erano rimasti indietro un paio di gomitoli color bruciato e, visto che i mercatini solidali si avvicinano, mi sono affrettata a trasformarli in un avvolgente scaldacollo, parente stretto di questi.

Stesso punto morbido che somiglia alla costa inglese, stessa logica avvolgente, un paio di ore e voilà.

Viv

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Venticinque anni dopo

Ricordo un maglioncino taglia 4 o 5 anni. Sul davanti una fila di bottoncini e un motivo che riproduceva due finestre all’inglese incorniciate da una tendina a pacchetto con una cotonina a fiorellini. L’avevo fatto in un bel color avorio per la bimba di un’amica e poco dopo in color pesca per figlia #1.
Purtroppo non ho nemmeno una foto, decenni fa non c’era l’abitudine allo scatto compulsivo e certi ricordi sono affidati alla sola memoria ma se all’epoca eravate affezionate lettrici de Le idee di Susanna-Solo bimbi forse potreste persino risalire al modello.

Sono passati più o meno venticinque anni da quel maglioncino e nel frattempo le mie competenze hanno fatto la ruggine tanto che, volendo uscire dalla confort zone di berretti, guantini e scaldacollo a cui mi sono dedicata negli ultimi inverni, ho pensato bene di ricominciare dal grado zero di difficoltà: un pullover a collo alto in maglia rasata.

Lana grossa, ferri del 6,5. Un lavoro che fila veloce, se non fosse che ho dovuto rifare due volte le maniche e tre volte il collo.

Ho comprato questa lana in tre colori e ora devo solo trovare il coraggio di sperimentare qualcosa di meno rassicurante.
Come diceva Buzz Lightyear: “Verso l’infinito e oltre”.

Viv

L’ultimo gelato di stagione

Visto che l’estate si attarda, mi attardo anche io.

In realtà, a dispetto del titolo, a me il gelato piace sempre.
Certo, non chiedetemi di passeggiare con un cono in mano quando le temperature scendono sotto la doppia cifra, ma a casa, al calduccio, un bel gelato può essere seducente quanto una tisana anche in pieno inverno.

Ma veniamo a noi.
Cerniera giallo sole, tela jeans verde-turchese, interni a piccole bolle tono su tono e due charm-gelatino che pendono dal cursore delle zip. Non ce n’è, queste due bustine avrei dovuto pubblicarle in piena estate ma mi è capitata sotto mano la stoffa in questi giorni e non ho saputo resistere a questo verde.

La prossima settimana è previsto un abbassamento delle temperature e prometto di riallineare il blog al calendario.

Viv

Lampi di luce

Recentemente un’amica di lunghissima data mi ha chiesto di “restaurare” una collana che le avevo fatto qualche anno fa.
Il tempo e l’usura le avevano tolto lucentezza ma, visto che si trattava di una delle sue collane preferite, cosa che tra parentesi mi inorgoglisce enormemente, ho cercato tra i miei materiali, ho sostituito le perle sciupate e ho rimontato il tutto ex novo. Più che un restauro una vera e propria rinascita.

Con l’occasione ho duplicato la collana, così ora ne ho nuovamente una disponibile, ne ho fatta anche una versione di lunghezza intermedia e ho aggiunto un paio di orecchini.

Il materiale non è prezioso come quello delle ultime collane in pietre dure e anche il costo è molto più contenuto ma l’effetto è sempre di grande eleganza.

Queste collane sono dei veri lampi di luce e si sposano benissimo con il nero, il grigio, il rosa, il melanzana. Insomma perfette per la stagione.

Viv

L’unica storia

Julian Barnes, L’unica storia, Einaudi

Ci sono romanzi -il primo che mi viene in mente in questo momento è “Il lungo sguardo” di Elizabeth Jane Howard- in cui la struttura stessa è parte integrante della narrazione e concorre a trasferire al lettore i contenuti quanto le singole parole.
“L’unica storia” è uno di questi.

Il primo amore si scrive invariabilmente in una inesorabile prima persona. Come potrebbe essere altrimenti? Nonché in un inesorabile indicativo presente. Ci vuole tempo per rendersi conto che esistono altre persone e altri tempi verbali.

E, così come il primo amore, anche il racconto passa da una prima parte narrata in prima persona con il coinvolgimento trasgressivo e sfrontato della giovinezza, ad una parte centrale in cui si scivola verso un’impersonale e difensiva seconda persona, fino all’ultimo atto, che apre al tentativo di comprendere le ragioni del mondo con la pacatezza della vecchiaia e sottolinea il distacco usando la terza persona.

L’unica storia, nello specifico, è la storia d’amore tra Paul e Susan e, più in generale, l’esperienza rispetto la quale ciascuno di noi ha finito per misurare tutto.

Abbiamo quasi tutti un’unica storia da raccontare. Non voglio dire che nella vita ci capiti una cosa sola; al contrario, gli avvenimenti sono tantissimi, e noi li trasformiamo in altrettante storie. Ma ce n’è una sola che conta, una sola da raccontare, alla fine. E questa è la mia. 

La storia tra Paul e Susan -diciannove anni lui, quarantotto lei al momento del primo incontro- ha inizio negli anni Sessanta, nella periferia londinese delle villette abitate da borghesi benpensanti, timorosi di ogni scandalo, specie se di natura sessuale. Si conoscono in un circolo tennistico privato e nasce da subito un sentimento fatale, perché di quello si deve parlare più che di semplice attrazione fisica, cui fa seguito una lunga relazione.
Agli occhi infatuati e alle rozze disamine dell’innamorato acerbo sfugge il pregresso della donna adulta, moglie e madre con quasi mezzo secolo di vita coniugale e di fragilità personali sulle spalle, ed è tra le fenditure di quelle ferite che si fa strada il demone che finirà per allontanarli ancor più dei trent’anni che li separano anagraficamente.

Se esiste uno spiraglio di luce in un romanzo per il resto spietato e dolente in egual misura, è nella forza dei legami, nell’ammissione, triste e confortante al tempo stesso, che l’amore può sopravvivere alla separazione, alla disillusione, all’usura del tempo, anche se si è costretti a prendere le distanze.
Mutata la trasgressione nell’ordine dell’età matura e la temerarietà in cautela, a noi lettori, travolti dal flusso di coscienza del protagonista, non resta che medicare nuovamente qualche vecchia ferita che credevamo rimarginata.

Viv

In coppia è meglio

Le bustine viaggiano in coppia, almeno per me. Non so voi ma io in borsa ne ho sempre due, se volete vi dico quali sono, e ci tengo tutto quello che mi occorre: trucchi -pochissimi- medicine -l’indispensabile- le chiavi di casa e poco altro.

I tessuti delle due pochette non sono identici -provengono da una serie di tirelle e ogni pezza è singola e sufficiente per una sola bustina- ma sono compatibili e in nuance.

Set mandarino chiaro con etichetta in simil pelle e interni viola.

Set in tela blu e interno a fiorellini rosa con perle in legno.

Viv

Collana lunga in agata verde e orecchini a grappolo

Per dare luce al tubino nero o al maglioncino color melanzana perché non deviare dal solito cliché scegliendo i toni caldi del verde e dell’oro?

Anelli in zama e perle sfaccettate in agata verde per questa collana lunga, movimentata da mezzi cristalli lucidi e opachi, da microcristalli appesi come piccoli charms e una chiusura dorata a fiore.

Tutti gli elementi sono uniti con occhielli da orefice.

Orecchini coordinati per i quali ho scelto due agate in cui prevalgono i toni caldi.

Viv