Una stanza tutta per sé

Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, Feltrinelli

La libertà intellettuale dipende da cose materiali. La poesia dipende dalla libertà intellettuale. 

Il titolo di questo breve saggio, che condensa due conferenze che la Woolf tenne a Cambridge nel 1928 a partire da una serie di riflessioni sulla donna e il romanzo, punta al nocciolo della questione femminile.
Secoli di letteratura e poesia al maschile avevano fino allora reso omaggio ad una creatura dell’immaginazione, eroica, meschina, splendida e sordida, lontanissima dalle restrizioni, dalla fatica e dall’impossibilita di autodeterminarsi che nella vita reale costringeva la donna sotto il dominio della volontà e del capriccio dell’uomo, padre o marito che fosse, per tutta la durata della sua esistenza.

Immaginativamente la sua importanza é estrema: praticamente la sua insignificanza è totale. (…) Dalle sue labbra escono alcune tra le più ispirate parole, alcuni dei più profondi pensieri della letteratura: nella vita reale non sapeva quasi leggere, scriveva molto faticosamente, e si annoverava fra i beni materiali del marito. 

Non è una novità che l’emancipazione passi anche attraverso il denaro. Per questo motivo la rendita di cinquecento sterline annue, di cui la Woolf cominciò a beneficiare grazie al lascito di una zia, è menzionata come un passaggio nodale per sua attività di scrittrice. La disponibilità di denaro la liberó da lavori mal pagati e sgraditi e al contempo da sentimenti di rivendicazione e di ostilità, consentendole di dedicarsi all’attività intellettuale senza alcuna costrizione materiale.

È notevole come una rendita fissa può mutare il nostro carattere. Una rendita fissa e, per venire al titolo del saggio, una stanza tutta per sé, cioè un luogo in cui ritirarsi a riflettere in solitudine dando spazio alla creatività e all’immaginazione.
Invero l’eredità di mia zia mi svelava il paradiso, e invece della figura di un vasto e imponente signore, il quale era stato da Milton raccomandato alla mia perpetua adorazione, vi appariva l’immagine del cielo aperto.

Mutatis mutandis, gli stessi sentimenti di grata libertà con cui io guardo alla mia craft room, il mio angolo di benessere interiore: un piccolo lusso che la vita mi ha regalato dopo anni di spazi comuni prestati al disordine creativo.

Viv

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