Un romanzo inglese

Stéphanie Hochet, Un romanzo inglese, Voland

Un romanzo inglese scritto da un’autrice francese contemporanea ed ambientato in età tardo edoardiana.

Il racconto è filtrato attraverso la voce di Anna Whig, moglie di Edward e madre di Jack. Per sfuggire ai bombardamenti su Londra durante la Prima Guerra Mondiale, la famiglia si é trasferita nel Surrey dove ciascuno a suo modo si sforza di allontanare gli spettri del conflitto aggrappandosi alle abitudini borghesi di sempre. Edward é orologiaio e trova impermeabile conforto nell’immutabile precisione degli ingranaggi, Anna è una donna colta dall’indole inquieta, che traduce testi dal francese e non trova pieno appagamento nel matrimonio e nella maternità.
In questa coppia disomogenea si inserisce un giovane assunto per prendersi cura del bambino consentendo alla madre di riprendere il lavoro di traduzione.
George, riformato per un difetto cardiaco, è gentile, paziente, dotato di una sensibilità e di una naturale empatia che entrambi in genitori sentono di non possedere e instaura con il piccolo Jack un rapporto privilegiato che scatena la gelosia di Edward e mette in luce l’inadeguatezza di Anna.

L’azione è assente e del tutto secondaria, il centro della narrazione è rappresentato dalle riflessioni di Anna la cui vita è stata sconvolta in egual misura dalla guerra e dalla nascita del figlio per il quale prova sentimenti ambivalenti. Guarda con interesse al femminismo e all’emancipazione ma al contempo è vittima degli stereotipi di ruolo e non può fare a meno di stupirsi genuinamente scoprendo in George un’attitudine all’accudimento superiore alla sua e una sensibilità che il mondo è solito ad attribuire al sesso femminile.

George ha un’attenzione particolare per gli altri. Mi ascolta come mai nessuno prima d’ora. Non serve ripetere, insistere con esclamazioni, domande, iperboli. Con George le parole hanno il giusto peso, risvegliano l’interesse che meritano,. Il giovane non interrompe. Che stranezza, e che sollievo non doversi più battere per avere un po’ di considerazione, non dover amplificare i propri comportamenti per essere certa trattata come una creatura pensante che articola discorsi sensati. Quanti sguardi mi sono stati negati senza che io mi indignassi, senza che me ne rendessi conto? Né mio padre né mio marito hanno mai saputo ascoltarmi con l’intensità che a George viene naturale. 

I sentimenti in gioco sono profondi, la scrittura è accurata, le istanze sottese chiamano in causa temi importanti che toccano trasversalmente pubblico e privato eppure la lettura trasmette un senso di estraneità, quasi si trattasse di un esercizio di stile.

La contemporaneità delle tematiche, i pregiudizi di genere, l’introspezione psicologica dei personaggi, ogni elemento concorre a suggerire l’opportunità di una disamina colta e approfondita ma, a mio modesto parere, manca il soffio vitale che rende indimenticabile un romanzo. Pur tuttavia mi riesce difficile sconsigliarlo in toto.

Viv

 

 

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