Una scacchiera nel cervello

Alain Gillot, Una scacchiera nel cervello, edizioni e/o

La nota sull’autore recita: “Alain Gillot ha sessantatré anni e lavora come sceneggiatore, Una scacchiera nel cervello è il suo romanzo d’esordio”.
Due considerazioni. La prima è che il fatto che l’autore nasca come sceneggiatore spiega la scrittura essenziale, la narrazione ordinata, una certa sbrigatività nell’approfondimento dei personaggi e la tendenza ad accompagnare il lettore nello svolgimento della trama.
La seconda riguarda l’edizione italiana che, scegliendo di modificare il titolo -in originale “La surface de reparation”- non avrebbe potuto sceglierne uno brutto quanto “Una scacchiera nel cervello”.

Ora passiamo alle note positive. Libro scorrevole, perfetto per il cinema -quel surprice- in quella chiave vincente che unisce sport, problematiche familiari, riscatto e diversità.

Léonard è un ragazzino silenzioso, che non ama il contatto fisico e fatica ad integrarsi con i coetanei. Maniacalmente appassionato di scacchi, i cui schemi applica a tutti gli aspetti del quotidiano, viene ospitato temporaneamente dallo zio Vincent, che allena una squadra di calcio di adolescenti. Non è difficile intuire i retroscena, a partire dalla diagnosi di Asperger fino alle dinamiche di integrazione nel gruppo. In più una storia d’amore appena accennata, un allenatore che trova il coraggio di diventare un educatore e qualche nodo familiare irrisolto che trova scioglimento in un happy ending generalizzato.

Non si tratta di un capolavoro e ha più di qualche aspetto semplicistico ma è un romanzo leggero, breve, costruito su una serie di spunti che restano tali ma che potrebbero invogliare soprattutto un pubblico di lettori adolescenti.

Viv

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La manutenzione dei sensi

Franco Faggiani, La manutenzione dei sensi, Fazi editore

Avevo promesso una seconda lettura per celebrare la giornata per la consapevolezza sull’autismo e ho scelto il romanzo di Franco Faggiani, anche se in questo caso non di autismo vero e proprio si tratta ma della sindrome di Asperger che, in modo tutt’altro che scientifico, si potrebbe definire una parente dell’autismo in forma meno invalidante. Compromette la qualità dell’interazione sociale ma non limita il linguaggio, l’apprendimento e, più in generale, l’autonomia.

“La manutenzione dei sensi” racconta innanzitutto la relazione tra un padre affidatario, Leo, e un adolescente. Incidentalmente Martino ha la sindrome di Asperger ma il nocciolo del racconto ruota intorno al percorso di due anime affini che quasi per caso si trovano a vivere insieme a stretto contatto con la natura.

Due disadattati sotto lo stesso tetto, asociali e scontrosi quanto basta da apprezzare la vita solitaria in una baita appartata sulle Alpi torinesi, e da integrarsi con la giusta dose di riservatezza nella piccola comunità montana.
Un nuovo inizio per Leo, che anni prima aveva vagheggiato di trasferirsi in quella casa con Chiara, la moglie morta prematuramente, e per Martino che nella scuola milanese subiva il bullismo dei compagni.
Non sono soli in questo percorso, veglia su di loro a distanza la figlia di Leo, energetica, generosa e impegnata nel volontariato. Impossibile per me non prenderla in simpatia visto che ho una figlia con cui ha molti punti in comune, inclusa la professione di osteopata. Nina è stata la salvezza di Leo quando è rimasto solo e la ragione per cui Martino è entrato a far parte della famiglia e, per certi versi, anche se i due sono tutt’altro che isolati -Leo è scrittore e lavora da casa grazie alla rete informatica- rappresenta la loro finestra sul mondo.

“La manutenzione dei sensi” mette al centro le relazioni forti al maschile: tra Leo e Martino, e tra Martino e Augusto, un vecchio montanaro taciturno che prende subito in simpatia quel ragazzo brusco, gran lavoratore, che ama prendersi cura del bestiame e dell’orto. Il loro è un legame profondo, costruito sulla concretezza e sull’impegno quotidiano, fatto di parole scarne e piccoli gesti. L’educazione di Martino passa attraverso un padre e un nonno con cui non ha legami di sangue e incarna una capacità più maschile che femminile di accettare con serenità i silenzi e la sfuggente affettività degli adolescenti, soprattutto se adolescenti Asperger.

E poi c’e la montagna, una presenza trasversale che va molto al di là di una semplice cornice, una protagonista a tutti gli effetti che reclama il suo ruolo già dalla bella copertina scelta dall’editore.

Viv