La felicità del cactus

Sarah Haywood, La felicità del cactus, Feltrinelli

La protagonista di questo romanzo, ad un primo sguardo, ricorda da vicino Eleanor Oliphant di Gail Honeyman.
In realtà la somiglianza si limita alla superficie anche per quel che riguarda la qualità del prodotto complessivo, che è decisamente costruito con minore profondità.

Efficiente, organizzata, scarsamente empatica, Susan Green è abituata a non dipendere da nessuno. Coltiva rapporti di reciproca indipendenza e non è certo un caso che si circondi di piantine di cactus cui dedica un accudimento minimo, tant’é che, senza alcun rammarico, non è mai riuscita a vederle fiorire: Susan mira all’essenziale ed allo stesso modo anche la sua vita sentimentale è basata su un sano pragmatismo. Da anni si incontra con frequenza settimanale con un uomo altrettanto refrattario ai legami, con cui condivide una relazione dichiaratamente priva di qualsiasi progettualità con il solo scopo della reciproca compagnia e un accordo preventivo di interruzione unilaterale senza spiegazioni.
Non per niente Susan ha una laurea in giurisprudenza ed è abituata a pianificare ogni cosa.
La vita e la morte, incarnate in due imprevisti concomitanti, la costringono però a rivedere le sue priorità e, nell’arco dei nove mesi in cui si chiude il racconto, il lettore scopre una protagonista con qualche fragilità nascosta e un passato con alcuni nodi da sciogliere.

Se Eleanor Oliphant è una donna naïf ed ingenua nel suo relazionarsi senza filtri con un’umanità a cui si sente estranea, in Susan Green si percepisce una punta di cinismo che ad Eleanor manca totalmente. In lei l’alienazione è sì maturata all’ombra delle esperienze infantili ma è una scelta lucida e consapevole.

Prosa in prima persona in cui a tratti la protagonista dialoga col lettore in una sorta di camera look.
Per quelle lettrici che cercano un racconto scorrevole e non troppo impegnativo ma non amano i chick lit patinati dove all’iniziale disillusione fa seguito senza eccezioni la storia d’amore con il principe di salvataggio.
Ci si salva anche qui ma il percorso è un po’ meno ostentatamente rosa.

Viv

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