Ragazza, donna, altro

Bernardine Evaristo, Ragazza, donna, altro, Edizioni Sur

Ultima lettura dell’anno appena trascorso, il romanzo di Bernardine Evaristo ha scalato rapidamente la classifica annuale dei migliori finendo ai primi posti insieme a “Lacci” di Domenico Starnone. 

Un titolo dal significato inclusivo, che abbraccia le storie di una dozzina di figure femminili, molto diverse tra loro per estrazione sociale, età e sessualità, accomunate dal loro essere britanniche, nere o di sangue misto in un mondo che deve fare ancora molta strada per diventare davvero accogliente per le donne e soprattutto per quelle tra loro che sono “altro” per ragioni di status, colore e orientamento sessuale. 

Tra le protagoniste di questo racconto stratificato ci sono attiviste, immigrate di seconda e terza generazione, donne che sono riuscite ad integrarsi rinnegando le loro origini e donne che hanno mantenuto un forte attaccamento alle loro radici etniche. Incontriamo lesbiche, bisessuali, anche un personaggio dalla sessualità fluida. In generale sono donne che supportano altre donne promuovendo l’empowerment femminile, ma tra le tante c’è anche una donna bianca che, malgrado una superficie di accoglienza, coltiva sentimenti razzisti.

Sono personaggi -ma significativamente verrebbe da chiamarle persone- che ambiscono ad uscire dagli stereotipi in cui la letteratura ha spesso finito per ingabbiare le donne di colore. Sono donne a tutto tondo che sperimentano contraddizioni e passioni in senso ampio e a cui l’autrice lascia massima libertà di espressione, senza soffocarle nel giudizio e nel pregiudizio. 

Il romanzo ha una chiara connotazione corale ma ruota intorno ad Amma, drammaturga nera lesbica e femminista che incontriamo alla vigilia del debutto del suo spettatolo al National Theatre. 

(…) Amma ha passato interi decenni nella nicchia, da ribelle, a lanciare bombe a mano contro l’establishment che la escludeva finché il mainstream non ha cominciato ad assorbire ciò che un tempo veniva considerato estremo                                                                 E così a cinquant’anni si trova finalmente al centro della scena culturale londinese a temere il giudizio di quei critici di cui si è sempre fatta beffe.

Intorno a lei si muovono undici donne a cui l’autrice dedica una trentina di pagine a testa, donne che, con vari gradi di separazione, intrecciano il destino e la loro vita alla sua. Si comincia dalla figlia ventenne di Amma che, chiacchierando con un’amica ci regala la sintesi perfetta dei criteri di disuguaglianza femminile su base razziale.                                                  All’amica che le rinfaccia il suo essere una privilegiata in quanto figlia di una regista teatrale e di un professore universitario Yazz ribatte: 

sì ma io sono nera, Court, e questo mi rende più oppressa di tutti quelli che non lo sono, tranne Waris che è la più oppressa di tutti (ma tu questo non glielo dire) in base a cinque categorie: nera, musulmana, donna, povera e col velo

Non ho messo il punto dopo la citazione perché nel testo non c’è così come in tutto il romanzo manca la punteggiatura intesa in senso canonico. Il testo risponde a un’idea di flusso -con una sorta di ritmo, anche visivo, come avviene in poesia- ma non aspettatevi per questo una lettura faticosa o poco comprensibile, tutt’altro. Questo è un romanzo che si legge d’un fiato e che cattura a molti livelli. 

Le donne di Bernardine Evaristo si trovano a fare scelte scomode per ottenere privilegi che chi non fa parte di una minoranza dà per acquisiti. In quanto nere sperimentano la diffidenza e il pregiudizio, in quanto donne toccano con mano i limiti dei loro spazi. Dopo la transizione da maschio a femmina Megan prende atto quasi con stupore di una serie di discriminazioni di cui da uomo nero era del tutto inconsapevole.

Le storie di queste donne sono molto diverse ma il testimone passa con naturalezza dall’una all’altra arricchendo l’intreccio e intessendo via via i legami che le uniscono. 

Il romanzo apre a una straordinaria pluralità di tematiche: dal femminismo moderno al patriarcato, dalla consapevolezza di sé all’identità di genere. Tra le sue pagine trovano spazio drammi personali e riflessioni di ampio respiro legate all’attualità politica, all’economia, al cambiamento climatico. In una Londra che soffre gli esiti della Brexit ma mantiene uno spirito di vivace apertura, la cultura resta l’unica vera arma per conoscere ed accogliere ciò che è altro da noi ma che merita il medesimo rispetto. 

Viv