Gli inconvenienti della vita

Poter Cameron, Gli inconvenienti della vita, Adelphi

“Gli inconvenienti della vita” ospita due brevi racconti agrodolci che ruotano intorno alla difficoltà di riemergere da quei drammi -incidenti, lutti- che scuotono la quotidianità, svuotandola di quei significati che eravamo soliti attribuirle.
Protagonista il dolore, l’incapacità di relazionarsi con l’altro, di condividere il malessere e di ricucire i fili, aggiungendo nuove trame per sostituire quelle mancanti.

“La fine della mia vita a New York” ha i dialoghi serrati di un testo teatrale, “Dopo l’inondazione” recupera la dimensione del racconto e sviluppa il dolore sordo che si accompagna alla perdita degli affetti, a quella solitudine profonda che si annida nella condizione umana come uno spettro ineluttabile non appena l’equilibrio di superficie viene meno.

So a cosa state pensando ma non sono racconti depressivi, lo sguardo riesce a mantenersi disteso, la rassegnazione dei protagonisti è quasi noncuranza e si trasferisce al lettore senza trascinarlo verso l’abisso, perché non esiste nessun abisso, esiste solo una sensazione di deriva rarefatta e qualche rimpianto tardivo.
La coppia non è la salvezza, la fede non è la salvezza. Lo è la vita stessa, forse, con tutti i suoi inconvenienti.

Cameron, come sempre, essenziale e raffinato.

Viv

Il weekend

Peter Cameron, Il weekend, Adelphi

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Peter Cameron scrive come vorrei saper fare io se fossi un romanziere.
Nella prima decina di pagine coinvolge il lettore, lo vincola ai personaggi, contestualizza l’azione e il pregresso. “Il weekend” è una tranche de vie retta da un fitto intreccio di dialoghi e se l’azione è minima certo non lo sono i moti interiori dei personaggi che nell’arco di poche ore sono costretti a misurarsi con la fragilità delle loro certezze.

Lyle si sta recando nella campagna newyorkese per il fine settimana, ospite di John e Marian a cui lo lega un’amicizia profonda sin dai tempi dell’università.
Si prospetta un weekend di ricordi e affetti condivisi se non fosse che Lyle ha deciso di portare con sé Robert, suo nuovo compagno, nella speranza che la sua presenza gli renda più lieve il ritorno nei luoghi in cui l’anno prima proprio in quegli stessi giorni morì Tony, fratellastro di John con cui Lyle ebbe una lunga relazione amorosa.
Il fatto che ricorra un anniversario così penoso, unitamente alle aspettative legate alla lunga assenza di Lyle, carica di tensioni quella manciata di ore in un crescendo di disagio all’insegna del più garbato bon ton. I tentativi di approccio sfociano nell’imbarazzo e nella mancanza di naturalezza, l’istintiva antipatia di Marian per il nuovo arrivato oscilla sul filo dello snobismo e della meschinità. Robert dal canto suo è un giovane artista squattrinato che non possiede le astuzie e non si esprime con la raffinatezza delle classi colte tuttavia è l’unico che non recita un ruolo, quello in cui l’anelito del sentimento si esprime in modo genuino e privo di sovrastrutture. In un microcosmo di egoismi consolidati il suo arrivo agisce da catalizzatore, rompendo l’equilibrio e portando alla luce l’ineluttabilita del cambiamento.

La penna di Cameron tratteggia i sentimenti soffermandosi sui piccoli gesti inconsci, apparentemente casuali, che svelano le intime intenzioni. In un tempo fisico estremamente breve, trasferisce i dettagli di un tempo interiore molto più lungo e in un’atmosfera che via via si ammanta di malinconia stana i personaggi e li costringe a confrontarsi con un desiderio di comunione spirituale sostanzialmente disatteso.

È strano osservare in mezzo agli altri qualcuno che hai sempre visto da solo: quel tale, come lo conosci tu, scompare e al suo posto c’è una persona diversa, più complessa. Lo guardi gravitare nella nuova compagnia, mostrare nuove sfaccettature, e non ti resta che sperare che anche questi lati ti piacciano, come quello che prima, quando era solo con te, sembrava l’unico.

Personalmente l’ho preferito a “Coral Glynn“.

Viv

Coral Glynn

Peter Cameron, Coral Glynn, Adelphi

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Natale, in barba al Kindle che ormai assorbe il 98% delle mie letture, porta sempre qualche bel libro cartaceo; scelta dettata dal fascino del pacchetto, tanto più obbligata in questo caso visto che dei romanzi di Cameron non esiste ancora la versione digitale.

Per comprendere la bella scrittura di questo autore basterebbe l’incipit che in una manciata di righe presenta tempo, luogo e personaggi creando nel lettore una subitanea adesione al testo.
Siamo nell’immediato dopo guerra e Coral Glynn giunge a villa Hart, una dimora vittoriana tetra e isolata, come infermiera personale dell’anziana padrona di casa. L’improvvisa morte della sua assistita sembra riportare l’incertezza nella vita di Coral ma inaspettatamente viene chiesta in moglie da Clement, riservato figlio di Mrs Hart e maturo reduce di guerra con una parziale invalidità.
Spinti da sentimenti confusi, dallo spettro della solitudine quanto da un desiderio di stabilità, i due si ritrovano a contrarre un matrimonio che a causa di fattori esterni non verrà mai consumato.

La penna di Cameron, asciutta ed elegante, spinge a leggere senza interruzione anche se la trama, a dispetto degli eventi, ha un andamento pacato quasi scorresse a velocità costante, incurante di tutto e di tutti.
Ogni personaggio sembra mosso dal desiderio di non porsi troppe domande riducendo al minimo i tempi di riflessione, le scelte appaiono dettate dal caso e dall’opportunità del momento, la felicità giunge quasi fosse una resa obbligata ad un destino propizio.
“Coral Glynn” è un romanzo d’amore privo di accenti passionali, che teorizza l’insondabilità dei sentimenti così come i motivi per cui ci si sceglie e si resta legati. L’afflato, quando c’è, resta appena accennato, quasi si trattasse di un mero accidente e forse anche per questo motivo Coral stessa pasticcia e cambia idea di continuo sorprendendo chi legge per l’apparente noncuranza delle sue decisioni.

L’aspetto intrigante risiede nella capacità di Cameron di catturare l’attenzione dei suoi lettori anche in assenza di una trama forte, svelando i suoi personaggi con frasi lasciate cadere quasi per caso, frammentando informazioni che cambiano radicalmente il punto di osservazione. Pertanto nulla è mai come viene inizialmente percepito, a rafforzare l’idea più volte espressa che l’altro sia fondamentalmente inconoscibile.
“Esiste mai la possibilità di sapere davvero chi sono gli altri? Sono tutti come le monete; hanno due facce; se non come i dadi che ne hanno sei.” 

Viv