Io e Agata

Nicola Losito, Io e Agata

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Trecentoquaranta pagine di romanzo e due racconti in appendice che l’autore, blogger di cui ho già raccontato su queste pagine, regala ai lettori che ne facciano richiesta.

Il romanzo alterna le voci narranti di Agata e Fabio attraverso una serie di scritti postumi che quest’ultimo -sposato con l’unica nipote con cui l’eccentrica zia abbia accettato in vita di mantenere un contatto- rielabora in forma di racconto incorporando i ricordi di quarant’anni di scontri e di proficue conversazioni letterarie.

Agata è una donna indipendente, fuori dagli schemi, che non ha mai accettato di legarsi ad uomini di cui non fosse profondamente innamorata. Psicologa sui generis negli anni in cui viveva nella capitale lombarda, con l’avanzare degli anni si ritira a vivere in una villetta fatiscente dell’Oltrepò Pavese sorretta da un’ostinazione ai limiti del buon senso.
In costante oscillazione tra lucidità e piccole ossessioni, si abbandona all’acquisto complusivo, all’accumulo di cianfrusaglie e alla naturale misantropia intellettuale del suo carattere secondo cui tutti gli esseri umani sono nella miglior delle ipotesi stupidi quando non addirittura imbecilli tout court, salvo restare vittima dei raggiri di coloro che tentano di approfittarsi del suo scarso acume negli affari.

Una donna brillante e di bell’aspetto che, pur vivendo una vita poco mondana, continua ad inseguire la bellezza fino all’ultimo indossando con civetteria tutta femminile parrucche che ne nascondano i capelli diradati e canuti e facendo uso di costosissime creme antirughe che prosciugano le sue esigue finanze.

Un bel personaggio cui fa da contraltare Fabio, professore di lettere, affascinato dalla personalità esplosiva della zia acquisita, più volte indispettito dal suo carattere capriccioso e testardo cui contrappone un affetto sincero sorretto, con un pizzico di venalità, dall’allettante prospettiva di ereditarne la ricchissima biblioteca, per la quale nutre una vera e propria ossessione.
Se Agata è imprevedibile e stravagante, Fabio è un uomo tranquillo, un compagno solido dedicato all’insegnamento e alla famiglia cui sottrae tempo prezioso solo per inseguire il sogno della vita, ovvero di vedere il suo nome nell’Empireo dei grandi scrittori.
La figura di Marta, moglie di Fabio e nipote di Agata, è l’elemento di congiunzione che accompagna con silenziosa discrezione lo svolgersi del racconto. Un personaggio che non ama la ribalta la cui personalità forte di donna sempre presente dotata di grande generosità e senso pratico si delinea tra le righe.

L’autore prende le distanze da Fabio sostenendo che non si tratti di un personaggio autobiografico ma che vi sia una qualche sovrapposizione, per lo meno quanto alle velleità di scrittore, risulta fuor di dubbio poiché gli attribuisce la paternità di un romanzo di memorie giovanili di cui avete già letto su queste pagine.
Personalmente -mi perdonerà Nicola Losito- trovo che questa concessione alla vanità letteraria finisca per togliere mordente al personaggio, confondendo inutilmente il lettore.

Il romanzo beneficia di una scrittura curata, di un tono leggero e autoironico e, a fronte di lunghe e faticose operazioni di stesura e di editing, che l’autore racconta con sincerità disarmante in una serie di post dedicati alla genesi e ai contenuti, il prodotto finale è un romanzo più che dignitoso con personaggi dalla personalità ricca e approfondita.
Lo stile di Nicola Losito è piacevole e gli si perdona volentieri un eccesso di manierismo che fa capolino di tanto in tanto con una levigatura eccessiva del linguaggio in cui mi sembra di ravvisare la primigenia riluttanza a separarsi da una frase particolarmente ben riuscita o la tentazione di accompagnare il lettore con spiegazioni eccessivamente dettagliate.
In buona sostanza se lo stile di Fabio porta la firma del Nicola Losito più costruito, passatemi il termine, a sorpresa gli va riconosciuto che le parti più convincenti e spontanee sono proprio quelle in cui si cala nei panni femminili di Agata e lascia a lei l’onere del racconto.
Il romanzo si chiude sulle ultime volontà di Agata, che finalmente ci rivela se Fabio sarà riuscito ad accaparrarsi la famigerata biblioteca e lo fa strappandoci un sorriso.

In appendice seguono due racconti.

“Francesco mio” il primo dei due, come segnalai tempo fa è disponibile anche sul blog dell’autore. Ho un debole per questo racconto che è un piccolo gioiello di cui non mi stanco di dir bene e di cui continuo a consigliare la lettura.

Viv

Ossi di pollo

Nicola Losito, Ossi di pollo – Le battaglie dell’adolescenza

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Il mio interesse per questo libro è nato dall’aver conosciuto l’ironia e il garbo di Nicola leggendo il suo blog “I pensieri e le divagazioni del signor Giacomo”.

Filo conduttore tra i vari capitoli sono le piccole grandi conquiste della crescita, quegli episodi che a posteriori riconosciamo come i gradini del nostro cammino verso l’età adulta.
Gli ossicini di pollo cui fa riferimento il titolo sono quei ricordi che hanno segnato come pietre miliari l’infanzia dell’autore e che riemergono in un racconto autobiografico in cui sono indiscusse protagoniste le lunghe estati degli anni Cinquanta nella masseria pugliese dei nonni materni.

In quegli anni, per i ragazzi del “nord” l’anno scolastico scandiva per lo più giornate di studio e giochi tra le mure domestiche e le vacanze erano spesso un’occasione unica per sperimentare un livello di libertà -e responsabilità- maggiore.
Le vacanze erano stanziali, lunghissime e riportavano le famiglie ogni anno nei medesimi luoghi; se questi luoghi erano le case dei nonni, alla gioia della vacanza si aggiungeva il piacere di ritrovare l’affetto e le consuetudini della famiglia allargata agli zii e ai cugini.

Intorno ai due nonni pugliesi, si snodano le giornate di lavoro nella masseria, la suddivisione dei compiti per i grandi ma anche per i più piccoli, le grandi tavolate di commensali, le baruffe tra cognate, le monellerie di Nicola e i primi palpiti del suo cuore adolescente. Gli spazi aperti, le strade polverose percorse con il carro trainato dalla cavalla Luna sono parte integrante del racconto e riportano ciascuno di noi alla vivida memoria di quegli anni in cui si viveva voracemente vestendo di novità e di avventura anche le piccole esperienze del quotidiano.

La scrittura è pulita e curata, con qualche piccola concessione alle frasi di maniera, alterna momenti più coinvolgenti a pagine in cui emerge fortemente l’istanza di focalizzare il passato in un racconto conservativo che protegga ciò che gli anni tendono a corrompere. Una lettura piacevole, che mette l’accento sugli affetti e su quelle calde atmosfere di famiglia che rendono trasversali i ricordi di un’infanzia serena e che l’autore condisce con il piglio ironico che gli è proprio.

Per conoscere Nicola Losito -in questo caso in una veste non autobiografica- vi invito a leggere “Francesco mio”, un racconto estremamente poetico che trovate in coda al suo ultimo post, quello con cui ha preso momentaneamente le distanze dal blog.

Viv