Christmas stocking

Le calze della Befana devono essere belle grandi!
Niente cosucce striminzite dove ci sta giusto una tavoletta di cioccolato e qualche manciata di caramelle.

Nei cinquanta centimetri di lunghezza di questa calza -misurati dalla punta del calzino al bordo dove è posto l’occhiello- trovano spazio comodamente anche pacchettini di piccole, e non troppo piccole, dimensioni, perfette per accogliere anche il regalo tardivo che non ha trovato spazio sotto l’albero di Natale.

Calza imbottita con smerlo da giullare, campanellini e inserto centrale ricamato a punto croce. Il gufetto è di Madame Chantilly e lo avete già visto qui.

Viv

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Sweet Christmas

I giorni successivi al Natale hanno un sapore tutto particolare, sono quelli dei pomeriggi con gli amici, del tempo lento, dei giochi di società, del panettone e dei dolcetti. Svuotate dell’attesa, le giornate tra Santo Stefano e Capodanno si riempiono di momenti preziosi in cui la fretta è bandita.

Ecco un’altra pallina che ha dovuto aspettare il 25 dicembre per mostrarsi sul blog.

Da un lato è ricamato un muffin decorato con piccole stelle di Natale, dall’altro un candy cane, entrambi tratti da un bel libretto a tema dolcetti di Hélène Le Berre, “Friandises & pâtisseries” edizioni Mango.

Viv

Magie di polistirolo

Quest’anno il trend natalizio a casa Stravagaria sono i quadernini con cover natalizia -ve li ricordate?- e le sfere di polistirolo personalizzate, qui la pallina di Babbo Natale.

Questa invece è la pallina di Carolina.

L’idea é partita proprio con la pallina per questa bimba ma, come spesso accade sotto Natale, ho aspettato a pubblicarla fino a spacchettamento avvenuto per non bruciare la sorpresa.

Carolina non é ancora arrivata ma è molto attesa e ha già un nutrito corredino di bavaglini con il suo nome pronti ad attenderla. E visto che ormai manca pochissimo ed è già nei pensieri di tutti, era giusto che avesse un addobbo tutto per lei.

Ricamo: Lucie Heaton fairy

Viv

Christmas ornaments #10

Il primo week end di ottobre sono stata in un Centro Giardinaggio della zona per l’abituale scorta di ghiottonerie feline e mentre riempivo il cestello di croccantini e scatolette sono finita passo passo negli spazi dedicati alla Fiaba del Natale, un tripudio di stalattiti, aghi di pino e sfere in vetro soffiato da fare invidia ai mercatini dell’Alto Adige.
Devo dire che persino io che adoro gli allestimenti natalizi -al punto che mi ci sono dedicata senza soluzione di continuità proponendoli sul blog ogni 25 del mese- ho avuto un piccolo cedimento.
A conti fatti, parliamo di appena una ventina di giorni dopo la riapertura delle scuole e, ammettiamolo, messa così suona ancora più straniante.

Con largo anticipo sul Natale quest’anno ho ricevuto anche il mio primo regalo.
Un’amica dalla penna garbata e intelligente ha scritto una fiaba per me e mi ha stupito con il più gradito dei doni.
E poi, diciamolo, non capita davvero tutti i giorni che forbici e matassine prendano vita e raccontino cosa accade ne “La stanza della ricamatrice”.
Questo è il titolo della fiaba e ci trovate il mondo di Stravagaria attraverso gli occhi magici di Miss Fletcher.
Grazie di cuore ad un’amica speciale che mi ha onorata con un pensiero altrettanto unico.

A ragion veduta, dunque, il mio appuntamento con il Natale fuori stagione questo mese è all’insegna della gioia.

foto 3_Fotor

“Joy” by Lizzie kate.

Viv

Il fantasma dei Natali passati

Da piccina i preparativi natalizi erano un avvenimento che metteva a soqquadro la famiglia quasi come la preparazione dei bauli per la partenza per i due mesi di vacanze estive.
Grande eccitazione dei piccoli e grande nervosismo dei grandi.
Veniva trasportato dal solaio un vecchio tavolo da pranzo e con noi bambini che cercavamo di mettere le mani dappertutto e la mamma che, malgrado l’atmosfera natalizia, diventava sempre più intrattabile cominciavano le grandi manovre.
Ed era un lungo lavoro.
Per prima cosa occorreva fissare il cielo stellato, dipinto su una sequenza di fogli di cartoncino “bristol” sostenuti da bastocini di legno. Ancora oggi questi cartoncini mi ricordano gli anni delle scuole elementari.
L’azzurro sfumava nel blu notte e lucine simili a stelle si affacciavano nei fori del cartoncino che sul rovescio era un intricato schema di fili. E c’era sempre la lampadina da sostituire all’ultimo momento, quella che si fulminava e portava il buio su tutta la sequenza.
Poi le scatole per sostenere le montagne, la carta da pacco pesante accartocciata per modellarle, la colla vinilica per fissare il muschio, i sassolini e la neve, lo specchio d’acqua su cui nuotava un’ochetta solitaria e la grotta, le statuine, tante che ogni anno non trovavano tutte spazio nel nostro presepe e dovevamo mettere ai voti chi meritasse o meno i posti d’onore. La mia preferita però c’era sempre, una moretta con pelle scura con un abitino rosa attillato e una lunga treccia nera portata di lato che con una posa graziosa sosteneva un orcio per l’acqua.

Per ultimo l’albero, da montare e da decorare, frugando con delicata impazienza nelle tante scatole impolverate in cui riposavano autentici tesori: palline luccicanti, passate con la porporina, con quelle concavità a spicchio tipiche degli addobbi di un tempo, uccellini cangianti con la codina di piume che si attaccavano ai rami con delle mollettine di ferro.
Non era un albero a tema era l’albero di famiglia ed ogni membro aveva la sua pallina: il funghetto grande per la zia croata che trascorreva il Natale con noi, quello piccolo per la nonna -che era una donnina alta meno di un metro e cinquanta- e due funghetti con la faccina buffa per me e mio fratello, il mio cicciotto e il suo magrissimo (chissà come mai?).
Solo la mamma e il papà avevano una coppia di palline differenti, di quelle eleganti di foggia quasi rinascimentale.
Con quanta attenzione maneggiavamo questi ornamenti e che dispiacere quando se ne rompeva uno!
Il tutto culminava con il posizionamento del puntale, fucsia con le campanelle, che segnava ufficialmente la fine delle nostre fatiche, il momento in cui chiudevamo le imposte e mille lucine cominciavano a danzare sui rami.

Il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, mamma e papà attaccavano sui vetri delle porte del corridoio delle stelline dorate ritagliate dalla carta dei dadi ed ogni sera fino alla vigilia mio fratello ed io celebravamo il “rito delle stelline” staccandone una ciascuno.
Ognuno di noi aveva la sua vetrata e guai a confondersi. Ho la stessa immagine delle mie bambine che in pigiamino si facevano prendere in braccio per arrivare alle stelline più in alto.

Con il passare degli anni e ben prima di lasciare la casa dei miei genitori e diventare mamma a mia volta ho cominciato ad orientarmi -per motivi puramente estetici- su rappresentazioni stilizzate e minimaliste del presepe e per contro sono diventata una vera cultrice dell’albero.
Volete farmi felice? Dimenticatemi da Harrods nel reparto natalizio dove tra carole e campanelli si celebra anche in pieno luglio la festa più suggestiva dell’anno.

foto-4albero

Viv