L’avaro di Mayfair

M.C.Beaton, L’avaro di Mayfair, Astoria

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Primo di una serie di sei libri ambientati a Londra negli anni della Reggenza.
Perno della vicenda è una dimora nobiliare, una di quelle che le famiglie inglesi affittavano durante i mesi della Stagione mondana allo scopo di trovare un buon partito per le figlie in età da marito.
Come ogni anno il 67 di Clarges Street, malgrado la richiesta modestissima, stenta a trovare inquilini disposti a sfidare la superstizione legata ad un passato di sfortunate vicende e conseguentemente anche la servitù, malpagata e tenuta sotto scacco da un odioso mediatore, versa in condizione di grave povertà.
Questo finché non ne prende possesso sir Roderick Sinclair -forte bevitore scozzese, sciatto e dissipatore- insieme alla sua pupilla Fiona, fanciulla dalle grazie fuori dal comune e dall’apparente ingenua modestia, che in men che non si dica parte alla conquista dello scapolo più ambito sulla piazza con la complicità dei domestici, conquistati dalla sua indole gentile e generosa.
Per dissimulare la mancanza di mezzi la giovane, alla quale difetta un albero genealogico impeccabile e una cospicua dote ma ha al suo attivo la capacità di cavarsela tipica del ceto medio, decide di far passare il tutore per un ricchissimo giudice in pensione che a causa della sua avarizia vive molto al sotto dei suoi mezzi.

Se la trama non brilla per originalità, la freschezza del racconto, la scorrevolezza e l’ambientazione, che è il vero punto di forza, fanno di questo racconto una lettura che intrattiene con leggerezza e alla quale si perdonano volentieri gli inevitabili cliché.
Lo stile ironico di M.C. Beaton -autrice della serie dedicata ad Agatha Raisin– condisce una commedia rosa tutta inglese con note di costume e intrattiene con garbo senza pretese di alta letteratura.

Gradevole come un rinfrescante sorbetto tra portate più impegnative.

Viv

Agatha Raisin e Flavia de Luce, due detective nella campagna inglese

Alan Bradley, La morte non è una cosa per ragazzine, Mondadori
Alan Bradley, Flavia del Luce e il delitto nel campo dei cetrioli, Mondadori

M.C. Beaton, Agatha Raisin e la quiche letale, astoria

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Flavia de Luce e Agatha Raisin, due investigatrici dilettanti che si muovono nella suggestiva cornice della campagna inglese. Curiose e perspicaci, ora inciampano in un cadavere, ora in un indizio misterioso, quasi sempre rischiano di finire nei guai.
Le concordanze finiscono qui.

La prima serie -di cui trovate qui una splendida recensione di Polimena- vede protagonista una ragazzina dall’intelligenza precocissima. Ci troviamo a Bishp’s Lacey intorno alla metà degli anni Cinquanta e Flavia vive nella fatiscente dimora avita con il padre filatelico, una governante, un tuttofare e due sorelle maggiori che tentano ripetutamente di isolarla colpevolizzandola fantasiosamente della morte prematura della mamma.

Quando Flavia è sopraffatta si rifugia nell’ala est, nel laboratorio chimico ad elaborare sofisticate pozioni per vendicarsi della angherie delle sorelle o elude una sorveglianza tutt’altro che serrata macinando chilometri nella campagna circostante sul sellino dell’amata bicicletta Gladys raccogliendo pettegolezzi, indizi e confidenze preziose.
Nell’ombra vigila su di lei l’ispettore Hewitt che, se pure ne riconosce e apprezza le brillanti capacità investigative, non può non temere per l’incolumità di una detective in erba di soli undici anni.

Agatha Raisin é un’energica cinquantenne, indipendente, con scarsa propensione alle relazioni amicali che, abbandonata l’attività londinese di pubblicitaria seguendo il miraggio adolescenziale della vita agreste, si trasferisce in un cottage a Carsely, Cotswolds.
Ben presto tuttavia scopre che, se da un lato si è lasciata alle spalle solo conoscenze superficiali, dall’altro gli abitanti del villaggio pur nella loro irreprensibile cortesia la considerano una forestiera cui dare confidenza con grande circospezione.
Per forzare i nuovi concittadini ad accorgersi di lei e combattere la noia che si è impadronita delle sue giornate, decide perciò di partecipare al concorso annuale per la miglior quiche. E qui cominciano i guai perché Agatha, pessima cuoca, dapprima pensa bene di barare presentando una quiche acquistata in una gastronomia londinese, poi si scontra con le politiche nepotistiche della giuria, ed infine si ritrova coinvolta in un’indagine per avvelenamento.

L’elemento giallo c’è ma, in entrambi i casi, non siamo di fronte a racconti cruenti e sanguinari.
L’accento è sull’ambientazione, la vita del borgo, le dinamiche sociali, i rapporti umani e le interazioni tra i suoi abitanti.
Agatha in particolare, pur omaggiando esplicitamente l’omonima scrittrice antesignana del giallo classico e la sua investigatrice più famosa, è una donna comune, con debolezze e virtù che riconosciamo come nostre. Inizialmente brusca e scostante, scoraggiata dal timore di aver commesso un errore lasciandosi alle spalle il caos londinese, finiamo per apprezzarne i goffi tentativi di socializzazione e insieme a lei scopriamo che la nuova Agatha in versione country-chic si piace di più e piace anche ai suoi lettori.

Se cercate ironia e leggerezza nella migliore tradizione inglese, non resterete delusi.

Viv