Le ore lunghe

Sidonie-Gabrielle Colette, Le lunghe ore 1914-1917, Del Vecchio Editore

Ho sempre associato Colette ai romanzi rosa, quelli che da bambina mi ritrovai per le mani in un’edizione economica con la copertina in cartoncino morbido color carta da pacco.
Non ricordo di averli mai letti e scopro ora che potrei essermi persa qualcosa.
Prima donna a ricevere funerali di stato in Francia, membro dell’Académie Goncourt, Grand’Ufficiale della Legion d’onore e molto altro, Colette fu attrice teatrale, sceneggiatrice, protagonista disinvolta della scena mondana e giornalista.
In questa veste tra il 1914 e il 1917, lasciata la figlia di diciotto mesi alla tata, pubblicò una serie di articoli come corrispondente di guerra attraverso Francia e Italia, mentre il secondo marito era al fronte.

In questo reportage trovano spazio le riflessioni comuni, la quotidianità del tempo di guerra, gli ospedali militari in cui tutti avvertono il caro prezzo dei minuti e delle ore, e l’austera, inesorabile lentezza della clessidra della vita, i giochi dei bambini che subito dopo un bombardamento cercano le schegge di granata, starnazzano e scavano come polli dopo un acquazzone, le lettere dei soldati che anelano la normalità e chiedono  dettagli insignificanti sulla casa e sul bestiame.
C’è la nostalgia dei prodotti di consumo tedeschi, l’addestramento dei cani sanitari, il ricordo del padre e del suo spirito indomito, l’ombra del tradimento che affligge il soldato in licenza.
In ogni quadro emerge la resilienza dello spirito umano, che tiene accesa la fiamma aggrappandosi ad ogni piccolo fremito di gioia, che si tratti della dolcezza turistica di Roma o del torpore febbricitante dei canali veneziani da cui si leva una prosa lirica e struggente.
Sono attimi di sospensione, accolti con gratitudine e meraviglia, come una sorpresa che non meritiamo, ma è dalla capacità di cogliere questi frammenti di bellezza che l’uomo in situazioni estreme da sempre trae la forza per sopravvivere.

Una scrittura poetica, attenta ai dettagli, dal tratto molto femminile che mi ha fatto rimpiangere di non aver dato una chance a quei romanzi rosa dalle copertine tanto seriose da sembrare dei piccoli bigini tristi.
Ma così è: se hai solo dodici anni, anche l’occhio vuole la sua parte.

Viv

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