Lemaitre e il comandante Verhœven

Pierre Lemaitre, Irène, Mondadori
Pierre Lemaitre, Alex, Mondadori

IMG_6799_Fotor

Di Pierre Lemaitre ho già detto bene qui. Gli ultimi due romanzi letti -precedenti a “Lavoro a mano armata”- lo confermano a pieni voti, ed essendo parte di una trilogia ho chiuso l’ultima pagina assaporando già il piacere del terzo volume.

Parto da “Irène” con cui si apre il trittico e quanto ad “Alex” vi rimando alla recensione di Polimena a cui devo il piacere di queste letture.

Protagonista è comandante di polizia Camille Verhœven, uomo ordinario nel senso più rassicurante del termine, a partire da una statura di gran lunga inferiore alla media che tuttavia indossa appena con un filo di impaccio, come chi è abituato a leggere l’imbarazzo negli sguardi altrui. Verhœven scombina da subito il clichè un po’ trito del commissario stropicciato dal passato sentimentale tormentato per dare spazio a un personaggio a tutto tondo che si inserisce nella vicenda come un primo attore. Piace per quell’aria da uomo comune, innamorato della moglie, intenerito dall’attesa del primo figlio, che tra le quattro mura sotto lo sguardo amorevole di Irène, dimentica il suo metro e quarantacinque e la febbrile frustrazione dei crimini insoluti. Sul lavoro è un professionista che non si risparmia, deciso, con un pizzico di sana spregiudicatezza nei confronti della gerarchia, empatico con i colleghi della squadra che opera con lui.

Il romanzo parte con una serie di efferati delitti ma dove vada a parare sarà meglio lo scopriate da voi. Del thriller ha la suspance, del poliziesco le indagini serrate. Non ci vengono risparmiate neppure le descrizioni, talvolta fin troppo didascaliche, degli orrori che l’aguzzino infligge alle sue vittime, omaggi ad alcuni grandi autori di genere inseriti nell’intreccio come piccoli camei letterari.

Come sempre, e in questo caso più che mai, è imperativo tacere l’elemento fondante di questo intreccio. Basti dire che Lemaitre gioca con il lettore costruendo per lui come per i suoi stessi personaggi una vera e propria trappola narrativa e d’un tratto abbatte, per così dire, la quarta parete stravolgendo il punto di vista di entrambi. Del resto, la non convenzionalità è il tratto più personale di questo autore, insieme all’abilità di creare personaggi dettagliati, vividi anche quando si tratta di figure di contorno.

Il terzo volume si intitola “Camille” ed è già stato pubblicato in versione italiana sempre da Mondadori.

Viv

Lavoro a mano armata

Pierre Lemaitre, Lavoro a mano armata, Fazi

IMG_6657_Fotor

Dopo una vita dedicata all’insegnamento della letteratura, da un decennio Pierre Lamaitre ha cominciato a scrivere romanzi e sceneggiature.
Ora è un ultrasessantenne baciato dal successo. “Lavoro a mano armata” non è il suo primo romanzo ma è quello che gli ha regalato la notorietà, insieme al prestigioso Premio Goncourt.

Grosso modo coetaneo del suo protagonista, Lemaitre costruisce un noir poliziesco che dà voce con un’efficacia che va oltre i luoghi comuni, al dramma dei disoccupati senior mettendo l’accento sulle dinamiche psicologiche e sociali che ruotano intorno al precariato degli ultra cinquantenni.

Alain Delambre da quattro anni sopravvive nella giungla dei “lavoretti” frustranti e mal pagati, adattandosi a svolgere mansioni molto al di sotto delle sue precedenti esperienze come responsabile delle risorse umane. Minata l’autostima e l’equilibrio domestico, nell’amorevolezza della moglie e delle figlie adulte e indipendenti, legge ormai solo la sua umiliazione.
La svolta arriva con un annuncio di lavoro che sembra costruito ad hoc per le sue competenze pregresse ma per emergere sugli altri candidati dovrà far ricorso ad ogni astuzia in un gioco di ruolo architettato dall’azienda che dovrebbe assumerlo per testare la fedeltà di alcuni dipendenti in una situazione di stress prolungato.
Di più non è lecito dire ma, se la prima parte si sviluppa in ambito psico-sociologico, nella seconda prevale l’azione e non mancano i colpi di scena, incluso un inseguimento in auto con un esito un po’ forzato che rappresenta il punto più debole, il solo direi, di un romanzo che a breve avrà la sua brava trasposizione cinematografica.

Il romanzo si offre a più livelli di lettura, anche in considerazione del fatto che l’idea centrale pesca dalla cronaca francese di questi anni. La denuncia sociale è esplicita ma il tono resta quello dell’intrattenimento, intelligente, vorrei aggiungere.

E se la mia recensione non vi ha convinti leggete quella di Polimena che su di me ha funzionato come un moderno pifferaio magico, tanto che in pochi secondi, con un click, avevo già scaricato il romanzo.

Viv