Le biblioteche degli altri

Jilliane Hoffman, Castigo, Mondadori

Non è un’uscita recente, parliamo del 2004, ma in questa estate pigra in cui sto curando ferite invisibili e non riesco a trovare la giusta motivazione per riprendere i miei lavori manuali, tra uno yogurt e un bagno di sole sto approfittando della mia indolenza per smaltire uno scatolone di libri ereditati da un trasloco quasi un anno fa.

Questo è un rito che non mi è nuovo. Sono contraddittoriamente sensibile alle rottamazioni: con il medesimo entusiasmo acquisisco oggetti e me ne libero. Non faccio eccezione per i libri ma in questo caso, se appena solleticano la mia curiosità, non rinuncio a dar loro un’ultima chance. Mi ripeto, fosse per me gli editori che vivono di rotocalchi sarebbero in rovina da tempo immemorabile ma le biblioteche altrui hanno un fascino quasi voyeuristico al quale non so resistere persino quanto so perfettamente che non si tratta di letture imperdibili. Adoro ficcare il naso nei libri altrui.

Questo romanzo, su cui non avevo grandi aspettative, ha invece meritato un posticino nel mio scaffale dei thriller a sfondo legale. Fino a quando non so, ma per ora è parcheggiato lì.

Una veloce sinossi. Chloe, studentessa di legge a New York, subisce una brutale aggressione sessuale che la lascia in fin di vita. Un decennio più tardi, in veste di pubblico ministero, riconosce il suo stupratore in un imputato accusato di efferati omicidi seriali.
Mi fermo qui e mi ringrazierete per questo.

Senza voler dare dignità filosofica ad un romanzo alimentare è evidente che il nocciolo della narrazione verta sul problema della giustizia, della vendetta e dell’etica professionale. In fondo anche Al Capone è stato inchiodato per reati fiscali ma se non ne fosse stato responsabile sarebbe stato ugualmente lecito metterlo dietro le sbarre?
Quanto creativa puó spingersi ad essere la dea bendata senza rischiare che la cecità morale sostituisca l’equità del giudizio?

Ho letto in rete che esiste un sequel ma, per quanto comprenda l’affezione che gli autori sviluppano nei confronti delle proprie storie, alcune sono nate per chiudersi all’ultima pagina del primo volume.

Viv

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