Il vicario di Wakefield

Oliver Goldsmith, Il vicario di Wakefield, Fazi Editore

“Il vicario di Wakefield”, pubblicato nel 1766, è uno di quei romanzi a cui si giunge per esigenze di studio o per curiosità intellettuale poiché vanta numerose e autorevoli citazioni all’interno di romanzi a noi molto più familiari. Per restare solo alle mie personali letture, Jane Austen lo cita in “Emma”, Dickens in “David Copperfield, Charlotte Brontë in “Villette” e Luisa May Alcott in “Piccole donne”. Ma l’elenco non finisce qui.

Il romanzo racconta la vita familiare di un mite parroco irlandese e della sua numerosa famiglia. Inizialmente benedetti dalla provvidenza e da un’economia solida si trovano via via a dover fronteggiare, per una serie di sfortunate circostanze, ristrettezze e congiunture sempre più drammatiche, fino all’incarcerazione. Il lieto fine giunge su tutti i fronti grazie ad un personaggio che funge da deus ex machina ripristinando onori, ricchezze e chiudendo il cerchio con il matrimonio di rito in una sequenza a dir poco ridondante di colpi di scena.

Ogni rovescio di fortuna viene affrontato con autentico spirito pastorale e in nessun frangente si trascura l’opportunità di redimere e dare un edificante esempio di fede e rassegnazione.
Il tutto è narrato in prima persona dal vicario  con i toni lievi e la sobria mansuetudine propria del ruolo, scivolando dall’ironia moderata della prima parte ad un finale a metà tra il picaresco e la commedia dell’arte.
Non manca neppure l’elemento di critica sociale verso le tirannie della piccola nobiltà di provincia, e certamente troverete buoni sentimenti a profusione, virtù cristiane, ingenuità e saggezza, quella che suggerisce di non prestare fede all’apparenza perché la virtù può celarsi sotto abiti dimessi e il vizio sotto ricami preziosi.
Quel che invece manca per farne un romanzo davvero appetibile agli occhi di un lettore del XXI secolo è quello spirito arguto e disincantato e quella misura cui ci hanno viziato i grandi scrittori che furono ispirati dal romanzo di Goldsmith e hanno saputo affinarne l’esempio.
Per gli amanti del genere e i curiosi cui accennavo nel primo paragrafo non è comunque tempo perso.

Viv

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