La manutenzione dei sensi

Franco Faggiani, La manutenzione dei sensi, Fazi editore

Avevo promesso una seconda lettura per celebrare la giornata per la consapevolezza sull’autismo e ho scelto il romanzo di Franco Faggiani, anche se in questo caso non di autismo vero e proprio si tratta ma della sindrome di Asperger che, in modo tutt’altro che scientifico, si potrebbe definire una parente dell’autismo in forma meno invalidante. Compromette la qualità dell’interazione sociale ma non limita il linguaggio, l’apprendimento e, più in generale, l’autonomia.

“La manutenzione dei sensi” racconta innanzitutto la relazione tra un padre affidatario, Leo, e un adolescente. Incidentalmente Martino ha la sindrome di Asperger ma il nocciolo del racconto ruota intorno al percorso di due anime affini che quasi per caso si trovano a vivere insieme a stretto contatto con la natura.

Due disadattati sotto lo stesso tetto, asociali e scontrosi quanto basta da apprezzare la vita solitaria in una baita appartata sulle Alpi torinesi, e da integrarsi con la giusta dose di riservatezza nella piccola comunità montana.
Un nuovo inizio per Leo, che anni prima aveva vagheggiato di trasferirsi in quella casa con Chiara, la moglie morta prematuramente, e per Martino che nella scuola milanese subiva il bullismo dei compagni.
Non sono soli in questo percorso, veglia su di loro a distanza la figlia di Leo, energetica, generosa e impegnata nel volontariato. Impossibile per me non prenderla in simpatia visto che ho una figlia con cui ha molti punti in comune, inclusa la professione di osteopata. Nina è stata la salvezza di Leo quando è rimasto solo e la ragione per cui Martino è entrato a far parte della famiglia e, per certi versi, anche se i due sono tutt’altro che isolati -Leo è scrittore e lavora da casa grazie alla rete informatica- rappresenta la loro finestra sul mondo.

“La manutenzione dei sensi” mette al centro le relazioni forti al maschile: tra Leo e Martino, e tra Martino e Augusto, un vecchio montanaro taciturno che prende subito in simpatia quel ragazzo brusco, gran lavoratore, che ama prendersi cura del bestiame e dell’orto. Il loro è un legame profondo, costruito sulla concretezza e sull’impegno quotidiano, fatto di parole scarne e piccoli gesti. L’educazione di Martino passa attraverso un padre e un nonno con cui non ha legami di sangue e incarna una capacità più maschile che femminile di accettare con serenità i silenzi e la sfuggente affettività degli adolescenti, soprattutto se adolescenti Asperger.

E poi c’e la montagna, una presenza trasversale che va molto al di là di una semplice cornice, una protagonista a tutti gli effetti che reclama il suo ruolo già dalla bella copertina scelta dall’editore.

Viv

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Un ragazzo d’oro

Eli Gottlieb, Un ragazzo d’oro, minimum fax

Si avvicina il 2 aprile, giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo e, visto che quest’anno si sovrappone alla Pasquetta, dribblo le gite fuori porta celebrandola in anticipo con un paio di letture mirate e comincio con “Un ragazzo d’oro” di Eli Gottlieb.

Il ragazzo d’oro è Todd Aaron lungo degente al Payton LivingCenter, una comunità per autistici e disabili mentali dove lo accompagnò la mamma quando aveva undici anni, in un giorno di pioggia.
La pioggia che cadde quel giorno adesso ha quarantuno anni ma ogni volta che piove è come se un po’ di quella pioggia stesse ancora cadendo, cade ancora.

Todd dunque ha superato i cinquant’anni ormai ed è l’ospite più anziano di tutto il Centro. Non è un residente ad alto funzionamento ma col tempo ha raggiunto una discreta autonomia: vive con un coinquilino in una delle villette per gli ospiti sotto lo sguardo vigile degli assistenti, prende diligentemente le sue medicine e le sue giornate sono scandite dai piccoli compiti che gli vengono assegnati.
Negli anni i genitori sono venuti a mancare ed è il fratello Nate che da una distanza di mille chilometri si prende cura di lui, rinfacciando spese e fatica, dimentico delle prevaricazioni che infliggeva per gelosia a quel fratello strano e ingombrante che il padre violento non si faceva scrupolo di picchiare e che la mamma amava con la tenerezza di un amore senza riserve, quell’amore dalla tessitura speciale che le madri hanno per i figli più vulnerabili.

A Payton Todd è sempre stato felice, almeno fino all’arrivo di un nuovo operatore che gli ricorda il padre e gli incute una grande paura per quei modi melliflui e quel cameratismo condiscendente e minaccioso. A questo punto Todd comincia a pensare ossessivamente all’idea di tornare a casa.

Il ritmo del romanzo si allinea ai tempi di Todd, non ci sono colpi di scena ma il privilegio di sperimentare immersivamente i pensieri di un uomo-bambino che non guarda la televisione perché va troppo veloce e sembra che dentro si conoscano tutti tra di loro, che ama gli abbracci fortissimi che costruiscono attorno un muro ma non capisce il significato delle strette di mano e non vuole che gli si tocchino i capelli.
Intenerisce per la sua ingenuità che non conosce rancore e sfinisce per la sua testardaggine.
Todd ci accompagna nel suo mondo, con il suo linguaggio. Traduce le emozioni con la cruda immediatezza dei bambini e talvolta con la stessa poesia, attraverso di lui viviamo le lotte interiori e i piccoli escamotage con cui nel tempo ha imparato a gestire ciò da cui si sente minacciato.
E mentre leggiamo ci scopriamo a sperare nel lieto fine a tutti i costi perché non potremmo sopportare di non saperlo finalmente al sicuro.

Viv

Un’onda blu per l’Autismo

Sapevate che il 2 aprile è la Giornata di consapevolezza sull’Autismo?
Io l’ho scoperto grazie a Milena che mi ha invitato ad aderire alla settimana per l’autismo pubblicando qualcosa di #blu tra il 27 marzo e il 3 aprile.

Di autismo mi è già capitato di parlare sul blog consigliando il romanzo di Matthew Dicks “L’amico immaginario” ma non ne ho una conoscenza diretta e approfondita anche perché è un disturbo piuttosto complesso che si manifesta con infinite combinazioni che coinvolgono la sfera verbale, le relazioni interpersonali e la capacità di interazione con gli stimoli esterni.

Curiosando in rete ho scoperto che alcune catene di supermercati inglesi stanno sperimentando un programma autism friendly, che prevede un’ora a bassi stimoli sensoriali per agevolare gli acquisti delle famiglie con bambini autistici che sono sopraffatti dal sovraccarico sensoriale prodotto da luci, rumori e affollamento.
La settimana dell’autismo è un invito a creare informazione poiché la conoscenza e la familiarità abbattono i muri, generano empatia e semplificano i problemi.

Faccio mio l’invito di Milena e ve lo giro.
Mi piacerebbe che durante quella settimana la rete si riempisse di post #blu -una foto, una ricetta, una creazione handmade- con un piccolo richiamo all’idea a cui fa capo la scelta di quel colore.
Accendiamo i nostri riflettori e aiutiamo a diffondere la cultura dell’inclusione partendo dalla conoscenza di ciò che ci disorienta perché fuori dal nostro ordinario.

Segnatevi la data sul calendario: aspetto le vostre idee blu nella settimana tra il 27 marzo e il 3 aprile e comincio a preparare le mie.

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Viv