Raggi di luna

Edith Wharton, Raggi di luna, Bollati Boringhieri

IMG_7003_Fotor

Ho letto due romanzi della Wharton, l’altro è “L’età dell’innocenza”, e devo ammettere con un certo candore che neppure questa volta, pur nella generale piacevolezza della lettura, ne sono uscita con una sensazione di perfetta sintonia. Non ho dati sufficienti per esprimere un parere trasversale sulla sua opera ma al momento, volessi approfondire, mi orienterei sui racconti, non foss’altro che per verificare se siano tutti arguti come “Xingu” che ho già avuto occasione di consigliare qualche tempo fa.

“Raggi di luna” è certamente più debole rispetto al romanzo che valse alla Wharton il Pulitzer ma vi si respira, questa volta in uno scenario europeo, la medesima atmosfera di frivolezza e ipocrisia cui si abbandonava l’alta società americana degli anni Venti.

Nick e Susy, senza averne titolo in proprio, gravitano da sempre nell’orbita di amici generosi cui si rendono graditi ospiti in cambio di piccoli servigi e obblighi sottaciuti. Sono entrambi parassiti di quell’aristocrazia del denaro che si muove tra l’America e l’Europa con sublime indifferenza della moralità e persino del pettegolezzo; maestri nell’arte di arrangiarsi guardano al presente cogliendo l’attimo e le occasioni propizie.
Per sfuggire al giogo dei loro mecenati decidono di unire le loro sorti con un matrimonio a tempo determinato ovvero finchè dureranno i regali di nozze, assegni beninteso, o uno dei due troverà una sistemazione sentimentale più conveniente.
Tra un chiaro di luna sulle rive del lago di Como e una passeggiata tra le calli veneziane tuttavia la tenerezza coniugale si insinua al di sotto del cinismo e se il legame amoroso li nobilita al contempo rende intollerabile accettare nell’altro gli inevitabili compromessi morali cui li espone il debito nei confronti dei loro benefattori.

“La tragedia del loro rapporto era stata che amarla aveva suscitato in lui ideali che lei non avrebbe mai potuto soddisfare. Si era innamorato di lei perché, come lui stesso, era divertita, priva di pregiudizi e disincantata; ma purtroppo, se non avesse cessato di essere tutte queste cose, non avrebbe potuto continuare ad amarla. Era un circolo vizioso in cui ruotava senza speranza.” 

Un romanzo per certi aspetti estremamente moderno, dall’infedeltà esibita, al divorzio, al pragmatismo nei rapporti, per non parlare della lista nozze a suon di assegni che fa a buon diritto impallidire la disinvoltura delle ultime generazioni.

Detto questo, resta un romanzo di secondo piano con personaggi e trama al di sotto delle aspettative.

Viv

 

Ipocrisia e vacuità in salsa Xingu

Edith Wharton, Xingu

“Mrs Ballinger è una di quelle signore che perseguono la Cultura in gruppo, come se fosse pericoloso incontrarla da soli”.
Questo l’incipit di un impertinente racconto breve che attraverso la penna velenosa e l’ironia pungente di Edith Warthon mette alla berlina coloro che ostentano conoscenze che non possiedono e finiscono per cadere nel ridicolo.

Borghesi e benpensanti, le socie del Lunch Club organizzano té letterari, nella migliore tradizione della provincia americana anni Venti, esibendo parimenti l’opulenza delle loro ricche dimore, gli abiti alla moda e una cultura posticcia ed arrangiata.
Pretesto di questo breve racconto è la visita di una scrittrice di bestsellers assurta agli onori della cronaca per il suo ultimo e pomposo romanzo “Le ali della morte”.
Le grandi aspettative delle socie del Lunch Club saranno freddate dalla scortesia supponente della loro attesissima ospite e terremotate definitivamente dall’intervento della socia tollerata a malincuore, quella Mrs Roby che spesso con la sua sincerità urta il bon ton di quel gruppo di signore ricche ed annoiate e candidamente rivendica il diritto di scegliere le sue letture senza uniformarsi alle direttive del Club. A lei si deve un esilarante siparietto che nell’impianto ricorda l’indimenticabile sketch sul Sarchiapone di Walter Chiari.

Ognuno di noi avrà in mente un intervento inutilmente saccente ed autoreferenziale durante una conferenza o avrà avuto nel gruppo di amici il sapientone che non ammette mai di ignorare ciò di cui si parla, dissimulando o peggio ancora cadendo nella rete di qualche buontempone che facendo leva su questa debolezza finisce per mostrare a tutti che “il re è nudo”.
A me capitò di assistere ad un episodio analogo che è entrato negli annali comici della famiglia e che tuttora ricordiamo come una vetta di autentico umorismo.
Imprudente raccontarlo nei dettagli perché l’interessato tuttora ignora di esserne stato vittima ma se avete sotto mano il soggetto adatto provate a rievocare in toni nostalgici e con dovizia di particolari prime edizioni letterarie sconosciute, incisioni discografiche rarissime ed aneddoti comuni inesistenti, se siete fortunati l’amico vanaglorioso cascherà nella trappola con tutte le scarpe ed aggiungerà compiaciuto al piatto principale anche il contorno.

In rete è disponibile un’edizione gratuita in lingua originale. Segnalo il link per le amiche e gli amici anglofoni.

Viv