Due sirene in un bicchiere

Federica Brunini, Due sirene in un bicchiere, Feltrinelli

Lettura da ombrellone per eccellenza, a partire dalla copertina che dichiara da subito di volersi intonare al telo mare.

Leggere questo libro equivale a lasciarsi dondolare sull’acqua sopra un materassino: zero pensieri e il torpore lieve che precede l’oblio.
Più suadente di un fotoromanzo, per chi ne abbia mai letti -io li leggevo di nascosto a dodici anni con la complicità di una zia paterna- o di uno di quei film stile Rosamund Pilcher, tutti amore e scogliere, che trasmettevano anni fa durante l’estate quando la programmazione cominciava e finiva con le reti generaliste.

Nel Mediterraneo, su un’isola che potrebbe essere Gozo o un’altra del tutto simile, in un B&B che sfugge alle logiche del marketing e della modernità, due donne accolgono una manciata di uomini e donne per un percorso di guarigione che abbraccia natura, buona cucina, yoga e spiritualità.
Ciascuno arriva con dei nodi irrisolti e nei dieci giorni di soggiorno, trova pace, risposte e incontra una versione di sé consapevolmente pronta a lasciarsi alle spalle le zavorre del passato e ad investire in nuovi progetti.

Stucchevole? Un pochino, a dire il vero, ma non più di un lungo pomeriggio sotto il sole cocente, alla deriva sulle acque di un mare calmissimo.
Da leggere senza farsi domande, come leggereste l’etichetta dell’acqua mentre aspettate le linguine allo scoglio dopo una pigra giornata in spiaggia.

Viv

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