Skellig

David Almond, Skellig, Salani

Se dovessi dire in due parole di cosa parla “Skellig” direi che è una storia sulla speranza e sul “prendersi cura”.
Sì, perché nei momenti in cui ci sembra di soffocare sotto il peso delle preoccupazioni e dell’incertezza avere qualcosa o qualcuno di cui prendersi cura protegge dalla disperazione e nutre la speranza.
E funziona così in questo romanzo in cui la mamma veglia in ospedale la neonata che rischia la vita, il papà accudisce il fratello maggiore e nel frattempo dipinge le pareti della casa in cui si sono appena trasferiti e Michael, spaesato e impaurito, insieme alla sua nuova e sorprendente amica Mina si prende cura di una strana creatura stremata dall’artrite, o forse solo dalla solitudine, che ha bisogno di riprendere le forze.
Che Skellig sia un uomo, un uccello o un angelo in fondo poco importa.

A volte bisogna solo accettare che ci sono cose che non si possono sapere.

Ogni elemento del romanzo si intreccia a formare una visione unitaria per cui non stupisce che il racconto si svolga a cavallo tra l’inverno e la primavera quando la natura dà piccoli inequivocabili segnali di ripresa. L’attesa della guarigione della bambina -che solo alla fine avrà un nome- viene sublimata nel respiro affaticato di Skellig e nel suo rapido miglioramento.
La speranza di Michael si aggrappa all’ascolto del battito lieve di quel piccolo cuore malato nell’incubatrice che sente battere dentro al suo petto vicino al suo e che ha imparato a riconoscere nello stesso modo in cui distingue dal rumore di fondo il pigolio dei merli appena nati.

Mi dissi che, se avessi ascoltato con estrema attenzione, il suo respiro e il suo battito non si sarebbero mai fermati.

Questo è un libro pieno di poesia, e non solo per i riferimenti a William Blake, è un racconto che incrocia immaginazione e realtà e parla a piccoli e grandi lettori.
Ecco, se dovessi aggiungere una terza definizione alle due che ho inserito all’inizio del post, direi che è un libro sulla speranza, sul “prendersi cura” e sulla circolarità dell’amore, che si genera e si rigenera al tempo stesso.

Viv