Unica

C’è chi si emoziona per un nuovo smalto, chi per un paio di scarpe, chi per una spezia introvabile. Per me nulla vale un bel sacchetto di scampoli, in questo caso gli scarti di un tappezziere. Tessuti lavorati con dei bei motivi a rilievo in tanti colori accesi,
tutti abbastanza piccoli e disomogenei, al punto che per dar loro una nuova vita mi sono giocata l’opzione patchwork.

Li ho assemblati con uno schema un po’ anarchico unendo ritagli e passamaneria. È un’idea che avevo in testa da un po’: una borsa unica di nome e di fatto, sicuramente non riproducibile in modo identico.

Ho stabilizzato i pannelli con una tela adesiva ma non ho usato imbottitura visto che i tessuti sono già piuttosto consistenti.

Tasca con cerniera, chiusura magnetica e manici in ecopelle. Inoltre grazie alle calamite laterali é possibile ridurre le dimensioni della borsa e darle un look diverso dalla solita tote bag.

Viv

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Le poltroncine della zia Elvira

Questo biglietto era infilato tra le pieghe di una stoffa rosso rubino che riposava nel cassetto di una casa che non conosco.

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Lo firma la “zia Elvira” con una grafia molto simile a quella della nonna omonima di cui ogni tanto torno a raccontare e a cui devo la passione per il cucito, la maglia e i lavoretti manuali.
Stoffa e biglietto sono arrivati a me conservando gran parte del loro mistero in cerca di una nuova occasione che non ha tardato ad arrivare.

Evidentemente dopo aver ricoperto le sette poltroncine deve essere avanzata una striscia di tessuto ed è da questa che ho ricavato una borsa grande e cascante decisamente informale.

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Le chiamano hobo bag, borse vagabonde, figlie dei fiori e della spensieratezza.

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Effetto slouchy, cerniera, tracolla e una fodera con una fantasia anni Settanta.
Perfetta anche per la spiaggia.

Il modello che ho utilizzato, fatte salve alcune modifiche nel raccordo della tracolla che ho preferito sagomare diversamente, è questo.

Viv