Ho la scimmia per Vani Sarca ma…

Alice Basso, La scrittrice del mistero, Garzanti

Di Alice Basso ho parlato qui.
Nel mentre sono passati due romanzi (“Scrivere è un mestiere pericoloso” e ”Non ditelo allo scrittore”) e un paio di prequel in forma di racconto (“La ghostwriter di Babbo Natale” e “Nascita di una ghostwriter”). Se ci fosse stato altro l’avrei letto, perché questa Vani Sarca -ghostwriter di professione, profiler per talento naturale- mi piace e mi piace lo stile brioso di Alice Basso e i suoi continui rimandi letterari.

Sebbene le prime pagine grondino spiegazioni per gli assenti ingiustificati che non hanno letto i libri precedenti, in questo caso è imperativo seguire l’ordine cronologico, perché lo sviluppo della love story tra Vani e il maturo ispettore Berganza rappresenta il cuore della serialità di questi romanzi.
Intorno a loro, in un profluvio di metafore, si muovono l’emula quindicenne Morgana, l’eccentrica ottuagenaria Irma, l’innamorato respinto bello e tenebroso, l’editore Fusco e la famiglia di Vani, con la sorella Lara che in questo capitolo conquista una posizione di primo piano e riscatta parzialmente la sua precedente immagine di bionda svampita.

La narrazione come sempre si sviluppa su più piani: la ghostwriter alle prese con un nuovo progetto lavorativo, coinvolta in un’indagine di polizia mentre, neppure troppo sullo sfondo, si alternano le vicende personali e familiari di tutta la compagine.
Il punto di forza sta nella caratterizzazione dei personaggi e nella chiave umoristica con cui si dispiega l’intreccio ma in questo capitolo manca più di un pizzico di mordente e la trama vira decisamente dal giallo al rosa.

L’affezione per i personaggi supplisce alla rarefazione dell’intreccio e a uno stile meno spontaneo, talvolta un po’ forzato nel ricercare a tutti i costi la battuta a effetto ma, come per la serialità televisiva, il gradimento generale a volte ha poco a che vedere con il numero di stelline che attribuirei a questo romanzo se non fossi incuriosita dalle sorti di Vani e Berganza. Ma qui si entra nel campo delle perversioni personali.

Viv

Annunci

Letture giallo-rosa

Alessia Gazzola, Una lunga estate crudele, Longanesi
Stefania Bertola, Ne parliamo a cena, Tea
Alice Basso, L’incredibile piano della scrittrice senza nome, Garzanti

Il giallo e il rosa si intonano all’abbronzatura ma cosa hanno in comune tre romanzi senza legami apparenti?
Tanto per cominciare le autrici sono tutte donne, rigorosamente italiane. In secondo luogo la voce narrante è sempre femminile, in prima persona, al presente storico. Last but non least lo stile è volutamente ironico e leggero.
E dovevo aver davvero bisogno di entrare in modalità letture sciacqua-cervello se, complice una super offerta, ho acquistato tutti e tre gli eBook in un’unica soluzione. Certo, non ho preso solo questi ma è già un record di per sé.

Di Alessia Gazzola e della serie dell’Allieva ho già parlato, qui.
Questi romanzi funzionano, mutatis mutandis, secondo logiche alla Grey’s Anatomy -singoli casi investigativi costruiti intorno ad una rete di protagonisti che interagiscono nel tempo. La goffaggine esasperata che caratterizzava Alice Allevi nei primi romanzi -che intenerisce sulla pagina scritta, un po’ meno nella vita reale- appare meno insistita, forse un tributo all’esperienza e al passare del tempo. Il punto fermo rimane la confusione sentimentale della protagonista, eternamente indecisa tra due innamorati agli antipodi in tutto tranne per la riluttanza ad impegnarsi in una relazione stabile e definitiva. Per il resto, questo capitolo è piuttosto debole sul piano dell’intreccio e mi riferisco sia a quello giallo che a quello rosa.

Che posso aggiungere di Stefania Bertola che non abbia già scritto qui?
I suoi romanzi, a cui mi rivolgo come ad un tonico nei momenti di stanchezza mentale, restano tra le migliori commedie romantiche nostrane: ironiche e ben scritte, intrattengono senza melensaggini.
Non mi stancheró mai di dirlo: scrivere di sciocchezze con intelligenza ed arguzia è meno facile di quanto si possa supporre, certamente più difficile di quanto ritengano le schiere di sedicenti scrittrici di cui è più che saturo il panorama editoriale e la rete in particolare.
Detto questo stiamo parlando di letture di evasione, che al pari di un film gradevole consentono di trascorrere piacevolmente qualche ora senza offendere l’intelletto e la grammatica.
Stefania Bertola non mi risulta abbia mai ceduto alle lusinghe della serialità, le sue storie hanno spesso dei temi ricorrenti -in primis i rapporti tra donne- ma i personaggi e i contesti cambiano ad ogni nuova pubblicazione.
L’amicizia femminile -in questo caso cinque cugine che si incontrano a cena per raccontarsi, criticarsi e consigliarsi a vicenda- ha anche in questo caso un ruolo centrale. E già postulare sodalizi muliebri con numeri superiori al tre ha qualcosa di coraggiosamente romantico persino in assenza di un principe azzurro.

Alice Basso è la vera new entry di questo blocco di letture disimpegnate.
Come per la Gazzola, con Alice Basso e la sua ghostwriter detective Vani Sarca si torna alla serialità. “L’incredibile piano della scrittrice senza nome” è infatti il romanzo di esordio -quello in cui si creano i presupposti per la collaborazione investigativa con il commissario Berganza e per l’irrinunciabile tira e molla sentimentale con lo scrittore fascinoso- ma nel frattempo ne sono usciti altri due.

La protagonista, sorta di genietto cinico e disincantato, mette il suo innato talento intuitivo e la sua capacità di analisi psicologica al servizio della professione di ghostwriter ma è più empatica di quanto le piacerebbe ammettere e sotto un’apparenza coriacea e distaccata nasconde gli atout di una profiler mancata.
È vero, il romanzo gronda stereotipi -il commissario con l’impermeabile stazzonato, accanito lettore di libri gialli che in meno che non si dica si trova a discutere delle indagini con una perfetta sconosciuta andrebbe un tantino limato- ma è una scelta a tal punto voluta e sottolineata da risultare, almeno in questo primo capitolo, assolutamente congrua con le finalità di intrattenimento del romanzo.
Se le relazioni tra i personaggi sono un po’ troppo predeterminate non è invece scontato il fatto che, per quanto lo consenta questo tipo di impianto, alla fine del romanzo il lettore familiarizzi con la protagonista ben oltre lo stereotipo.

Il fatto che la categoria dei ghostwriters sia bistrattata e misconosciuta, ancorchè più facile da incrociare di quanto si creda -non chiedete, non vi dirò nulla neppure sotto tortura- mi rende ancora più simpatica questa protagonista eccentrica e disadattata. Per ora.

Enjoy your summer!

Viv