Le due verità

Agatha Christie, Le due verità, Mondadori

Sono arrivata al romanzo attravarso la miniserie tv con Bill Nighy, Matthew Goode e Eleanor Tomlinson liberamente ispirata a “Le due verità” e, tra la prima e la seconda parte, ho avuto tempo di meravigliarmi per non aver mai letto il libro in questione (in originale Ordeal by innocence) e di non essere mai neppure incappata nella versione cinematografica degli anni Ottanta, quella con Donald Sutherland e Faye Dunaway.
Dopo tutta questa stupefazione ho scaricato la versione eBook e ho colmato la prima delle mie lacune.

Temevo, fresca di visione, la mancanza dell’effetto sorpresa ma il disorientamento non è mancato perché la sceneggiatura tv, pur nel generale plauso che meritano quasi tutti i prodotti BBC, stravolge le linee narrative, proponendo personaggi molto più caratterizzati e dicotomici sia per quanto riguarda la vittima che i sospettati, e soprattutto spostando il fardello della colpevolezza su altre spalle.

Veniamo alla trama. Alcuni anni dopo l’omicidio di Rachel Argyle, ricca filantropa con l’ossessione per l’infanzia, viene inaspettatamente accertata l’innocenza del presunto colpevole, il più turbolento dei suoi cinque figli adottivi. Il latore della buona nuova, il dottor Calgary, è infatti quel testimone fantasma che la difesa aveva cercato invano per mesi a mezzo stampa ma nel frattempo Jacko Argyle è deceduto in carcere. La notizia tuttavia non reca alcun sollievo alla famiglia, con la riapertura del caso infatti ciascuno di loro è un possibile sospetto e come tale viene percepito dagli altri: il marito e padre adottivo Leo, la segretaria e amante di lui Gwenda, i quattro figli e la governante Kirsten. Unico escluso Philip, marito della figlia maggiore, impossibilitato a compiere il delitto a causa della sua invalidità, che ha peró il torto di cercare di ammazzare la noia indagando con grossolana mancanza di cautela. In definitiva, in questo che più di altri è un giallo psicologico, come suggerisce sgomenta una delle figlie Argyle “Non è il colpevole che conta, contano gli innocenti.”
Soprattutto se non sembra possibile stabilire quale sia la verità.

Contrariamente al solito -per lo meno alla produzione più numerosa e amata dai lettori di questa autrice- in questo caso manca la figura catalizzatrice dell’investigatore e i personaggi sono tutti sullo stesso piano, nessuno emerge, nessuno prende l’iniziativa in modo eclatante. Forse proprio per questo la Christie, stanca di Poirot e Miss Marple, lo amava al punto da metterlo tra i suoi preferiti.
Personalmente non concordo: la psicologia dei personaggi, che dovrebbe essere il punto di forza è diluita dalla coralità della narrazione che non lascia molto spazio all’approfondimento dei caratteri e la tensione narrativa non raggiunge l’apice di altri romanzi che hanno ottenuto fama maggiore.
Indubbiamente sapere che era uno dei prediletti da zia Agatha ha contribuito a creare  aspettative decisamente alte ma va da sé che il legame di un autore con le sue opere va al di là del gradimento del pubblico e talvolta persino del loro valore oggettivo.

Viv

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Sento i pollici che prudono

Agatha Christie, Sento i pollici che prudono, Mondadori

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Se la protagonista sente i pollici che prudono figuratevi come mi sento io dopo l’ennesima lettura deludente. Vi ho risparmiato una serie di recensioni inutili ma qui spendo volentieri qualche parola, perché il fatto che anche i migliori possano non essere sempre all’altezza della loro fama in fondo ha qualcosa di consolante.

Pur avendo letto un gran numero di romanzi di Agatha Christie è la prima volta che incrocio i coniugi Beresford, Tommy e Tuppence.
In questa vicenda, dopo una vita spesa nell’investigazione e di cui io con tutta evidenza mi sono persa il meglio, li ritroviamo ormai avanti negli anni impegnati in un’indagine che prende l’avvio dalla visita ad una anziana parente presso una casa di riposo.
Una coppia rodata dagli anni e dall’affetto reciproco che certamente avrei apprezzato maggiormente se questo non fosse stato il nostro primo incontro e se la cara Agatha fosse stata al suo meglio.
Purtroppo invece il racconto è fiacco e parimenti lo sono le soluzioni investigative.
Forse il fatto che sia stato scritto espressamente per soddisfare le insistenze dei lettori che chiedevano che fine avessero fatto i loro beniamini non ha giocato a favore di un’autentica ispirazione.
Sul fronte “letture” finora è stata un’estate al ribasso e neppure Agatha sembra in grado di farla decollare.
La nota positiva è che la produzione di questa autrice è vastissima e per lo più brillante; anche pescando a caso sarà quasi impossibile non riuscire a scovare qualcosa di meglio.

Viv