The bear and the hare

Questa è la storia di due amici che vorrebbero trascorrere il Natale insieme.
Ma come fare, se uno dei due è un grosso orso bruno che si appresta ad andare in letargo?

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Ci vuole il regalo perfetto, quello che solo i veri amici sanno scegliere.

Questo dolcissimo filmato pubblicitario sarà trasmesso solo in U.K. giacché traina gli acquisti natalizi della catena britannica John Lewis.

Cliccate sul link e godetevi questi attimi di poesia.

Viv

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“Paperman”

“Serendipity”, ovvero l’arte di farsi guidare da una coincidenza preziosa verso una felice conclusione.
Questo è quanto mi ha ricordato il delizioso cartoon in bianco e nero, diretto da John Kahrs per la Disney, candidato agli Oscar come miglior cortometraggio animato.

Si intitola “Paperman” e in sei minuti ci racconta un incontro fortuito sulla banchina di una metropolitana di superficie e di un aeroplanino di carta che si incaricherà del lieto fine.

Viv

Boîte à musique

So che vi ho lasciato con una curiosità insoddisfatta, ma non potevo sciupare la sorpresa alla destinataria.
Ecco cosa conteneva il pacchetto che è partito per Genova qualche giorno fa.
Una piccola scatolina rivestita di stoffa che fa da cassa armonica ad un carillon a manovella.

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Da qualche settimana cercavo un piccolo oggetto che Miss Fletcher non avesse già visto tra queste pagine e un suo post mi ha fatto pensare che forse le sarebbe piaciuta una boîte à musique creata per lei e per il suo blog.

Un’idea che avevo apprezzato tempo fa sul blog francese “Petites croix à la Campagne”

Viv

Un anno di blog

Nei blog creativi si usa così. Si festeggia con un “Candy”, una sorta di lotteria che premia con un piccolo dono uno dei lettori.

In questi mesi ho imparato a conoscere virtualmente molti di voi e con alcuni sono nate simpatie, corrispondenze ed incontri, con altri, chissà, potrebbe arrivare l’occasione per un caffè in un prossimo futuro ma tutti avete contribuito a creare uno spazio privilegiato in cui ci si incontra con gentilezza e col sorriso.

Il blog è stato un compagno di viaggio prezioso, mi ha stimolata a sperimentare tecniche ed idee nuove, mi ha permesso di condividere il mio amore per la lettura e il piacere di scriverne ma soprattutto mi ha regalato momenti di serenità.

Mesi fa i “Candy” sono stati oggetto di polemiche di carattere legale e non so se la loro legittimità, infine, sia stata confermata o meno.
Per questo ed altri motivi -primo fra tutti la natura simbolica di questo primo compliblog- ho deciso di non affidarmi alla sorte e premiare, in assoluta meritocrazia, la mia prima follower.

Questo piccolo premio va dunque a Miss Fletcher che per prima ha iniziato a seguire il mio blog neonato, regalandomi l’emozione e la sorpresa di scoprire che un lettore sconosciuto aveva scelto di entrare nel mio mondo.
Il suo entusiasmo e la sua accogliente disponibilità mi hanno sostenuto con generosità in quest’avventura anche quando i lettori erano pochini e i commenti ancor meno ma soprattutto mi hanno traghettato in questo spazio di amicizie virtuali.

Mi perdoneranno tutti gli amici che si sono via via aggiunti e che con simpatia passano a trovarmi.
Grazie di cuore a tutti!

Spero di aver colto il meglio di voi attraverso i vostri blog e di continuare a farlo nel tempo.
E se amate i premietti non disperate, ci saranno altre occasioni.

Concludendo, cara Miss, questo pacchettino aspetta un indirizzo.

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Viv

Il fantasma dei Natali passati

Da piccina i preparativi natalizi erano un avvenimento che metteva a soqquadro la famiglia quasi come la preparazione dei bauli per la partenza per i due mesi di vacanze estive.
Grande eccitazione dei piccoli e grande nervosismo dei grandi.
Veniva trasportato dal solaio un vecchio tavolo da pranzo e con noi bambini che cercavamo di mettere le mani dappertutto e la mamma che, malgrado l’atmosfera natalizia, diventava sempre più intrattabile cominciavano le grandi manovre.
Ed era un lungo lavoro.
Per prima cosa occorreva fissare il cielo stellato, dipinto su una sequenza di fogli di cartoncino “bristol” sostenuti da bastocini di legno. Ancora oggi questi cartoncini mi ricordano gli anni delle scuole elementari.
L’azzurro sfumava nel blu notte e lucine simili a stelle si affacciavano nei fori del cartoncino che sul rovescio era un intricato schema di fili. E c’era sempre la lampadina da sostituire all’ultimo momento, quella che si fulminava e portava il buio su tutta la sequenza.
Poi le scatole per sostenere le montagne, la carta da pacco pesante accartocciata per modellarle, la colla vinilica per fissare il muschio, i sassolini e la neve, lo specchio d’acqua su cui nuotava un’ochetta solitaria e la grotta, le statuine, tante che ogni anno non trovavano tutte spazio nel nostro presepe e dovevamo mettere ai voti chi meritasse o meno i posti d’onore. La mia preferita però c’era sempre, una moretta con pelle scura con un abitino rosa attillato e una lunga treccia nera portata di lato che con una posa graziosa sosteneva un orcio per l’acqua.

Per ultimo l’albero, da montare e da decorare, frugando con delicata impazienza nelle tante scatole impolverate in cui riposavano autentici tesori: palline luccicanti, passate con la porporina, con quelle concavità a spicchio tipiche degli addobbi di un tempo, uccellini cangianti con la codina di piume che si attaccavano ai rami con delle mollettine di ferro.
Non era un albero a tema era l’albero di famiglia ed ogni membro aveva la sua pallina: il funghetto grande per la zia croata che trascorreva il Natale con noi, quello piccolo per la nonna -che era una donnina alta meno di un metro e cinquanta- e due funghetti con la faccina buffa per me e mio fratello, il mio cicciotto e il suo magrissimo (chissà come mai?).
Solo la mamma e il papà avevano una coppia di palline differenti, di quelle eleganti di foggia quasi rinascimentale.
Con quanta attenzione maneggiavamo questi ornamenti e che dispiacere quando se ne rompeva uno!
Il tutto culminava con il posizionamento del puntale, fucsia con le campanelle, che segnava ufficialmente la fine delle nostre fatiche, il momento in cui chiudevamo le imposte e mille lucine cominciavano a danzare sui rami.

Il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, mamma e papà attaccavano sui vetri delle porte del corridoio delle stelline dorate ritagliate dalla carta dei dadi ed ogni sera fino alla vigilia mio fratello ed io celebravamo il “rito delle stelline” staccandone una ciascuno.
Ognuno di noi aveva la sua vetrata e guai a confondersi. Ho la stessa immagine delle mie bambine che in pigiamino si facevano prendere in braccio per arrivare alle stelline più in alto.

Con il passare degli anni e ben prima di lasciare la casa dei miei genitori e diventare mamma a mia volta ho cominciato ad orientarmi -per motivi puramente estetici- su rappresentazioni stilizzate e minimaliste del presepe e per contro sono diventata una vera cultrice dell’albero.
Volete farmi felice? Dimenticatemi da Harrods nel reparto natalizio dove tra carole e campanelli si celebra anche in pieno luglio la festa più suggestiva dell’anno.

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Viv

Vacanze settembrine nel Luberon

La campagna provenzale è bella anche senza i campi di lavanda al massimo della loro fioritura.
In alternativa campi di zucche gialle e mature, alberi di ulivo e vigneti a perdita d’occhio carichi di grappoli lucidati dal sole pronti per la vendemmia.
Google maps si è rivelato ancora una volta preziosissimo per girovagare da un paesino all’altro e ritrovare la via di casa, un Bed & Breakfast a gestione familiare con colazioni superbe a base di marmellate e dolci fatti in casa, fichi appena colti dalla pianta e pane fresco.

A distanza di pochi chilometri l’uno dall’altro, decine di village perchés, perfettamente conservati, dalle inconfondibili pietre color miele.

Menerbes, il più vicino al nostro B&B, mensa d’elezione per cenette sotto il pergolato

Cucuron, scenario del film di Ridley Scott “Un’ottima annata” con Russell Crowe.
Facile sentirsi a casa quando ogni sguardo incontra la siesta sorniona di un gatto.

Le rovine dell’oppidum di Oppède le Vieux inquietante scenografia naturale grazie al fascino dei sentieri a gradoni sconnessi immersi nella vegetazione.
Dopo una lunga giornata spesa a visitare paesini più o meno arroccati, l’arrampicata è risultata più faticosa di quanto non sia in realtà ma limitarsi a guardare la chiesa e le rovine dal basso col naso in su sarebbe stato un peccato imperdonabile.

Avignone

Lourmarin

Ad Isle sur la Sorgue, tra ponticelli e mulini ad acqua, ogni domenica allestiscono un mercato, il più grande e maestoso che io abbia mai visto: banchi di gastronomia, formaggi, confetture, miele, lavanda, abbigliamento, borse, accessori, e una sezione dedicata all’antiquariato che -mercato a parte- occupa comunque con i suoi negozi quasi ogni corte del paese sorprendendo con negozi interni immersi in rigogliosi giardini. Il sogno di ogni appassionato di brocantage.
Mancano foto degne di questo nome ma, come ogni donna che si rispetti sa, non è cosa in un mercato affollato. L’attenzione va tutta per conservare intatta la borsa, lasciarsi rapire dalla mercanzia esposta e perché no, concedersi qualche acquisto.
Nel mio caso qualche metro di deliziose stoffe francesi.

E che dire di Roussillon?
Un tripudio di rosso e ocra. Dalla terra battuta, alle rocce, persino case e muretti hanno il medesimo colore ed ovviamente anche i gatti sono rossi.

Una breve tappa all’Abbazia di Senanque, un’oasi di pace e di silenzio in una gola a cui si accede con una stradina tortuosa a senso unico che sconsiglierei a un neo patentato.
Qui sì che ho sentito la mancanza degli sterminati campi di lavanda che in primavera ed estate fanno da cornice all’Abbazia.

A Gordes vedute panoramiche mozzafiato premiano frotte di turisti, americani ed inglesi in primis, che con infradito assolutamente inadatte all’acciottolato d’antan si avventurano per le stradette irte. C’è da chiedersi come ci si possa aggirare per quei viottoli senza l’ausilio di corde e rampini quando soffia il Mistral o la pioggia bagna le pietre levigate e i gradoni ripidissimi.

Solo quattro giorni, centellinati e gustati come l’ottimo vino di Provenza, per ricaricare le pile prima del lungo inverno, seguendo le tracce di Peter Mayle e di Ridley Scott.
Ora non ci resta che riguardare “Una buona annata”, sbirciare -almeno attraverso le immagini del film di Ridley Scott- Chateau la Canorgue dove è sì possibile acquistare del vino eccellente ma le visite sono interdette ai turisti, rivedere insieme a Russell Crowe la grande vasca d’acqua di Cucuron e sorridere pensando che qualche giorno fa ero seduta all’ombra di quegli alberi secolari a condividere il pane coi pesci arancioni della fontana.
E sospirare di nostalgia.

Viv

Mamme in affido: l’amore si moltiplica

Oggi su queste pagine lascio la parola a Marisa -la volontaria Enpa che si è presa cura della nostra Penelope nelle sue prime settimane- e ad una bellissima storia di adozione che mi ha raccontato in una delle mail che ci siamo scritte in questi giorni.

Come sanno le amiche che meglio mi conoscono sono sempre stata un’amante degli animali e in particolare l’attività dell’affido dei cuccioli muove da sempre il mio interesse.
Esponevo a Marisa le mie perplessità riguardo alla difficoltà del distacco che ad ogni “asilo” -cioè ad ogni cucciolata in affido- si accompagna alla gioia di aiutare questi piccoli orfanelli e questo è il racconto della sua esperienza come mamma pro tempore.
In parentesi ho aggiunto qualche piccolo dettaglio ed ho stralciato alcune frasi che, pur non modificando il contenuto, erano irrilevanti per chi non conosca il gattile.

“L’adozione più dura e devastante è stata Emma. Eravamo andati in canile (canile e gattile hanno un’unica struttura anche se i gatti sono allocati in prefabbricati dedicati) per prendere tre piccoli in asilo. Erano stati catturati il giorno prima ed erano semi selvatici, quindi gatti impegnativi a cui devi parlare continuamente, accarezzarli anche se soffiano e si mostrano aggressivi perché non conoscono gli umani. Per renderli più gestibili devi abituarli ad essere toccati e ad interagire con l’uomo in tempi molto brevi, altrimenti cresceranno e nessuna famiglia vorrà dei “mezzanelli” che soffiano a loro e ai loro bambini e il loro destino sarebbe segnato.

Arrivati in canile ci hanno dato il gabbione con i tre piccoli e mentre ci consegnavano i farmaci per i cuccioli abbiamo visto una “cosina” minuscola, letteralmente terrorizzata, in un angolo di una gabbia enorme. I cani abbaiavano continuamente e la “cosina” tremava come una foglia. Inutile dire che mentre tornavamo a casa avevamo due trasportini, uno con i tre rossi semiselvatici e l’altro con la “cosina” tremante.

Quegli “asili” sono stati una tragedia perché i tre gattini rossi sono morti di gastroenterite, qualcosa che non potrò mai dimenticare… ma la cosina si è salvata ed è diventata Emma, una bellissima tricolore.
Emma e Milord (uno dei gatti di casa insieme a Sophie, che viene citata qui di seguito), sono cresciuti ed hanno giocato insieme per sei mesi e Sophie ha permesso ad Emma di attaccarsi al suo seno per sei mesi anche se non aveva latte.
Sembrava che la cosa a lei e ad Emma non importasse molto… ogni sera per addormentarsi Sophie “allattava” Emma e loro due e Milord erano diventati inseparabili.
Poi è arrivato il giorno in cui qualcuno ha chiesto di Emma, una di quelle famiglie meravigliose come non ne capitano tutti i sabati e così l’ho lasciata andare.

Sophie e Milord si aggiravano depressi e mangiavano pochissimo. Io ero a pezzi e continuavo a dirmi che avevo sbagliato, mio marito mi ripeteva che non potevamo tenerli tutti e aveva ragione.
Sono passati sette mesi dall’adozione di Emma e non passa giorno senza che non senta un nodo alla gola, ma se avessi tenuto anche Emma non avrei potuto accogliere altri asili e altri piccoli sarebbero morti perché le epidemie di gastro colpiscono il canile ogni anno e si portano via tanti piccoli che non sono ancora stati vaccinati.

Credo che Emma rimarrà per sempre la cosa più difficile che abbia fatto, ma lei ora è felice. La sua famiglia qualche mese fa ha trovato tre mici e alla fine ha deciso di tenerli e adesso Emma si comporta con loro come Sophie ha fatto con lei.
Alla fine l’amore è come una catena che si trasmette di micio in micio ed è bello pensare che una piccolissima parte di quell’amore è anche merito tuo, anche se il prezzo da pagare è altissimo.”

Emma da cucciola

Emma mentre si occupa di uno dei cuccioli che la sua famiglia ha deciso di tenere

Nessuno storca il naso. Non è una gara al volontariato più virtuoso. Non si tratta di scegliere tra i bambini dell’Africa e i randagi di Romania.

“Amare gli animali non significa necessariamente essere persone aride nei confronti dei bambini, degli anziani o degli altri esseri umani. Chi ama gli animali non volterà mai la faccia davanti ad un bimbo o ad un essere umano in difficoltà. I cani e i gatti randagi sono frutto dell’ignoranza e della crudeltà umana ed è giusto che ci siano persone che aiutano i bambini, altri gli anziani ed altri gli animali. In questo pianeta caotico ci sono umani che combinano dei gran pasticci ed umani che cercano di rimediare, ed ognuno di noi deve interpretare il suo ruolo fino in fondo.”

Non posso che sottoscrivere le parole “virgolettate” di Marisa, ognuno di noi faccia la sua parte assecondando i talenti che naturalmente gli sono stati messi a disposizione e li faccia fruttare per costruire un mondo migliore.
Personalmente sono una sostenitrice di quella che volgarmente viene definita pet therapy e se gli animali possono aiutarci -a volte addirittura insegnarci- ad essere umani più equilibrati e generosi possiamo solo essere loro grati e regalare a nostra volta a chi incrociamo sul nostro cammino il nostro sorriso e la nostra disponibilità.

Viv