Audrey bouclé

Quest’anno la moda ripropone i tessuti bouclé in stile Chanel e io ne ho scelti un paio per le mie clic-clac bags. Il primo è questo: sfondo nero, qualche accenno di bluette e rosa salmone con piccoli punti luce che sono visibili solo in movimento e in modo molto discreto.

L’interno riprende il rosa salmone con un bellissimo contrasto di colore.

La chiusura misura 24 centimetri, il modello è quello che avete conosciuto per primo: liscio con un’eleganza naturale perfetta per una borsa da giorno.

Con un cappottino nero, un tailleur antracite, persino con un paio di jeans, questo è un tessuto che si sposa con la stagione e valorizza qualsiasi look. Infatti, pur non essendo una borsa da cerimonia in senso stretto, non sfigura in contesti eleganti.

Viv

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Il KonMari e l’arte svedese del “Döstadning”

Margareta Magnusson, L’arte svedese di mettere in ordine, La nave di Teseo

È sempre utile ricordare che il fatto che un libro finisca sulle pagine di questo blog non ne fa automaticamente un consiglio di lettura.
Questo librino, incrociato per caso su Audible, è un insolito e ardito manualetto che non ricalca pedissequamente il filone, per altro sfruttatissimo, inaugurato dall’ormai notissima Mari Kondo sull’arte di sistemare al meglio gli spazi abitativi.

Per quanto mi riguarda sono minimalista per natura e in molte occasioni mi è capitato di precisare che l’essenzialità di cui generalmente mi piace circondarmi si ferma, senza se e senza ma, sulla soglia della mia craft room: pochi metri quadri in cui mi trasformo in un’accumulatrice seriale che lotta quotidianamente -e felicemente- con l’entropia.

Ma torniamo a Margareta Magnusson e a “L’arte svedese di mettere in ordine”.
Nessuna meraviglia che una svedese si occupi di organizzazione degli spazi, posto che la più importante azienda mondiale giallo-blu nasce dall’abilità nordica nell’ottimizzare spazi, impatto ambientale, trasporti, costi e design. Qui, tuttavia, a dispetto del titolo italiano, che omette ingannevolmente, trattasi di minimalismo pre-mortem. Ecco, ve l’ho detto.
Il sottotitolo fa riferimento genericamente a come sistemare la propria vita per alleggerire quella degli altri, ma vogliamo mettere il corrispettivo inglese “The gentle art of swedish death cleaning”? Diretto e inequivocabile.

Dunque di questo si tratta, ovvero di come svuotare le proprie case in vista della propria dipartita acciocché eredi e discendenti non debbano smistare per mesi le nostre cianfrusaglie, curiosando tra segretucci imbarazzanti, litigandosi i pezzi migliori, buttando incautamente oggetti di valore e soprattutto indirizzando alla nostra smania di accumulo pensieri che mal si sposano con i sentimenti di pia devozione che dovrebbero accompagnare il ricordo del caro estinto.
In questa estensione testamentaria che, diciamocelo, ha spirito prettamente femminile, non vengono lesinati consigli pratici per sgomberare le case familiari in vista di un ridimensionamento vedovile o, perché no, di un definitivo trasferimento in casa di riposo.
Allo stesso modo troverete suggerimenti per affrontare questi spinosi argomenti con i genitori anziani. Con tatto e cautela, beninteso, ma senza demordere nel caso la meravigliosa eventualità di liberarsi di tutti i loro averi superflui dovesse par loro eccessivamente radicale nonché prematura.
Insomma, chiosando sinteticamente “Cari mamma e papà, visto che, si spera il più tardi possibile, dovrete morire, che ne dite di disfarvi sin da subito di quel grazioso braccialetto, di quel trapano inutilizzato, di quel set di piattini dipinti a mano? Non per altro, ne avreste voi per primi un enorme beneficio in termini di spazio e di ordine oltre a dimostrarvi solleciti nei confronti del tempo futuro dei vostri eredi”.

Non so voi, ma io l’ho trovato involontariamente comico. Inutile dire che chi è accumulatore difficilmente si lascerà blandire dall’assennatezza di queste teorie mentre chi di suo è predisposto al minimalismo probabilmente già attua periodici sgomberi casalinghi ricavandone un benessere mentale oltre che pratico.

Disfarsi degli oggetti che ci hanno accompagnato per lunghi anni, mettere ordine in cartigli dimenticati, lettere d’amore, diari, fotografie, muove sentimenti sopiti, ricordi più o meno piacevoli e certamente non ha a che fare con il solo ordine esteriore. Lo sa bene l’autrice ultra ottantenne con cinque figli all’attivo e almeno altrettanti traslochi in vari continenti.
Insomma separarsi dalla propria vita passata non è cosa da poco e bisogna pensarci, o riderci su, per tempo.

Viv

Tote bag autunnale

Una tote bag completamente diversa dalle mie solite per i tessuti e la passamaneria, dall’aspetto decisamente più caldo e lanoso, e per il pannello frontale in gobelin fiorato.

L’interno è liscio liscio, senza tasche, in toile de Jouy con un bottone magnetico per la chiusura.

I manici in eco-pelle completano l’insieme e la rendono perfetta come borsa per libri e documenti. Insomma, nel mio immaginario, è una tote bag da insegnante.
Prof. fatevi sotto, questa è per voi!

Viv

Immagazzinando l’estate…

Lo so, l’autunno è suggestivo, romantico e indossa alcuni dei colori più affascinanti di sempre ma quando l’estate volge al termine sento sempre il bisogno di puntare i piedi e respiro a pieni polmoni i rosa, gli azzurri e i gialli in tutte le loro combinazioni, giusto per trattenere il fiato fino alla prossima primavera. Poi lentamente espiro, comincio a godermi il fogliame che cambia colore, l’aria che si fa frizzante e mi dispongo obbediente al cambiamento.

Questa bustina è la mia personale apnea di questo settembre 2019, l’estate scorsa c’erano state le bustine color tiffany con quei charms a forma di gelato, oggi mi aggrappo al rosa e al  turchese con una punta di giallo nella fodera.

Viv

 

Cambio di rotta

Elizabeth Jane Howard, Cambio di rotta, Fazi

Con “Cambio di rotta” esaurisco le opere di Elizabeth Jane Howard pubblicate ad oggi da Fazi. Se la saga dei Cazalet a furor di critica rappresenta l’indiscussa punta di diamante nella sua produzione letteraria, anche nei suoi precedenti romanzi è riconoscibile la medesima eleganza linguistica e la stessa raffinata analisi dei personaggi.

Cazalet esclusi, personalmente non ho particolarmente amato “All’ombra di Julius” che, complice anche la compressione temporale del racconto soffoca l’evoluzione dei personaggi, e ho invece molto apprezzato la struttura a ritroso de “Il lungo sguardo”, che spoglia via via i protagonisti delle sovrastrutture accumulate nel corso degli anni scegliendo di tacere il loro destino per indagarne le potenzialità sfumate.
“Cambio di rotta” direi che si è conquistato una posizione intermedia.

Il romanzo si sviluppa tra Londra, New York e un’isola greca al seguito di un drammaturgo sessantenne, di discreta fama e indomita infedeltà, e di sua moglie Lillian, di vent’anni più giovane. Ad accompagnarli passo passo, allestendo spettacoli teatrali, risolvendo difficoltà pratiche e sgranando tensioni di coppia, è il fidato tuttofare Jimmy, giovane orfano che nel suo datore di lavoro ha trovato una sorta di figura paterna. La devozione di Jimmy non vacilla di fronte ai reiterati tradimenti di Emmanuel, alla sua irresponsabile immaturità, e non si indebolisce di fronte al suo prolungato blocco creativo;  solo in seconda battuta, per lo più su richiesta di Emmanuel, i suoi servigi si estendono a Lillian, che ci viene inizialmente presentata come una donna nevrotica, dalla salute compromessa, segnata da un lutto che usa, non del tutto inconsapevolmente, per manipolare i sensi di colpa del marito.

Di colpo ho avuto una visione di noi tre bloccati in quella scena che si ripete all’infinito, nel nostro minuscolo mondo fatto di reciproche concessioni, equivoci elevati a tradizioni di famiglia e una specie di disagio idiosincratico. Em è voltato verso di me e per un istante ho creduto che la stessa visione fosse passata anche nella sua mente.

A sparigliare le carte in questo trio che funziona ormai come un ingranaggio ben oliato,  arriva Alberta Young, la nuova segretaria di Emmanuel.
Catapultata in un mondo di viaggi aerei e abiti da cocktail direttamente dalla canonica nel Dorset in cui ha vissuto col padre e i fratelli, Alberta ha tutta la spontaneità che manca a Lillian, è giovanissima e incontaminata, starnutisce quando è contenta e lo ammette con un delizioso miscuglio di pudore e semplicità.
Inevitabilmente conquista il cuore di Jimmy e quello di Emmanuel e, senza esserne consapevole, scatena la loro rivalità. Jimmy che fino a quel momento sembrava del tutto pago di vivere nell’ombra di Emmanuel teme che questi possa invaghirsi di Alberta e ancor più che la giovane sia soggiogata dal drammaturgo. Lillian, che ha sempre trovato giustificazioni ai tradimenti del marito, vede in Alberta una rivale che potrebbe segnare un punto di svolta. Alberta dal canto suo, sempre assennata, di buon carattere e coi piedi per terra pare del tutto ignara di trovarsi al centro di una piccola rivoluzione copernicana e somiglia a certe icone femminili di angelica -e stucchevole- modestia che popolavano i film degli anni Cinquanta.

Il romanzo alterna le voci dei quattro, che si raccontano in prima persona ad eccezione di Emmanuel, perno attorno al quale si muovono le vite degli altri personaggi, per cui l’autrice sceglie la terza persona soggettiva.
Al centro di una vicenda per certi versi statica, che sembra sfilacciarsi nelle lunghe riflessioni in solitaria di ciascuno, ci sono le relazioni incrociate tra i personaggi.
I pensieri indovinati, i dialoghi sottintesi, le verità taciute e le bugie manifeste reggono un minuetto ormai consolidato in cui ciascuno, fatta esclusione per Alberta che é l’elemento di rottura e al contempo il simbolo di un candore originario, recita una parte in copione.
Personaggi un tantino algidi ma meravigliosamente disegnati con una serie di annotazioni trasversali che trasformano piccole azioni irrilevanti in acute descrizioni dei tipi umani.

Viv

Portachiavi con iniziale

Il proverbio recita che “chi si somiglia si piglia” e, mutatis mutandis, vale anche per le community sui social: gruppi di persone affini che orbitano le une intorno alle altre, naturalmente attratte da interessi comuni o da un comune modo di essere e di accogliere l’altro.
Alcune di queste persone le ho incontrate, con altre è nata un’amicizia a distanza.
Con tutte è rimasta la voglia di rivedersi.

Questi portachiavi sono nati per ringraziare Ivana e Ale de I gioielli di Ale che ieri mattina sono venute a conoscermi. Grazie per i vostri sorrisi, per il vostro entusiasmo, per la gioia che mi avete trasmesso… tutto moltiplicato per due!

E, tra una chiacchiera e l’altra, ci siamo dimenticate di immortalare l’incontro, ma per me non è una novità perchè ci casco tutte le volte.

Viv