Il sospettato X

Keigo Higashino, Il Sospettato X, Giunti

E’ più difficile trovare la soluzione di un problema o stabilire se la risposta di qualcun altro allo stesso problema sia corretta?
Per dirla in termini matematici, si parla di P=NP ma, se su questo enigma verte la soluzione di questo giallo, non occorrono competenze specifiche per la lettura del libro di Keigo Igashino.
Scritto da un ingegnere di Osaka nel 2005, “Il sospetto X” è disponibile dal 2012 sul catalogo Giunti. In Italia l’autore è poco conosciuto ma in Giappone il romanzo è stato un vero e proprio caso editoriale.
Ambientato nei quartieri di Tokio, è un giallo che si gioca sul duello tra due grandi menti logiche: l’una elabora l’alibi perfetto, l’altra si adopera per smascherare l’inganno.

Come negli immortali gialli televisivi del tenente Colombo, il delitto si consuma sotto ai nostri occhi nelle prime pagine, dunque sappiamo fin dall’inizio chi siano colpevole e vittima.
Quel che invece non sappiamo è come il complice abbia deciso di sbarazzarsi del cadavere e quali espedienti abbia escogitato per depistare le indagini di polizia.

Chi ordisce questa trama è Tetsuya Ishigami, genio matematico di grande intuito e disciplina, il suo movente è l’affetto che nutre per la vicina di casa, Yasuko Hanaoke, che desidera proteggere.
Suo contraltare non è, come sarebbe lecito aspettarsi, l’ispettore che conduce le indagini ma, per così dire, un collega, laureato in fisico ed ex studente dell’Università Imperiale come Ishigami.
Manabu Yukawa è un’altra eccellenza logica ed è già stato chiamato in passato a far da consulente per la polizia.
Inizialmente incuriosito dal fatto che una sua vecchia conoscenza sia vicino di casa della vedova della vittima, Yukawa avvicina Ighiguro e gradualmente tra i due si instaura una partita a scacchi fatta di strategie e piste false.

Per scovare l’inganno di una mente razionale ne occorre un’altra altrettanto brillante e questo è esattamente lo scenario in cui si muovono i due studiosi.
Niente colpi bassi, la lotta è tutta intellettuale e i due avversari si fronteggiano con rispetto e una certa qual benevolenza, tanto che anche il lettore si ritrova a simpatizzare trasversalmente tanto con i colpevoli quanto con chi cerca di scoprire la verità. La cosa risulta ancora più inevitabile perché non ci sono “cattivi” in senso stretto, se si sorvola su un uso colpevolmente strumentale della vita altrui che riesce a passare quasi inosservato grazie al comportamento misurato e quasi impersonale del protagonista.

L’ambientazione è sicuramente uno degli aspetti meno scontati di questo giallo che apre una finestra su alcune consuetudini nipponiche: l’abitudine ancora diffusa, sebbene in calo, di non legare le biciclette, i locali notturni per soli uomini in cui è possibile essere intrattenuti senza secondi fini da ragazze nubili e madri di famiglia, come è il caso della protagonista femminile, o l’uso di elettrodomestici a noi sconosciuti come le tovaglie termiche, utilizzate per scaldare le gambe di chi siede al tavolo.
Se le descrizioni della toponomastica cittadina risultano talvolta poco comprensibili bisogna riconoscere che l’esiguità dei personaggi aiuta a memorizzare nomi che ad un europeo risultano inevitabilmente ostici mancando la consuetudine a riconoscerli secondo un genere maschile o femminile.

Nell’insieme una scrittura dalle maglie larghe, che non ha nulla dei ritmi serrati dei polizieschi americani e in cui anche i personaggi riflettono il riserbo della cultura giapponese e si concedono con grande riservatezza.

Viv

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Altri gattini

Sembra che io mi stia trastullando a suon di astucci, tutti diversi e tutti uguali, ma in realtà nella craft room c’è gran fermento. Infatti sto lavorando ad un progetto che mi entusiasma tantissimo e che nasce da una collaborazione a distanza con Silvia del Fancyhollow.

Non vedo l’ora di mostrarvi qualcosa anche se una piccola anteprima è già arrivata sulle storie di Instagram e prometto di farvi dare una sbirciatina dentro il laboratorio. Se la curiosità vi divora, sulla pagina Instagram di Silvia potete provare a indovinare quali saranno i protagonisti del nostro progetto. Per ora vi tocca la solita bustina impunturata.

Continuo a guardare ai più piccoli con un astuccio con disegnati dei buffi micetti sui toni dell’arancio e del grigio. All’interno una fantasia geometrica che sfata una volta per tutte l’idea che fantasie molto diverse non possano convivere armoniosamente.

Viv

La regola dell’equilibrio

Gianrico Carofiglio, La regola dell’equilibrio, Einaudi

Il potere -ogni forma di potere- è una cosa accettabile solo se è trasparente, pulito, se è esercitato in modo uguale per tutti.

Quinto romanzo costruito intorno alla figura riuscitissima dell’avvocato Guido Guerrieri.
Lessi i precedenti molti anni fa quando Carofiglio pubblicava ancora con Sellerio -belli i romanzi e belli quei libriccini blu dalle pagine color crema- ma il tempo non ha offuscato il ricordo di uno dei personaggi più convincenti che mi sia capitato di incrociare.

Con questo romanzo Carofiglio si allontana dal legal thriller per approdare a toni più intimisti con un personaggio in piena maturità che si interroga sulla deriva della sua vita negli anni a venire, sul senso della professione e sui valori dell’etica. Ed è proprio alla deontologia, all’equilibrio tra regole e morale, che si riferisce il titolo del romanzo.
Sulla soglia dei cinquant’anni, il Guerrieri di questo romanzo é un uomo che indulge a riflessioni malinconiche e comincia a guardarsi indietro come chi sa di aver percorso più di metà del viaggio.
Il ritmo stesso della narrazione è il riflesso di questo colloquio interiore in un ritmo che talvolta rasenta la staticità, che fa spazio alla vita e ne segue le anse.  Se non si resta “appesi”, per così dire, alla fine di ogni capitolo in attesa del successivo, si vive però intensamente, insieme a Guerrieri, il dilemma etico di ogni giurista e le piccole -grandi- ipocrisie che si nascondono anche dietro ragionamenti apparentemente apollinei.
Come armonizzare le regole della legge e le esigenze della giustizia senza cadere nell’arbitrio e nella prevaricazione?
Questo tema è sviluppato nelle pagine centrali del romanzo quando il magistrato accusato di corruzione di cui Guerrieri ha assunto la difesa tiene un seminario su “Etica e ruoli nel processo penale” a cui siamo invitati anche noi lettori.

Il romanzo è ricco di citazioni, dotte e popolari, che spaziano da Dostoevskij, Brecht e Hannah Arendt passando per due Umberto del pop italiano; inoltre, inseguendo uno scambio di battute,  sono approdata con una veloce ricerca in rete ad una interessante serie di  fotografie della  “Casa sulla cascata” di Frank Lloyd Wright, e poi ditemi se questo, dal punto di vista dell’accesso alla cultura,  non é il migliore dei mondi possibili.
A far da sfondo, come sempre, la città di Bari e le passeggiate in notturna, il sacco da boxe, interlocutore privilegiato di Guerrieri, e una piccola -e molto discreta- digressione romantica.

La giustizia è imperfetta e il romanzo di Carofiglio ha un retrogusto amaro.
Non sceglietelo se cercate un romanzo d’azione ma se non disdegnate intrattenervi con questioni legate all’etica del diritto certamente troverete pane per i vostri denti con una lettura godibile, lontana dal saggio paludato.

Viv

Gattini fluo #2

Li avete già conosciuti qui, abbinati alla stoffa viola con le scritte.
Oggi i gattini fluo ritornano in compagnia dei pois turchesi. Guardate come cambia questa fantasia avvicinandole un colore diverso! Avevo in mente per lei questi pois già la scorsa volta ma in quel caso mi sono lasciata tentare dal viola e devo dire che mi piacciono entrambi gli abbinamenti.

Sono tre pezzi, non necessariamente da coordinare.
Ovviamente non può mancare l’astuccio e, se avete voglia di imparare a inserire le cerniere in modo semplice e pulito, qui c’è il mio tutorial.

Oltre all’astuccio i gattini fluo si sono accomodati sul quadernino.
Ve lo ricordate? Il tutorial è qui.

Il porta-documenti invece è il regalo perfetto per l’amica amante degli animali che vuole tenere in ordine i libretti sanitari dei suoi quattro zampe o per la mamma che viaggia con tutta la famiglia e vuole avere a portata di mano passaporti e documenti di viaggio senza dover rovistare in borsa.

Viv

Prima di sposarti ero molto più in forma

Ring Lardner, Prima di sposarti ero molto più in forma, Mattioli 1885

Se non sapete chi sia Ring Lardner vi do un paio di indizi. Fu amico di Francis Scott Fitzgerald che si ispirò a lui per uno dei personaggi in “Tenera é la notte” ed é citato dal giovane Holden come il suo secondo scrittore preferito.

Salinger a questo proposito fa affermare al suo protagonista che i libri che lo lasciano senza fiato sono quelli che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.
Con questi presupposti sarebbe lecito aspettarsi grandi cose dal suo secondo scrittore preferito. Tuttavia, se riflettiamo sul fatto che che al primo posto Holden citava suo fratello l’universo riprende a girare con la consueta inerzia.

Battute a parte, i tre brevi racconti di cui si compone questo libriccino non raggiungono vette da top ten ma non sono neppure privi di qualche arguzia. Come si intuisce dal titolo, che riprende una frase del primo racconto, protagonista é il matrimonio: gli entusiasmi iniziali, la noia, le piccole routine che col passar degli anni diventano sempre meno sopportabili.

Il primo racconto è una sorta di diario di viaggio in cui il marito descrive la vacanza a St. Petersburg, con cui la coppia ha festeggiato i cinquant’anni di matrimonio.
Toni colloquiali e sbrigativi che seguono il filo dei pensieri esattamente come in un resoconto verbale, e delineano con una certa ironia i caratteri dei due coniugi: la condiscendenza di lei, che pure vuole sempre avere l’ultima parola e la micragnosità di lui, che conteggia ogni spesa. Diverte la debolezza tutta maschile, chiamarla gelosia sarebbe nobilitarla, di volersi dimostrare superiore ad un antico corteggiatore della moglie cercando di primeggiare nei semplici intrattenimenti che riempiono le loro giornate. Dei tre è il racconto meno amaro, quello in cui si scorge qualche piccola concessione al sorriso.

Il secondo racconto raccoglie le lettere che una giovane moglie scrive alla sua amica del cuore durante la luna di miele. Nel mentre, il giovane marito la reclama tutta per sé, chiedendo insistentemente tutta la sua attenzione e isolandola da tutto e da tutti. Anche qui più che di gelosia convien parlare di possessività.
Tre anni dopo, la corrispondenza riprende in occasione di una nuova vacanza negli stessi luoghi ma lo scenario ci mostra una donna spenta, abbandonata a se stessa da un uomo che, con scuse sempre meno verosimili, cerca la compagnia di altre donne. I toni sono salaci ma non si sorride di fronte alla disperazione piena di dignità con cui la moglie chiude la sua ultima lettera prima di tornare a casa, sola.
Ti prego di venire, Esther. Qualunque giorno mi va bene, e prima sarà, meglio è, basta che tu non mi dica di no.

Il terzo racconto è il più claustrofobico sul piano matrimoniale: la routine quotidiana accanto a un uomo noioso che ripete sempre gli stessi aneddoti, dimentica gli anniversari e riempie il silenzio delle serate che la moglie vorrebbe dedicare ai suoi solitari con la lettura ad alta voce del quotidiano locale.
Prevedibile fino all’appiattimento di ogni slancio Louis è anche previdente in modo esasperante.
Louis era convinto che valesse la pena risparmiare per i giorni di pioggia, così da anni sua moglie sperava che arrivasse prima o poi la pioggia a salvarla. 

La scrittura é asciutta, l’umorismo gioca con il senso del ridicolo e si appoggia più al sarcasmo che all’ironia. Lettura velocissima e, malgrado le tematiche, poco impegnativa.

Viv

Spring pencil case

I rosa e i turchesi sono i colori a cui associo la primavera.
Ecco due bustine da tenere in borsa per ricordarsi che il buonumore comincia con il colore.

Questi astucci sono più piccoli di quelli dedicati alle fiabe e sono più adatti come portapenne che come veri e propri portatrucco, perfetti per tenere in ordine quei piccoli accessori che spesso finiscono in borsa in ordine sparso.
Qui li vedete in compagnia di alcuni dei miei uncinetti.

Astuccio con fiocchetto turchese

Astuccio con roselline

Viv

L’estate prima della guerra

Helen Simonson, L’estate prima della guerra, Neri Pozza

L’ho iniziato dimentica di aver letto in precedenza un altro libro della stessa autrice ma, poiché la lettura risale a più di un decennio fa -e direi che a spanne sono passati un migliaio di libri- qualche défaillance ci può stare.
Ricordo il precedente, “Una passione tranquilla”, come un romanzo garbato, dalla cadenza lenta ma non spiacevole e qui non siamo molto distanti dagli aggettivi che utilizzerei se non fosse che la prima metà se non addirittura i due terzi sono davvero molto statici, cosa di cui tener conto trattandosi di un volume di oltre cinquecento pagine.

Come suggerisce il titolo, la vicenda è ambientata a ridosso della Prima Guerra Mondiale.
Ci troviamo a Rye, un paesino del Sussex, dove dapprima gli equilibri vengono turbati dall’arrivo di una nuova insegnante di latino, troppo giovane e carina per definirsi zitella secondo i dettami del ruolo, in seguito dalla notizia dell’attentato a Sarajevo e dall’arrivo dei primi rifugiati dal Belgio.
Sull’accoglienza agli sfollati in particolare si giocano gli equilibri di potere che contrappongono le personalità di maggior spicco nella vita della comunità.
Si delineano sin da subito quali siano i personaggi positivi e quali i negativi e la vicenda si snoda tra i dispettucci delle Dame, la generosità degli uni e la grettezza degli altri.
La guerra inizialmente sembra solo un nuovo palcoscenico per le dinamiche del paese.
L’intera comunità, chi per spirito solidale chi per non sfigurare socialmente, si impiega per dare il proprio contributo alla causa bellica con festicciole, parate e l’allestimento di un ospedale militare in cui, per decoro, si ambirebbe ospitare solo ufficiali inglesi.
In quell’angolo sonnolento della campagna inglese non si percepisce sin da subito la gravità del conflitto, e tanto meno se ne immagina la durata, ma quando i giovani del paese cominciano ad arruolarsi e i necrologi si riempiono dei loro nomi cambia la percezione collettiva e da notizia di cronaca la guerra diventa tragedia privata.

Malgrado Beatrice Nash, l’insegnante di latino, venga presentata come figura centrale si muove in un contesto corale.
Intorno a lei si definisce via via un affresco che prende vita attraverso i dettagli e, rovistando tra le pieghe nascoste della società inglese del Primo Novecento, ci scontriamo con la mentalità ristretta di un’epoca che non riconosceva ad una giovane donna nubile l’autonomia per gestire la piccola rendita lasciatale dal padre, con il pregiudizio che impediva ad uno studente, ancorché qualificato più di altri, di ottenere una borsa di studio perché di etnia rom, con la dubbia moralità di un paese che, di fronte ad uno stupro commesso da un ufficiale nemico, riteneva ancora doveroso stigmatizzare la vittima.

Pubblicato nel 2016 “L’estate prima della guerra” è un romanzo descrittivo privo di sensazionalismi, il ritmo aumenta insieme al coinvolgimento nel conflitto e l’ultima parte si legge con maggiore rapidità e un trasporto superiore.
Non è lettura da grandi entusiasmi e non tiene propriamente incollati alle pagine ma restituisce bene il quadro di insieme e riverbera il dolore del conflitto con garbo e compostezza.

Viv