Christmas teddy bear

Questa volta a dare il benvenuto sulla soglia di casa c’è un allegro orsetto in tenuta natalizia tratto da Priscilla’s Babyland by Priscilla Hillman.

Questo fascicoletto di Priscilla Hillman è da tempo un ospite fisso di questo blog.
Ormai è quasi introvabile ma nonostante sia piuttosto datato -la pubblicazione italiana risale al 1991- continuo ad attingere a questi soggetti che hanno precorso i tempi anticipando le linee morbide che oggi vanno per la maggiore nel punto croce.
All’epoca infatti gli schemi a punto croce proponevano esclusivamente linee spezzate e contorni spigolosi (vedi il cappellino rosso dell’orsetto), qui invece già una trentina di anni fa il punto scritto faceva la differenza addolcendo e arrotondando le linee (vedi il corpo dell’orsetto).

Ricordo di aver abbandonato il punto croce proprio perché in generale lo trovavo rigido e poco dinamico e ho ricominciato ad appassionarmici quando ho scoperto i disegni di Vèronique Enginger, Sophie Baqué e Marie-Térèse Saint-Aubin una decina di anni fa.

Tornando all’orsetto, ho fatto una sola modifica rispetto all’originale, sostituendo i campanellini ricamati con due campanellini in 3D.

Viv

Più donne che uomini

Ivy Compton Burnett, Più donne che uomini, Fazi Editore

Ambientato in Inghilterra nei primi anni del Novecento “Più donne che uomini” è un romanzo dal forte impianto teatrale con spazi circoscritti a una manciata di ambienti chiusi e una forte struttura dialogica quasi del tutto priva di descrizioni e di una voce narrante. Nelle sue 260 pagine poco accade e quel poco è filtrato da dialoghi serrati che obbediscono alle severe regole del perbenismo da salotto di inizio secolo.

Dopo la pausa estiva le insegnanti di una prestigiosa scuola femminile vengono accolte una ad una dalla direttrice, donna alta e austera (…)  un viso regale, dai tratti marcati eppure semplici deliberatamente schietta e modesta, mani sorprendentemente ingioiellate, vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli.
Josephine Napier è il collante dell’istituto e del racconto, una donna rigida e piuttosto sgradevole – ma chi non lo è in questo romanzo – il cui apparente ossequio ai convenevoli e alla forma rende socialmente accettabile la sottile perfidia verbale costantemente mascherata da un’amabilità quasi stucchevole.
Al nutrito gruppo delle insegnanti si affiancano ben presto Elizabeth, una vecchia amica di Josephine, e sua figlia Ruth. In difficoltà economica, vengono entrambe accolte tra il personale di servizio ed è proprio tra Elizabeth e Josephine che si innescano le schermaglie più pungenti sotto l’aureola della più squisita educazione.

Al di sotto della facciata irreprensibile, i più nascondono un passato di egoismi e sentimenti meschini; nel migliore dei casi si tratta di individui caratterizzati da un disinteresse spassionato per le sorti altrui, nel peggiore al lettore rimane il legittimo sospetto di un coinvolgimento accidentale, e forse non del tutto involontario, in taluni incidenti mortali. Nessun approfondimento manifesto, i personaggi non chiedono di essere compresi e giustificati, bastano a se stessi per così dire.
Ciò che li accomuna è, in ultima analisi, la sottile connivenza, l’assenza di empatia e, nel caso degli uomini, una certa debolezza di carattere. Il fratello settantenne di Josephine, in gioventù ha scaricato sulla sorella e sul cognato la responsabilità di un figlio illegittimo ormai adulto e intrattiene una relazione amorosa, risaputa dai più ma non per questo meno discreta, con Felix. Dal canto suo, questi, rampollo quarantenne di buona famiglia che si fa un vanto di non aver mai lavorato, si ritrova obtorto collo a ricoprire la cattedra di disegno nel collegio femminile di Josephine per soddisfare il dictat di un padre anziano che rifiuta di mantenerlo a oltranza e al cui volere continua a sottomettersi anche dopo la dipartita paterna scegliendo un matrimonio canonico che garantisca un erede. Anche il figlio adottivo di Josephine che, in apparente ribellione, sposa una ragazza che la madre non approva non per questo riesce ad affermare una sua indipendenza emotiva.

Ogni accadimento arriva al lettore attraverso un profluvio di parole e di minuetti verbali che sostituiscono di fatto l’azione vera e propria. Talvolta il ritmo delle battute da serrato si fa disorientante e arriva quasi a sfiorare la noia, ma il romanzo scorre con una velocità imprevista visto il sottile equilibrio tra l’inconsistenza di superficie e la complessa rete di rapporti studiati a tavolino che nascondono a fatica il malessere di ciascuno.

Vi chiedete se questa lettura possa fare al caso vostro?
Avvicinate questo romanzo se amate le ambientazioni vittoriane, l’ironia in punta di fioretto e se avete una minima propensione per i testi con strutture “teatrali”.

Viv

Christmas Snowman

Questo è l’anno dei fuoriporta.
Fu già detto e spiegato che ne sono nati in copiose varianti durante la quarantena primaverile giacché, se Pasqua non si è potuta festeggiare e di vacanze estive non conveniva vagheggiare, tanto valeva buttare il cuore oltre l’ostacolo -in senso letterale- e passare direttamente al Natale. 

Purtroppo ancora oggi, a meno di due mesi dal Natale, non sappiamo con chi e come festeggeremo ma i miei pupazzi di neve attendono fiduciosi a braccia aperte. 

Il ricamo è tratto dal pannello “This house believes in Christmas “ di Cuore e Batticuore. 

Viv 

 

‘Xmas outdoor with cats

Di solito i regali li portano le renne di Babbo Natale ma qualche volta vengono aiutate da alcuni gattini che, nella notte trapunta di stelle della Vigilia, balzano qua e là con un cesto pieno di candy canes da distribuire ai bambini e qualche bel pacchetto infiocchettato.

Fuori-porta realizzato con un pannello in tessuto a cui ho aggiunto una scritta augurale a punto croce – “Le idee di Susanna “ #262 che ho già utilizzato per il pannello coi daini – stavolta declinata in due tonalità di rosso.

Completa il tutto il solito dettaglio in legno a cui non so rinunciare.

Viv

Joyeux Noël con omino pan di zenzero

Il week end, insieme ad un’ora di sonno in più, ci ha portato nuove norme e reiterati inviti alla prudenza e al senso di responsabilità. Ormai a Milano e dintorni abbiamo tutti amici e conoscenti positivi, in condizioni più o meno gravi.
Dobbiamo concentrare i nostri sforzi sul contributo che, singolarmente, possiamo dare per contenere il diffondersi dei contagi, rinunciando alle uscite non necessarie e alle attività superflue.  La speranza è di arrivare a fine anno con un animo più sereno e di lasciarci alle spalle quest’annus horribilis.

Il pannello di oggi veste la porta di verde e oro.
Il dettaglio é un omino pan di zenzero che, da solo, fa subito Natale.

Il ricamo è tratto dallo schema “Joyeux Noël à la neige” di Passion Bonheur.

Viv