La linea del colore

Igiaba Scego, La linea del colore, Bompiani

Ecco, io vorrei un mondo dove noi africani avessimo la possibilità di spostarci. C’è chi vuole studiare, vedere il mondo, cambiare vita. E poi sì, insieme a questo vorrei che nessuno qui in Africa (…) dovesse essere costretto a partire perché non ha lavoro e prospettive. C’è anche da rivendicare il diritto a restare.

La linea del colore, come sottolinea l’autrice nella postfazione, è una storia afroitaliana, come lo è Igiaba Scego, che ha origini somale ma è nata e cresciuta a Roma. Questa premessa, a mio avviso, è importante per comprendere lo spirito con cui l’autrice affronta il tema dell’inclusione e del diritto alla mobilità dei popoli.

Il titolo, una citazione dello studioso afroamericano W. E. B. Du Bois, fa riferimento a quella linea che in base al colore della pelle attribuisce privilegi ai bianchi e nega diritti ai neri, ma, nello stesso tempo, il colore è quello dei pennelli di Lafanu Brown, protagonista del romanzo, che attraverso la sua arte si riappropria di un’identità che le era stata strappata con la violenza e compie un cammino di emancipazione dal Massachusetts alla città di Roma, che l’accoglierà dandole la possibilità di diventare pittrice.

Ambientato principalmente nell’Ottocento il romanzo procede in parallelo con la storia di Lafanu, giovane nativa americana afro discendente che, sotto la protezione di una benefattrice bianca, ottiene il privilegio di potersi accostare alla studio e alla pittura, e quella di Leila che dal secolo attuale cura una retrospettiva delle sue opere.

Il personaggio di Lafanu è letterario, seppure ispirato alla vita di due donne di discendenza africana realmente esistite, scultrice l’una e attivista l’altra, ma la forza espressiva con cui è descritto ci fa stupire di non ritrovare prove documentali delle sue opere digitandone i titoli in rete.

Ed è sempre attraverso l’arte -la Fontana dei Mori a Marino e il Monumento ai Quattro Mori di Livorno- che si crea un collegamento tra Lafanu, Leila e i loro antenati oppressi.

Il romanzo torna più volte, sia nel passato che nel presente, al tema dei passaporti forti contrapposti ai passaporti deboli rivendicando il diritto al movimento per tutti i popoli.

L’esperienza traumatica della cugina somala di Leila, che tentando di raggiungere l’Europa finisce in mano ai trafficanti del deserto, si contrappone con impatto ancora maggiore a ciò che accadeva solo cinquant’anni fa in Italia. Riporto qui di seguito la parte finale di un’intervista in cui l’autrice torna su questo tema fondamentale.  

In “Appunti per un’Orestiade africana”, si vede Pasolini che intrattiene un dialogo fantastico con una serie di studenti africani elegantissimi che si trovano a Roma. Ecco, quei ragazzi non è che ci fossero arrivati coi barconi in Italia, potevano viaggiare in aereo. E mi ricordo anche di come tanti membri della mia famiglia andassero avanti e indietro dalla Somalia quando ero bambina. Viaggiare, muoversi, andare e tornare era una scelta, com’è giusto che sia per tutti, non solo per chi ha la fortuna di ritrovarsi in mano il passaporto giusto. Le nostre politiche migratorie si arrogano il potere di trasformare questo diritto in un privilegio inaccessibile a interi popoli. Ma dobbiamo stare molto attenti, perché a furia di chiudere fuori gli altri, prima o poi qualcuno chiuderà fuori noi.

Viv

 

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2 pensieri riguardo “La linea del colore

  1. Una splendida recensione, tra queste pagine scorrono tematiche importanti e attuali, deve essere un romanzo molto interessante e lo scopro qui da te, grazie di averlo presentato. Buona giornata Viv, un bacione!

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