I fiori non hanno paura del temporale

Bianca Rita Cataldi, I fiori non hanno paura del temporale, Harper Collins

Dimenticatevi titolo e copertina.
A beneficio esclusivo della casa editrice vorrei dire che, se della stessa autrice non avessi già letto “Acqua di sole” la presentazione grafica da fumettone adolescenziale e il titolo, di una sconfortante banalità, mi avrebbero scoraggiato a priori.
In questo caso, pur non essendo Dostojevsky -e nemmeno al livello del sopra citato “Acqua di sole”- questo romanzo potrebbe trovare un onesto posticino tra Valérie Perrin e Nicholas Sparks, per capirci.
Diciamo che a tratti è appesantito da una certa certa stucchevolezza, probabilmente la stessa di quel tiramisù al pistacchio di cui si favoleggia tra le pagine. 

Si tratta di un racconto familiare, in cui le voci femminili, donne dal “sangue cocciuto”, hanno un ruolo di primo piano: le due sorelle, la madre, la nonna, Donna Marzia e le otto prozie che riposano in una cappella privata del cimitero in compagnia di una teiera, sia mai vogliano farsi un infuso al mirtillo.
La storia ruota intorno a Corinna, figlia di un amore molto acerbo che Bruna, la madre, ebbe con un ragazzo più grande di lei all’inizio degli anni Ottanta.
A raccontarcela è Serena, la figlia minore, nata nove anni più tardi in seno ad una  relazione stabile con un uomo equilibrato, Salvatore di nome e di fatto, che ha colmato i vuoti affettivi e ha fatto da padre all’una e all’altra.

Aveva raccolto da terra i cocci di mia madre e l’aveva ricomposta, come un vaso d’argilla, e poi aveva riempito d’oro le fessure.

Il racconto si muove tra passato e presente modificando i toni della voce narrante che decodifica gli avvenimenti con uno sguardo che modula la consapevolezza in base all’età.

Per fortuna i ricordi servono per far capire agli adulti ciò che da bambini non riuscivano a comprendere (…) e, alla luce dell’esperienza, Serena acquisisce nuovi elementi che le permettono di ricostruire i retroscena.
Il nodo intorno al quale si dipana il racconto è legato alla morte prematura di quel padre naturale che Corinna non ha mai conosciuto, ad una serie di oggetti che le vengono lasciati in eredità e al suo desiderio di fare luce sulle sue radici.
Quel che emerge dalle sue ricerche creerà una frattura profonda con la madre e con la famiglia ed è a questa distanza che Serena cerca di porre rimedio ripercorrendo sui tasti di una Lettera 22 la storia della sorella.

La narrazione si concentra sulla vicenda in questione e sorvola sui passaggi di raccordo e sui cambiamenti che il tempo determina all’interno della famiglia, spesso sintetizzando in poche frasi concetti ampi con un’unica efficace pennellata, penso per esempio all’incontro tra Bruna e Salvatore, e a come l’esistenza della figlia illegittima venga comunicata e accettata senza quasi entrare nel merito, in due parole oblique.

«Posso sedermi un attimo accanto a te?»
«È occupato.»
«Non vedo nessuno.»
«C’è seduta mia figlia. Non la vedi ma c’è.»
Lui rimase per un attimo senza parole. Si chiese se stesse scherzando, poi lei sollevò gli occhi dal libro, incrociò i suoi e lui capì che era seria.
«Allora posso sedermi accanto a tua figlia?» Lei sorrise.

Si respirano le atmosfere degli anni Novanta, il walkman con le cassette da riavvolgere con la Bic, ci sono i portici bolognesi e il profumo del ragù domenicale, gli affetti, il culto dei defunti e dei nomi.
Per quel che mi riguarda non è promosso a pieni voti ma ha fatto il suo come libro di transizione, di solito romance o gialli che alterno a letture più impegnative. 

Viv

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6 pensieri riguardo “I fiori non hanno paura del temporale

  1. Qualche lettura più leggera ci sta benissimo, secondo me, per distarsi e rimanere coinvolti da storie più semplici e senza cupezze eccessive.
    Ricordo l’altra recensione e ho apprezzato anche questa, il tiramisù al pistacchio ti confesso che mi piacerebbe assaggiarlo! Un bacione cara, buona giornata!

    1. Leggendo tanto è inevitabile… ognuno poi stacca a suo modo, c’è chi legge gialli, chi manuali di fai da te, chi riviste di attualità o di moda. Un bacione a te, cara, e grazie come sempre!

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