Un passato imperfetto

Julian Fellowes, Un passato imperfetto, Neri Pozza 

 

Dicono che la vecchiaia è alle porte quando il passato diventa più reale del presente.

Negli anni Sessanta Damian Baxter era un giovane di bell’aspetto e di belle speranze, un commoner che aspirava a frequentazioni al di sopra dei suoi mezzi, accettato nella cerchia ristretta di un gruppo di aristocratici londinesi quasi per celia, grazie al suo forte carisma personale, bramato dalle fanciulle, mal sopportato dai coetanei e guardato con sospetto dai genitori che temevano di ritrovarselo in qualità di genero.  
A distanza di quarant’anni è un uomo solo con i giorni contati e una ricchezza paragonabile al bilancio statale. La fine ormai prossima accende in lui il desiderio di scoprire se esista davvero un fantomatico erede cui faceva cenno una lettera anonima ricevuta anni addietro.  Per stabilire a chi lasciare il suo ingente patrimonio e far pace col passato contatta un amico di gioventù con il quale aveva rotto ogni rapporto dopo una burrascosa scenata durante una vacanza in Portogallo. 
Cinque sono le candidate e il compito di porre domande scomode se lo aggiudica la voce narrante di questo romanzo, uno scrittore 
non troppo famoso, incuriosito dai retroscena e impietosito dalle circostanze. 

Come già scrissi per Snob, gran parte del piacere della lettura è da ricercare proprio nello sguardo arguto con cui l’autore analizza le debolezze della società in cui è cresciuto e invecchiato. 
In questo senso la necessità narrativa di riportare alla luce situazioni ed eventi del passato è funzionale non solo alla ricostruzione della vicenda ma anche a sottolineare i profondi mutamenti che il tempo ha operato nelle tradizioni aristocratiche a partire dagli anni Sessanta ad oggi. 
Si avverte un sentimento nostalgico che, senza occultare le debolezze della gioventù privilegiata di allora né approvare gli spietati meccanismi di inclusione che governavano i circoli esclusivi, guarda con benevolenza un passato che riecheggia, per lo meno nella mente del protagonista, più gentilmente del presente. 

Ecco quello che mi manca di più dell’Inghilterra di mezzo secolo fa: la gentilezza. Ma poi, è davvero la gentilezza che rimpiango o la mia giovinezza perduta? 

Per conto mio, ho sorriso e concordato con il protagonista quando sottolinea che rispetto al giorno d’oggi dove è sufficiente un like per definirsi “amici” quarant’anni fa eravamo più consapevoli delle diverse gradazioni che può assumere una relazione. 

Lo stile è come sempre scorrevole e garbato, punteggiato di frasi ironiche e una punta di sentimentalismo. La trama soffre talora di un’eccessiva ripetitività dello schema e i personaggi hanno quel tanto di spessore che basta per collocarli laddove devono stare ma, come si diceva, questi ultimi aspetti sono funzionali alla contestualizzazione perché il punto focale è su vizi e virtù dell’upper class inglese.
A maggior ragione non vi sarà difficile stabilire se questa lettura può fare al caso vostro. 

Viv 

5 pensieri riguardo “Un passato imperfetto

  1. Come sai sto leggendo anch’io questo romanzo e pure essendo solo all’inizio mi piace molto lo stile elegante e garbato in fondo non così comune, mi sta piacendo molto questa lettura! E due delle citazioni che hai riportato qui le ho sottolineate anch’io, trovo risvolti cinematografici tra le pagine di questo romanzo, quando lo avrò finito ti dirò.
    Bella ed elegante la tua presentazione, un piacevole invito alla lettura!
    Un bacione cara, buona giornata a te!

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