Riconoscibilità e brand

Negli ultimi mesi su diversi profili Instagram mi è capitato di seguire a più riprese riflessioni relative al brand e alla riconoscibilità dei prodotti artigianali, tese a suggerire strategie di crescita.
La riconoscibilità per chi crea prodotti fatti a mano è indubbiamente uno dei punti nodali per sopravvivere nella giungla di offerte handmade che offre la rete. E non mi riferisco solo al risultato in termini di eventuali vendite ma anche alla necessità intrinseca di sentirsi portatori di qualcosa di originale che avvicini gli altri al nostro mondo interiore in modo unico.
Tra chi produce handmade, come in tutti i campi del resto, pochissimi sono artisti, molti sono artigiani, in maggioranza si tratta di esecutori più o meno raffinati.
Il confine spesso è molto sottile.

Perché tutte queste premesse? Perché mi sono resa conto che la domanda relativa alla riconoscibilità di un brand spesso è mal posta e non tiene conto di alcuni fattori che esulano dall’offerta immediatamente comprensibile, quella che premia maggiormente in termini di vendita.
In rete, soprattutto per chi ha un negozio online, paga concentrarsi su un unico articolo o su un settore ristretto; la molteplicità dell’offerta, intesa esclusivamente come molteplicità di settori, ragionevolmente disorienta gli acquirenti.
Per fare esempi casuali, se un’artigiana vende solo orecchini, cerchietti, borse o accessori per bambini e li produce per così dire “in serie” senza grandi variazioni sul tema sarà certamente più “riconoscibile”, ma questo è sufficiente a farne qualcosa di davvero originale?
E, soprattutto, è quello che vorrei per me?
La verità è che il mercato finisce per dettare le regole. Infatti finché ti richiedono cerchietti, produrrai cerchietti, e chi ha bisogno di un cerchietto verrà da te per acquistare cerchietti. Questo certamente crea un circolo virtuoso che aumenta follower e potenziali acquirenti ma il fatto che un prodotto sia handmade non ne fa automaticamente qualcosa di indistinguibile da mille altri, inclusi i multipli generati da quella stessa artigiana.
Il rischio di smarrire l’unicità del fatto a mano è sempre in agguato e certamente è utile porsi il dubbio e cercare la diversificazione ogni volta che è possibile.
Del resto va da sé che nella maggior parte dei casi si tratta di una questione di percezione personale ma la riconoscibilità -e il successo- pagano inevitabilmente un prezzo  -talvolta piccolo, talvolta più grande- all’originalità.

Tornando al marketing uno dei suggerimenti più gettonati per creare un brand riconoscibile consiste nel creare una comunità forte che ami il tuo prodotto di punta. In questo modo, partendo da una posizione di forza, sarà più facile introdurre il nuovo con gradualità, con la ragionevole probabilità che venga accolto favorevolmente.
Gli esperti consigliano di scegliersi una nicchia di mercato in cui ci sia margine di crescita e puntare su quella ma, andando alla radice della questione, in fondo si tratta ancora e sempre dell’eterno dilemma tra produrre per il proprio esclusivo diletto o per compiacere i potenziali acquirenti (e quindi guadagnare con maggiore certezza) e se, mutatis mutandis, ci è passato anche Picasso ce ne faremo una ragione.

In definitiva, tutto questo discorso nasce in risposta parziale alle molte domande che mi sono posta sulla qualità del mio lavoro, sull’opportunità di limitare i miei interessi creativi, scegliendo un settore a discapito di una molteplicità che può essere percepita come confusione.
Con tutta evidenza non sto tentando di auto-incensare la mia schizofrenia creativa, sto cercando di capire se il modello proposto nelle riflessioni di cui parlavo qualche riga sopra possa adattarsi al mio modo di vivere la creatività che é legato essenzialmente all’esigenza di variare materiali e progetti, sperimentando tecniche e discipline molto lontane tra loro.
La conseguenza più immediata é che non mi identifico nella categoria delle artigiane devote al prodotto più o meno ripetitivo/seriale/riconoscibile e neppure credo di avere un “brand” identificabile al primo sguardo.

Io tutt’al più sono un bazar, dove la serialità si consuma nello spazio di un mattino e poi si passa a un’altra sfida. Non rientro nemmeno in una macrocategoria e va da sé che passando dall’orecchino in pietra dura al ricamo, dalla borsa vintage al guanto di lana, diventa difficile essere riconoscibili.
L’ unico elemento comune che riconosco in ognuno dei miei lavori è la cura, la precisione nei dettagli, la caparbietà e la passione nel fare sempre meglio.

E alla fin fine forse non è un caso che, sia pure inconsciamente, io abbia scelto un nom de plume che evoca il “vagare altrove”.

E ora, se siete giunti fino a qui, vi va di darmi la vostra opinione su Stravagaria?

Viv

23 pensieri riguardo “Riconoscibilità e brand

  1. Ciao, Viv. Ti seguo silenziosamente da un po’, ammirata dalle tue capacità. Una delle cose che mi piacciono di più è la sorpresa: quale bell’oggetto o accessorio sarà riuscita a creare Viv stavolta? Secondo me, la tua creatività e la tua voglia di provare a fare cose diverse è un po’ il tuo brand.

  2. A me i tuoi lavori piacciono. Da sempre. Dalla prima volta che ne ho visto uno. Non ricordo quale fosse, ma ricordo la sensazione provata, che è sempre la stessa: “Ma che bello!”.
    La molteplicità mi piace (piaceva anche a Calvino) e mi piace la definizione che di te dai alla fine dell’articolo: “Io sono un bazar”. Certo, non sei riconoscibile al primo sguardo, con le inevitabili conseguenze all’interno di una rete dove non tutti vanno a cercare la bellezza o la qualità.
    Ma non mi sembri sicura di voler pagare un prezzo all’originalità… o alla creatività…
    Ecco, il tuo brand in fondo è proprio questo: la creatività continua, dinamica. Più difficile da riconoscere, forse, ma tua.
    🙂

    1. Credo che tu abbia centrato il punto… il pagare un prezzo all’originalità e alla creatività. Certamente la libertà ha un prezzo ma il successo è un ottimo propulsore. Forse dovrei trovare il modo per bilanciare le due cose. Grazie davvero per il tuo tempo 😊

  3. È un ragionamento che mi sono trovata a fare anche con un’altra persona che però stava cercando di aprire un’attivita Professionale in un altro settore. Io credo che a livello amatoriale ti faccia benissimo a dare spazio a tutta la tua creatività in diversi campi, dall’orecchino alla borsa, ma anche se volessi trasformarti in professionista la qualità delle cose che fai è così alta (l’ho sperimentato personalmente) che sarebbe davvero limitativo specializzarsi solo in un tipo di oggetto. I tuoi prodotti sono sempre riconoscibili. Continua così

  4. Cara Viv, io seguo il tuo blog dai suoi inizi e penso che sia bello che la tua creatività si manifesti in tante diverse maniere, ognuna di esse è espressione della tua personalità, frutto di interesse genuino, di naturale curiosità che è sempre accompagnata dalla cura che tu sempre metti nel realizzare ogni tua creazione. Io credo che si debba restare fedeli a se stessi, seguire le proprie inclinazioni e i propri gusti e nel tuo caso c’è anche da dire che qualsiasi cosa tu realizzi è sempre perfetta in ogni suo dettaglio e direi che non è proprio così comune. E poi sì, sono d’accordo con Katia: tu hai una cifra di riconoscibilità veramente alta e questa è data proprio dalla tua cura e dalla tua passione per il tuo mondo creativo che è prima nella tua immaginazione e poi davanti ai nostri sguardi ammirati. Un bacio grande, cara!

    1. Vabbè, mi commuovi… grazie per le tue parole, spero davvero che ci sia un pizzico di riconoscibilità in quello che faccio. Dall’interno non è facile guardarsi, per questo mi serve l’opinione di chi mi conosce da tanto tempo 😘😘😘

  5. Cara lamiaViv. Io credo tu abbia tanti tratti distintivi: eleganza; raffinatezza; precisione/perfezione; versatilità e curiosità in tutto quello che fai. Nella scelta dell’oggetto da realizzare, in quello del/i materiale/i, nell’accostamento dei colori, nella soluzione realizzativa. Questo fa di te una creatrice di oggetti, a mio avviso, gioielli artigianali, poliedrica, ricca. Vero è che non si può piacere a tutti gli utenti. Io personalmente trovo un po’ noiosa la monoscelta; sono invece straordinariamente attratta dalla varietà dalla ricchezza della proposta. E tu sei così. E io vedo Viv/Stravagaria sia nella (sublime) pochette lavanda in foto sia nel pupazzetto per il bambino. Cioè a dire io ritrovo i tuoi tratti distintivi: eleganza; raffinatezza; precisione esecutiva perfetta e versatilità. Chi può spaziare da una tovaglietta da colazione a uno zaino? Una persona curiosa e che ama il lavoro manuale. Non è un caso che io ti scriva che tu hai le mani d’oro. Credo di poter dire di me di essere anche persona attenta. Ebbene quella bellezza che io respiro osservando, guardando, toccando, indossando i tuoi gioielli – in senso lato – artigianali io raramente la trovo in altri. I tuoi esprimono bellezza perché quei tuoi tratti esprimono una unica splendida armonia.
    Ecco adesso il papiro tocca leggerla anche a te 🥰

    1. Mamma mia che emozione! Grazie Mile hai sempre parole bellissime per me. A volte ho pensato di fermarmi concentrandomi su un articolo solo, le borse o i gioielli, ma alla fine non mi riesce di allontanare il desiderio di fare altro. Forse devo accettare che la mia natura sia questa e sperare che anche chi mi segue comprenda che qui non trova un oggetto ma trova me e il mio mondo in tante espressioni diverse. Un bacione 😘😘

  6. Ciao Viv,
    come sai ho iniziato a seguirti per la nostra comune passione per i libri, leggo sempre con interesse quello che scrivi e quasi sempre mi trovo d’accordo con i tuoi giudizi. Poi ovviamente seguo con interesse i tuoi lavori artigianali e sono diventata tua affezionata cliente proprio perché offri una varietà di prodotti e di volta in volta vai sperimentando tessuti, accostamenti, lavorazioni differenti. Io ti dico continua così anche perché la monotematicità, per una persona creativa e

  7. – Scusa è partito l’invio- e fantasiosa come te sarebbe tarpante e, alla fine, di scarsa soddisfazione. Quindi continua così, cara Viv, magari concentrandoti sugli oggetti che riscuotono maggiore successo ma continuando a proporre nuovi stimoli a noi frequentatori del tuo blog.

    1. Dopo tanti anni era inevitabile porsi dei dubbi e con tanti professionisti che, in questo mare magnum che è diventata nel frattempo la rete, consigliano il contrario di quel che faccio io avevo bisogno del riscontro di chi mi conosce da tempo. Le recensioni si son perse un po’ per strada e negli ultimi mesi non sono riuscita a scrivere nulla ma le letture -e le audioletture- continuano. Grazie davvero per i tuoi consigli 😘

  8. Cara Viv! Eccomi. Ero via e ho aspettato a rispondere, ma ci tenevo a dire la mia su questo argomento di cui abbiamo già parlato insieme. Inutile dire che forse ti servirebbero i giudizi dell’ “altra parte”, ma l’ “altra parte”, ovviamente, non ti segue!😂😂😂
    Credo che il discorso della riconoscibilità immediata vada affrontato insieme alla profondità dello sguardo di chi riconosce. Tu SEI immediatamente riconoscibile, ma per chi ha occhio per i particolari e orecchio per le parole che li accompagnano. Le tue creazioni sono minuziose, studiate, la tua arte è l’accostamento dei colori e dei materiali, e i prodotti che ne escono sono marchiati tutti con la stessa sobrietà, eleganza e qualità altissima. Ma non sei quella che fa i cerchietti o quella che fa gli orecchini a stella, e questo sfugge nel mondo dello scroll selvaggio. Sei una snobcrafter, insomma. Solo per snobfollowers motivati. 😘

    1. 🤗🤗🤗 Prima gli abbracci!!! Ne parlavo con Mile l’altra sera e effettivamente mi sarebbe piaciuto ricevere qualche feedback da parte di persone che mi seguono da poco, magari su Instagram. I commenti del mio fan club mi hanno scaldato il cuore e il tuo centra molti aspetti che “temo” 😉 siano irriformabili. E comunque snobcrafter per snobfollowers motivati dovrebbe diventare il mio payoff 😍

  9. Credo che siano considerazioni applicabili a tanti settori, dalla ristorazione, alla maglieria, agli accessori. A un certo punto si finisce per domandarsi quale sia il fine che si vuole raggiungere con il proprio impegno, e se l’obiettivo, oltre alla soddisfazione nell’affrontare la sfida, non sia anche farne una professione. Per farsi questa domanda si deve arrivare vicini al “professionismo” (passami il termine) e scegliere, …. o anche non scegliere e continuare per la propria strada. ^_^

      1. Forse perché nel mio piccolo è una domanda che mi sono posto più volte, ovvero: perché scrivo? A un certo punto arrivi a un livello che ritrovi in una buona percentuale di produzione pubblicata da Case editrici e ti domandi: mi impegno? Butto giù un criterio per interfacciarmi? Oppure mi diverto? Perché comunque l’impegno profuso è da quasi-professionista e assorbe tempo e risorse.

        Grazie a te per la stessa cosa, lo spunto di riflessione.

  10. Io ti seguo su facebook e devo ammettere che sei forse l’unica che fa handmade che seguo sia qui che lì, la cosa che mi fa saltare all’occhio un tuo post è proprio la non serialità dei prodotti che proponi, ogni volta sei una scoperta e mi fermo a curiosare, in più ti riconosco dal modo in cui ti proponi, delicato, consapevole, elegante.
    La questione che proponi nell’articolo somiglia a quella che a volta mi son posta pensando allo scrivere qui su WordPress. Meglio puntare su un certo tipo di argomento e creare quel pubblico interessato solo a quello o continuare a scrivere come mi dice la testa, in barba a tutte le regole SEO, di riconoscibilità e rating su Google? Bella domanda. Credo che se non rispettassi il mio istinto nella scelta degli argomenti rischierei di perdere il motivo e lo spirito con cui lo faccio. Sono due cose diverse, con due scopi diversi lo so… Però lo spirito non va sacrificato in nome della serialità, un filo conduttore ce l’hai, che è il modo in cui ti proponi e qualcosa tra le righe (o tra i prodotti) che non si spiega a parole 🙂

    1. Ti ringrazio, molto, per il tempo che mi hai dedicato con il tuo commento e per quel “qualcosa tra le righe”. Credo tu abbia ragione allargando il discorso alle tematiche da proporre sul blog, se la serialità non ci appartiene non riusciremmo ad essere autentici e a soddisfare il nostro bisogno di esprimerci. Diverso è se da questo dipende un guadagno su cui facciamo conto…
      Buona giornata e grazie ancora 😊

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