L’ultima volta che siamo stati bambini

Fabio Bartolomei, L’ultima volta che siamo stati bambini, edizioni e/o

Una favola per adulti, adatta anche ai ragazzi dai 12 anni in su, che racconta il 1943 in Italia attraverso gli occhi di quattro bambini. La guerra è entrata nella fase finale: il fascismo vacilla, gli occupanti tedeschi non sono più alleati ma i bambini vestono ancora le divise da balilla. Se i grandi sono confusi figuriamoci cosa possono capire quattro bambini intorno ai dieci anni che della loro vita in tempo di pace ricordano ben poco e si barcamenano tra il coprifuoco militare e i divieti dei grandi cercando di ritagliarsi qualche momento di gioco in un cortile.

Cosimo vive con un nonno inasprito dai dispiaceri e dalle responsabilità insieme a un fratellino più piccolo, i suoi amici sono Riccardo, Vanda e Italo.
Italo é il figlio invisibile di un padre borghese simpatizzante fascista con il mito del primogenito, eroe di guerra, Vanda è un’orfanella poco aggraziata ma con grande spirito pratico. Riccardo non è il più furbo, non è il più forte, non è il più simpatico ma é l’amico generoso e leale su cui si può sempre contare. E un giorno scompare, come altri 281 bambini che a Roma vennero deportati durante l’occupazione tedesca e non fecero più ritorno.

Italo scuote la testa con espressione severa.
“Non doveva mischiarsi con quella gente”
“Quale gente?” chiede Vanda. “Viveva con i genitori”.
“È uguale! Non è il momento giusto per essere ebrei né per vivere al ghetto! Lo vedete cosa succede poi?”
“Ma perché hanno rubato pure lui? Cosa ha fatto?”
Cosimo scuote la testa, non ne ha davvero idea.
“Gli ebrei sono nemici del fascismo e dei tedeschi. Per quello li rubano” dice Italo.
“Ma lui non ha fatto niente di male. Non è un nemico cattivo”.
“Lui no, certo, ma mettiti nei panni dei tedeschi. Che fai, separi un figlio dai genitori?”

I suoi amici sono convinti che si tratti di un errore, Riccardo è ebreo ma non ha mai fatto niente di male quindi basterà parlare con i tedeschi e farselo restituire.
Inizia così un’avventura lungo i binari ferroviari per raggiungere il fantomatico Campo -forse un campeggio, probabilmente neppure troppo distante- in cui si trova l’amico, un viaggio in cui i bambini conoscono la paura e la fame ma sperimentano anche momenti di autentica esaltazione, come quando corrono a perdifiato in un prato perfetto, un prato ariano.
Il contrappunto alla loro fuga è l’inseguimento da parte del fratello di Italo e di una delle suore del convento, due figure positive ma non allineate attraverso le quali la dolorosa consapevolezza degli adulti fa da chiosa all’ingenua saggezza dei bambini.

Un racconto dolce-amaro che mette l’accento con forza su un’ovvietà: le ingiustizie e i crimini -dalla deportazione al bullismo scolastico, perdonate la semplificazione- vanno guardati come inconcepibili, riconosciuti come intollerabili e osteggiati con coraggio, lealtà e talvolta un pizzico di sana incoscienza. E, come sembra voler sottolineare il finale del romanzo di Fabio Bartolomei, è quanto mai necessario tenere viva la memoria storica.

Viv

 

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8 pensieri riguardo “L’ultima volta che siamo stati bambini

  1. Non ne avevo mai sentito parlare, a leggere la tua recensione sembra davvero un libro da tener presente. Spesso non sono così efficaci i romanzi ambientati in questo periodo storico ma questo sembra invece ben riuscito e come sappiamo ha davvero importanza vitale saper tener viva la memoria di quei tragici anni. Un bacione cara, grazie.

    1. È un libro delicato ma con quella vaghezza tipica delle favole – penso anche a “La vita è bella”- che non entrano del tutto nel merito ma aiutano nell’approccio specialmente i più giovani. Per un adulto forse manca qualcosa, comunque non è il realismo in senso assoluto che va cercato. Buona giornata 😊

  2. Avevo provato a commentare dal cellulare ma non me lo fa fare…diventa sempre più complicato!
    In genere ho difficoltà ad affrontare libri che parlano di shoa e deportazione, forse questo approccio dal lato infantile potrebbe aiutarmi. Grazie per il suggerimento!

    1. Cara Alice non preoccuparti, ci seguiamo e leggiamo comunque e ci teniamo in contatto via Instagram o Fb che per ora mi pare funzionino meglio. Quanto al libro, sono letture inevitabilmente un po’ edulcorate ma proprio per questo l’ho trovata adatta anche a un pubblico di lettori più giovani. Buona giornata! 😊

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