Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Stuart Turton, Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Neri Pozza

Caso editoriale degli ultimi mesi “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” ha già fatto parlare molto di sé, attirando la curiosità di critici e lettori che lo amano o lo detestano adducendo motivi del tutto identici. Soprattutto i lettori, per la verità, i critici, ça va sans dire, lo amano tour court ma, spiace dirlo, l’establishment raramente si dissocia dal coro unanime dei consensi da fascetta.
Tanto per darvi un’idea della risonanza, a Milano, presso The Impossible Society, è stata allestita una escape room ispirata a “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” che resterà aperta fino alla fine del prossimo luglio.

Ma cosa ha di particolare questo romanzo giallo, opera di esordio di un giornalista inglese laureato in filosofia?
In due righe, un intreccio complesso su più piani temporali e un approccio investigativo del tutto peculiare.
Un consiglio: non iniziatelo se non avete davanti a voi il tempo sufficiente per procedere senza troppe interruzioni.

Nella dimora avita degli Hardcastle, ormai fatiscente e dismessa dal giorno in cui vi morì diciannove anni prima il figlio Thomas in un incidente mai del tutto chiarito, si raduna un gruppo di ospiti per una festa in costume. L’ambientazione in aperta campagna con quel tanto di rudere gotico ci trasporta immediatamente sul set di un racconto del mistero anni Venti.
Il romanzo si apre in medias res sulle farneticazioni in soggettiva di un personaggio che si ritrova alle prime luci dell’alba nella foresta che circonda la proprietà senza ricordare chi sia e dove si trovi. Sa di aver assistito ad un omicidio perché rammenta delle grida di donna e uno sparo ed è certamente stato aggredito perché ne riporta le ferite.

Il racconto continua in soggettiva, sempre al presente storico, con un linguaggio piano e scorrevole, seppure poco ricercato, che si contrappone alle insidie della trama. La voce narrante difatti é sempre la stessa ma è intrappolata in una sequenza temporale di otto giorni che obbliga il protagonista -o per meglio dire colui che deve risolvere l’enigma- a rivivere il giorno dell’omicidio risvegliandosi ogni mattina nel corpo di un ospite diverso, per lo meno finché non riesca a svelare il mistero della morte di Evelyn Hardcastle.
Da questo espediente ha origine il titolo e una serie di sovrapposizioni temporali che metteranno a dura prova chi sia costretto a distillare i tempi di lettura: facile perdersi in un labirinto di congetture in cui la consapevolezza dei personaggi aumenta di giorno in giorno e le interazioni fanno riferimento sia al passato che al futuro.

In ogni momento il lettore è perfettamente solidale rispetto al punto di vista del narratore ma questi in qualche modo lo precede nelle intuizioni e nelle connessioni che vengono stabilite nei ricorsi storici delle varie giornate. Si soffre, per così dire, la scarsa profondità di campo, confinati in un percorso labirintico predeterminato. Inoltre il fatto che il narratore cambi pelle di continuo contribuisce a mantenere un certo distacco dai personaggi. La presenza di un supervisore, sorta di demiurgo che indossa la maschera a becco che portavano i medici durante le pestilenze, lascia intendere uno schema distopico più ampio rispetto a quello in cui si muovono gli ospiti di Blackheath House e, per non farci mancare nulla, la corsa contro il tempo è ostacolata da un misterioso lacchè che, come in un video game, “termina” i vari personaggi con la sua lama affilata. Per dirla in parole semplici, c’é moltissima carne al fuoco.

Data la particolarità del plot, è inevitabile si tratti di un romanzo che divide i lettori.
Io ammetto di aver accolto i ringraziamenti finali con un certo sollievo.
Tra i motivi del mio moderato entusiasmo una trama eccessivamente pasticciata e tirata per lunghe e una scrittura che non mantiene costante il livello di coinvolgimento.
Fatte salve le ultime due giornate che sono le più trascinanti  -ma anche le più dense di colpi di scena a dir poco ridondanti- stilisticamente il romanzo fatica a sostenere un racconto che si dipana in oltre cinquecento pagine su più piani temporali, nell’arco di otto giornate che si ripetono da punti di vista differenti.
Si tratta di un interessante esperimento letterario che piacerà soprattutto ai nostalgici del Cluedo e dei giochi di ruolo.

Viv

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7 pensieri riguardo “Le sette morti di Evelyn Hardcastle

  1. Devo dire che, nonostante la lunghezza eccessiva, alla fine il romanzo mi ha preso. Però non è proprio il mio genere, preferisco un bel giallo, ambientazione anni venti-trenta, alla Agatha Christie.

  2. Caspita, che libro particolare, il ricorso a questi espedienti stilistici sicuramente rende tutto complicato e capisco che sia difficile mantenere sempre alto il livello di attenzione. Poi per essere un giallo mi sembra anche piuttosto lungo, complimenti a te per la recensione, non credo che sia facile riuscire a presentare un libro come questo e rendere l’idea delle sue complessità, tu come sempre ci sei riuscita.
    Un bacione a te!

    1. Grazie cara, qui era più che mai opportuno non raccontare né troppo né troppo poco, non posso dire che non mi sia piaciuto del tutto ma non mi ha nemmeno entusiasmato troppo. Fortuna che nel frattempo avevo in ballo una rilettura di Jane Eyre (la terza…) 😉 baci!

  3. Da un po’ è lì nel carrello, questo libro, e non mi decido mai a procedere all’acquisto… Lì per lì ero contenta di vedere la tua recensione, ho pensato: “Vai ora decido”. E invece no, mi hai lasciato tutti i dubbi! 😀 Mi sa che la mia curiosità dovrà essere soddisfatta a mie spese… anche se con queste premesse l’abbandono è sempre in agguato :-/

    1. Non posso proprio darti un aiuto… penso però che come succede per tutti i libri di questo tipo presto faranno qualche offerta eBook su Amazon, magari potresti aspettare di prenderlo con un po’ di sconto così se abbandoni scoccia meno. Io di solito faccio così, qui mi son fatta tentare…

  4. All’inizio mi incuriosiva, ma alla fine credo che non faccia per me: troppo inutilmente complesso, mi sembra. Peccato, perché le premesse erano ottime.
    Comunque sappi che i tuoi commenti li vedo, hanno solo bisogno dell’aprovazione, ma ora ho fatto delle modifiche e spero che il problema sia risolto. In compenso anche io ogni volta mi devo registrare per commentare da te…che confusione!

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