La regola dell’equilibrio

Gianrico Carofiglio, La regola dell’equilibrio, Einaudi

Il potere -ogni forma di potere- è una cosa accettabile solo se è trasparente, pulito, se è esercitato in modo uguale per tutti.

Quinto romanzo costruito intorno alla figura riuscitissima dell’avvocato Guido Guerrieri.
Lessi i precedenti molti anni fa quando Carofiglio pubblicava ancora con Sellerio -belli i romanzi e belli quei libriccini blu dalle pagine color crema- ma il tempo non ha offuscato il ricordo di uno dei personaggi più convincenti che mi sia capitato di incrociare.

Con questo romanzo Carofiglio si allontana dal legal thriller per approdare a toni più intimisti con un personaggio in piena maturità che si interroga sulla deriva della sua vita negli anni a venire, sul senso della professione e sui valori dell’etica. Ed è proprio alla deontologia, all’equilibrio tra regole e morale, che si riferisce il titolo del romanzo.
Sulla soglia dei cinquant’anni, il Guerrieri di questo romanzo é un uomo che indulge a riflessioni malinconiche e comincia a guardarsi indietro come chi sa di aver percorso più di metà del viaggio.
Il ritmo stesso della narrazione è il riflesso di questo colloquio interiore in un ritmo che talvolta rasenta la staticità, che fa spazio alla vita e ne segue le anse.  Se non si resta “appesi”, per così dire, alla fine di ogni capitolo in attesa del successivo, si vive però intensamente, insieme a Guerrieri, il dilemma etico di ogni giurista e le piccole -grandi- ipocrisie che si nascondono anche dietro ragionamenti apparentemente apollinei.
Come armonizzare le regole della legge e le esigenze della giustizia senza cadere nell’arbitrio e nella prevaricazione?
Questo tema è sviluppato nelle pagine centrali del romanzo quando il magistrato accusato di corruzione di cui Guerrieri ha assunto la difesa tiene un seminario su “Etica e ruoli nel processo penale” a cui siamo invitati anche noi lettori.

Il romanzo è ricco di citazioni, dotte e popolari, che spaziano da Dostoevskij, Brecht e Hannah Arendt passando per due Umberto del pop italiano; inoltre, inseguendo uno scambio di battute,  sono approdata con una veloce ricerca in rete ad una interessante serie di  fotografie della  “Casa sulla cascata” di Frank Lloyd Wright, e poi ditemi se questo, dal punto di vista dell’accesso alla cultura,  non é il migliore dei mondi possibili.
A far da sfondo, come sempre, la città di Bari e le passeggiate in notturna, il sacco da boxe, interlocutore privilegiato di Guerrieri, e una piccola -e molto discreta- digressione romantica.

La giustizia è imperfetta e il romanzo di Carofiglio ha un retrogusto amaro.
Non sceglietelo se cercate un romanzo d’azione ma se non disdegnate intrattenervi con questioni legate all’etica del diritto certamente troverete pane per i vostri denti con una lettura godibile, lontana dal saggio paludato.

Viv

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12 pensieri riguardo “La regola dell’equilibrio

  1. Uh, i libricini blu di Sellerio sono uno dei piaceri della vita di noi lettori, sono d’accordo con te. Questo romanzo che ci presenti, così ricco di rimandi e citazioni sembra una lettura molto gradevole. E come sempre brava tu a presentarlo lasciando la curiosità di scoprire cosa si celi tra quelle pagine! Un bacione cara, buon pomeriggio a te!

  2. Non ho mai letto nulla di Carofiglio, per via di quel pregiudizio che mi fa evitare autori recenti. o forse anche perchè a pelle non mi sta particolarmente simpatico. Magari mi perdo qualcosa 🙂

    1. Nulla che non possa essere sostituito da qualcosa che ti ispiri di più. Se mai ti venisse voglia prova con “Testimone inconsapevole” che è il primo romanzo di questa serie o con “Il passato e una terra straniera” che fa storia a sé e mi è capitato di regalare spesso in passato.

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