Invidia il prossimo tuo

John Niven, Invidia il prossimo tuo, Einaudi

“No good deed” ovvero nessuna buona azione (resterà impunita). Il titolo inglese prefigura meglio di quello italiano quel che accade in questo romanzo di John Niven, caustico autore scozzese di “A volte ritorno”.

Alan critico gastronomico, con una vita ben oliata e una famiglia più che borghese -moglie di estrazione nobile, tre figli in scuole esclusive, personale di servizio, una serie di ottimi investimenti all’attivo e un pizzico di buona sorte- incontra per strada un amico di infanzia, l’amico  brillante che sembrava destinato al successo e alla fama, ridotto a vivere come un barbone.
In nome dei vecchi tempi e di quel compiacimento innocuo seppur privo di onore che scalda il cuore del gregario allorché si scopre destinatario di una piccola rivincita, lo accoglie in casa e lo aiuta a risollevarsi. Craig si inserisce nella vita di famiglia mantenendo un profilo basso che tuttavia non elimina qualche piccola stonatura -per esempio quei sorrisetti complici con la figlia adolescente ribelle che agli occhi del padre hanno il sapore della derisione- e pian piano riemergono, insieme alle rivalità del passato, le dinamiche che avevano caratterizzato i rapporti di forza tra i due amici.

Da qualche parte in cuor suo Alan sapeva che tutti i soldi e la fama immaginabili non potranno mai riprogrammare il modo in cui ci siamo definiti da ragazzi.  

Insomma, se sei stato il ragazzino insicuro in cerca di approvazione, anni di successi possono essere spazzati via da quel certo sguardo che rimette a posto l’universo. E Alan comincia a sentirsi sotto assedio, perché, mentre la vita di Craig riprende a decollare, contro di lui si accanisce una sorte avversa che colpisce su tutti i fronti.
Ma si tratterà davvero solo del Caso?

In questo senso Niven cavalca una struttura non originalissima ma ben equilibrata, che asciuga il dramma senza tirarlo inutilmente in lungo.
Pur senza tentare un vero approfondimento, il romanzo ripercorre la strada dell’indagine sociologica con toni brillanti e dissacranti, mettendo a nudo come la complicità degli anni adolescenziali spesso sia segnata da sentimenti di forte ambivalenza che restano immutati nel tempo.

Come verifica la giornalista amica di famiglia che intervista Craig e sceglie di ignorare il suo sesto senso per assecondare il taglio buonista suggerito dalla linea editoriale dietro il pezzo da scrivere sulla forza dell’amicizia, ce n’era un altro diverso e migliore. Uno sulle strane correnti e gli abissi oscuri che si nascondono sotto la superficie di molte amicizie di lunga data, soprattutto quelle che hanno a che fare con drammatici rovesci di fortuna.

Insomma, nessun successo personale è paragonabile al piacere di assistere all’insuccesso dei propri nemici e talvolta persino dei propri amici. Buona invidia a tutti.

Viv

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6 pensieri riguardo “Invidia il prossimo tuo

  1. Il tema di fondo mi ispira, la tua recensione poi fa pensare a una lettura briosa e gradevole, ho l’impressione che questo libro potrebbe proprio paicermi.
    Al prossimo giro in libreria vado a cercarlo, grazie cara, un bacione a te!

      1. Per altro è una lettura piacevole anche se questo autore mi sembra sempre un po’ “furbetto”… diciamo che il precedente “A volte ritorno” non mi aveva convinto mentre questo è più nelle mie corde

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