Le vedove di Malabar Hill

Sujata Massey, Le vedove di Malabar Hill, Neri Pozza

A dispetto del sottotitolo- le inchieste di Perveen Mistry- in questo libro il racconto privato e la descrizione ambientale prevalgono sull’indagine poliziesca. Il delitto c’è, beninteso, ma l’indagine è sfumata e il cuore del romanzo è nelle atmosfere dell’India a cavallo dell’Otto/Novecento, quando le donne avevano ridottissimi margini di manovra sia nel pubblico che nel privato e non era loro permesso esercitare pienamente la professione legale.
La protagonista, che ha completato gli studi di giurisprudenza all’estero, appartiene all’elite delle famiglie benestanti e colte. Figlia di un avvocato di Bombey affianca il padre dietro le quinte svolgendo soprattutto i lavori d’ufficio.
A toglierla dalle scartoffie sopraggiunge la necessità di comunicare con le tre vedove di un cliente  deceduto. Le donne vivono infatti seguendo l’antica tradizione purdah, relegate in una sorta di gineceo a cui hanno accesso solo persone di sesso femminile, i figli piccoli e ovviamente il marito.
Perveen è dunque doppiamente qualificata per far loro da tramite nelle delicate questioni legate alla successione ereditaria.

Il delitto si affaccia in sordina e resta in secondo piano per buona parte del romanzo mentre il lettore scopre il passato sentimentale di Perveen, il suo sfortunato matrimonio e le barbare usanze cui erano assoggettate le giovani mogli presso le famiglie più conservatrici.  Questa parte del racconto è funzionale ad introdurre note storiche ed ambientali: la consuetudine dei matrimoni combinati, il bullismo contro le donne negli ambienti accademici, la pratica di isolamento forzato durante le fasi “impure” del ciclo”, le sperequazioni dei diritti, la sottomissione all’uomo.
La figura di Perveen inoltre è dichiaratamente ispirata a due avvocatesse indiane che per prime esercitarono la professione in India nei primi decenni del secolo scorso, l’inchiesta è dunque un pretesto elegante per raccontare la cultura indiana dell’epoca e il cammino per l’emancipazione femminile.
Il fatto che il delitto non sia il punto di forza della narrazione si evince anche da alcune piccole stonature che non passano un esame più severo – mi riferisco all’iniziale confessione della moglie decana e al fatto che, pur essendo a conoscenza del passaggio privato, non cerchi la figlia scomparsa in un luogo a lei del tutto accessibile- ma ovviamente, persino se aveste letto il romanzo, queste considerazioni vi direbbero ben poco a meno di non essere freschi di lettura.

Diciamo che il voto alla piacevolezza dell’insieme è superiore a quello relativo allo sviluppo della trama gialla ma Perveen è un personaggio costruito con grazia e ben inserito nel contesto. Chissà se la ritroveremo protagonista di altre inchieste.

Viv

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6 pensieri riguardo “Le vedove di Malabar Hill

  1. Anche se la trama ha qualche cedimento dalla tua recensione sembra una lettura gradevole proprio per l’ambientazione e il carattere della protagonista. E veramente anche a me sembra la possibile eroina di una serie, chissà! Baci cara, buon lunedì.

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