Il racconto dell’ancella

Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella, Ponte delle Grazie

Esiste più di un genere di libertà, diceva zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.

Da questo nucleo si apre l’intera riflessione sul mondo distopico che Margaret Atwood disegna ne “Il racconto dell’ancella”. Ci troviamo in una società sospesa in un tempo vicinissimo al nostro. Il passato prossimo è il mondo come lo conosciamo,  il presente è una dittatura di stampo teocratico nata allo scopo di proteggere la genia umana. Infatti, a causa delle emissioni tossiche, la popolazione è divenuta per lo più sterile e le donne ancora fertili, le Ancelle, sono divenute patrimonio governativo e vengono assegnate in qualità di fattrici a famiglie altolocate per garantire un erede laddove la moglie non sia più in grado di procreare.

”Il racconto dell’ancella” è la testimonianza in prima persona di una di loro. Non ne conosciamo il nome, ma solo il patronimico, che la identifica come proprietà di Fred perché ciascuna di loro è intercambiabile ed è stata privata di ogni diritto a partire dall’identità.
Così come è cancellato ogni legame col passato, viene loro vietato di leggere e relazionarsi con qualunque altra donna, a partire dalle altre Ancelle, fino alle Marte -le domestiche- e ovviamente alle Mogli, alle quali sono invise per motivi di gelosia. Ad ogni categoria femminile corrisponde un colore ed una uniforme, le Ancelle vestono di rosso, le Mogli di azzurro e le Marte di verde. In grigio vestono le Zie, guardiane e addestratrici delle nuove Ancelle, sorta di kapò neocatecumenali che incarnano la mancanza di empatia che coinvolge trasversalmente tutte le donne. Proprio nell’assenza di solidarietà che contamina da sempre i rapporti tra donne è ravvisabile il punto di forza e al contempo l’anello da scardinare in questa società distopica che è solo apparentemente patriarcale, e in questo romanzo, in cui gli uomini hanno un ruolo del tutto marginale.

Difred racconta il vuoto delle sue giornate in attesa della cerimonia mensile cui deve soggiacere per tentare di generare un figlio e apre squarci sul suo passato in cui intravediamo un mondo identico al nostro in cui viveva insieme al compagno e alla loro bambina. La rassegnazione, lo sforzo di non dimenticare, la necessità di non attirare punizioni sono gli ancoraggi cui si appiglia Difred per non perdere la ragione.
La narrazione dilatata, in prima persona al presente storico, concorre alla sensazione di straniamento. L’atmosfera è soffocante, la cadenza è lenta a ricalcare il vuoto in cui vive e si muove l’Ancella.

Anche la mia lettura è stata lenta e, a conti fatti, a me “Il racconto dell’ancella” non è piaciuto.
Incuriosita dalle recensioni della serie televisiva, avevo deciso di leggere il romanzo prima di guardare l’adattamento -che ritengo probabile sia più coinvolgente- ma il mondo distopico che disegna la Atwood mi ha lasciato piuttosto fredda.
I motivi?
Il punto di vista è parziale dall’inizio alla fine, scelta che da un lato giustifica l’assenza di approfondimento su temi inaccessibili alla protagonista, ma finisce per disseminare lacune.
Il racconto manca di tensione narrativa, mi rincresce ma è così e non se ne esce con nessuna giustificazione.
Terzo elemento, il più dirimente a mio avviso, non si tratta in fondo di vera distopia perché non si fonda sui presupposti riconoscibili di un rischio tangibile.
Non sono certa potesse esserlo neppure nel 1985 quando fu scritto il romanzo e a maggior ragione non le è oggi, ma vale comunque la pena soffermarsi su quanto può essere facile perdere diritti dati per acquisiti.

Viv

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11 pensieri riguardo “Il racconto dell’ancella

  1. Come romanzo distopico è molto bello anche “Futuro al rogo” di James Gunn. In questo libro si immagina una società in cui il popolo comincia a guardare con estremo sospetto le persone istruite, perché ritiene che usino la loro cultura per ordire dei complotti ai suoi danni: un politico (il senatore Bartlett) si accorge di questo clima ostile nei confronti degli intellettuali, e lo cavalca proponendo una legge che dichiari nemici del popolo tutti i laureati. La legge passa: a quel punto il protagonista del romanzo (il professore universitario John Wilson) prima inizia a girare per gli Stati Uniti sotto falsa identità, poi comincia a progettare una difficile fuga verso il Brasile, uno dei pochi stati al mondo ancora tolleranti nei confronti degli intellettuali.
    Questo libro è stato scritto nel 1956, quindi l’autore ha previsto addirittura con 60 anni di anticipo ciò che si sta verificando oggi. Una parte del popolo si è fermamente convinta che alcune persone istruite (più precisamente i medici) abbiano architettato un complotto ai suoi danni per arricchire le case farmaceutiche, e quindi ha deciso di ribellarsi smettendo di vaccinarsi. E come nel caso del senatore Bartlett, anche in Italia abbiamo dei politici che, anziché riportare il popolo alla ragione, legittimano o addirittura incoraggiano le sue paranoie.
    Anzi, in realtà il fenomeno non si limita alla medicina: in qualsiasi campo chiunque si sente competente quanto uno specialista per aver letto 2 cosine su Facebook. L’avevi notato?

      1. Non c’e la possibilità di seguire il tuo blog tramite notifiche via mail? Non ho trovato nulla e ho ripiegato sull’iscrizione via reader che però controllo sporadicamente.

  2. Non ho letto questo libro ma ne avevo sentito parlare, devo dire che come trama e come idea è piuttosto inquietante.
    E tuttavia un romanzo distopico ha appunto bisogno di tensione, per me il termine di paragone direi che è sempre Orwell prima di tutto ma non solo, difficile arrivare a quei livelli. Peccato però, un’occasione mancata, sempre attenta e precisa tu con le tue recensioni cara!

    1. Mette il fuoco sul ruolo della donna, sulla facilità con cui diritti acquisiti e dati per scontati possono essere tolti in un attimo ma soprattutto mette in guardia sulla mancanza di solidarietà tra donne. Per il resto Orwell è inarrivabile per molti aspetti.

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