Il mio nemico mortale

Willa Cather, Il mio nemico mortale, Fazi Editore

Cosa accade a un grande amore dopo che si sono consumati i gesti plateali e la vita di tutti i giorni prende il sopravvento?

“Il mio mortale nemico”, in una novantina di pagine in cui trova posto solo l’essenziale, dà voce a quel che segue l’ultimo fermo immagine, quando il “vissero felici e contenti” sfuma nella quotidianità, scivolando dal rimpianto al rancore.

L’incipit del romanzo condensa in dieci righe di grande eleganza formale tutte le informazioni di cui il lettore ha bisogno per entrare nella vita di Myra Driscoll.

La prima volta che incontrai Myra Driscoll avevo quindici anni, ma ricordavo di averne sempre sentito parlare. Lei e la sua fuga d’amore erano uno degli argomenti più interessanti -l’unico interessante, direi- di cui si conversava in casa durante le vacanze o le cene di famiglia. Mia madre e le mie zie erano rimaste in contatto con Myra Driscoll -così la chiamavano- e mia zia Lydia di tanto in tanto andava a trovarla a New York. Di tutte le loro amiche d’infanzia era stata la più carina e la più brillante, e la sua vita ci appariva tanto varia e avventurosa quanto monotona era la nostra. 

La fuga d’amore di Myra aveva fatto scalpore tanto più che, ostinandosi a sposare Oswald Henshawe, aveva rinunciato agli affetti e alle enormi ricchezze della famiglia, finendo diseredata. A buon diritto, dunque, la fascinazione che circondava la sua figura ne faceva un’eroina romantica agli occhi di un’adolescente.

Nel tempo, tuttavia, a dispetto delle premesse, Nellie ha modo di verificare la fragilità di un’unione che non si sottrae al ridimensionamento e paga i limiti del carattere ambivalente di Myra. Appassionata e crudele Myra passa dal fascino all’ostilità in un battito di ciglio e, nel lungo periodo, ferisce i sentimenti di un marito, per altro non esente da colpe, che appare diminuito quasi fosse prigioniero di una vita in cui non è riuscito ad esprimersi al meglio delle sue potenzialità.
Malata e ormai lontana dai fasti e dai capricci della giovinezza Myra vive in povertà e solitudine i suoi ultimi anni, accudita da Oswald che si ostina a scusarne la lingua tagliente. Myra dal canto suo non sembra avere dubbi: potesse, tornerebbe indietro e sceglierebbe il denaro di famiglia.

Breve ma denso di spunti questo romanzo é un affaccio sull’egoismo di certi amori destinati ad esaurirsi nella fase iniziale, in questo caso un gesto di rottura coraggioso e temerario al tempo stesso. Gli amanti lanciano il cuore oltre l’ostacolo prefigurando un futuro avventuroso e si ritrovano soffocati dalle aspettative deluse, dal rimpianto per ciò che si sono lasciati alle spalle, fino a guardare la “dolce metà” come il più mortale nemico.

Ne avevo sentito parlare come di un romanzo cinico e raffinato. Raffinato lo è certamente ma non lo definirei cinico.
La verità -se le parole non sono casuali, e qui non lo sono mai- è che già parlando di “fuga d’amore” si invoca su Myra e Oswald un cattivo presagio giacché sarebbe preferibile non approdare ad una relazione per fuggire da qualcosa in cui ci si sente costretti quanto per condividere un progetto comune.

Si può essere amanti e nemici allo stesso tempo, sai? Noi lo siamo stati…Un uomo e una donna si separano dopo un lungo abbraccio e vedono cosa hanno fatto l’uno all’altra.

Viv

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11 pensieri riguardo “Il mio nemico mortale

  1. Sono così tanti gli amori che sfumano senza entusiasmo e saperne scrivere senza essere banali non è semplice, deve essere un romanzo piacevole da leggere, grazie della recensione. Un bacione cara, grazie!

  2. Sembra interessante 🙂 Spesso, quando leggo le tue recensioni, mi chiedo di che periodo sia il libro di cui parli, e se non è scritto nel testo me lo vado a cercare, per curiosità (e confesso che ho un certo pregiudizio verso i libri più recenti).
    Magari potresti scrivere anche l’anno accanto al titolo-autore-editore, che dici? Chiedo troppo? 😀

    1. A volte è quasi indispensabile contestualizzare il racconto in un periodo storico, a volte i contenuti sono applicabili universalmente, come in questo caso, ma in effetti la data di pubblicazione ha importanza per farsi un’idea più precisa di quel che si legge. Grazie per il suggerimento 😊
      Comunque mi fa piacere sapere che vai a cercare informazioni che ho omesso 😉
      Ora però mi sorge un dubbio… spesso la data di pubblicazione non coincide con quella di stesura o con l’ambientazione. Mumble mumble…ora decido come fare

      1. Ahahah, ho sollevato un dilemma! 😀 Boh, a me personalmente incuriosisce sapere la data della prima pubblicazione, anche solo per capire se è un’uscita recente, o un libro degli anni Cinquanta, è come se mi aiutasse nella valutazione. Anche se questo non dice nulla sulla stesura, ovviamente; do per scontato che la maggior parte dei libri siano stati pubblicati ad una distanza di tempo relativamente vicina alla stesura…anche se non sempre è così!

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