La famiglia Aubrey

Rebecca West, La famiglia Aubrey, Fazi Editore

Ho acquistato questo romanzo dopo aver letto lo stralcio di un breve saggio che Alessandro Baricco ha dedicato a Rebecca West e alla sua trilogia degli Aubrey.
Il saggio è questo.
Di solito non rimando ad altri le mie impressioni di lettura ma in questo caso non credo di potermi discostare di una virgola da quella sensazione di distrazione iniziale, dall’immagine di quel fiume dal passo costante e da quella sublime metafora in cui Baricco associa l’autrice ad una donna che seziona l’umanità come se disponesse con cautela dei fiori in un vaso, mentre pensa ad altro.

Dovrei fermarmi qui, e limitarmi a lasciarvi il link a Baricco, sulla scia di Orzabal dei Tears for Fears che anni fa pubblicò una cover di Ashes to Ashes che ne è la copia sovrapponibile, ammettendo con candore -vado a memoria- di aver provato a cambiare qualcosa ma di essersi reso conto che non avrebbe potuto fare meglio.
Temerariamente, proseguo per il puro piacere di parlare di questo romanzo, come fece Orzabal del resto.

Ecco dunque alcune brevi riflessioni, per invogliarvi all’approfondimento.
Si tratta di un volume corposo che prelude ad altri due tomi, il cui titolo originale, “The fountain overflows”, ha uno straordinario potere evocativo, applicato alla narrazione.
Quasi seicento pagine che selezionano un pubblico di lettori tenaci. Il primo terzo del romanzo screma i restanti.
Chi accetta di proseguire d’un tratto si scopre risucchiato dalla noncuranza del tempo e dalla cadenza lenta e inesorabile di una scrittura puntuale che, attraverso il filtro di una ragazzina ormai adulta, conserva intatta la trasparenza con cui i bambini dall’intelligenza vivace traggono le loro considerazioni sul mondo dei “grandi”.

E il mondo degli Aubrey si raccoglie intorno ad una famiglia composta dai due genitori e dai loro quattro figli.
La vita della famiglia è scandita dai trasferimenti forzati dalle intemperanze economiche del padre, intellettuale carismatico con una forte coscienza politica ma inaffidabile e distratto sul piano umano, viziato da una pericolosa debolezza per gli investimenti azzardati.
Sempre sulla soglia della povertà gli Aubrey sono tuttavia al di sopra di ogni miseria morale in virtù di una passione condivisa e sublimata per la musica. Collante ancestrale dell’amore tra questa madre e i suoi figli, la musica è la lente d’ingrandimento attraverso cui viene interpretata la realtà. Chi non intrattiene stretti rapporti con la musica o non possiede un autentico talento musicale -come sperimenta sulla sua pelle la povera Cordelia- è guardato con imbarazzo e rincrescimento, quasi si trattasse di una mutilazione dell’anima.

La narrazione procede da un unico punto di vista, quello della figlia Rose, ma ciascun componente emerge con vivezza come singolo, in una compostezza che solo apparentemente può essere scambiata per appiattimento.
Nel mentre l’autrice inserisce riflessioni politiche di straordinaria attualità.

Lo ammetto, c’è stato un momento in cui ho dubitato avrei acquistato anche i volumi seguenti ma è stato prima che la fontana straripasse.

Viv

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12 pensieri riguardo “La famiglia Aubrey

  1. E qui ti volevo! Anche io ho letto quella recensione, su indicazione di un’amica, e ovviamente me ne sono subito innamorata. Se anche tu mi confermi, vado sul sicuro. Me lo tengo per l’autunno però…non so perché ma mi fa questo effetto 🙂

  2. Che lettura magnifica deve essere questa, una storia avvolgente che ti tiene nel ritmo di queste vite, hai scritto una splendida recensione, credo che seguirò il tuo consiglio e quello di Baricco, è una saga imperdibile.
    Un bacio cara, buona giornata!

    1. È esattamente come hai scritto tu “una storia avvolgente che ti tiene nel ritmo di queste vite”. All’inizio non ci si capacità del perché si continui a leggerlo poi lo si capisce… 😉

  3. Il verbo overflow è magnifico. Gli inglesi hanno certi verbi onomatopeici che suonano una melodia incantevole.
    Rebecca West la conosco solo di nome, ma questo romanzo potrebbe attirarmi per una caratteristica alla quale di solito non resisto: la musica come filtro per leggere il mondo.
    Buona serata, Viv 🙂

  4. Ciao Viv, come stai? Vedo che non hai perso la voglia di leggere e che nemmeno le seicento pagine ti fermano! In questo momento sono preso da altre passioni/pressioni ma non tralascio di leggere ogni giorno almeno una decina di pagine dei libri che ho sul comodino. Mi rifaccio vivo perché sono (quasi) in vacanza e ho tempo anche per gli amici virtuali e non. E tu hai una parte importantante di questa consorteria.
    Un abbraccio.
    Nicola

    1. Nicola! Sai che mi fa sempre un immenso piacere quando passi di qui per un saluto! Spero che le tue giornate siano dense di attività piacevoli. Se passi da Monza con la tua signora, ci prendiamo un caffè… un abbraccio

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