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Mary Ann Shaffer & Annie Barrows, Il club del libro e della torta della buccia di patata di Guernsey, Astoria

Gentile signorina Ashton,
mi chiamo Dawsey Adams e vivo nella mia fattoria a St Martin’s Parish, sull’isola di Guernsey. La conosco perché ho un vecchio libro che un tempo apparteneva a lei, Saggi scelti di Elia, di un autore il cui vero nome era Charles Lamb. All’interno della copertina era riportato il suo nome assieme all’indirizzo.

È così che comincia la corrispondenza tra Juliet Ashton, scrittrice in cerca di ispirazione, e Dawsey Adams, membro del club del libro e della buccia di patata di Guernsey.
Siamo nel 1946, la guerra è appena terminata, l’Europa conta feriti e dispersi tentando di distogliere gli occhi dalle macerie ma nelle lettere che viaggiano tra Londra e Guernsey i toni restano lievi e gli aneddoti sono tratteggiati con una punta di ironia e di speranza.
Dopo un paio di lettere cortesemente formali lo scambio epistolare si infittisce coinvolgendo tutti i membri del club, i toni si fanno via via più amichevoli e confidenziali, si moltiplicano le storie personali e i ricordi legati all’occupazione tedesca sull’isola.
I personaggi scaldano il cuore e la trama prende forma rimbalzando da Dawsey Adams a Isola, Eben e Amelia, uniti prima dall’amore per i libri e poi dal comune obiettivo di proteggere la bimba di Elizabeth, deportata per aver aiutato un prigioniero polacco. Il racconto non abbandona lo stile epistolare con l’arrivo di Juliet a Guernsey e neppure ne risente.

Questo è un romanzo pieno di garbo, di umorismo ed eleganza. Si parla di libri con la freschezza e la passione che hanno i lettori che non cercano di passar per intellettuali, capaci di creare un ponte tra la pagina scritta e le esperienze di tutti i giorni. Si racconta la guerra, la fame, la solidarietà e il tradimento. Ci sono i legami forti e non manca nemmeno il romanticismo, quello concreto che finisce con una famiglia e dei figli.  Non ultimo, come sottolineavo, è un romanzo epistolare -più qualche telegramma e qualche messaggio infilato sotto la porta- una forma letteraria che mi è cara fin dalle relazioni pericolose di Choderlos de Laclos.

Il romanzo mette in luce con semplicità ciò che da sempre anima ogni lettore: l’impulso a condividere una storia che ci ha colpito, il piacere di parlare dei nostri eroi letterari così come discuteremmo di persone reali, di consigliare e regalare libri che ci sono piaciuti. In fondo tutti noi che leggiamo libri e di libri, ci sentiamo parte di un club e ameremmo diventare soci di quello di Guernsey, torta di bucce di patata inclusa.

E, per inciso, sfido chiunque legga questo romanzo a non googlare “Guernsey” per vedere coi propri occhi lo scenario di queste storie. Victor Hugo ci scrisse “I miserabili”, io sono certa che ci trascorrerei delle bellissime vacanze.

Piccola nota a margine, il romanzo fu concepito nella sua prima stesura da Mary Ann Shaffer. Quando la salute le impedì di rielaborarlo secondo le esigenze dell’editore subentrò la nipote Annie, a sua volta autrice di libri per bambini- che lo diede alle stampe dopo la sua morte e che dà conto di questi passaggi di mano in una postfazione in cui rende omaggio allo spirito vivace e alle doti oratorie della zia.

Spero che queste pagine illustrino la mia convinzione che l’amore per l’arte -sia essa poesia, narrativa, pittura, scultura o musica- mette le persone in condizione di trascendere qualunque barriera l’uomo riesca a escogitare.  
(Mary Ann Shaffer)

Viv

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