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Kate O’Brien, Mary Lavelle, Fazi

Lodare le copertine di Fazi potrebbe diventare un’abitudine.
Non conoscevo né il romanzo né l’autrice ma la bella immagine scelta dall’editore mi ha convinta ad intraprendere il viaggio fino ad Altorno, nella provincia basca, insieme a Mary Lavelle.

Mary è una giovinetta irlandese, istitutrice e chaperon di tre adolescenti di buona famiglia nella Spagna degli anni Venti.
La sua tuttavia non è la scelta obbligata di molte eroine povere dei romanzi ottocenteschi, quanto piuttosto una fuga temporanea dalla casa paterna e dal promesso sposo, a cui la lega un sentimento ubbidiente e tiepido sul quale non si è mai attardata a riflettere. Inoltre Mary è molto bella, di una bellezza androgina e seducente, lontanissima dal clichè delle istitutrici scialbe destinate alla solitudine.

La prima metà del romanzo è un lento acclimatarsi in cui protagonista e lettore familiarizzano con la residenza degli Areavaga, il paesaggio, i ritmi e la cultura spagnola.
Da parentesi avventurosa il soggiorno spagnolo diventa per Mary un vero e proprio percorso di formazione.
Dai té pomeridiani al Caffè Alemán con le colleghe inglesi -più anziane e sfiduciate ma rassicuranti per lo meno nell’idioma- Mary passa ad apprezzare le potenzialità culturali che le si offrono fino ad abbracciare anche le tradizioni più controverse, come i rituali crudeli ed eleganti della corrida. Attraverso le chiacchiere con le vivaci ragazze Areavaga comincia a studiare lo spagnolo, le lettere al fidanzato si fanno meno acquiescenti, la solitudine la sprona a pensare in modo indipendente, libera dal retaggio cattolico e dall’influenza paterna.

La seconda parte del romanzo coincide con la comparsa di Juanito, figlio maggiore degli Areavaga e da lí in poi il ritmo della narrazione abbandona il classicismo ottocentesco adeguando il passo all’incalzare della passione che travolge i due personaggi.

Per certi versi il romanzo ruota intorno all’incompiutezza dell’amore: quello di Don Pablo Areavaga, che in Mary sublima la passionalità che ha soffocato nel suo matrimonio, quello inconfessabile di Agatha per l’amica, quello di John, promesso sposo non ricambiato. Anche la passione tra Mary e Juanito, che pure è l’unica a rompere gli argini, lascia il lettore nel dubbio di una possibile conclusione positiva.
Ma è proprio la nuova consapevolezza di Mary e l’accresciuta maturità sentimentale a renderla accogliente nei confronti della delicata rivelazione dell’amica.
L’amore apre alla comprensione e la comprensione apre alla fraterna tolleranza.

E così, se anche Agatha e lei non avevano più affrontato l’argomento, il tono con cui parlava all’amica e l’atteggiamento che le riservava erano più limpidi e fraterni, non tanto perché quella l’amasse di un amore folle e perverso ma perché, come lei, Mary aveva conosciuto un amore altrettanto folle e perverso. 

Viv

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