Minimalisme

Judith Crillen, Minimalisme, Rustica éditions

Da qualche tempo ho cominciato a studiare francese da autodidatta e volendo provare a leggiucchiare qualcosina in lingua originale ho scelto, piuttosto a casaccio lo ammetto, questo manualetto che KindleUnlimited propone tra le letture gratuite.

I benefici del minimalismo recentemente hanno avuto una certa risonanza grazie ad un libro della giapponese Marie Kondo in cui sarete per certo inciampati a più riprese in libreria e in rete nell’ultimo anno.
A quel che dice, ne ha tratto ispirazione la stessa Judith Crillen ma personalmente non l’ho letto. In genere non apprezzo granché i manuali in cui filosofia spicciola e pragmatismo strizzano l’occhio all’editoria accompagnando il lettore manin manina verso la luce ma, come ho confessato sin dall’inizio, le mie motivazioni erano più prosaiche: non volevo rischiare di sciupare un bel romanzo con una traduzione stentata e grossolana e cercavo contenuti accessibili e ripetitivi per potermi concentrare sulla costruzione linguistica.

Riguardo al minimalismo per altro sono sostenitrice da anni del magico potere del riordino e dei benefici mentali accessori, anche se non ho mai aspirato a farne una dottrina di vita.
Di mio non amo sovraccaricare gli spazi in cui vivo, non sono dedita allo shopping compulsivo, non indulgo agli acquisti d’impulso e solitamente mi libero in scioltezza di ciò che non mi serve trovandogli nuova dimora presso chi potrebbe farne miglior uso.
Se dunque alle azioni non ha fatto seguito la leggerezza di uno spirito zen, deve essere necessariamente per una disabilità congenita che mi impedisce di passare dal decluttering materiale a quello mentale. Mea culpa.

Detto questo, ogni teoria minimalista a casa mia si ferma sulla soglia della mia craft room. Per scelta deliberata.
Infatti quello da cui il minimalismo vorrebbe liberarmi è esattamente quel cumulo di materiali di recupero a cui mi piace attingere per i miei lavori. Si sa, il processo creativo ha i suoi tempi e può volerci anche più di una generazione per trovare la giusta collocazione a quel certo bottone o a quel centimetro di passamaneria che la nonna ha conservato gelosamente confidando in una nipote paladina delle seconde chance.
Non vedo dunque come tutto questo possa sposarsi con le teorie minimaliste e, più in generale, trovo che l’essenzialità e l’ordine non si confacciano ad un lavoro creativo che, per sua natura, tende ad espandersi anche sul piano fisico.

Per contro -ma qui si torna ai motivi per cui non amo la manualistica zen- se devo giudicare dalla ripetitività con cui l’autrice riesce a dilungarsi su concetti che personalmente avrei riassunto in un paio di paginette direi che, tra le due, la vera minimalista sia io.

Viv

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14 pensieri riguardo “Minimalisme

  1. Sull’ultimo capoverso sono scoppiata a ridere 😀
    Ho letto il titolo e mi sono chiesta se avresti fatto qualche considerazione sulla tua stanza, il paradiso della tua creatività. E meno male che c’è! Secondo me certe caratteristiche apparentemente opposte che convivono nella stessa persona contribuiscono al suo equilibrio. E anche alla sua peculiarità. 😉

  2. Uh, che originale questa recensione, è anche particolare il modo in cui sei arrivata a questa lettura e intanto complimenti per lo studio del francese da autodidatta.
    Dunque, sul minimalismo, come presumo che tu ormai possa sapere, non credo di poter essere molto di aiuto, ecco.
    E riguardo alla tua craft room direi che va benissimo così, ogni cosa a suo tempo, ogni pezzetto di stoffa, filo e bottone troverà una collocazione al momento giusto, con buona pace dei minimalisti ❤
    Baci cara, buona serata!

    1. Diciamo che ho colto l’occasione di questa lettura per parlare un po’ del mio rapporto col minimalismo. Non dubitavo che tu fossi un po’ distante dal tema 😂
      In realtà, come vedi, anche io ho i miei spazi di accumulo… e va bene così! Bacioni

  3. Mi sono fatta un sacco di risate sulle tue teorie “minimaliste ma non su tutto”: e sono d’accordissimo poiché la creatività male si sposa con minimalismo e ordine! Io amo l’ordine, gli spazi vuoti, anche se purtroppo ciò male si coordina con il marito che mi sono scelta, collezionista onnivoro nonostante i miei sguardi carichi di odio, io che mi sono letta le teorie della Kondo dall’inizio alla fine! E che ho in larga parte apprezzato (non proprio in toto), soprattutto perché alla fine io sono una creativa e l’essenza stessa della creatività è un po’ caotica e trae il suo spirito proprio dall’utilizzo di ciò che spesso potrebbe sembrare inutile o in eccesso.
    Un abbraccio 🙂

  4. Ahahahah, perfetta conclusione dire 😀 Il libro della Kondo l’ho letto perché dovevo farne una recensione, ma la penso come te. Molto estremo, e per vivere senza essere sommersi di oggetti basta seguire i principi che tu hai detto, e che sono anche i miei. Ma anche io non applico questa visione a tutto ciò che riguarda la cucina o gli oggetti da inserire nei set fotografici, perché più di una volta mi soon tornate utili cose che altri avrebbero buttato. E Fancyhollow ancora mi prende in giro perché conservo tutti i suoi bigliettini, ma non è un caso se uno è finito anche proprio nell’ultima foto…

    1. Meglio condividere ciò che si ha e cercare di limitare gli sprechi, io penso che l’equilibrio non abbia bisogno di troppe regole ma di grande buon senso.
      Ps. Leggendo i commenti avevo letto del bigliettino in quello di Silvia e sono andata a riguardare le foto per cercarlo, secondo me fai più che bene a tenerli tutti 😊

  5. Ciao Viv, sono secoli che non ci sentiamo. Per colpa mia naturalmente. Purtroppo sono molto preso dalla malattia endemica del cane di mia figlia di cui io e mia moglie siamo i dog sitter assignatari. Nel poco tempo libero che mi rimane (forse te l’ho già detto) seguo un corso di lingua spagnola e sto studiando sodo per arrivare a un minimo di comprensione orale e scritta. Mi fa dunque piacere la tua decisione di imparare il francese da autodidatta. Io, il francese, l’ho studiato due anni da ragazzino durante le scuole medie e ancora qualcosa mastico di questa lingua. Al liceo ho invece studiato inglese. Il tedesco mi è entrato nell’orecchio corteggiando, quindicenne, una bella tedeschina durante le vacanze in campeggio a Marina di Ravenna.
    Ricapitolando (e come dice ironicamente la mia prof di spagnolo) io parlo (molto male) ben cinque lingue. 😀
    Vabbè, comunque mi diverto un sacco anche se faccio una confusione terribile tra i vari idiomi quando cerco di intavolare una conversazione con uno straniero…
    Molto simpatica la tua disquisizione sul minimalismo. Piacerebbe anche a me, ma al sottoscritto piange il cuore separarmi da qualsiasi oggetto che entra in casa… bello o brutto che sia. Sono sicuro che se ne disferanno i miei figli al momento opportuno.
    Un cordiale saluto e sinceri auguri per una felice Pasqua.
    Nicola

    1. Ciao Nicola! 😁 mi fa davvero piacere sentirti! Sono sempre felice quando passi di qui. Ti immagino preso dai tuoi mille impegni perché sei una persona piena di interessi che non ama stare con le mani in mano. Se vi capitasse di passare per Monza andremo a berci un caffè. Buona Pasqua a te e famiglia

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