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Stefania Bertola, Solo Flora, UP Feltrinelli

Vi dicono niente “Streghetta mia” di Bianca Pitzorno o “Streghe” di Rohald Dahl? No?  Però non potete non conoscere Harry Potter, dunque l’atmosfera di questo breve racconto per ragazzi non vi sarà del tutto estranea.

Al posto dei Babbani i Normal People, invece degli abitanti del mondo magico i DS (Different People) e visto che non c’è un binario 9 e 3/4 è la vetrina della Tintoria Ada a dare accesso a San Mirtillo un paesino a pochi chilometri da Chivasso in cui l’adolescente e normalissima Flora dovrà trascorrere un anno ospite della famiglia magica degli zii mentre la mamma è in Australia per un progetto di lavoro.

In questo piccolo racconto c’è quello che conta all’età di Flora: la scuola, la famiglia, gli amici e soprattutto i primi amori ovvero il fidanzatino Leo che la aspetta tutti i fine settimana a Torino e i baci pieni di magia, con e senza incantesimi, di Martin Indigo. E poi ci sono fate, maghi, leprecauni, vampiri, le bacchette che fabbrica lo zio Odoacre, i dispetti delle nuove compagne e un recital musicale che dovrebbe salvare l’autonomia di San Mirtillo. A quanto pare anche i paesi magici hanno problemi di organizzazione territoriale e rischiano l’accorpamento come qualsiasi piccolo comune babbano.
L’idea che mi è piaciuta di più? Il fatto che in questo piccolo mondo di persone superdotate la magia non sia infinita ma si consumi con l’utilizzo, da cui l’invito a non abusarne sconsideratamente. Nel racconto resta giusto un’idea ma è comunque uno spunto interessante.
Qualche parolaccia qua e là -nulla che possa tramortire un adolescente- e la tematica relativa agli approcci tra adolescenti ne fanno un libriccino adatto a ragazzi dai 12 anni in su.
Parliamo comunque di una fiaba da prendere per quello che è: un divertissement che si legge in un paio di ore con quegli stessi ingredienti di ironia e freschezza che la  Bertola mette in tutti i suoi romanzi.

Viv

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