Tag

,

Riccardo Bacchelli, Una passione coniugale, Mondadori

A pensarci bene credo che questo libro sia l’unico oggetto ricevuto in prestito che io abbia mai trattenuto senza esplicito consenso del legittimo proprietario. Lo pescai dalla biblioteca materna alcuni decenni fa e da allora mi sono sempre applicata con diligenza a rimuovere il pensiero di restituirlo fino ad ammettere colpevolmente a me stessa di non riuscirci.
Di quale malia sia stata vittima non saprei dire -a partire dalla copertina cartonata giallo crema- sta di fatto che, seppure nel corso degli anni e delle riletture ne abbia identificato i limiti, il fatto che sia in certo modo datato non ne esaurisce il fascino.

Sin dalle primissime righe il lettore scopre che Giulia, moglie amatissima di Giorgio Residori, è affetta da una forma leucemica che le lascia pochi mesi di vita.
Senza figli e senza significativi legami esterni -eccezion fatta per l’amica zitella che ha per Giulia un’ammirazione quasi agiografica- i due hanno coltivato una passione coniugale custodita quasi con ferocia. Dimentichi di tutto si sono abbandonati all’appagamento dei sensi e hanno vissuto, non senza qualche velata critica del mondo esterno, in una sorta di splendido isolamento nella casa patrizia di lei a Olmèdolo.
Siamo nei primi anni del Novecento, è utile ricordarlo, e la severità dei precetti e del giudizio della comunità si estendeva alle unioni consacrate quanto a quelle libertine.

Giulia è ricca e aristocratica, Giorgio, seppure di origini umili, è elegante e colto e ha fatto del suo ruolo di marito innamorato lo scopo della sua vita: un principe consorte che ha saputo trasformare in opera d’arte l’intima e gelosa clausura del loro legame coniugale.

Vivendo per sua moglie, amato e amante, e quasi in grazia di sua moglie, invece d’un dispetto orgoglioso n’aveva tratto una continua e profonda gratitudine e devozione. E in questo aveva mostrato la mancanza d’ogni servilità di carattere e il meglio dell’indole sua.

Dopo l’infausta diagnosi la coppia si ritira in un privato ancor più invalicabile, e lentamente al lettore se ne disvelano i segreti attraverso il ricordo nostalgico dell’amica Agata, che soffre di esserne programmaticamente esclusa, e il presente morboso dei due amanti, acceso da una passione tragica e dall’ineluttabilità della malattia.

Il tema dell’amore e della morte acquista vivezza attraverso il travaglio febbrile dei due amanti e la promessa di non separarsi neppure nella morte.

Solo alla fine Agata, che in questo è un passo indietro rispetto al lettore, sarà costretta a sollevare il velo della loro intimità, e ad ammettere che si possono conoscere solo i morti e che un vantaggio degli amori peccaminosi e vietati abbia a essere la necessità in cui gli amanti vengono a trovarsi di distruggere ricordi e reliquie che, dopo la morte, ne possano violare il diritto alla discrezione e al segreto.

Agata, si ritrova a porsi interrogativi dai quali l’avevano protetta una fede antica priva di domande e una ottusa inesperienza dell’amore: può l’abuso delle cose permesse e l’accanimento nel piacere -si domanda Agata- assopire nel matrimonio il senso del peccato che invece è tenuto desto nelle passioni adultere dal rimorso di una coscienza inquieta?
E qui viene inevitabilmente da domandarsi se la sensibilità moderna tenga ancora conto di concetti quali quello di coscienza, rimorso e senso di colpa. In ogni caso lo spunto di riflessione resta, insieme ad una scrittura elegante e ad una profonda analisi psicologica dei personaggi.

“Una passione coniugale” è uno dei tanti bei romanzi che l’editoria italiana ha dimenticato, infatti non ne esistono ristampe recenti e tanto meno una versione eBook. Esiste però un fiorente mercato dell’usato, in rete sono disponibili diverse edizioni -tra cui quella cartonata giallo paglierino della mia mamma. Sorry, mum!- e certamente le biblioteche avranno qualche copia superstite.

Si crede di lasciare o di fondare un tempio di ricordi dopo di noi e si riesce a riempire un magazzino di robe smesse.

Viv

Annunci