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Alessia Gazzola, Una lunga estate crudele, Longanesi
Stefania Bertola, Ne parliamo a cena, Tea
Alice Basso, L’incredibile piano della scrittrice senza nome, Garzanti

Il giallo e il rosa si intonano all’abbronzatura ma cosa hanno in comune tre romanzi senza legami apparenti?
Tanto per cominciare le autrici sono tutte donne, rigorosamente italiane. In secondo luogo la voce narrante è sempre femminile, in prima persona, al presente storico. Last but non least lo stile è volutamente ironico e leggero.
E dovevo aver davvero bisogno di entrare in modalità letture sciacqua-cervello se, complice una super offerta, ho acquistato tutti e tre gli eBook in un’unica soluzione. Certo, non ho preso solo questi ma è già un record di per sé.

Di Alessia Gazzola e della serie dell’Allieva ho già parlato, qui.
Questi romanzi funzionano, mutatis mutandis, secondo logiche alla Grey’s Anatomy -singoli casi investigativi costruiti intorno ad una rete di protagonisti che interagiscono nel tempo. La goffaggine esasperata che caratterizzava Alice Allevi nei primi romanzi -che intenerisce sulla pagina scritta, un po’ meno nella vita reale- appare meno insistita, forse un tributo all’esperienza e al passare del tempo. Il punto fermo rimane la confusione sentimentale della protagonista, eternamente indecisa tra due innamorati agli antipodi in tutto tranne per la riluttanza ad impegnarsi in una relazione stabile e definitiva. Per il resto, questo capitolo è piuttosto debole sul piano dell’intreccio e mi riferisco sia a quello giallo che a quello rosa.

Che posso aggiungere di Stefania Bertola che non abbia già scritto qui?
I suoi romanzi, a cui mi rivolgo come ad un tonico nei momenti di stanchezza mentale, restano tra le migliori commedie romantiche nostrane: ironiche e ben scritte, intrattengono senza melensaggini.
Non mi stancheró mai di dirlo: scrivere di sciocchezze con intelligenza ed arguzia è meno facile di quanto si possa supporre, certamente più difficile di quanto ritengano le schiere di sedicenti scrittrici di cui è più che saturo il panorama editoriale e la rete in particolare.
Detto questo stiamo parlando di letture di evasione, che al pari di un film gradevole consentono di trascorrere piacevolmente qualche ora senza offendere l’intelletto e la grammatica.
Stefania Bertola non mi risulta abbia mai ceduto alle lusinghe della serialità, le sue storie hanno spesso dei temi ricorrenti -in primis i rapporti tra donne- ma i personaggi e i contesti cambiano ad ogni nuova pubblicazione.
L’amicizia femminile -in questo caso cinque cugine che si incontrano a cena per raccontarsi, criticarsi e consigliarsi a vicenda- ha anche in questo caso un ruolo centrale. E già postulare sodalizi muliebri con numeri superiori al tre ha qualcosa di coraggiosamente romantico persino in assenza di un principe azzurro.

Alice Basso è la vera new entry di questo blocco di letture disimpegnate.
Come per la Gazzola, con Alice Basso e la sua ghostwriter detective Vani Sarca si torna alla serialità. “L’incredibile piano della scrittrice senza nome” è infatti il romanzo di esordio -quello in cui si creano i presupposti per la collaborazione investigativa con il commissario Berganza e per l’irrinunciabile tira e molla sentimentale con lo scrittore fascinoso- ma nel frattempo ne sono usciti altri due.

La protagonista, sorta di genietto cinico e disincantato, mette il suo innato talento intuitivo e la sua capacità di analisi psicologica al servizio della professione di ghostwriter ma è più empatica di quanto le piacerebbe ammettere e sotto un’apparenza coriacea e distaccata nasconde gli atout di una profiler mancata.
È vero, il romanzo gronda stereotipi -il commissario con l’impermeabile stazzonato, accanito lettore di libri gialli che in meno che non si dica si trova a discutere delle indagini con una perfetta sconosciuta andrebbe un tantino limato- ma è una scelta a tal punto voluta e sottolineata da risultare, almeno in questo primo capitolo, assolutamente congrua con le finalità di intrattenimento del romanzo.
Se le relazioni tra i personaggi sono un po’ troppo predeterminate non è invece scontato il fatto che, per quanto lo consenta questo tipo di impianto, alla fine del romanzo il lettore familiarizzi con la protagonista ben oltre lo stereotipo.

Il fatto che la categoria dei ghostwriters sia bistrattata e misconosciuta, ancorchè più facile da incrociare di quanto si creda -non chiedete, non vi dirò nulla neppure sotto tortura- mi rende ancora più simpatica questa protagonista eccentrica e disadattata. Per ora.

Enjoy your summer!

Viv

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